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Amore e silenzio - Metodo d'orazione
Mio Dio, io credo che Tu sei qui presente in me, nel mio povero nulla. Sì, io non ero che un nulla ... ! Ma io Ti ho offeso, io mi sono ribellato contro di Te. lo sono dunque al di sotto del nulla ... Gli animali non Ti hanno disonorato come ho fatto io, e malgrado questo Tu Ti degni di rimanere in me ... ! lo dovrei essere annientato, e invece sono ancora ripieno d'orgoglio, ripieno d'amor proprio...
Mio Dio, malgrado tutto ciò, io Ti adoro presente in me, e per mezzo della tua grazia, io voglio arrivare a possedere una fede così grande che non potrò più lasciarmi assorbire da nessuna cosa all'infuori di Te.
Con il cieco del Vangelo io dirò: Signore, fa che io veda .. fa cadere le scaglie dai miei occhi, guarisci la mia cecità, abbagliami a tal punto che, per la luce della tua presenza, io Ti veda in tutto e tutto in Te..
Mio Dio, io spero in Te, Bontà infinita, che hai voluto venire ad abitare in me... Ma come posso io osare di sperare in Te, io, l'essere più miserabile, più nero e più ingrato? lo dovrei, senza dubbio, dire con San Pietro: Allontanati da me, Signore, perché io sono un uomo peccatore...
Ebbene, mio Dio! lo so che Tu sei venuto sulla terra e che hai detto di essere venuto non per i giusti, che non hanno bisogno di un Salvatore, ma per i peccatori... E' perciò proprio il titolo di peccatore che io addurrò, ed è proprio PERCHE' io sono peccatore che spererò in Te...
Ed io non mi fermo ad una semplice speranza, ma ho la CERTEZZA che Tu sei, che Tu sarai e che Tu dimorerai sempre con me e in me, nel senso in cui l'ha detto S. Paolo: "Se Dio è per noi, chi sarà
contro di noi?... Io sono infatti persuaso che nè morte nè vita ... nè alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore" (Rom. 8,31 e 38).
Ormai, mio Dio, io mi sento sicuro di Te, io non temo più nulla: il Mondo, l'Inferno e la Carne possono rivoltarsi contro di me... Che importa, se Tu sei con me. Tu sei il mio Emmanuele, %l Dio con noV'; il mio Tutto: "Deus meus et omni”...
Come posso io dire di amarTi, Mio Dio, io che Ti ho tanto offeso? Se io immaginassi la mia vita come una linea, questa dovrebbe essere una linea diritta e continua di amore puro per Te, mio Dio, perché Tu mi hai creato per amarTi... Ma io non vedo che alcuni punti, radi e separati, che siano consacrati al tuo amore. E ancora! Gli atti più generosi e i sentimenti più puri sono, per tre quarti, divorati dalla vanità e dalla ricerca di me stesso. Che ingratitudine verso di Te che mi hai perseguitato col tuo amore ... !
Ma io mi arrendo, oggi stesso, mio Dio, e devo gridare a mia volta: Signore, Tu hai vinto! Tu sei morto per amore per me ... ! Per lo meno, io vivrò di amore per Te; e se non posso dire che Ti amo, per lo meno io voglio amarTi...
Questi atti delle tre virtù teologali non escludono la manifestazione di altri sentimenti dell'anima verso Dio. Ci si può far entrare l'umiltà, la fiducia, l'abbandono, l'adorazione ..., tutto ciò che ci è necessario per acquistare le virtù e per liberarci dai difetti. In ogni caso, non si può arrivare a prendere l'abitudine di parlare così seriamente con Dio senza che ne risulti un reale progresso nella vita spirituale.
Se si è ben disposti e si parla dall’abbondanza del cuore, niente impedisce di passare il tempo della meditazione in questi atti; si sarà fatta un'eccellente orazione.
Se, al contrario, si è aridi e freddi, e, se dopo aver fatto un atto di fede, di speranza e di carità, non si trovano più parole, allora si aprirà un libro e ci si servirà del testo per alimentare la nostra conversazione con Dio.
Perché questa divenga una vera meditazione, non bisogna leggere rapidamente una pagina dopo l'altra, ma fermarsi ad ogni frase e renderla viva e personale dirigendola a Dio e applicandola a sé stessi: 'Tu, mio Dio ... io tua creatura!... "
Diamone un esempio.
Si legge: "NOSTRO SIGNORE HA SOFFERTO PER GLI UOMINI".
Lo si traduce così: "Tu, mio Dio, Tu hai sofferto per ME..." Questo modo di orientare il nostro pensiero ci permette di fare considerazioni non astratte, ma di parlare con Dio: "Che amore di fuoco è il tuo, mio Dio ... ! Chi sei Tu, Tu che sei disceso dal cielo..., che sei venuto a fare sulla terra ..., perché hai sofferto..., e come, e per chi ... ?
'Tu, mio Dio, Tu ti sei incarnato per soffrire... soffrire senza misura per me ingrato..., e Tu sei morto pregando
per il tuo carnefice, domandando al Padre celeste di perdonarmi ... ! Ed io? Io non posso sopportare la minima contraddizione, quando ben so che meriterei di soffrire mille volte di più...
"No! D'ora in poi io non sarò più freddo e indifferente con Te. Ascolterò il tuo grido: "Ho sete! "Tu hai sofferto la sete, sete fisica, è vero, a causa dei tormenti che Ti ho inflitto con i miei peccati. Soprattutto sete d'amore, perché finora io non mi sono dato a Te come Tu volevi... La mia risoluzione di oggi sarà dunque di darTi amore, niente altro che amore. Tutto quel che farò oggi, sarà fatto in unione con Te e per amore tuo..."
Si potrà forse obiettare che questo metodo minimizza il lavoro dell'immaginazione. Infatti, noi vogliamo proprio ridurne il lavoro allo stretto necessario.
Il lavoro dell'immaginazione è un’attività puramente umana, e non è dunque una preghiera. E questa è una prima ragione per cercare di restringerlo.
Senza dubbio, sotto l'influenza della grazia, questa attività inferiore è elevata e diretta verso uno scopo soprannaturale. Ma rimane il fatto che l'immaginazione, come ogni facoltà sensitiva, si esaurisce molto presto e si stanca del suo oggetto. Costruire e mantenere delle rappresentazioni immaginarie è un lavoro troppo faticoso perché lo si possa prolungare in modo continuo. Bisogna, dunque, evitare di farne un elemento importante o essenziale della nostra orazione giacché questa deve diventare,' secondo il precetto evangelico, semplice e costante.
L'immaginazione non saprebbe, del resto, raggiungere le realtà soprannaturali, che sono accessibili solo alla fede pura. Essa non potrà tutt'al più che scherzare con le ombre di queste realtà invisibili, alle quali le virtù teologali ci fanno aderire sostanzialmente.
Questo significa che pretendiamo escludere dall'orazione qualsiasi tipo d'immagine? No, perché questo è impossibile; ma vorremmo che ci si servisse delle immagini solo quanto è necessario e non di più.
Se noi vogliamo, per esempio, meditare sulla Passione di Nostro Signore, prima di tutto Lo cercheremo in noi stessi; ci dirigeremo a Lui come PRESENTE IN NOI STESSI per mezzo della sua Divinità. L'immaginazione, con l'aiuto di un Crocifisso, per esempio, ci può aiutare a rappresentarci quel che Egli ha sofferto per noi sulla Croce. Ma non ci dimenticheremo che Egli si trova nel nostro cuore. Ciò non diminuirà affatto la vivacità e la forza dei nostri sentimenti verso Nostro Signore, al contrario. E' la fede pura che dà a questi sentimenti la loro vita e la loro profondità, perché ecco quel che essa ci insegna: come il nostro peccato attuale ha realmente tormentato Nostro Signore, nella sua Passione, così i nostri atti d'amore L'hanno realmente consolato.
Che incoraggiamento per un'anima fervorosa il sapere che può, ora, per mezzo della sua carità, consolare Cristo agonizzante, abbandonato da tutti nel giardino del Getsemani! Niente d'immaginario in questo, è la sublima realtà della fede.
Avremo cura di trarre ogni giorno dalle nostre meditazioni e dalle nostre letture questa conclusioni: che Dio è TUTTO e che noi siamo NIENTE. “ Mio Dio, Tu sei l'Essere infinito, e io sono il nulla, ‑ Tu sei la Bellezza ed io la sozzura e la miseria, ‑ Tu sei la Santità, ed io solo il peccato".
Si arriverà così, a poco a poco, a mettersi in questo stato di compunzione che è il fondamento di ogni seria vita interiore. Bisogna infine capire che noi siamo totalmente incapaci di fare il bene e che l'unico modo di vivere, è quello di agire per Dio e per mezzo di Dio.
La risoluzione che dunque prenderemo dopo ogni meditazione sarà quella di tenerci, durante il giorno che comincia, alla presenza di Dio, di fare spesso quest'atto così semplice: rientrare in noi stessi, salutarvi Dio con un atto di fede, di speranza e di carità. Questo metodo ci permetterà di fuggire continuamente il peccato e di avanzare con sicurezza nella virtù.
Ripetendo così durante la giornata gli atti essenziali del mattino, svilupperemo in noi lo spirito d'orazione. La parola di S. Giovanni diventerà un faro luminoso nella nostra vita: "Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui" (Gv. 4,16). Come conseguenza, si realizzerà pure quel che dice ancora lo stesso Apostolo: Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché un germe divino dimora in lui, e non può peccare perché è nato da Dio ... chiunque rimane in Lui non pecca" (1 Gv. 3,9).
E' facile sottrarsi ogni tanto alle preoccupazioni della vita per aderire a Dio: "Il mio bene è stare vicino a Dio" (Salmo 72,28). lo posso parlarGli ad ogni istante. Non ho neppure bisogno di parole per esprimerGli il mio pensiero: uno sguardo di un secondo verso l'interno, uno slancio, bastano. Così, lentamente, io 0 formerò una solitudine interiore dove potrò ascoltare la voce dell'Amato, secondo quel Lui stesso dice dell'anima: 'Ia condurrò nel deserto e le parlerò al cuore" (Os. 2,14).
Mi sforzerò di ascoltare con fedeltà sempre più grande tutto quel che Egli vuole da me: "Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore" (Salmo 84,9). Nel momento della difficoltà, cercherò rifugio presso di Lui. Troverò luce in Lui, con Lui dividerò le mie gioie; in una parola, sarà Lui che occuperà il primo posto nei miei pensieri e nelle mie azioni. La mia vita, che era prima egocentrica, non avrà altra ragion d'essere fuori di Lui.
E tutto questo lo farò senza violenza, senza contrasto. La ripetizione degli atti soprannaturali dispone all'aumento degli abiti soprannaturali . Se dunque io voglio arrivare a vivere continuamente nell'atmosfera della fede, della speranza e della carità, non devo che applicarmi a moltiplicare questi stessi atti.
E’ sicuro che Dio mi vuole, mi chiama alla sua intimità: "Ponendo le mie delizie tra i figli dell’ uomo" (Prov. 8,31), ed io non risparmierò nessuna fatica per arrivarvi prima che sia possibile.
Ho trovato il mio ideale. So dove voglio, dove posso, dove devo arrivare. Prima io camminavo senza conoscere lo scopo, e le difficoltà della strada mi affaticavano e mi scoraggiavano: ora io so e nulla più mi fermerà. Non avrò più riposo finché non avrò trovato Dio nel profondo del mio cuore. 'Trovai l'amato del mio cuore. Lo strinsi fortemente e non lo lascerò ..." (Cant. 3,4). L'amore mi darà le ali: 7orte come la morte è l'amore". (Cant. 8,6) ‑ Non temerò più le difficoltà perché: '7utto posso in Colui che mi dà la forza" (Fil. 4,13).
Se lancio uno sguardo sulla vita passata e se cerco di essere sincero con me stesso, devo confessare che la mia vita spirituale è stata priva d'ideale e che questo è stato il motivo profondo del poco progresso realizzato.
Io non avevo capito come Nostro Signore desidera le anime e le ricerca: le anime che si danno a Lui affinché Lui stesso si possa dare alle anime. Il grado d'intimità al quale Egli ci invita, sarà raggiunto nella misura con cui risponderemo generosamente alla grazia. Egli non vuole porre restrinzioni al suo amore e cerca solo di darsi interamente. Egli ha sete di possedere completamente le anime. Ma le anime hanno paura di Lui a causa delle conseguenze di quest'intimità, che esige da parte dell'uomo dei grandi sacrifici.
D'ora in poi, sarò franco con me stesso. lo so dunque, da un lato, che Dio vuole invadere il mio essere interamente e definitivamente, che Egli mi ha predestinato a divenire conforme all'immagine di Gesù. Egli vuole che io divenga suo figlio. adottivo. Ma io so anche, d'altro canto, che Egli non si ferma davanti alla mia indegnità. E chi si potrebbe credere degno di un tale favore? "Se diciamo che non abbiamo peccato, facciamo di Lui un bugiardo, e la sua parola non è in noi". (1 Gv. 1J0).
E c'è di più: Dio non solo ci cerca NONOSTANTE la nostra indegnità, ma è proprio A CAUSA della nostra indegnità che Egli vuole gloriarsi in noi. Più la materia è povera e più l'artista ne riceve gloria se riesce a farne un capolavoro. E' questa verità che Nostro Signore ci ha fatto comprendere nel suo Vangelo, nelle parabole del figliuol prodigo e della pecorella smarrita. C'è più allegrezza in cielo per un solo peccatore convertito che per la perseveranza di una folla di giusti.
. Se dunque io sono deciso a seguire ora quest'ideale, sono obbligato, in tutte le mie azioni, a confessare, da un lato che io non sono nulla e che nulla posso da me stesso; e dall'altro che Dio è tutto, che Egli può tutto e vuol far tutto per me, affinché io Gli faccia il dono totale del mio essere.
Le tentazioni, distrazioni, difficoltà interne ed esterne, che finora ho considerato come un ostacolo, saranno d'ora in avanti un mezzo d'elevazione. Fino ad ora tutto questo mi ha fermato e scoraggiato; ma d'ora in poi tutto ciò mi servirà come trampolino per elevarmi verso Dio staccandomi dalle creature. Non ci vedrò che un invito incalzante ad unirmi maggiormente a Dio per mezzo di un atto di fede, di fiducia, di amore e d'abbandono. Queste cose ardue si trasformeranno in grazie, perché mi forzeranno ad uscire da me stesso per non vi‑. vere più che in Dio.
Se fino ad ora la premura e la preoccupazione hanno dominato la mia vita, ora vivrò in uno spirito di fiducia e d'abbandono. Altre volte niente mi ha turbato più delle mie cadute e delle mie debolezze; d'ora in poi me ne glorierò: Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo” (2 Cor. 12,9). Me ne servirò per far vivere in me Cristo. E sempre per mezzo del solito sistema: consolidando il contatto con Dio per mezzo della fede, della speranza, della carità a spese dell'essere naturale. Cristo deve crescere ed io scomparire: "Egli deve crescere e io invece diminuire" (Gv. 3,30). Ed Egli crescerà nella misura in cui io scomparirò.
A poco a poco dominerò così gli avvenimenti; e tutti i miei vecchi avversari mi aiuteranno in avvenire ad avvicinarmi al mio ideale. Metterò sempre di più le mie facoltà e tutto il mio essere a disposizione di Dio; la sua voce parlerà sempre più chiaramente in me.
Così io spero che un giorno si realizzerà, per una grazia indicibile, la fusione della mia anima con Dio. Non mi riposerò più finché non avrò raggiunto questo scopo che mi sforzerò di non dimenticare. Ogni momento perduto sarà riparato da un momento di fervore.
La fede si fortificherà, la speranza diventerà più sicura, la carità più ardente.
Come si può arrivare a prolungare la meditazione in modo tale che essa si estenda a tutta la giornata?
Prima di ogni nostra azione, e qualche volta anche durante la stessa azione, noi ci raccoglieremo un istante. Così, per esempio, pronunciando il DEUS IN ADIUTORIUM MEUM INTENDE dell'Ufficio divino, getteremo uno sguardo verso l'interno, per trovarvi l'Ospite divino. E faremo lo stesso ad ogni Dossologia, ad ogni GLORIA PATRI... dell'Ufficio o del Rosario.
Prenderemo l'abitudine, rinnovando quest'atto, di salutare Dio presente nell'anima nostra. Così speriamo di poter arrivare un giorno a non dimenticare Colui che portiamo in noi.
L'esame di coscienza consisterà nel ripassare tranquillamente nella nostra memoria la giornata trascorsa, al fine di assicurarci che non siamo stati negligenti, e che non abbiamo perduto di vista il nostro Amato per un tempo troppo lungo. E constateremo che sono proprio i momenti nei quali è mancata l'unione con Dio che sono contrassegnati da cadute.
Quando faremo una lettura, basterà ogni tanto, non sia altro che nell'intervallo necessario per voltare la pagina, riportare la nostra attenzione al centro dell'anima nostra per conservare là il contatto con Dio.
Il momento del riposo, il passeggio per esempio, non saranno più perduti per la vita interiore. Faremo qualche atto per ritrovare o conservare l'unione e, rimar‑. remo in questa intimità semplice, in quest’ambiente divino. Staremo con Dio come con un amico carissimo: non ci sarà uno scambio continuo di parole, ma si è ugualmente felici di saperLo e di sentirLo vicino a noi, e questo basta.
Se ci troviamo in qualche posto dove sappiamo che non si onora Dio, noi L'onoreremo con intensità ancora più grande.
E mentre continuerà così il lavoro della grazia, che noi favoriremo facendo del nostro meglio, ci sforzeremo anche di sviluppare in noi questa vita con i mezzi umani che sono a nostra disposizione; per esempio, con la lettura e lo studio, cercheremo di approfondire la dottrina della Chiesa, specialmente tutto quel che concerne la filiazione divina adottiva delle anime chiamate alla vita divina. E infine, e soprattutto, avremo cura di usare con tutto il fervore di cui saremo capaci e con quella frequenza che ci sarà possibile, i Sacramenti, i mezzi per eccellenza. Infatti, è per mezzo della santa Umanità di Cristo che noi possiamo raggiungere la Divinità. Nessuno va al Padre se non per mezzo del Figlio Incarnato.
Egli ci purifica in un modo misterioso per mezzo dell'Assoluzione; e, con la Santissimo Eucarestia, nutrendoci della sua Umanità, ci immerge sempre di più nella Divinità, con la Quale noi dobbiamo
continuare la comunicazione, anche quando le specie sacramentali hanno cessato di essere presenti in noi. Così il nostro ringraziamento non sarà terminato dopo un quarto d'ora. La nostra preghiera sarà quella dei pellegrini di Emmaus: "Resta con noi" (Le. 24,29). La S. Comunione diviene così la sorgente inesauribile della nostra vita interiore; la sua azione si prolunga durante tutta l'intera giornata e ci animerà di un nuovo fervore.
Mettiamoci pienamente nelle mani della Santissima Vergine. Ella genera in noi suo Figlio, ed Ella Lo farà crescere fino alla consumazione nell'unità. |