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L'essenziale dell'azione Eucaristica è ciò che Gesù stesso ha realizzato a partire dal Giovedì Santo: il Signore si impegna in prima persona. Compiendo la volontà del Padre dona ai discepoli la sua carne, al punto da entrare così nella morte, facendo un atto di abbandono totale nelle mani del Padre. Questi non delude la sua attesa, anzi proprio per la sua immensa fiducia e la sua riverenza l'accoglie presso di sé e lo fa sedere alla sua destra: tale è il mistero fondamentale che celebriamo. Ben al di là di tutto quello che possiamo fare o concepire, anche noi prendiamo parte a questo dialogo intimo tra il Padre e il Figlio, trasposizione quaggiù nel nostro linguaggio umano - grazie al Figlio dell'uomo - del mistero d'intimità dell'eterna Trinità.
Ugualmente, è Gesù che si offre per tutto il suo Corpo. Noi avremmo la tendenza a ricondurre tutta l'opera di Gesù a questo solo aspetto del mistero. In realtà la redenzione, la salvezza degli uomini, non è possibile se non perché Gesù stesso s'è offerto per primo. La salvezza degli altri non viene che come conseguenza della sua stessa salvezza, della grazia infinita che gli accorda il Padre risuscitandolo. Gesù trascina con sé la sua Sposa. La fa nascere, la fa risuscitare, l'adorna con i suoi ornamenti, affinché essa si presenti davanti a Dio gioiosa e lucente.
Questo vuol ugualmente dire che egli va a cercare ciascuna delle sue membra nella sua povertà, nella sua miseria, spesso nel suo peccato o nella sua afflizione. Ecco ciò che si realizza ad ogni Eucaristia.
Gesù non si accontenta di offrire se stesso per il suo Corpo; egli offre il Corpo tutto intero, che gli appartiene e di cui può disporre. Allorché si dona a ciascuno di noi, si stabilisce una dipendenza tra lui e me, prolungamento e partecipazione della dipendenza del Figlio rispetto al Padre. Ciò che è rappresentato dalla nostra preghiera, dagli atti della nostra vita, dalla nostra debolezza, dalle nostre conversioni, tutto ciò, riunito in un unico fascio, costituisce la vita della Chiesa: Gesù l'offre al Padre. Il Padre l'accoglie come proveniente da suo Figlio, come se fosse il Figlio stesso ad averlo vissuto, poiché davanti ai suoi occhi vi è identità di persone tra la testa e le membra.