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"Come il Padre che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me." Gv 6,57. Si tratta qui di un testo centrale nel discorso di Gesù, poiché è il solo che ci lascia sospettare, in maniera ancora molto misteriosa, donde viene la fecondità infinita del pane di vita. L'origine si trova alla fonte unica e definitiva di ogni vita divina, nel Padre che è vivente. Il Padre invia suo Figlio, lo genera da tutta l'eternità e gli affida una missione sulla terra. Questo invio del Padre non è una funzione diversa dall'essere stesso del Figlio: esso si identifica al dono della vita che gli comunica. Se dunque Gesù, a sua volta, ci dona la vita, ciò non può essere che come partecipazione di quella che riceve dal Padre. Il modo con cui ci donerà la vita sarà una riproduzione, una partecipazione del modo secondo il quale egli stesso la riceve dalla sorgente ultima di ogni vita.
Ma ecco che Gesù ci spiega o, piuttosto, ci lascia intuire nel chiaroscuro della fede, che la relazione tra colui che è mangiato e colui che lo mangia, cioè, tra colui che comunica la vita e colui che così la riceve, questa relazione riproduce per noi, secondo il nostro essere di quaggiù, la relazione del Padre e del Figlio. Non si tratta, comprendiamolo bene, di una semplice metafora, di un'analogia che vi permetterebbe di comprendere sotto forma di illustrazione. Si tratta di un'autentica realtà nella quale dobbiamo coinvolgerci pienamente, affinché essa porti frutto in noi. "Colui che mangia di me vivrà per me." Gv 6,57. Ciò vuol dire accogliere il pane di vita - il vero cibo - come la fonte unica di vita quaggiù, così come il Padre è la fonte unica in seno alla Trinità. Ogni cibo quaggiù è un mistero di vita comunicata, di esistenza trasmessa secondo lo svolgimento quotidiano delle nostre vite. Il vertice di questa trasmissione è il passaggio, attraverso la carne di Gesù, della vita stessa di Dio verso di noi.
Siamo qui agli ultimi limiti accessibili al nostro essere del mistero dell'Incarnazione. Non soltanto Gesú ci raggiunge con la sua intelligenza, con la sua volontà umana, non soltanto la sua carne umana col suo contatto guariva i malati, risuscitava i morti ad una vita corporale, ma questa carne è il mezzo più adatto perché la nostra persona umana, attraverso la nostra propria carne, incontri la persona divina del Figlio. Il contatto da persona a persona non potrebbe essere più diretto, più immediato. Il Verbo si è fatto carne; tale è ormai il luogo dell'incontro con Dio: la carne del Verbo.