Amore e silenzio - Metodo d'orazione

Atto di fede

Atto di speranza

Atto di carità

Consigli

La parte dell'immaginazione

Conclusione dell'orazione

L'orazione prolungata

Scopo della vita d'orazione

Gli ostacoli trasformati in mezzi

Applicazione alla vita pratica

 

 

Atto di fede

 

 

Mio Dio, io credo che Tu sei qui presente in me, nel mio povero nulla. Sì, io non ero che un nulla ... ! Ma io Ti ho of­feso, io mi sono ribellato contro di Te. lo sono dunque al di sotto del nulla ... Gli animali non Ti hanno disonorato come ho fatto io, e malgrado questo Tu Ti degni di rimanere in me ... ! lo dovrei essere an­nientato, e invece sono ancora ripieno d'orgoglio, ripieno d'amor proprio...

 

Mio Dio, malgrado tutto ciò, io Ti adoro presente in me, e per mezzo della tua grazia, io voglio arrivare a possedere una fede così grande che non potrò più la­sciarmi assorbire da nessuna cosa all'in­fuori di Te.

 

Con il cieco del Vangelo io dirò: Si­gnore, fa che io veda .. fa cadere le scaglie dai miei occhi, guarisci la mia cecità, ab­bagliami a tal punto che, per la luce della tua presenza, io Ti veda in tutto e tutto in Te..

 

 

 

Atto di speranza

 

 

Mio Dio, io spero in Te, Bontà in­finita, che hai voluto venire ad abitare in me... Ma come posso io osare di sperare in Te, io, l'essere più miserabile, più nero e più ingrato? lo dovrei, senza dubbio, dire con San Pietro: Allontanati da me, Signore, perché io sono un uomo peccato­re...

 

Ebbene, mio Dio! lo so che Tu sei venuto sulla terra e che hai detto di esse­re venuto non per i giusti, che non hanno bisogno di un Salvatore, ma per i pecca­tori... E' perciò proprio il titolo di pecca­tore che io addurrò, ed è proprio PERCHE' io sono peccatore che spererò in Te...

 

Ed io non mi fermo ad una sempli­ce speranza, ma ho la CERTEZZA che Tu sei, che Tu sarai e che Tu dimorerai sem­pre con me e in me, nel senso in cui l'ha detto S. Paolo: "Se Dio è per noi, chi sarà

 

contro di noi?... Io sono infatti persuaso che nè morte nè vita ... nè alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore" (Rom. 8,31 e 38).

 

Ormai, mio Dio, io mi sento sicuro di Te, io non temo più nulla: il Mondo, l'Inferno e la Carne possono rivoltarsi contro di me... Che importa, se Tu sei con me. Tu sei il mio Emmanuele, %l Dio con noV'; il mio Tutto: "Deus meus et om­ni”...

 

 

 

Atto di carità

 

  

Come posso io dire di amarTi, Mio Dio, io che Ti ho tanto offeso? Se io im­maginassi la mia vita come una linea, questa dovrebbe essere una linea diritta e continua di amore puro per Te, mio Dio, perché Tu mi hai creato per amarTi... Ma io non vedo che alcuni punti, radi e sepa­rati, che siano consacrati al tuo amore. E ancora! Gli atti più generosi e i sentimen­ti più puri sono, per tre quarti, divorati dalla vanità e dalla ricerca di me stesso. Che ingratitudine verso di Te che mi hai perseguitato col tuo amore ... !

 

Ma io mi arrendo, oggi stesso, mio Dio, e devo gridare a mia volta: Signore, Tu hai vinto! Tu sei morto per amore per me ... ! Per lo meno, io vivrò di amore per Te; e se non posso dire che Ti amo, per lo meno io voglio amarTi...

 

 

Consigli

 

 

Questi atti delle tre virtù teologali non escludono la manifestazione di altri sentimenti dell'anima verso Dio. Ci si può far entrare l'umiltà, la fiducia, l'abban­dono, l'adorazione ..., tutto ciò che ci è necessario per acquistare le virtù e per li­berarci dai difetti. In ogni caso, non si può arrivare a prendere l'abitudine di parlare così seriamente con Dio senza che ne risulti un reale progresso nella vita spirituale.

 

Se si è ben disposti e si parla dall’abbondanza del cuore, niente impedisce di passare il tempo della meditazione in questi atti; si sarà fatta un'eccellente ora­zione.

 

Se, al contrario, si è aridi e freddi, e, se dopo aver fatto un atto di fede, di speranza e di carità, non si trovano più parole, allora si aprirà un libro e ci si servirà del testo per alimentare la nostra conversazione con Dio.

 

Perché questa divenga una vera meditazione, non bisogna leggere rapida­mente una pagina dopo l'altra, ma fermarsi ad ogni frase e renderla viva e personale dirigendola a Dio e applicandola a sé stessi: 'Tu, mio Dio ... io tua creatura!... "

 

Diamone un esempio.

 

Si legge: "NOSTRO SIGNORE HA SOFFERTO PER GLI UOMINI".

 

Lo si traduce così: "Tu, mio Dio, Tu hai sofferto per ME..." Questo modo di orientare il nostro pensiero ci permette di fare considerazioni non astratte, ma di parlare con Dio: "Che amore di fuoco è il tuo, mio Dio ... ! Chi sei Tu, Tu che sei di­sceso dal cielo..., che sei venuto a fare sulla terra ..., perché hai sofferto..., e co­me, e per chi ... ?

 

'Tu, mio Dio, Tu ti sei incarnato per soffrire... soffrire senza misura per me ingrato..., e Tu sei morto pregando

 

per il tuo carnefice, domandando al Padre celeste di perdonarmi ... ! Ed io? Io non posso sopportare la minima contrad­dizione, quando ben so che meriterei di soffrire mille volte di più...

 

"No! D'ora in poi io non sarò più freddo e indifferente con Te. Ascolterò il tuo grido: "Ho sete! "Tu hai sofferto la se­te, sete fisica, è vero, a causa dei tormen­ti che Ti ho inflitto con i miei peccati. So­prattutto sete d'amore, perché finora io non mi sono dato a Te come Tu volevi... La mia risoluzione di oggi sarà dunque di darTi amore, niente altro che amore. Tutto quel che farò oggi, sarà fatto in unione con Te e per amore tuo..."

 

 

La parte dell' immaginazione

 

 

Si potrà forse obiettare che questo metodo minimizza il lavoro dell'immagi­nazione. Infatti, noi vogliamo proprio ri­durne il lavoro allo stretto necessario.

 

Il lavoro dell'immaginazione è un’attività puramente umana, e non è dunque una preghiera. E questa è una prima ragione per cercare di restringer­lo.

 

Senza dubbio, sotto l'influenza della grazia, questa attività inferiore è elevata e diretta verso uno scopo sopran­naturale. Ma rimane il fatto che l'immagi­nazione, come ogni facoltà sensitiva, si esaurisce molto presto e si stanca del suo oggetto. Costruire e mantenere delle rap­presentazioni immaginarie è un lavoro troppo faticoso perché lo si possa prolun­gare in modo continuo. Bisogna, dunque, evitare di farne un elemento importante o essenziale della nostra orazione giacché questa deve diventare,' secondo il precet­to evangelico, semplice e costante.

 

L'immaginazione non saprebbe, del resto, raggiungere le realtà sopranna­turali, che sono accessibili solo alla fede pura. Essa non potrà tutt'al più che scherzare con le ombre di queste realtà invisibili, alle quali le virtù teologali ci fanno aderire sostanzialmente.

 

Questo significa che pretendiamo escludere dall'orazione qualsiasi tipo d'immagine? No, perché questo è impossi­bile; ma vorremmo che ci si servisse delle immagini solo quanto è necessario e non di più.

 

Se noi vogliamo, per esempio, me­ditare sulla Passione di Nostro Signore, prima di tutto Lo cercheremo in noi stes­si; ci dirigeremo a Lui come PRESENTE IN NOI STESSI per mezzo della sua Divi­nità. L'immaginazione, con l'aiuto di un Crocifisso, per esempio, ci può aiutare a rappresentarci quel che Egli ha sofferto per noi sulla Croce. Ma non ci dimentiche­remo che Egli si trova nel nostro cuore. Ciò non diminuirà affatto la vivacità e la forza dei nostri sentimenti verso Nostro Signore, al contrario. E' la fede pura che dà a questi sentimenti la loro vi­ta e la loro profondità, perché ecco quel che essa ci insegna: come il nostro pecca­to attuale ha realmente tormentato Nostro Signore, nella sua Passione, così i nostri atti d'amore L'hanno realmente consolato.

 

Che incoraggiamento per un'anima fervorosa il sapere che può, ora, per mez­zo della sua carità, consolare Cristo ago­nizzante, abbandonato da tutti nel giardino del Getsemani! Niente d'immagina­rio in questo, è la sublima realtà della fede.

 

 

Conclusione dell'orazione

 

 

 

Avremo cura di trarre ogni giorno dalle nostre meditazioni e dalle nostre let­ture questa conclusioni: che Dio è TUT­TO e che noi siamo NIENTE. “ Mio Dio, Tu sei l'Essere infinito, e io sono il nulla, ‑ Tu sei la Bellezza ed io la sozzura e la miseria, ‑ Tu sei la Santità, ed io solo il peccato".

 

Si arriverà così, a poco a poco, a mettersi in questo stato di compunzione che è il fondamento di ogni seria vita inte­riore. Bisogna infine capire che noi siamo totalmente incapaci di fare il bene e che l'unico modo di vivere, è quello di agire per Dio e per mezzo di Dio.

 

La risoluzione che dunque prende­remo dopo ogni meditazione sarà quella di tenerci, durante il giorno che comin­cia, alla presenza di Dio, di fare spesso quest'atto così semplice: rientrare in noi stessi, salutarvi Dio con un atto di fede, di speranza e di carità. Questo metodo ci permetterà di fuggire continuamente il peccato e di avanzare con sicurezza nella virtù.

 

 

L'orazione prolungata

 

 

Ripetendo così durante la giorna­ta gli atti essenziali del mattino, sviluppe­remo in noi lo spirito d'orazione. La pa­rola di S. Giovanni diventerà un faro lu­minoso nella nostra vita: "Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio di­mora in lui" (Gv. 4,16). Come conseguen­za, si realizzerà pure quel che dice anco­ra lo stesso Apostolo: Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché un germe divino dimora in lui, e non può peccare perché è nato da Dio ... chiun­que rimane in Lui non pecca" (1 Gv. 3,9).

 

E' facile sottrarsi ogni tanto alle preoccupazioni della vita per aderire a Dio: "Il mio bene è stare vicino a Dio" (Salmo 72,28). lo posso parlarGli ad ogni istante. Non ho neppure bisogno di paro­le per esprimerGli il mio pensiero: uno sguardo di un secondo verso l'interno, uno slancio, bastano. Così, lentamente, io 0 formerò una solitudine interiore dove potrò ascoltare la voce dell'Amato, se­condo quel Lui stesso dice dell'anima: 'Ia condurrò nel deserto e le parlerò al cuo­re" (Os. 2,14).

 

Mi sforzerò di ascoltare con fedeltà sempre più grande tutto quel che Egli vuole da me: "Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore" (Salmo 84,9). Nel mo­mento della difficoltà, cercherò rifugio presso di Lui. Troverò luce in Lui, con Lui dividerò le mie gioie; in una parola, sarà Lui che occuperà il primo posto nei miei pensieri e nelle mie azioni. La mia vi­ta, che era prima egocentrica, non avrà altra ragion d'essere fuori di Lui.

 

E tutto questo lo farò senza violen­za, senza contrasto. La ripetizione degli atti soprannaturali dispone all'aumento degli abiti soprannaturali . Se dunque io voglio arrivare a vivere continuamente nell'atmosfera della fede, della speranza e della carità, non devo che applicarmi a moltiplicare questi stessi atti.

 

E’ sicuro che Dio mi vuole, mi chia­ma alla sua intimità: "Ponendo le mie delizie tra i figli dell’ uomo" (Prov. 8,31), ed io non risparmierò nessuna fatica per ar­rivarvi prima che sia possibile.

 

 

Scopo dell'orazione

 

 

Ho trovato il mio ideale. So dove voglio, dove posso, dove devo arrivare. Prima io camminavo senza conoscere lo scopo, e le difficoltà della strada mi affa­ticavano e mi scoraggiavano: ora io so e nulla più mi fermerà. Non avrò più ripo­so finché non avrò trovato Dio nel profondo del mio cuore. 'Trovai l'amato del mio cuore. Lo strinsi fortemente e non lo lascerò ..." (Cant. 3,4). L'amore mi darà le ali: 7orte come la morte è l'amo­re". (Cant. 8,6) ‑ Non temerò più le diffi­coltà perché: '7utto posso in Colui che mi dà la forza" (Fil. 4,13).

 

Se lancio uno sguardo sulla vita passata e se cerco di essere sincero con me stesso, devo confessare che la mia vita spirituale è stata priva d'ideale e che que­sto è stato il motivo profondo del poco progresso realizzato.

 

Io non avevo capito come Nostro Signore desidera le anime e le ricerca: le anime che si danno a Lui affinché Lui stesso si possa dare alle anime. Il grado d'intimità al quale Egli ci invita, sarà rag­giunto nella misura con cui risponderemo generosamente alla grazia. Egli non vuole porre restrinzioni al suo amore e cerca solo di darsi interamente. Egli ha sete di possedere completamente le anime. Ma le anime hanno paura di Lui a causa delle conseguenze di quest'intimità, che esige da parte dell'uomo dei grandi sacrifici.

 

D'ora in poi, sarò franco con me stesso. lo so dunque, da un lato, che Dio vuole invadere il mio essere interamente e definitivamente, che Egli mi ha predesti­nato a divenire conforme all'immagine di Gesù. Egli vuole che io divenga suo figlio. adottivo. Ma io so anche, d'altro canto, che Egli non si ferma davanti alla mia in­degnità. E chi si potrebbe credere degno di un tale favore? "Se diciamo che non ab­biamo peccato, facciamo di Lui un bu­giardo, e la sua parola non è in noi". (1 Gv. 1J0).

 

E c'è di più: Dio non solo ci cerca NONOSTANTE la nostra indegnità, ma è proprio A CAUSA della nostra inde­gnità che Egli vuole gloriarsi in noi. Più la materia è povera e più l'artista ne riceve gloria se riesce a farne un capolavoro. E' questa verità che Nostro Signore ci ha fatto comprendere nel suo Vangelo, nelle parabole del figliuol prodigo e della peco­rella smarrita. C'è più allegrezza in cielo per un solo peccatore convertito che per la perseveranza di una folla di giusti.

 

. Se dunque io sono deciso a seguire ora quest'ideale, sono obbligato, in tutte le mie azioni, a confessare, da un lato che io non sono nulla e che nulla posso da me stesso; e dall'altro che Dio è tutto, che Egli può tutto e vuol far tutto per me, af­finché io Gli faccia il dono totale del mio essere.

 

 

 

Gli ostacoli trasformati in mezzi

 

            Le tentazioni, distrazioni, diffi­coltà interne ed esterne, che finora ho considerato come un ostacolo, saranno d'ora in avanti un mezzo d'elevazione. Fi­no ad ora tutto questo mi ha fermato e scoraggiato; ma d'ora in poi tutto ciò mi servirà come trampolino per elevarmi verso Dio staccandomi dalle creature. Non ci vedrò che un invito incalzante ad unirmi maggiormente a Dio per mezzo di un atto di fede, di fiducia, di amore e d'abbandono. Queste cose ardue si tra­sformeranno in grazie, perché mi forze­ranno ad uscire da me stesso per non vi‑. vere più che in Dio.

 

Se fino ad ora la premura e la preoccupazione hanno dominato la mia vita, ora vivrò in uno spirito di fiducia e d'abbandono. Altre volte niente mi ha turbato più delle mie cadute e delle mie debolezze; d'ora in poi me ne glorierò: Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la po­tenza di Cristo” (2 Cor. 12,9). Me ne ser­virò per far vivere in me Cristo. E sempre per mezzo del solito sistema: consolidan­do il contatto con Dio per mezzo della fe­de, della speranza, della carità a spese dell'essere naturale. Cristo deve crescere ed io scomparire: "Egli deve crescere e io invece diminuire" (Gv. 3,30). Ed Egli cre­scerà nella misura in cui io scomparirò.

 

A poco a poco dominerò così gli av­venimenti; e tutti i miei vecchi avversari mi aiuteranno in avvenire ad avvicinarmi al mio ideale. Metterò sempre di più le mie facoltà e tutto il mio essere a disposi­zione di Dio; la sua voce parlerà sempre più chiaramente in me.

 

Così io spero che un giorno si rea­lizzerà, per una grazia indicibile, la fu­sione della mia anima con Dio. Non mi ri­poserò più finché non avrò raggiunto questo scopo che mi sforzerò di non di­menticare. Ogni momento perduto sarà riparato da un momento di fervore.

 

La fede si fortificherà, la speranza diventerà più sicura, la carità più ardente.

 

 

Applicazione alla vita pratica

 

 

 

Come si può arrivare a prolunga­re la meditazione in modo tale che essa si estenda a tutta la giornata?

 

Prima di ogni nostra azione, e qualche volta anche durante la stessa azione, noi ci raccoglieremo un istante. Così, per esempio, pronunciando il DEUS IN ADIUTORIUM MEUM IN­TENDE dell'Ufficio divino, getteremo uno sguardo verso l'interno, per trovarvi l'Ospite divino. E faremo lo stesso ad ogni Dossologia, ad ogni GLORIA PATRI... dell'Ufficio o del Rosario.

 

Prenderemo l'abitudine, rinnovando quest'atto, di salutare Dio presente nell'anima nostra. Così speriamo di po­ter arrivare un giorno a non dimenticare Colui che portiamo in noi.

 

L'esame di coscienza consisterà nel ripassare tranquillamente nella nostra memoria la giornata trascorsa, al fine di assicurarci che non siamo stati negligenti, e che non abbiamo perduto di vista il no­stro Amato per un tempo troppo lungo. E constateremo che sono proprio i momenti nei quali è mancata l'unione con Dio che sono contrassegnati da cadute.

 

Quando faremo una lettura, ba­sterà ogni tanto, non sia altro che nell'in­tervallo necessario per voltare la pagina, riportare la nostra attenzione al centro dell'anima nostra per conservare là il contatto con Dio.

 

Il momento del riposo, il passeggio per esempio, non saranno più perduti per la vita interiore. Faremo qualche atto per ritrovare o conservare l'unione e, rimar‑. remo in questa intimità semplice, in quest’ambiente divino. Staremo con Dio co­me con un amico carissimo: non ci sarà uno scambio continuo di parole, ma si è ugualmente felici di saperLo e di sentirLo vicino a noi, e questo basta.

 

Se ci troviamo in qualche posto do­ve sappiamo che non si onora Dio, noi L'onoreremo con intensità ancora più grande.

 

E mentre continuerà così il lavoro della grazia, che noi favoriremo facendo del nostro meglio, ci sforzeremo anche di sviluppare in noi questa vita con i mezzi umani che sono a nostra disposizione; per esempio, con la lettura e lo studio, cer­cheremo di approfondire la dottrina del­la Chiesa, specialmente tutto quel che concerne la filiazione divina adottiva del­le anime chiamate alla vita divina.

E infine, e soprattutto, avremo cu­ra di usare con tutto il fervore di cui sa­remo capaci e con quella frequenza che ci sarà possibile, i Sacramenti, i mezzi per eccellenza. Infatti, è per mezzo della san­ta Umanità di Cristo che noi possiamo raggiungere la Divinità. Nessuno va al Pa­dre se non per mezzo del Figlio Incarnato.

 

Egli ci purifica in un modo miste­rioso per mezzo dell'Assoluzione; e, con la Santissimo Eucarestia, nutrendoci del­la sua Umanità, ci immerge sempre di più nella Divinità, con la Quale noi dobbiamo

 

continuare la comunicazione, anche quando le specie sacramentali hanno ces­sato di essere presenti in noi. Così il no­stro ringraziamento non sarà terminato dopo un quarto d'ora. La nostra preghie­ra sarà quella dei pellegrini di Emmaus: "Resta con noi" (Le. 24,29). La S. Comu­nione diviene così la sorgente inesauribile della nostra vita interiore; la sua azione si prolunga durante tutta l'intera giorna­ta e ci animerà di un nuovo fervore.

 

Mettiamoci pienamente nelle mani della Santissima Vergine. Ella genera in noi suo Figlio, ed Ella Lo farà crescere fi­no alla consumazione nell'unità.