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Le ragioni che noi abbiamo di pregare sono innumerevoli e pressanti. Esse corrispondono ai nostri bisogni, che sono senza limiti e continui. Corrispondono ai benefici che ne riceviamo. Corrispondono ai diritti di Dio sulla sua creatura.
La parola del divino Maestro ha tutto esplorato e illuminato: il mondo umano, così come il mondo di Dio. Del mondo umano ha rivelato il fondo quando ha detto: " Senza di me non potete nulla ". Noi leggiamo ciò senza riuscire a penetrarlo. Il " nulla " ci sfugge tanto quanto il " tutto ". " Ciò che noi abbiamo di essere ce lo nasconde ". Noi non vediamo questa particella d'essere, dinanzi e nella Luce del Tutto; noi non confrontiamo le nostre ore di vita così breve e passeggera con la sua immutabile eternità; non vediamo il posto che occupiamo nell'universo dinanzi alla sua immensità che supera tale universo infinitamente e che supererebbe miliardi di mondi più grandi del nostro.
Noi dimentichiamo soprattutto che questo essere non ci appartiene. Noi ne riceviamo a ogni secondo la piccola stilla che Dio vuole donarci; noi non l'abbiamo se non perché Dio ce la dona; appena ricevuta essa sfugge, ci scivola tra le dita, viene sostituita da un'altra che ci sfugge con la stessa rapidità. Queste piccole goccioline vengono da Lui e ritornano a Lui; esse non dipendono che da Lui. Noi siamo come dei vasi dove Egli versa un istante per creare con Lui un rapporto di dipendenza nel quale il suo Essere si manifesta, viene conosciuto, accolto con amore e glorificato. La preghiera è il vaso intelligente che conosce, ama, ringrazia, glorifica. La preghiera dice essenzialmente: " Mio Dio, questo istante è tuo; la luce che me lo mostra è tua, l'intelligenza che lo vede è tua, lo slancio del cuore che riconosce ciò e ringrazia è tuo, la relazione vivente che si stabilisce attraverso questo istante è tua; ... tutto è tuo, ... tutto ciò che è in me e tutto ciò che è fuori di me... tutti gli esseri e i loro movimenti, tutto il mio essere e la sua attività ... ; senza di te Nulla. Al di fuori di te non vi è che il Nulla; al di fuori dell'Essere non si ha che ciò che non è ".
Questo rapporto, profondamente e frequentemente meditato, come mi impressionerebbe! Io sento che esso mi pone nella Realtà profonda, nella Verità.
Tuttavia esso non l'esprime interamente. Questo nulla si è drizzato un giorno contro Colui che è; ha voluto farne a meno; ha preferito se stesso a Lui, ha rifiutato di obbedirGli, si è separato da Lui; è diventato il suo nemico; ha distrutto la sua immagine nella città del suo cuore, dove regnava.... e si è posto sul suo trono.
Queste immagini non dicono tutto l'orrore della situazione creata dal peccato. Dobbiamo accontentarci di esse poiché non ne abbiamo altre; ci dobbiamo però ricordare che tali immagini sono estremamente insufficienti.
Noi peggioriamo ogni giorno questa situazione già così grave. Ogni colpa personale ce la fa accettare, scegliere, amare, preferire all'unione a Dio. Noi beviamo le colpe come l'acqua; ci immergiamo in esse come per gusto; il flutto si sprigiona da esse incessantemente, ci avvolge, ci trascina, ci rotola come una paglia; ci sommerge. Pensieri, sentimenti, parole, atti, atti positivi malvagi e omissioni innumerevoli riempiono i nostri giorni e le nostre notti, si mescolano più o meno coscientemente a tutte le nostre ore, a tutti i nostri movimenti, scivolano nel nostro mangiare e nel nostro bere, nel nostro riposo e nella nostra attività interna ed esterna; tutto, in seguito alla nostra corruzione, diviene materia e occasione per sprofondare nel male. Un focolaio, sempre acceso, di concupiscenza occupa il centro dell'anima, diffonde nelle potenze il suo calore malsano: nella carne la sensualità sotto le sue forme più varie, nello spirito l'errore e l'illusione che ci fanno prendere per l'Essere ciò che non è, e per il bene ciò che ce ne distoglie; nella volontà una tendenza al bene passeggero che i sensi gli presentano, un'impotenza a seguire il movimento suo proprio per il quale è portata al bene spirituale.
Questo focolaio è un'eredità dei nostri progenitori. Nel corso del tempo le generazioni successive l'hanno pesantemente accresciuta. Le nostre colpe personali ogni giorno aumentano tale peso. Che cosa potremmo sperare senza il soccorso dall'alto, che oppone il suo movimento a tale movimento? Bisogna pregare per ottenere questo aiuto necessario, il perdono dei nostri stessi peccati, le grazie di pentimento che li cancelli, di espiazione che ne offra tutto il prezzo di cui siamo capaci, di carità che ci risollevi. Bisogna avere il coraggio di accogliere la luce divina, che ci mostra i nostri peccati, più numerosi dei granelli di sabbia trascinati dai flutti sulla riva del mare, incombenti sulla nostra testa che essi superano, opprimenti come l'aria nei giorni di tempesta o come la neve delle valanghe che travolgono le rocce, ammassantisi gli uni sopra gli altri e interponentisi tra il cielo e noi fino al punto di farcelo completamente dimenticare. Bisogna pregare per conoscere tutta l'abominazione di una sola colpa e il numero enorme di quelle che abbiamo commesse; bisogna domandare la chiarezza terribile che tutte le mette a giorno, sia quelle che abbiamo presenti, sia quelle, più numerose, che noi abbiamo inghiottite come l'acqua e i microbi invisibili di cui è piena.
Da ciò è risultato in tutto il nostro essere uno stato di disordine e di anarchia, del quale si soffre a lungo, fino a quando il senso dell'ordine e della disciplina persiste; ma tale senso può finire col subire una sorta di accomodamento più o meno completo... e questo accomodamento è la suprema miseria. Noi camminiamo su una china, la brutta china; la troviamo in noi nascendo, tutte le nostre energie sono rivolte verso il male e attratte da esso. L'intelligenza è deformata; non è più naturalmente l'amica della verità; l'ignoranza, la falsità, le curiosità vane trovano nell'intelligenza un'accoglienza troppo facile; la volontà è indebolita, incapace di comandare, e, ottenebrata dallo spirito che le mostra i sentieri del traviamento, travolta dalle passioni sfrenate che le cose esteriori sovreccitano, a ogni istante è vinta dalle sottoposte energie che hanno scosso il suo giogo, se pur non l'hanno già interamente assoggettata ai loro capricci.
I santi e gli autori di scritti spirituali ritornano continuamente su questo stato di cose... e ben a ragione. Io mi ripeto come loro. La vita non è letteratura. Bisogna rimasticare indefinitamente per assimilare. Le informazioni e le trasformazioni sono lente; l'anima deve restare a lungo applicata sul suo oggetto per prenderne la forma e riprodurlo. Il suo oggetto è positivo, è Dio, forma ideale, esemplare perfetto. Ma dinanzi a Dio sta anche tutto ciò che si oppone alla sua dolce Immagine e alla sua comunicazione di Vita. Egli ci vuole fare " figli della Luce " e ci trova " figli delle tenebre ". Vuol fare circolare in noi il suo Spirito che è amore e dono di sé, e ci trova tra le mani di un altro spirito che è egoismo. Questo negativo deve scomparire. Esso non cede che a prezzo di una lotta. La vita è una battaglia, la battaglia di Dio contro il male. Un'anima ove non si combatte è un'anima battuta senza combattimento. La pace regna in essa, ma si tratta della pace dei paesi sottomessi dall'invasore e rassegnati al suo dominio.
Ciò che si deve rimproverare agli scrittori spirituali non è il fatto di ripetersi ma piuttosto di aver paura di farlo. Noi viviamo in un'epoca di sapere, più che d'intelligenza; la ragione e la memoria sono in auge; si scrive per esse, per riempirle di conoscenze; non si pensa più ad arricchire la propria anima e ad approfondire la propria vita.
Ci troviamo nell'era delle opere di divulgazione e degli articoli di rivista alla portata di tutti; si deve essere al corrente di tutto e si deve poter dire la propria parola sull'ultima opera o sulla scoperta più recente. Gli spiriti rassomigliano a quelle aiuole artificiali dei giorni di festa, dove si dispongono fiori dei quali si gioisce senza averli coltivati, senza sapere il loro nome... e dei quali ci si sarà dimenticati l'indomani.
La preghiera, la sua necessità, la sua grandezza, gli immensi benefici che essa procura, la sua dolcezza feconda, la gloria che assicura a Dio, il suo ruolo nel mondo... non basta solamente aver letto e compreso tutto questo un giorno, bisogna ritornarvi continuamente, ridirselo ogni momento e viverne. Così fanno lo Spirito Santo nella Bibbia, la Chiesa nei suoi Uffici, i santi nelle loro orazioni quotidiane e nelle loro incessanti meditazioni. Essi ci fanno risalire incessantemente dalla bellezza delle cose verso la Bellezza essenziale da cui le cose procedono; dalla debolezza della nostra natura decaduta alla forte tenerezza di Colui che si è fatto nostro Redentore e che si offre per riprenderci in Sé; dalla continua minaccia che il demonio e il mondo fanno pesare sopra di noi al continuo soccorso con cui ci avvolge Colui che vuole strapparci alla loro tirannia.
Il pericolo principale è quello spirituale, cioè quello di perdere la propria vita vera. Gli altri pericoli sono solo in ordine a questo: sono le diverse forme che, per ciascuno di noi, può prendere la prova. Bisogna pregare innanzi tutto perché Dio viva in noi e noi in Lui. Bisogna pregare perché le prove servano rispetto a questa vita divina, che è la sola vita vera e il solo vero bene. Persecuzioni, ingiustizie, calunnie, insidie molteplici ai nostri interessi e ai nostri diritti, malattie che abbattono il corpo e dolori che martirizzano la sensibilità, noi possiamo domandare che la bontà di Dio ci preservi da tutto ciò, ma in conformità al suo piano d'amore che è la regola suprema della nostra preghiera. Orbene, questo piano d'amore ha previsto che la prova ci visiterà, che la pazienza nel sopportarla in unione con Gesù ci sarà fonte eccezionalmente ricca e pura di merito e d'espiazione, che la nostra statura naturale e soprannaturale (questa impossessantesi di quella) vi si cimenterà, e che l'immagine divina, la rassomiglianza col Modello di ogni bellezza risplenderà in noi sotto tali colpi.
Mio malgrado, io ritorno sempre su queste prospettive. Esse non escludono le altre ma le abbracciano e le assimilano. La preghiera ci eleva fino a Dio, ci pone dinanzi a Lui, ci trasforma in Lui. In ciò sta la sua essenza e la sua bellezza indispensabile. Ogni studio, ogni analisi rivela questo fondo che è il fondo delle cose e della nostra vita. Su questo fondo essenziale si possono tracciare delle distinzioni, distinguendo tra preghiera che adora e preghiera dove vengono ricordati i propri bisogni, tra preghiera che vuole cancellare un passato di cui ci si è pentiti e preghiera che vuole assicurare un avvenire più fedele. Un aspetto profondo riunisce tutte queste forme di preghiera: è quel movimento dell'anima che si innalza al di sopra di se stessa e che vuole fissarsi all'altezza di Dio. Questo movimento è la vita: la preghiera è dunque vita e, al tempo stesso, condizione di vita. Ancora una volta tutto ciò che si può dire o scrivere si riduce a questo... e in questo si conclude.