San Bruno
SAN BRUNO E I CERTOSINI
Cammini di contemplazione

Quarta settimana del Tempo Ordinario

50
Lunedì

Dalle Omelie attribuite a san Macario.

Hom. 29,3?4. PG 34,717.

Se uno non riceve prontamente la grazia dello Spirito, si trova provocato a un fervore più vivo per il differimento che Dio gli impone; si protende con anelito maggiore verso i beni celesti e giorno dopo giorno cresce nel desiderio, nell'impegno, nella corsa, nella lotta, nello slancio verso il bene di cui ha fame e sete.
I sentimenti malvagi che dentro lo aggrediscono non riescono a deprimerlo o a sviarlo, rendendolo negligente, intollerante, senza più speranza. Tanto meno egli si abbandona all'indolenza con la scusa di essere paziente, né cede alla pigrizia ponendosi la falsa domanda, ingannato dal Maligno:" Quando Dio mi darà la sua grazia?".
Invece, quanto pi il Signore ritarda, mettendo alla prova la sua volontà di credere e di amare, tanto più egli cerca il dono di Dio con tenacia e applicazione, senza dimissionare dal suo intento. Crede, in effetti, del convincimento più fermo, che Dio e veridico e non può mentire. Non ha forse promesso di concedere la sua grazia a quelli che gliela chiedono con fede nella pazienza che sa perseverare sino alla fine?
Persuaso che il Signore e fedele, il credente certifica che Dio e veritieroi, Gv 3,33 come testimonia san Giovanni. Conseguente perciò con tale professione di fede, egli esamina se stesso in quanto può, per conoscere dove manca in ordine al lavoro, alla lotta spirituale, al fervore, alla fede, o alla pratica delle altre virtù.
Indaga con minuziosa accuratezza nella sua coscienza e si obbliga rigorosamente a piacere al suo Signore.
La sua fiducia nella veraci di Dio si coniuga infatti con la certezza che il Signore non lo priverà del dono dello Spirito, purché egli perseveri sino alla fine a servirlo e ad aspettarlo con vivo fervore. Lo sostiene la convinzione sicura che già fin da questa vita mortale sarà giudicato degno della grazia e un giorno avrà parte alla vita eterna.

51
Martedì

Dalle Omelie attribuite a san Macario.

Hom. 40,23?8. PG 34,764.768.

La preghiera perseverante e pietra angolare di ogni slancio verso il bene e vertice degli atti virtuosi; per mezzo di essa ogni giorno possiamo chiedere a Dio e ottenere da lui anche le altre virtù.
E dalla preghiera dipende la comunione con la santità di Dio e con la potenza dello Spirito in coloro che ne sono degni; il fondo del loro animo e per così dire stretto al Signore in un amore indicibile. Sì, colui che ogni giorno costringe se stesso a perseverare nella preghiera, si accende di amore e di desiderio infocato per Dio, grazie all'amore dello Spirito santificatore che lo inabita e gli concede pure la grazia della perfezione.
La grazia e appunto il fuoco celeste che arde dentro di te. Quando preghi e concentri il pensiero sull'amore per Cristo, ecco, getti legna su questo fuoco; allora i tuoi pensieri s'immergono nel desiderio di Dio e diventano incandescenti. Lo Spirito può magari retrocedere, come se ti diventasse esteriore; però egli e,dentro di te, pur sembrandoti di star fuori.
Se però uno e negligente e anche solo per poco si disperde in attività mondane e nell'agitazione, il male ritorna, investe la sua anima e comincia ad aggredirlo da ogni parte. Egli si ricorda del riposo di prima ed entra in un'angoscia che lo tortura in continuo crescendo.
Se però dì nuovo l'intelletto si volge a Dio, la quiete precedente a poco a poco riappare e viene cercata con un ardore più grande che mai.

52
Mercoledì

Dalle Omelie attribuite a san Macario.

Hom. 53,6.12. G.L.MARRI0T,Macarij anecdota,Cambridge,1918,31.34.

Il più delle volte chi vuole piacere a Dio affligge soltanto il corpo, perché gli manca la vera conoscenza. Occorre invece che l'uomo di Dio con l'intelligenza combatta i pensieri e i progetti che va meditando nel segreto del cuore. Sta qui la vera lotta secondo Dio, che l'anima sferra contro le suggestioni invisibili delle potenze malvagie. La nostra battaglia, infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, che abitano nelle regioni celesti. Ef 6,12. Ora, questi spiriti del male, invisibili e incorporei, prevalgono vittoriosi sui nemici visibili,così come l'anima invisibile e incorporea ha il sopravvento sulla pesantezza dei corpi.
Nell'intimo dell'uomo pertanto deve ingaggiarsi una lotta invisibile e immateriale. Anche se all'esterno potevano sembrare comuni mortali, i nostri Padri fin dalle origini affrontarono questo combattimento. Soltanto chi lotta in questo modo può piacere a Dio.
Quanto a te, atleta della pietà e dell'ascesi, poiché ormai ti trovi in alto mare e hai sottratto la tua imbarcazione alla solida piattaforma della materia, non volgerti indietro, non cercare la Via del ritorno; se vuoi compiere la navigazione di questo mare sconfinato, se vuoi attraversare l'oceano pauroso che ti si spalanca davanti, innalza senza posa gli occhi al cielo.
Nel firmamento che ti dico di fissare, scorgerai degli astri di cui solo il pilota celeste conosce il numero e il nome. Vi scoprirai tutti i luminari: i padri, i patriarchi, i profeti, gli apostoli e i martiri, vere stelle fisse che rischiarano le notti oscure della vita.
Tenendo lo sguardo fisso su di loro, potrai guidare sicuro la barca della tua pietà fino al porto della quiete, fino alla Gerusalemme celeste. Hai però da abbandonare tutto, per imitare quei santi e non deviare mai verso altri orizzonti.

53
Giovedì

Dal Commento sul profeta Isaia di san Cirillo d'Alessandria.

In Isaiam Lib.III,1. PG 70, 564?565.

Signore, Dio eliminerà lei morte per sempre; asciugherà le lacrime su ogni volto. Is 25,8. All'insegnamento dei misteri della fede va unito molto opportunamente il necessario discorso sulla risurrezione dei morti. Perciò, anche nel conferimento del battesimo, con la professione di fede affermiamo di aspettare la risurrezione futura, e vi crediamo.
La morte colse il nostro progenitore Adamo a causa del peccato, lo assalì come una fiera selvaggia e crudele, e lo rapì; da allora comparvero fra gli abitanti della terra i lamenti, i lutti, le lacrime e i canti funebri. Ma cessarono in Cristo; il terzo giorno egli e risuscitato calpestando la morte, ed e divenuto per tutta l'umanità la via per vincerla definitivamente.
Cristo e il primogenito dei redivivi, la primizia di quanti sono morti: alla primizia seguirà tutto il resto, cioè noi. Perciò il lamento funebre si e mutato in gaudio, il sacco si e lacerato, e siamo rivestiti da Dio della gioia di Cristo. Possiamo infatti esclamare esultanti: Dov'e, o morte., la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione? Pungiglione della morte è il peccato. 1 Cor 15,55-56.
In tal modo ogni lacrima e asciugata. Avendo infatti fede che certamente raggiungeremo i nostri morti, non ci lasceremo andare a una tristezza smodata, come fanno coloro che non hanno speranza.
E si dirà in quel giorno: Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse: rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza. Poiché la mano del Signore si poserà su questo monte. Is 25,9-10.
Voi conoscerete ? sembra dire il profeta ? colui che dà la gioia e perfino il vino, e che unge con unguento quelli che in Sion hanno minore facoltà di intendere; e conoscerete che e veramente Dio, il Figlio, della stessa natura di Dio, sebbene si presenti nella natura di servo; si e fatto uomo per la salvezza e la vita di tutti gli uomini, simile in tutto agli altri uomini, eccetto il peccato. Ecco il nostro Dio nel quale abbiamo sperato ed esultato per la nostra salvezza. .

54
Venerdì

Dal Commento sul profeta Isaia di san Cirillo d'Alessandria.

In Isaiam, Lib.III,1. PG 70,572?573.

Il beato profeta Geremia indicava in Cristo la vita evangelica e la giustizia, dicendo agli amanti della verità: Fermatevi nelle strade e guardate, informatevi circa i sentieri del passato, dove sta la buona strada e prendetela,, così troverete pace per le anime vostre. Ger 6,16.
Infatti le parole dei santi profeti sono i sentieri e le vie del Signore, e la legge mosaica una predizione come in ombra e in figura del mistero che riguarda Cristo. E così, scrutando questi sentieri, impariamo a conoscere la strada buona, cioè il precetto della vita cristiana, e avanzando in essa troviamo la pace vera e spirituale delle nostre anime. Perciò il profeta dice che e resa piana la via dei giusti. cf Is 26,7.
Non è infatti retta e piana, sgombra da ogni precipizio, se proclamando la parola della fede veniamo giustificati e siamo purificati in abbondanza e pienezza per mezzo del santo battesimo?
Ma la via dei giusti e piana anche in altro modo. Infatti, vinti i nemici, allontanata? la tirannide del diavolo, superato ogni ostacolo, cosa può ancora impedire o turbare gli amanti della pietà? . Pertanto, il Signore conduce pieni di gioia coloro che entrano in questa retta via; essi dicono: Noi speriamo in te; al tuo nome e al tuo ricordo si volge tutto il nostro desiderio. Is 26,8. . Infatti ogni nostra speranza e riposta in Cristo, e lui abbiamo sempre nella mente e nel desiderio, perché da lui siamo salvati.

55
Sabato

Dal Commento sul profeta Isaia di san Cirillo d'Alessandria.

In Isaiam,1ib.III,1. PG 70,580-581.

Il beato profeta Isaia dice: Signore Dio nostro, donaci la pace, poiché ci hai dato tutto. cf Is 26,12. Se ci darai la pace abbonderemo di ogni bene e diverremo partecipi di tutti i tuoi doni.
Ma e necessario vedere di quale pace si tratta. Difatti, o si chiede lo stesso Cristo: Egli infatti e la nostra pace, Ef 2,14 secondo la Scrittura, e per tramite suo siamo uniti anche al Padre con una parentela spirituale. Oppure queste parole intendono quelli che sono morigerati, docili al freno e pronti a tutto quanto piace a Dio: costoro sono pieni d'amore e hanno pace con il Signore. Del resto la pace è un vero dono di Dio, e ci viene dalla generosità divina. Donaci dunque, Signore, di essere in pace con te, e tolto di mezzo l'empio e detestabile peccato, fa' che ci uniamo spiritualmente a te per la mediazione di Cristo. Lo esprime bene san Paolo, dicendo: Giustificati per la fede noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Rm 5,1. Quando ciò avverrà, saremo possesso ed eredità di Dio.
Per questo sapientemente e detto: Signore, possiedici; fuori di te non conosciamo nessuno, solo il tuo nome invochiamo. cf Is 26,13. È necessario, infatti, che quanti sono in pace con Dio conformino la loro vita solo a lui, in comunione costante con lui, sì da non conoscere altri che lui, e da non poter nemmeno pronunziare il nome di un qualunque altro dio fittizio. Egli solo, infatti, dev'essere invocato, poiché egli solo è il nostro Dio, secondo natura e verità, come ci e stato insegnato per bocca di Mose: Adorerai il Signore Dio tuo, e servirai solo a lui e al suo nome. cf Es 20,5; Dt 6,13.

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