Vedi che io amo i tuoi precetti, Signore, secondo la tua grazia dammi vita. Sal 118,159.
Rivolgendosi a Dio il salmista lo invita a posare lo sguardo sul suo sentimento pieno di amore.
Nessuno chiede di esser guardato se non chi pensa di poter piacere.
Il salmo dice bene vedi anche in ossequio alla legge, la quale comandava che ciascuno si presentasse tre volte all'anno davanti al Signore. Il santo ogni giorno offre se stesso, ogni giorno si presenta davanti a lui, e non a vuoto. Non può essere vuoto colui che ha ricevuto parte della pienezza dell'Altissimo.
Ascolta in che modo anche tu devi offrirti a Cristo.
Non con doni materiali, visibili, ma sotto un aspetto celato, nel nascondimento, affinché il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompensi Mt 6,4 e ripaghi il tuo atteggiamento di fede.
Amo - dice il salmo - i tuoi precetti. Non dice "li ho osservati" e nemmeno "li ho custoditi", poiché gl'imprudenti non hanno custodito le prescrizioni del Signore. Chi però ha una perfetta comprensione, una perfetta conoscenza, questi ama, che è ben più di osservare: l'osservanza per lo più dipende da costrizione e da paura, l'amore invece è segno di carità. L'osservanza è messa in pratica da chi annuncia il vangelo, ma riceve la ricompensa colui che lo annuncia liberamente. Quanto più allora riceve la ricompensa colui che lo ama! Possiamo anche non amare quel che vogliamo, ma non possiamo non volere quello che amiamo.
Ma per quanto grande possa essere la ricompensa dell'amore perfetto, chi ama chiede anche il conforto della divina misericordia, perché in essa il Signore gli infonde vita. Non è dunque un arrogante esattore di una ricompensa dovuta, ma un timido supplicante della misericordia divina.
Il corpo non ha la vita da se stesso, ma la riceve da fuori, cioè dalla terra, e senza le cose esterne gli è impossibile vivere.
Lo stesso è per l'anima: se non è rigenerata fin d'ora per la terra dei viventi, se da lì non riceve il cibo spirituale che la faccia progredire nel Signore, se la Divinità non la riveste dell'abito ineffabile di una bellezza celestiale, le è impossibile da sé vivere nella gioia e nella quiete.
Infatti la natura divinamente restaurata e rigenerata ha un pane di vita. Si tratta di Colui che dice: Io sono il pane della vita. Gv 6,35. L'anima redenta ha un'acqua viva, il vino che rallegra il cuore dell'uomo, l'olio di letizia; cf Gv 4,10; Sal 103,15; Sal 44,8; ella ha un nutrimento di ogni genere che le viene dallo Spirito celeste e vesti di luce che le giungono da Dio. In questo appunto consiste la vita eterna dell'anima.
Guai al corpo, qualora resti rinchiuso in se stesso, poiché si corrompe e perisce. Guai all'anima che si ripieghi su dì sé, fidandosi solo delle proprie opere senza essere in comunione con lo Spirito divino: precipiterà nella morte, perché non fu reputata degna di aver parte alla vita eterna di Dio.
È come per i malati: se l'infermo non può prendere cibo o liquidi, non vi è più speranza che gli guarisca; e tutti i veri amici, A parenti, i congiunti ormai lo piangono. Così Dio e i santi angeli compiangono le anime che non si nutrono del cibo celeste dello Spirito e vivono nella corruzione.
Questo che sto dicendo non sono parole vuote, ma la realtà della vita spirituale, vissuta in modo autentico dall'anima degna e fedele.
Nelle loro occupazioni i fratelli si sforzeranno di vivere nell'amore e nella letizia scambievole.
Nei confronti di chi prega, colui che lavora dica così: Il tesoro che acquista il mio fratello, lo posseggo anch'io perché è un bene in comune". Chi prega dirà di chi legge: il vantaggio che lui ricava dalla lettura, torna a mio guadagno". E chi lavora a sua volta deve dire: il servizio che compio è a vantaggio di tutti".
Chi prega non giudichi chi lavora, dicendo: "Perché non prega?". Dal canto suo, chi lavora non giudichi chi prega, dicendo: 'Tu riposa e io fatico". Chi compie un servizio non giudichi gli altri, ma ciascuno faccia tutto per la gloria di Dio. Chi legge vorrà bene a chi prega, dicendo lieto: "Sta pregando per me" E chi prega penserà di chi lavora: "Ciò che fa, lo compie per l'utilità comune".
In tal modo una grande armonia, cementata di pacifica concordia, potrà custodire i rapporti fraterni nel vincolo della pace, per vivere con sincerità e semplicità sotto lo sguardo compiaciuto di Dio.
Più importante di tutto è però, senz'altro, perseverare nella preghiera. E poi una cosa soltanto è richiesta: avere nell'anima quel tesoro e nella mente quella vita che è la presenza del Signore; ciascuno, che lavori, preghi o legga, conservi in sé la ricchezza che non tramonta mai, cioè lo Spirito Santo.
In tanti modi succede che rifiutiamo di convertirci seriamente. Dio però ha una grande compassione di noi e attende paziente l'ora in cui, capovolgendo la rotta, torneremo a lui. Saremo allora illuminati nell'uomo interiore, affinché il nostro volto non si copra di vergogna nel giorno del giudizio.
Questo a noi sembra arduo per via della rigida ascesi della virtù, anzi a motivo delle suggestioni e dei consigli dell'avversario. Dio invece s'impietosisce e pazienta, aspettando il nostro ritorno e sopportandoci peccatori come siamo. Rimane in attesa della nostra conversione e non si vergogna di accoglierci dopo numerose cadute, come ha sentenziato il profeta: Forse chi cade non si rialza e chi perde la strada non torna indietro? Ger 8,4.
Viviamo dunque nella sobrietà, armiamoci di buone intenzioni e senza indugio convertiamoci veramente, implorando l'aiuto divino. Il Signore e sempre pronto a salvarci, ad accogliere lo slancio fervido della nostra volontà tesa quanto può verso di lui, a ricevere la nostra fede alacre e la generosità, frutto di buoni propositi. Però la nostra riforma e in noi esclusivamente opera sua.
Affrettiamoci, dunque, carissimi, come figli di Dio, a spogliarci di ogni cattiva abitudine, di ogni negligenza e rilassatezza, per diventare alacri e pronti a seguirlo, senza rimandare di giorno in giorno. Non lasciamoci ingannare dal male, perché non sappiamo quando avverrà la nostra partenza dal corpo.
Grandi e indicibili sono le promesse fatte ai credenti, al punto che tutta la gloria e la bellezza del cielo e della terra non sono assolutamente paragonabili alla fede di una sola anima ricca di Dio.
Il vero. metodo d'orazione consiste nel fare attenzione ai propri desideri, progetti o fantasie, e nel pregare con grande tranquillità (esichia) e pace.
Infatti, tutto il combattimento spirituale dell'uomo deve compiersi all'interno dei suoi sentimenti. Egli deve recidere la massa dei pensieri maligni che lo soffocano, costringersi a fissarsi in Dio, senza cedere alle voglie istintive. Cercherà invece di raccogliere i pensieri che scivolano via da ogni parte e discernerà i buoni dai cattivi.
L'animo sotto la tirannia del peccato assomiglia a un folto bosco sulle pendici di un monte, a un canneto palustre, a una selva di cespugli spinosi. Chi vuole attraversare quei posti deve allungare la mano e con sforzi vigorosi aprirsi un varco fra i rovi e gli arbusti.
Nella stessa condizione si trova l'animo circondato dalla selva di sentimenti avversi. Perciò alla mente occorre una buona dose di cura attenta per discernere e respingere i moti che provengono dalla potenza nemica.
Succede spesso che più d'uno si basi sulla propria forza e creda di potersi aprire da sé un sentiero attraverso la montagna coperta di boschi. Allo stesso modo, durante la preghiera, alcuni gettano grida scomposte come se mettessero la loro fiducia nei propri sforzi fisici. Ignorano l'astuzia del mondo dei sentimenti, e si immaginano che potranno pervenire alla perfezione con le proprie forze.
Ma ve ne sono altri che sorvegliano il proprio intimo e conducono la lotta unicamente all'interno di sé. Perspicaci e riflessivi come sono, possono porre azioni perfette, atterrare progetti e desideri indebiti, e camminare lungo le vie volute dal Signore.
L'anima che veramente ama Dio e il Cristo, proprio a motivo del desiderio insaziabile che la spinge verso il Signore, si comporta come se non avesse mai compiuto niente, quand'anche migliaia di opere buone fossero al suo attivo. Anche se ha macerato il corpo in veglie e digiuni, si reputa come se non avesse ancora cominciato a faticare per la virtù.
Mettiamo che quest'anima venga trovata degna di ricevere i vari doni dello Spirito, persino la rivelazione dei misteri celesti: tuttavia, lo sconfinato amore per Dio che la divora le fa credere di aver sempre le mani vuote.
Per tutta la giornata, nella fame e nella sete del Signore, perseverando con amore e con fede nella preghiera, rimane orientata verso la grazia e tende alla perfezione di ogni virtù.
L'amore dello Spirito celeste, che l'ha ferita, mediante la grazia produce in lei senza rallentamenti il desiderio infocato di possedere lo Sposo celeste. Ella vorrebbe essere giudicata degna di attuare con lui l'unione misteriosa, inesprimibile, definitiva, che e il frutto dell'azione santificatrice dello Spirito. A viso scoperto, gli occhi fissi continuamente sullo Sposo celeste, inondata da una ineffabile luce di cielo, l'anima si unisce con il Signore, attraverso un'esperienza indubitabile.
Configurata a lui nella morte, aspetta con ardore di essere sciolta dal corpo per essere con Cristo, nella ferma speranza che sarà liberata dal peccato e dal dominio tenebroso delle passioni, in virtù dell'azione dello Spirito Santo.
Allora, purificata dallo Spirito, resa santa d'anima e di corpo, ella diviene un puro vaso destinato a contenere l'olio celeste e dimora capace di accogliere il vero Re del cielo, Cristo stesso. Fin da questa vita e tempio puro dello Spirito Santo, degna di vivere la vita del cielo.