San Bruno
SAN BRUNO E I CERTOSINI
Cammini di contemplazione

Dinanzi a Dio: La Preghiera

Di A. Guillerand, monaco certosino

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CAPITOLO XX

PREGHIERE LUNGHE O CORTE

Lo spirito solo può aprire una discussione sulla lunghezza o la brevità delle preghiere. La durata delle preghiere non fa il loro valore; il valore è dato dal fervore, cioè dall'amore. Se, per esprimersi, l'amore ha bisogno di molto tempo, che persista nel suo slancio e nei movimenti che lo traducono; se una parola, un pensiero, fanno penetrare un'anima in Dio, oppure essa vi dimora senza parola o senza pensiero, o se, chiamata da altri doveri, essa impregna la sua attività esteriore di questa atmosfera interiore in cui lo Sposo divino si dona con le sue carezze, tutto ciò è buono, tutto ciò è fuori discussione.

Se si tratta di preghiere prescritte, bisogna attenersi al precetto. Se si tratta di preghiere facoltative, bisogna seguire il movimento divino che le ispira e le regola. Quando il celeste motore si arresta, bisogna arrestarsi. L'anima può continuare per un breve istante per rendersi ben conto che l'attrattiva interiore è cessata... e per mostrare che non intende rifiutarsi. Poi si darà alle occupazioni del momento o al riposo - se necessario - restando sempre a disposizione del Maestro e protesa verso di Lui.

Le lunghe preghiere presentano un pericolo; esse producono fatica; aprono la porta alle distrazioni che, anche se involontarie, debbono essere escluse il più possibile; esse possono condurre alla " routine ". Un rapido slancio che porta l'anima molto in alto, che si rinnova spesso, che unisce tra loro i momenti e assicura la continuità ardente, è un mezzo più sicuro. Era il metodo dei Padri del deserto. Si è dovuto abbandonarlo per consegnarsi all'azione esteriore.

Però, prima di gettarsi nell'azione esteriore, al mattino della loro giornata, i religiosi, che si sono votati a tale azione, fanno una buona provvista d'unione; restano per un'ora o più con lo Sposo divino; danno a Lui questo tempo speciale poiché non possono ritornare a Lui come vorrebbero. E' una necessità. Questo mezzo vale a riparare, per quanto è possibile, la mobilità dell'attenzione umana che durante quest'ora accumula, cosi, delle energie per tutto il giorno; ma l'antico metodo conserva il suo valore per le anime contemplative e per tutte quelle che, in generale, non sono assorbite da qualche obbligo esteriorizzante.

Queste considerazioni sono però come fuori della questione; esse non ne toccano che i margini. La durata delle preghiere di devozione personale dipende da Colui che prega in noi. Esse debbono essere ciò che Egli vuole che siano. Ora, Egli vuole elevare l'anima e custodirla in Lui il più possibile. L'anima che ha accantonato gli ostacoli e che si tiene libera affinché Egli possa rapirla è un'anima che prega. Il suo stato è un'ascensione, un movimento in Dio e un movimento verso Dio. Prolungarlo è buono; cessarlo è buono; riprenderlo e continuarlo di nuovo è buono: tutto è buono ciò che viene regolato dal divino Maestro.

I Padri del deserto pregavano attraverso brevi slanci del cuore, ma anche attraverso lunghe effusioni dell'anima immersa in Dio. Sant'Antonio vi passava le sue notti e rimproverava il sole che veniva a distoglierlo dalla sua luce amata. Un altro padre restò quattordici giorni consecutivi con le mani alzate, le braccia protese, in piedi, senza muoversi. " Che cosa dobbiamo fare ora? " disse l'abate Loth a un vecchio anacoreta di nome Giuseppe. Giuseppe si alzò, distese le braccia, innalzò le mani, e le sue dita divennero come delle lampade ardenti: " Ecco ciò che tu puoi fare, se lo vuoi; tu puoi essere tutto trasformato in fuoco ".

Preghiere lunghe o preghiere corte, se lo Spirito d'Amore infiamma e trasporta, tutte sono secondo Dio. Se ci si lascia invadere dalla distrazione o dal torpore, sono tutte senza valore.

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