Quale scopo persegue l'economia dell'incarnazione del Dio Verbo? È uno scopo proclamato in tutta la Scrittura, che conosciamo grazie alla "lectio divina" ma che non sappiamo riconoscere. Eppure non è forse quello di renderci partecipi di ciò che è di Dio, dopo che Dio si è fatto partecipe di ciò che è nostro?
Per questo il Figlio di Dio divenne figlio dell'uomo: per fare di noi uomini i figli di Dio, innalzando per grazia la nostra stirpe a ciò che egli è per natura, col generarci dall'alto nello Spirito Santo e subito introdurci nel regno dei cieli; o, meglio, col farci dono di avere il regno dei cieli dentro di noi. Così noi non siamo nella speranza di entrare nel Regno, ma già lo possediamo, esultando nel grido: La nostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Col 3,3.
Come potremo glorificare Dio per un così grande dono? Non altrimenti da come egli fu glorificato nel Figlio. Le vie con cui il Figlio ha glorificato il Padre suo sono anche quelle con cui il Padre ha glorificato il Figlio. Seguiamole anche noi con ardore, per glorificare colui che ha accettato dì essere chiamato Padre nostro, che sei nei cieli Mt 6,2 e operiamo al fine di essere glorificati da lui con la gloria del Figlio, quella che aveva da lui, prima che il mondo fosse.
Queste vie sono la croce, cioè la morte a tutta la realtà mondana, le tribolazioni, le prove di ogni genere e il resto dei patimenti di Cristo. Se sopportiamo ciò con molta pazienza, imitiamo i patimenti di Cristo e con essi glorifichiamo il Padre nostro e il nostro Dio, come figli per grazia e coeredi di Cristo.
Fra tutti i miracoli e i prodigi che riguardano Cristo, uno specialmente eccede la capacità della mente umana e la riempie di stupore: la fragilità della nostra intelligenza non riesce a comprendere e neppure a intuire come si grande potenza della divina maestà, lo stesso Verbo del Padre, la stessa Sapienza di Dio, per mezzo, di cui sono state create tutte le cose visibili e invisibili, abbia potuto essere contenuta in quell'uomo che apparve in Giudea. Questo è l'oggetto della nostra fede; ma c'è di più: noi crediamo che la Sapienza di Dio è entrata nel seno di una vergine ed è nata come una piccola creatura che vagiva e piangeva come gli altri bambini.
Vediamo in Cristo aspetti così umani che lo rendono tanto vicino alla nostra fragilità, e altri invece così divini, che non convengono ad altri se non a quella prima e ineffabile natura della divinità. Di fronte a ciò l'umana intelligenza si arresta e, piena di immenso stupore, non sa dove dirigersi, a cosa afferrarsi. Perciò, con grande timore e reverenza dobbiamo accostarci alla contemplazione nello stesso Gesù della verità delle due nature, evitando di attribuire all'ineffabile essenza divina cose indegne o sconvenienti oppure attribuendo apparenze illusorie agli eventi storici.
Spiegare tali realtà a menti umane, cercare di esprimerle a parole, è impresa superiore alle mie forze, al mio linguaggio, alle mie capacità. Penso che superi persino le possibilità degli apostoli. Anzi, la spiegazione di questo mistero trascende forse tutto l'ordine delle potenze celesti.