San Bruno
SAN BRUNO E I CERTOSINI
Cammini di contemplazione

Dinanzi a Dio: La Preghiera

Di A. Guillerand, monaco certosino

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CAPITOLO XI

L'UMILTA' NELLA PREGHIERA

L'umiltà è implicata nella fede, nella sottomissione rispettosa e adorante dell'anima in preghiera. Sento che sto per ripetermi ancora. Un tempo non ne avrei avuto il coraggio. Avrei creduto di parlare per dire nulla. Adesso invece vi trovo una dolcezza e dei benefici immensi. Si parla senza fine di ciò che si ama e a ciò che si ama.

Amo dunque ripetere che Dio è grande, che è tanto il Signore quanto il Padre, che ogni eccellenza è in Lui, che tutte le perfezioni riunite e dilatate all'infinito non esprimono la ricchezza unica e piena del suo essere, che tutta la vita passata a contemplare questo mistero, a meditarlo, ad approfondirlo, a ricercare nella sua opera le immagini che possono darne un'idea, ci lascia lontano, molto lontano, infinitamente lontano dalla Realtà; che Egli è sempre al di là, molto al di là di tutto ciò che noi possiamo esprimere o concepire.

Da qui l'umiltà. Davanti a questa immensità che oltrepassa tutti i tempi, tutti i luoghi, tutti gli esseri, tutte le loro qualità e le loro perfezioni, il piccolo minuto che io ho da vivere, il piccolo spazio che occupo, i limiti del mio essere e della mia attività contro cui urto ad ogni istante, l'esperienza della mia debolezza, del mio nulla, si afferma, prorompe, mi pone al mio posto, mi fa piccolo, nel mio nulla che Egli fa essere.

Se a ciò si aggiunge il pensiero delle mie colpe, se vedo questo nulla che si oppone a Colui che è, che osa insorgere contro di Lui, o - ciò che è forse peggio - Lo tratta con indifferenza e che si comporta con Colui che è come se non fosse, io mi sento in un abisso.

Ma questo abisso è la mia salvezza... se io lo riconosco! " Colui che si umilia sarà esaltato ", dice la Verità fattasi uomo. " Dio - dice san Giacomo - si drizza contro l'orgoglio e l'abbatte; ma riversa la sua grazia su coloro che si fanno piccoli " (Gc 4,6).

lo comprendo che la Verità parli così e che l'Onnipotente agisca in tal modo. La Verità è un rapporto esatto tra due termini che vengono avvicinati. Il rapporto esatto tra Dio e l'uomo è che Dio è l'Essere stesso e l'uomo il nulla. Quando io riconosco questo, sono in accordo con il Dio-Verità. E allora ci intendiamo bene; io sono in uno stato d'animo che Egli ama... ed Egli ha pietà di me.

Dio non desidera nulla di più dell'aver pietà e soccorrere. Egli attende - dovrei dire impazientemente, se fosse capace di impazienza - di poterlo fare. Poiché il nome di Essere che io gli do è incompleto. Questo Essere che è, è l'Amore stesso, il dono di sé. Donarsi è la sua vita. Egli non fa che questo. Eternamente il Padre dona al Figlio questo Essere infinito di cui è la Sorgente, l'Oceano, il Principio e il Termine. Eternamente il Figlio, animato da questo movimento che il Padre gli comunica, rifà verso il Padre - o meglio nel suo Padre - questo dono che li unisce, li lega l'uno all'altro. Come una fonte luminosa che sia al tempo stesso uno specchio senza limiti, il Padre si riproduce nel Figlio, il Figlio riproduce il Padre, l'Amore che li unisce procede dai due, li riproduce a sua volta, li illumina e li fa vedere ... ; poi parte da loro per effondersi fuori di loro, comunicarsi a degli esseri che, animati dallo stesso movimento, si doneranno come essi si donano, e saranno uniti a loro da questo dono e faranno una cosa sola con loro.

L'anima che prega implora questa comunicazione dello Spirito d'Amore; domanda a Dio di donarsi a lei; domanda dunque ciò che Dio stesso desidera infinitamente. Tra questo desiderio di Dio e la preghiera dell'anima vi è dunque consonanza, armonia, accordo perfetto.

L'anima umile riconosce che non ha in se stessa questa tendenza a donarsi, che è essenzialmente divina. L'anima umile riconosce che non può averla se non le viene comunicata dall'Amore essenziale. La sua umiltà colpisce dunque il cuore di Dio e gli procura la gloria a cui tiene sopra tutto il resto. Da questo deriva l'onnipotenza dell'umiltà. Essa è irresistibile: Deus non resistit (" Dio non resiste ".). Di fronte a questa preghiera, cede, si piega... se posso dirlo: è vinto; senza dubbio vinto da se stesso, da questo amore, da questo bisogno di donarsi al quale l'umile supplica fa appello.

Gli esempi di questa onnipotenza sono incontestabilmente molto impressionanti. Gesù, come è naturale, tiene il primo posto, col suo povero corpo lacerato, il suo volto coperto dagli sputi, tutto il suo essere trattato ignobilmente, senza più nemmeno forma umana, fatto oggetto di disprezzo dopo essersi fatto uomo, nell'estrema profondítà dell'annientamento... e per questo, dice san Paolo, esaltato al di sopra di tutti e di tutto(Cfr. Fil 2,9).

E subito dopo di lui, l'umile Vergine: " Egli ha voluto - dice di Dio, che ha fatto di lei sua Madre - abbassare il suo sguardo sull'umiltà della sua serva " (Lc 1,48). L'umiltà, ecco ciò che Dio ha visto, amato e ascoltato in lei; poiché questo è ciò che ama, ciò che cerca, ciò che l'attira e lo trattiene, ciò che lo lega e lo obbliga a nostro riguardo.

Questo sguardo di Dio sull'anima che si fa piccola di fronte a Lui, questo sguardo che è comunicazione di Luce eterna e di Amore infinito: quale dolcezza e forza nella preghiera! Questo sosteneva la Cananea ai piedi del Salvatore e il centurione alla ricerca di un miracolo. Gesù si arrendeva alla loro supplica che gli strappava a viva forza il prodigio e la sua estatica ammirazione. L'umile che prega si presenta con la forza di attrazione del vuoto per l'essere che vuole riempirlo. Nessuna resistenza da abbattere, nessuna presenza da eliminare, nessuna trasformazione da operare. Non vi è che da entrare, prendere il posto, rispondere a un'attesa e colmarla.

L'umile è il povero di cui parla continuamente il Salmista... e in generale i Libri Santi. La ricchezza di Dio gli appartiene..., non già in virtù di una giustizia stretta e senza amore, ma in virtù della più profonda natura del Dio che è Amore.

" Dio è infinitamente liberale - dice Guglielmo d'Auvergne. - Dio ama donare secondo ciò che è; niente gli piace più del farlo. Chi gli presenta bisogni da soddisfare, una debolezza da sollevare, dei mali da guarire..., lo rapisce ".

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