San Bruno
SAN BRUNO E I CERTOSINI
Cammini di contemplazione

LA CARNE E IL SANGUE DEL FIGLIO

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2. Come ricevere il Pane di vita

Chi viene a me non avrà più fame

Nel corso di diversi discorsi riuniti nel capitolo sesto del Vangelo di S. Giovanni, Gesù sviluppa sotto tutti i suoi aspetti l'idea che è lui il vero pane che scende dal cielo, il pane di vita, il pane che il Padre dona ecc. Noi ci sentiamo direttamente toccati da queste parole di Gesù, poiché egli precisa al tempo stesso con insistenza l'atteggiamento che dobbiamo avere nei confronti di questo pane, se vogliamo che porti frutto in noi, cioè se vogliamo avere la vita eterna e se vogliamo che il Signore ci risusciti nell'ultimo giorno. Il pane è donato ai figli, ma questi sapranno riceverlo? Il pane di Dio che dona la vita al mondo è a disposizione dell'uomo, ma saprà egli superare tutte le inquietudini, le mormorazioni, le discussioni che le affermazioni sconcertanti di Gesù fanno nascere nel suo cuore?

Gesù comincia con l'insistere sul fatto che bisogna "venire a lui e credere in lui". Non possiamo qui sviluppare questi temi che sono dominanti in tutto l'insegnamento di Gesù, così come ce lo trasmette il Vangelo di Giovanni. Cerchiamo tuttavia di trascriverli in un linguaggio più adatto ai nostri modi attuali di esprimerci.

Venire a Gesù significa avere nel proprio cuore un desiderio leale di lasciarsi invadere dalla luce. Non solamente una luce intellettuale, che ci dà delle idee giuste e chiare sulla dottrina, ma più ancora una luce che ci obbliga a vedere noi stessi tali quali siamo e, nella purezza così creata in noi, a vedere Dio come in trasparenza.

Venire a Gesù è lasciarsi attirare dal Padre, è accettare che tutte le nostre opere siano messe in luce, in maniera che si giudichino da se stesse di fronte alla purezza di Dio. Allo stesso modo, credere in Gesù non è prima di tutto dare la propria adesione ad un simbolo o formulare una professione di fede; credere in Gesù esprime innanzitutto un atteggiamento di fiducia, di abbandono integrale di se, di certezza che da lui verrà tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Ma questa fiducia di fede implica accettare ciecamente le sue affermazioni, senza volere né controllarle né giudicarle. Dobbiamo seguire il cammino che egli indica, semplicemente perché se ne fa lui garante, semplicemente perché è lui che lo ha detto.

Nel discorso sul pane di vita, questo invito di Gesù a credere in lui si fa via via più esigente, nella misura in cui i suoi interlocutori si dimostrano circospetti, scettici, desiderosi di intavolare delle discussioni. Egli comincia col presentarsi come il pane di vita in questo senso: "chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete." Gv 6,35. Ed ecco che le sue parole si fanno più insistenti; all'improvviso esplode la dichiarazione che trasforma tutto: "e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo." Gv 6,51. I Giudei protestano. Gesù non discute: si limita a ripetere con forza: "in verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita." Gv 6,53. Bisogna dunque credere. Siamo disposti a credere tutto ciò che questo comporta di coinvolgimento personale per noi? Abbiamo riflettuto su che cosa questo rappresenta, se accettiamo senza scappatoie di seguire Gesù là dove vuole portarci?

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