San Bruno
SAN BRUNO E I CERTOSINI
Cammini di contemplazione

LA CARNE E IL SANGUE DEL FIGLIO

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2. Come ricevere il Pane di vita

... ed io in lui.

Egli dimora in me, ma ugualmente io dimoro in lui. Come è ormai presente nel mio essere personale, così mi offre accesso a lui. La sua "avventura personale" diventa mia. Mi dona tutta la sua opera fondamentale, la sua Pasqua. Essa mi appartiene, è il luogo permanente della mia dimora. Mi offre non soltanto le sue opere, ma tutto il suo essere umano: "Chi mangia di me, vivrà per me." Gv 6,57. Di fronte a "me" vi è questo "tu" che rinuncia ad avere qualsiasi segreto con me, tranne le zone in cui da me stesso non penetro per mancanza di fiducia in lui. Infine, mi offre la sua persona divina. A motivo di questa abitazione reciproca dell'uno nell'altro che egli mi accorda, la mia dimora è ormai nel Verbo eterno, perché mi dona accesso alla sua intimità personale ora che mi ha offerto la sua carne senza difesa.

Ma non è solamente ciò che gli appartiene a titolo personale che diventa mio: poiché, infatti, attraverso il suo corpo offerto e risuscitato mi ha introdotto nella sua Pasqua, è tutta la sua opera di salvezza che diventa mia. Io dimoro in essa, vi partecipo, vi collaboro, ne divengo a mia volta responsabile, mi trovo con Gesù e grazie a lui sono posto nel cuore del mondo. Con lui ricevo dal Padre questa missione di salvare l'umanità, non certo a motivo dei miei meriti personali, ma perché ho perso per grazia questa autonomia che faceva di me un isolato: ormai sono nel Cristo Gesù. Devo dunque cambiare il mondo con lui; ugualmente devo essere salvato dal mondo. E' una nuova forma di abitazione reciproca che si annuncia così: il mondo dimora in me ed io dimoro in esso. Non il mondo che si rifiuta, dal quale Gesù si è in qualche misura separato, ma quello che si lascia raggiungere e trasformare dalla luce.

In ultima analisi è questo ciò che spiega come mai io stesso sono responsabile della mia salvezza: perché dimoro in lui. E' solamente dipendendo dal suo amore e dalla sua personale immolazione che posso presentare le mie preghiere, offrire le mie opere, fare dono della mia persona, affinché tutto ciò sia in me sorgente di vita. Non vi è niente ormai che venga soltanto da me, perché la mia nuova esistenza è nel Cristo. E' dunque come membro del suo corpo, come carne della sua carne che posso salvarmi, unendomi al suo grido verso il Padre, il grido che lanciava per esser salvato cf. Eb 5,7 , ma anche il grido per salvarci; non siamo più che una cosa sola, lui ed io: entrambi salvati dall'amore del Padre.

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