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L'Eucaristia è ugualmente opera della Sposa. Il suo Sposo si è donato a lei in maniera totale ed irreversibile: "Prendi e mangia, prendi e bevi" . A pieno diritto può dunque disporre di questa generosità del suo Sposo, del sacrificio di sé che egli realizza donandosi così e, consapevole di questo potere da lei goduto sul Figlio, la Chiesa lo offre al Padre. Con sicurezza e fiducia essa si presenta davanti al trono regale e fa omaggio al Padre dell'amore di suo Figlio manifestato fino alla morte di croce. E il Padre, con un atto d'amore gratuito, risponde all'attesa della Chiesa risuscitando il Figlio.
La Sposa, infine, realizza la propria Pasqua personale nella celebrazione Eucaristica. Ricevendo il corpo e il sangue del suo Sposo, essa accoglie la vita, e lo sa bene, ma una vita che le giunge attraverso la morte.
Ricevere Gesù è ricevere la sua morte, è identificarsi alla sua morte, è morire immolati con lui. L'Eucaristia è l'immolazione della Chiesa, il sacrificio del Corpo, il sacrificio di ciascuna delle sue membra. Essa si presenta come Sposa, come unita al Figlio con dei legami che nessuno riuscirebbe ad infrangere: la sua carne e il suo sangue. Ma essa presenta anche gli atti veramente suoi, perché sa che Dio li attende. Dio, infatti, non potrebbe risuscitarla se essa non unisse all'obbedienza di Gesù quella sua personale. Tutte le sofferenze, tutte le prove, tutte le gioie e le luci che percorrono la Chiesa di tutti i tempi, ma soprattutto la Chiesa di oggi, tutte queste forme di vita e di morte mescolate sono presenti, lì, nell'Eucaristia, salgono verso il Padre in comunione con il Figlio nello Spirito e sono il punto di partenza della Pasqua della Sposa del Risorto.