San Bruno
SAN BRUNO E I CERTOSINI
Cammini di contemplazione

Dinanzi a Dio: La Preghiera

Di A. Guillerand, monaco certosino

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CAPITOLO VI

LE QUALITÀ DELLA PREGHIERA:
L'INCENDIO D'AMORE

È abbastanza evidente che questa prima condizione è capitale; essa implica tutte le altre, e a poco a poco le realizza... se ancora non lo sono.

Dio è braciere d'amore; la preghiera ci avvicina a Lui; avvicinandovisi ci si infiamma. Il fuoco ardente comunica la sua forma. La preghiera ne dipende. L'anima si eleva sotto l'azione di questo fuoco che è soffio, spirito, che spiritualizza e trasporta. Essa si libera da tutto ciò che la rende pesante e attaccata alla pesante terra.

Il Salmista la paragona all'incenso (Cfr. Sal 140,2 Volg.). L'incenso ha un simbolismo universalmente conosciuto, eccezionalmente ricco. Ma da ogni sostanza penetrata dal fuoco, sotto forma di fiamma e di calore, si sprigiona un movimento che la fa uscire da se stessa e la ingrandisce, comunicandola a ciò che la circonda. Il movimento dell'anima che prega ha qualcosa di particolare. Esso la espande da se stessa in se stessa. Essa esce da se stessa senza abbandonarsi. L'anima va dal suo essere naturale al suo essere soprannaturale, da se stessa in se stessa, a se stessa in Dio.

Queste espressioni, a prima vista, sono misteriose. Il mistero non è in esse, ma nel nostro spirito che non è abituato a questa realtà. Esso deve abituarsi. La nostra anima è una dimora composta da parecchi appartamenti. Nel primo, essa è lì con il corpo: si tratta della regione della sensibilità. Essa vede quando l'occhio vede, sente quando l'orecchio sente, si muove con i muscoli, ricorda, immagina e misura le distanze quando noi ci diamo a tutte queste attività che sono il terreno della sua comune azione con il corpo. Nel secondo appartamento essa è sola e agisce da sola; il corpo è qui - vi è sempre - ma non agisce più, non prende alcuna parte in questa azione; solo l'anima pensa e ama; il corpo e i sensi preparano i materiali, gli elementi, le condizioni di questa attività spirituale, ma non intervengono per produrla. Questa camera è chiusa; l'anima vi è sola, vi vive da sola.

In questa camera spirituale vi è una parte ancora più remota: è il luogo dell'essere che si comunica e ci fa essere. La nostra abitudine di vivere rivolti verso l'esterno e il sensibile ci tiene distolti da essa. Non ne apriamo quasi mai la porta e non vi gettiamo che raramente uno sguardo. Quanti uomini muoiono senza neppure sospettarne l'esistenza!

Noi non siamo l'Essere che è e che dona a ogni essere d'essere. Noi riceviamo l'essere; noi ne riceviamo una certa parte che non dipende da noi. La riceviamo per un certo tempo, sotto certe forme... e inoltre noi non interveniamo in questa distribuzione.

Da dove ci viene esso? Dagli esseri che ci circondano, dall'aria che respiriamo, dal sole che ci illumina e ci riscalda, dagli alimenti che assimiliamo, da tutto ciò che entra in noi attraverso le porte dei sensi? Sì, senza dubbio, ma alla condizione che tutti questi esseri trovino in noi un essere al quale si uniscono e che li fa propri.

Questo essere presente in noi e grazie al quale tutto ciò che entra in noi diviene il nostro essere occupa l'appartamento interiore e profondo dell'anima. E' da qui che esso si comunica all'anima e attraverso questa al corpo. E' il centro essenziale dal quale tutto parte.

Gli uomini si chiedono dov'è Dio, che cosa è Dio: Egli, è là, ed è questo. Egli è nel fondo del loro essere, ed è il fondo del loro essere. E di là li fa essere. Essi non sono che grazie a Lui; e non sono se non ciò che Lui dona d'essere. Dio è al principio di ogni loro attività; e qualunque sia la loro volontà di continuarle, ne sono incapaci quando Lui non è più là. Ma bisogna riflettere per comprendere questo, e la riflessione, che è l'atto umano per eccellenza, ha ceduto il posto all'attività esteriore e al movimento locale, che ci sono comuni con le bestie e la materia.

L'anima che prega entra in questa camera superiore; si mette dinanzi a questo Essere che è causa del suo essere e che si dona; ed entra in comunione con Lui.

" Comunicare " è avere qualcosa in comune ed è unirsi per mezzo di questo qualcosa che è comune ai due. Ci si tocca, ci si parla, ci si effonde l'uno nell'altro. Senza questo qualcosa si rimane a distanza, non si comunica.

Dio è Amore. Si entra in comunione con Lui se si ama, e nella misura con cui si ama. L'anima che ama e che l'amore ha introdotto nella dimora in cui risiede l'Amore stesso, può parlargli; la preghiera è questo colloquio. Dio non resiste all'amore che domanda: " Egli fa la volontà di coloro che fanno la sua volontà "( Sal 144,19 Volg.), dice il Salmista. E' all'amore che sono dovute queste comunicazioni divine che hanno strappato ai loro felici beneficiari tali esclamazioni stupefacenti: " Signore, te ne supplico, arresta il flusso del tuo amore... non ne posso più ". L'anima sommersa e rapita cadeva sotto il peso delle grandi acque e domandava di poter respirare un istante per meglio accoglierlo in seguito. L'anacoreta del deserto doveva, quando pregava, vietarsi di stendere le braccia per non essere trasportato via. Santa Maria Egiziaca, san Francesco d'Assisi erano sollevati da terra e vi rimanevano sostenuti da una forza più forte della pesantezza dei loro corpi. Il corpo di santa Cristina si liquefaceva sotto l'azione del fuoco interiore che consumava la sua anima, e come un globo infiammato veniva trasportato nello spazio. Nel fondo della sua grotta solitaria, santa Maria Maddalena non era più che ardore d'amore, e ogni giorno s'innalzava sulla sommità che domina il Santo Balsamo, trasportata dagli angeli e condividendo le loro lodi e la loro agilità.

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