San Bruno
SAN BRUNO E I CERTOSINI
Cammini di contemplazione

6 gennaio

EPIFANIA DEL SIGNORE

solennità

Adorazione dei Magi: immagine

Dalle "Omelie" di san Basilio Magno.

Hom. 6, In nativit. Christi. PG 31,1462.1471s.

Il Dio-Verbo, senza mai separarsi da se stesso venne ad abitare in mezzo a noi Gv 1,14; senza subire alcun mutamento, si fece carne; il cielo che lo conteneva non rimase privo di lui mentre la terra lo accoglieva nel suo seno.
Lasciati penetrare da questo mistero: Dio assume la carne proprio per distruggere la morte in essa nascosta. Come gli antidoti di un veleno, una volta ingeriti, ne annullano gli effetti, e come il buio in una casa è dissipato dalla luce che entra, così la morte che dominava sull'umana natura fu distrutta dalla presenza di Dio. E come il ghiaccio rimane solido nell'acqua finché dura la notte e persiste l'oscurità, ma tosto si scioglie al calore del sole; così la morte che aveva regnato fino alla venuta di Cristo, appena apparve la grazia di Dio Salvatore e sorse il sole di giustizia, fu ingoiata dalla vittoria 1 Cor 15,54 , non potendo coesistere con la Vita.

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Quella stella apparve in Oriente e incitò i magi a mettersi alla ricerca del neonato. Poi scomparve fino alla seconda apparizione in Giudea, mentre essi erano in preda all'angoscia: fu quello l'indizio per cui conobbero di chi era la stella, chi lei serviva e la faceva sorgere. La stella infatti li precedeva finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella essi provarono una grandissima gioia. Mt 2,9-10 Sentiamo anche noi in cuore questa grandissima gioia. E' quella che gli angeli annunziarono ai pastori. Adoriamo insieme coi magi, cantiamo gloria con i pastori, danziamo insieme con gli angeli, poiché oggi è nato a noi un Salvatore che è il Cristo Signore. Lc 2,10. Egli ci è apparso non nella sua condizione divina, per non spaventare la nostra debolezza, ma nella condizione di uno schiavo per liberarci dalla schiavitù.
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Chi sarà così vile e ingrato da non rallegrarsi ed esultare di gioia per un simile avvenimento? E' una festa comune a tutta la creazione: dà in dono al mondo le realtà che superano il mondo; manda arcangeli a Zaccaria sacerdote e a Maria, raduna cori d'angeli per cantare: Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama. Lc 2,14.. Scendono stelle dal cielo; magi si mettono in cammino da contrade pagane; la terra è contenuta in una grotta. Non ci sia nessuno che non abbia da offrire qualcosa, nessuno arrivi a tanta ingratitudine. Noi pure manifestiamo la nostra gioia: diamo alla festa il nome di "Teofania". Festeggiamo la salvezza del mondo, il giorno della nascita dell'umanità.

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Oggi è tolta la condanna di Adamo. Non si dirà più: Polvere tu sei e in polvere tornerai, Gn 3,19 ma unito a colui che è nei cieli sarai elevato al cielo. Non si udrà più la condanna: Con dolore partorirai figli Gn 3,16, perché è beata colei che ha dato alla luce l'Emmanuele e lo ha allattato. Ed eccone la ragione: Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità. Is 9,5. Il cuore mi si dilata, lo spirito zampilla come una sorgente, ma impacciata è la lingua e tartaglia per annunziare una gioia così travolgente. Pensate un poco: parlare in modo degno, divino, dell' Incarnazione del Signore! Parlare della divinità purissima, immacolata, anche se abita la terra. Essa corregge ogni imperfezione, senza contrarne alcuna. O abisso della tenerezza e dell'amore di Dio per gli uomini.

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Dai "Discorsi" di san Leone Magno.

Disc. 36,1 (6° dell'Epif.) S Ch 22b,267-269 -
33,5 (3° dell'Epif.) S Ch 22b,235-237

Già sapete, fratelli. che la grazia di Dio apparve nella fulgida stella e che la vocazione delle genti era inclusa in quella dei tre magi; sapete pure che nel re empio si annunziava la crudeltà dei pagani, e nel massacro dei fanciulli il modello di tutti i martiri.
Ma poiché in questo giorno dobbiamo rispondere alla vostra attesa col ministero sacerdotale della parola, ci sforzeremo come possiamo con l'aiuto dello Spirito di Dio, di giungere seguendo il percorso dell'intelletto, a comprendere che il mistero di questa festa appartiene ad ogni tempo e a tutti i fedeli. Non dobbiamo affatto reputare insolito un evento che adoriamo come antico, secondo l'economia temporale.
Ogni anima cristiana non deve pensare nulla che sia indegno della maestà del Figlio di Dio e ognuno deve superare i semplici rudimenti di una fede iniziale per progredire verso nozioni più alte; però non è necessario che la mente umana, debole com'è, esiti ad ammettere l'unione della divinità con la nostra natura dopo che Cristo ha assunto la reale natura di un uomo, né che stenti a raggiungere la conoscenza della divinità, che Cristo ha identica con il Padre, contemplando la sua nascita e gli sviluppi del suo corpo.

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Quando tra gli oscuri pensieri rifulge un raggio della luce dell'alto, allora lo splendore della verità rompa gli indugi della fede esitante, e il cuore libero e sciolto dalle realtà visibili, segua la luce dell'intelligenza, come una stella che fa da guida; poiché come dice l'Apostolo: Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre Fil 2,11, senza diffidenza ora la mente dei fedeli adori regnante col Padre colui che venera umilmente adagiato in una culla.
Questa manifestazione, dilettissimi, spazza le nubi delle anime dubbiose e fa conoscere il Figlio di Dio in modo che non debbano incontrare nessun ostacolo nel fatto vero ch'egli è anche figlio dell'uomo; infatti la sua manifestazione è la prerogativa della festa odierna. E l'infanzia del Salvatore afferma davvero la sua divinità, in quanto i sensi corporei dalle cose umane sono trasportati a quelle divine, sicché i segni della sua potenza innalzano gli spiriti depressi dai segni della sua debolezza.
Un tal soccorso era davvero necessario alla nostra natura e alla nostra causa: il genere umano non poteva essere restaurato da un abbassamento in cui fosse assente la maestà, né da una maestà a cui mancasse l'abbassamento.

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D'ora in poi, quando nel progresso di ogni fedele risplende la fedeltà ad osservare i comandamenti e si adempie la parola: Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendono gloria al vostro Padre che è nei cieli Mt 5,16, chi non comprende che è presente la divinità là dove vede apparire la virtù? Questa non esiste senza Dio e non ha in sé la prerogativa della divinità se non è impregnata dello Spirito del suo Creatore. Cristo infatti dice ai discepoli: Senza di me non potete far nulla. Gv 15,5. E' chiaro che l'uomo che opera il bene ha da Dio e il potere di condurre a termine l'opera e l'inizio della buona volontà.

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Se uno si scopre il cuore tutto intento all'amore di Dio e del prossimo, tanto da volere che pure i suoi nemici ricevano i beni che si augura per sé stesso, allora costui, chiunque sia, non può dubitare che Dio lo guida e abita in lui. Infatti coloro ai quali è detto: Il regno di Dio è dentro di voi cf Lc 17,21 non fanno nulla senza lo Spirito di colui dalla volontà del quale sono guidati. Sapendo dunque che Dio è carità, e che opera tutto in tutti, cf 1Cor 12,6, cercate la carità perché i cuori di tutti i fedeli si uniscano in un medesimo sentimento di casto amore. Le cose transitorie e le vanità non ci occupino; tendiamo con incessante brama a quello che rimarrà per sempre. E' necessario che il mistero della festa odierna sia perpetuo in noi e allora senza interruzione sarà celebrato se in tutti i nostri atti apparirà Gesù Cristo Signore che vive e regna con il Padre e lo Spirito Santo nei secoli eterni.

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Dal vangelo secondo Matteo: 12,1-12

Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: ''Dov'è il re dei Giudei, che è nato?"

Dai Discorsi del beato Giovanni d'Avila.

Disc.2 per Epif. Ediz. BAC, 1953, 11, 135s.

I re adorano il Bambino e immagino che gli bacino i piccoli piedi. Aprono poi i tesori: quando si incontra il Bambino prorompe la generosità. I Magi schiudono gli scrigni, tirano fuori tesori e non soltanto roba dozzinale; ognuno offre tanto oro, tanta mirra, tanto incenso.
E tu che offri a Dio? Non ho niente ... Supponi che il cielo sia chiuso per chi non possiede nulla? Anzi, è ancora più spalancato per chi non avrà da render conto, come il ricco, della condivisione di quanto gli fu elargito. Disgraziato chi s'ingozza di cibo ma è poco robusto: gli si formerà dentro un tumore che lo porterà alla tomba. Lo stomaco non ingerisce cibo solo per sé, ma per ripartirlo in tutto l'organismo. Possiedi una gran fortuna, ma la tua carità è troppo languida per essere condivisa? Te la terrai per te e diverrà la corda con cui sarai impiccato.

10

A Davide spettava presentare a Dio molte offerte, ma quando egli venne alla sua presenza, disse al Signore Sono io la tua offerta. cf Sal 39,7. Dio senz'altro apprezza di più un simile dono che non vitelli e montoni. Aprigli il cuore e gli avrai offerto un tesoro che lo colma di gioia. Dio, lui, ha già spalancato viscere e cuore; attraverso la piaga del suo costato, puoi scorgerne il cuore e l'amore. Schiudigli il tuo senza trincerarti. Sosta un momento a riflettere: Signore, il cuore ti fu squarciato da un colpo di lancia e io non ti amerò? Mi hai aperto il cuore e io non ti dovrò aprire il mio? L'offerta che ti presento è il mio cuore. Se glielo dai davvero, sarà stato una bella offerta; Dio apprezza di più un pochino del tuo cuore che non regali vistosi, privi d'affetto. Da' a Dio un po' del tuo cuore e sarà come se gli avessi offerto una catasta di oro. Vale di più un granello d'oro che una manciata di monetine; un boccone di vivanda prelibata che una caterva di cibi scipiti.

11

Un solitario domandò ad un anziano: Padre, da che cosa dipende che tu sia più santo, dato che io fatico, prego e faccio penitenza più di te? - Perché, rispose l'altro, io amo in misura maggiore.
Quando offriamo a Dio amore è come offrirgli oro. Qualcuno gemerà: Ho poco amore. Allora prega molto. Non hai oro? Offri incenso. L'incenso è la preghiera, come insegna Davide. Come incenso salga a te la mia preghiera, le mie mani alzate come sacrificio. Sal 140,2. Implora verso Dio: Signore, come potrei non amarti, non renderti onore, fare a meno di servirti? Ammetti di essere un pezzente e vieni davanti alla greppia per l'elemosina. Se non hai oro, offri preghiera. Non ho né oro né incenso. Offri la mirra. Signore, dice il salmista, ti offrirò olocausti con fragranza di montoni, immolerò a te buoi e capri. Sal 65,15. E io, Signore, ti offrirò grassi olocausti di amore e di dedizione.

12

Offrire il cuore a Dio significa presentargli una vacca grassa con il midollo delle ossa. Il midollo si fonde al contatto delle braci roventi. Più di ogni altro organo il midollo è riposto all'interno del corpo, chiuso in un osso così duro che neppure scoccando un dardo acuminato lo si trafigge. Anche l'amore di Dio va protetto con cura, come da un osso duro, dal fermo proposito di non far mai nulla di contrario. Niente deve intaccarlo. Ama davvero Iddio chi non riserva niente per sé. E tu, che puoi fare per il Bambino? Soffrire un poco attraverso la tua fatica. Lui, ancora piccino, ha già patito per te; e poi la croce lo tormentò di più della sofferenza che angustia te. Per uno è duro lavoro rinunciare alle critiche, per un altro aprire la borsa per l'elemosina. Offri questo a Dio: sarà come sacrificargli un bue, perché donare a Dio qualcosa che costi, vale l'offerta di un vitello grasso. Compiere per amore di Dio quanto è penoso, significa offrirgli mirra. E se saprai fargli questi doni, Dio nella sua bontà inesausta ti porrà tra le mani oro e incenso perché tu possa offrigli tesori degni di re. Il Signore per ora ti nutrirà con una sovrabbondanza di grazia e più tardi con la sua gloria. Non è questo il sogno di tutti? Che esso divenga realtà!

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