Ogni comunità è opera degli uomini o delle donne che la costituiscono. Sono loro che hanno deciso liberamente di riunirsi. Così è anche per la comunità cristiana. Tuttavia, non si può dire che essa sia prevalentemente frutto dell'autonoma volontà di coloro che la formano. Se un giorno ci siamo potuti riunire in comunità nel nome di Cristo è perché Lui stesso l'ha voluto per primo e ci ha dato la possibilità di farlo. L'unità di una comunità è un dono gratuito del Signore che ci dà il suo Spirito in abbondanza. Tutti gli altri mezzi dipendono da questo essenziale punto di partenza: la volontà del Padre trasmessa dal Figlio e realizzata in noi dallo Spirito.
C'è un momento privilegiato nella vita della comunità cristiana: il tempo in cui in uno stesso atto essa si trova riunita e costituita a perfezione, con la possibilità di indirizzare a Dio la sua azione di grazia, le sue richieste e le sue lodi. E' la Liturgia l'attività principale della comunità cristiana. Questa riunione di uomini e di donne nell'amore che non vogliono altro che divenire una cosa sola per mezzo della grazia di Dio al fine di lodarlo, rinnovando in se stessi il mistero di Cristo. Ecco la Liturgia. Ecco il momento in cui si realizza perfettamente, tanto quanto è reso possibile dalla qualità delle persone, l'armonia tra solitudine e comunità.
Fermiamoci su un momento privilegiato di questa armonia. Ha luogo durante la liturgia eucaristica che è il centro del culto cristiano e, in modo più preciso, in quell'ultima parte della celebrazione che più precisamente chiamiamo comunione. Ripassiamo nel nostro cuore lo svolgimento di questa parte della Liturgia e sforziamoci di riconoscere il significato delle parole, dei riti o dei gesti che la comunità cristiana compie in quel momento.
La preghiera eucaristica propriamente detta è terminata. Il celebrante ha appena cantato la dossologia finale: Per Cristo, con Cristo e in Cristo... e tutta la comunità ad una sola voce ha proclamato il suo completo assenso cantando: Amen.
Tutti insieme, su invito del celebrante, intonano il Padre Nostro. Entriamo in un rito di unità. Tutto ciò che seguirà è segnato da questa preoccupazione quasi esclusiva: realizzare tra i membri della comunità l'unità per la quale Gesù ha pregato con tale intensità nel momento in cui stava per lasciarci.
Cominciamo dunque a cantare il Padre Nostro, la preghiera per eccellenza che ci ha lasciato il Salvatore. Lo facciamo con una sola voce, con un solo cuore perché vogliamo presentarci davanti al Padre come autentici discepoli di Suo Figlio, avendo veramente una sola anima per accoglierlo.
Il celebrante, sviluppando l'ultima richiesta del Padre Nostro, comincia una nuova preghiera: Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni.. . Ecco la prima domanda esplicita per la pace, che ci prepara a ricevere il Corpo del Signore. Cos'è la pace? E l'assenza tra noi di divisione, di dissenso, di tutte quelle piccole o grandi crepe nell'unità. Per prepararci a ricevere il Signore che si dona a noi, gli domandiamo di cancellare dai nostri cuori e dalla nostra vita di comunità tutte quella crepe. Lo domandiamo per noi che siamo presenti qui, ma anche per la Chiesa universale. Come potremmo essere in pace se non avessimo fatto tutto ciò che dipende da noi affinché i nostri fratelli nel mondo intero siano ugualmente in cammino verso la pace?
La preghiera successiva, sempre recitata dal celebrante, è un'altra richiesta di pace, ancor più pressante poiché si appoggia direttamente sulle parole di Gesù: Signore Gesù dona a noi la pace, quella pace che il inondo non può dare. Gesù ha promesso di darci la pace Gv 14,27. E' il primo atto ufficiale che Lui ha compiuto quando si è trovato al centro dei discepoli riuniti dopo la Resurrezione. Gv 20,19. Egli ha cominciato col dire loro: La pace sia con voi. E' questa pace di Gesù che noi umilmente chiediamo al Maestro di far regnare nei nostri cuori, nelle nostre parole e nei nostri gesti.
Dopo aver fatto queste richieste nel suo nome, il celebrante, rivolto al fedeli, dona loro la pace, dicendo con le stesse parole di Gesù: La pace del Signore sia sempre con voi. Non è solamente un pio augurio che viene formulato. E' veramente una parola efficace: il celebrante, rappresentante visibile di Gesù davanti all'assemblea, dona loro la pace. E' un dono di Dio che è trasmesso ai fedeli. A loro sta riceverlo. La prova che vogliono veramente essere delle persone trasformate dalla pace è che loro stessi restituiscono il saluto al celebrante, domandando, a loro volta, che lui sia nella pace comune.
All'avvicinarsi del momento della comunione, la supplica per la pace si fa più pressante. Essa si esprime attraverso la Litania dei tre Agnus Dei, che convergono nella stessa supplica già poco prima ripetuta tante volte: Dona a noi la pace. Se veramente hai pietà di noi, Agnello di Dio, dacci la pace.
Quanti enormi ostacoli contro la vera unità lo Spirito deve vedere in noi per aver ispirato alla sua Chiesa una tale intensità di richieste, affinché tra noi regni la pace e affinché spariscano tutti quei germi di opposizione che operano nei nostri cuori! In genere non prestiamo abbastanza attenzione a questa insistenza, ma, dal momento in cui la si è scoperta, come non rendersi conto che, nel pensiero di Dio, c'è per noi identificazione tra l'unirsi a suo Figlio e 1'unirci insieme in una unità perfetta?
Entriamo allora in un momento di grande raccoglimento. Le sole parole che sentiremo fino alla fine del rito della comunione saranno quelle che il celebrante indirizza a ciascun comunicante prima di donargli il Corpo e il Sangue di Cristo. Siamo tutti presenti gli uni agli altri. I riti variano secondo le chiese, ma i fedeli, per quanto è possibile, si raccolgono intorno all'altare e stanno in attesa. Cosi è visibilmente chiara, eloquente, l'unità per la quale abbiamo pregato con tanta insistenza. La comunità forma un insieme visibile centrato sull'altare, cioè sul Corpo e il Sangue del Signore, così come sul celebrante, cioè su Gesù stesso. manifestatosi in tante maniere.
Arriviamo al momento della Liturgia in cui l'unità della comunità si realizza e si esprime con la più grande intensità. Contemporaneamente, entriamo anche nel momento in cui la preghiera personale di ciascuno diviene più profonda. Ciascuno si ritrova dentro la sua solitudine essenziale, per accogliere in sé il Corpo e il Sangue del Signore. Si potrebbe dire che, attraverso questo atto, al tempo stesso si ha un incontro con tutta la comunità e un incontro intimo, segreto, incomunicabile, con il figlio di Dio.
Se possibile, è stata consacrata una sola grande ostia, che il celebrante dividerà in tanti pezzi quanti saranno necessari per tutti i membri della comunità. Segno evocatore della realizzazione attuale delle parole di S. Paolo: Noi siamo una cosa sola perché mangiamo un solo pane. 1 Co 10,17. L'unica ostia, che è stata consacrata per divenire il Corpo di Cristo, è data a ciascuno di noi. Così l'unico calice è presentato a ciascuno dei membri della comunità.
Il gesto di condividere il pane, o il cibo, con un altro è sempre stato considerato in tutte le culture dell'umanità come segno di comunione. Dividere il cibo significa dividere con un altro la propria vita, poiché il cibo è il sostegno indispensabile. Mangiare insieme è voler vivere insieme nella pace e nell'unità.
Ma questa realtà, corrispondente ai più spontanei moti del cuore umano, è, ancora più vera quando questo cibo è lo stesso Figlio di Dio. Mangiare il suo Corpo e bere il suo Sangue, secondo la sua promessa, è fare in modo che Egli dimori in noi e che noi dimoriamo in Lui. Non si tratta solo di un gesto transitorio, corrispondente a quegli istanti in cui l'ostia arriva nella nostra bocca, è una relazione tra lui e me che si stabilisce. E' l'espressione incarnata di un amore che fino ad ora ha voluto essere vero, ma che desidera essere infinitamente più realistico, più trasformante di tutto il mio essere. Lui si dona a me. Nell'accoglierlo io mi dono a Lui. Facciamo un tutt'uno, trasformati dal suo Spirito che ci è donato per fare di noi un solo corpo.
Così nella più segreta preghiera accogliamo il Signore. Ci lasciamo trasformare da Lui. Entriamo nella sua solitudine. Lui crea o ricrea la nostra solitudine. Tale è la realtà misteriosa che succede durante i momenti dell'azione di grazia che segue la ricezione del Corpo e del Sangue. Spesso, come suggeriscono le rubriche del rito romano, una vera azione di grazia si instaura lungo alcuni minuti, al fine di invitare ciascuno a comprendere veramente la profondità del mistero interiore che si sta svolgendo in lui. Noi stiamo per costruire, allora, la nostra vera solitudine, quella che viene dalla santità di Dio che scende su di noi.
Questo incontro con Gesù, che ci trasforma nel segreto più profondo, è quello che costruisce, allo stesso tempo, la comunità nella sua perfezione. Diveniamo membri di uno stesso Corpo. 1 Cor 12,12-13. Siamo animati da una stessa vita. Diveniamo, in maniera più vera che mai, i tralci che crescono sull'unico fusto. Gv 15,1-17.
Nella misura in cui il dono di me stesso al Signore, che si realizza durante questi istanti di silenzio, è vero, io mi do agli altri, poiché sono loro che io ritrovo in Lui nello stesso modo in cui loro trovano me in Lui.
Quando termina questa azione di grazia e riapro gli occhi per tornare al mio posto, non è in un modo nuovo che mi sento portato a guardare quelli che mi stanno intorno? Si è compiuto tra noi un mistero di amore e di unità, che ci ha trasformati. Secondo la richiesta di Gesù siamo veramente una cosa sola. Gv 17, 11.21.23.
Non ignoriamo tuttavia la moltitudine di ostacoli che dimorano nel nostro cuore e che gli impediscono di donarsi senza riserva. Ma l'unità è all'opera. Ha appena lavorato. Vuole lavorare ancora. Rallegriamoci di ciò che ora si è, compiuto. Cantiamo per questo la nostra azione di grazia al Signore. Accettiamo anche di soffrire intensamente per il fatto che siamo ancora talmente separati gli uni dagli altri. Questa comunione è stata una tappa verso l'unità. Che ci dia il vero desiderio, efficace, intenso, di essere in tutti i nostri atti veramente uniti gli uni agli altri.
La celebrazione eucaristica va ora verso il termine molto rapidamente. Il canto della comunione, poi quello della colletta prevista per questo momento: la celebrazione eucaristica è terminata. Il mistero di unità che abbiamo cominciato a celebrare insieme deve ora continuare nella vita che riprende fuori dalla chiesa, attraverso tutti i piccoli gesti abituali che possono avere i significati più vari, secondo l'atteggiamento del cuore che vogliamo porvi.
Nella misura in cui la nostra celebrazione eucaristica sarà stata vera e ci avrà impegnati profondamente a livello della nostra preghiera solitaria, in questa stessa misura la pace per la quale abbiamo pregato con tale intensità sarà viva tra noi. La vita di comunità sarà allora in armonia con la solitudine.