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Vi sono dei mezzi esteriori che aiutano l'anima a sollevarsi al di sopra di se stessa e delle cose e a realizzare l'ascensione verso le sante montagne. L'atteggiamento fisico è uno di questi mezzi e può esercitare una grande influenza.
Tale influenza ha come causa la stretta unione che lega l'anima al corpo. Le mani giunte, le braccia protese, gli occhi levati al cielo, sono atteggiamenti noti fin dall'antichità. Mosè, durante la dura battaglia del suo popolo contro gli Amaleciti, rimane con le braccia alzate; quando gli vengono meno le forze, se le fa sostenere piuttosto che abbandonare questo gesto di supplica (Cfr. Es 17,11-12). Davanti al corpo di Lazzaro, che sta richiamando in vita, Gesù leva gli occhi al cielo. Tuttavia sta in piedi. Durante l'agonia, Gesù è in ginocchio; si prostra; si avvicina il più possibile a questa terra di cui è rivestito per sollevarla con Lui al di sopra della sua natura e farla risalire con Lui fino al Creatore.
Queste varianti indicano, nondimeno, quanto bisogna essere disponibili per assumere l'atteggiamento che la grazia suggerisce e non credersi strettamente obbligati all'uno o all'altro, giacché nulla vi è di determinato a questo riguardo.
Altri aiuti sono interiori e spirituali: sono di due specie e sgorgano da due sorgenti differenti. Noi attingiamo gli uni dalla considerazione di noi stessi: la vista della nostra miseria fa nascere il desiderio di essere soccorsi e l'appello verso Colui dal quale, solo, può venire questo soccorso. Se il pensiero di questa impotenza, che le continue cadute ravvivano incessantemente, diviene costante, allora la preghiera si fa a poco a poco il movimento abituale delle nostre anime... e noi ci avviciniamo all'ideale proposto da Gesù: " Bisogna pregare senza interruzione e non arrestarsi mai ". Noi ci eleviamo così al di sopra del breve istante dell'esistenza passeggera ed entriamo nella durata del Dio immenso. La considerazione di noi stessi ci ha fatto uscire da noi e penetrare in Dio. Attingiamo gli altri aiuti al di fuori di noi. Il principale è il pensiero di glorificare Dio. Si potrebbe dire che è il principale e l'unico, al quale gli altri si riconducono. Ed è questo il pensiero del divino Orante che è venuto ad insegnarci a pregare, che ci ha insegnato la formula-modello, che ci ha consegnato il modello perfetto, e la cui vita è stata preghiera: non preghiera che si elevava a Dio ma preghiera che si manteneva sulla cima stessa di Dio.
Il ricorso a coloro che hanno imitato perfettamente questo modello perfetto è egualmente prezioso. Pensando a loro, a un san Giovanni di Patmos, a una santa Maddalena nella sua grotta selvaggia, ci si sente sicuri che tale aiuto ci è prontamente accordato... e che tutte queste mani si tendono: verso Dio per ottenere il soccorso, verso di noi per sostenerci e sollevarci. Tutta la famiglia celeste è là per sostenere il passo vacifiante del bambino!