L'attenzione (ossia la vigilanza) è l'esichia costante del cuore, libera da ogni pensiero; sempre e perennemente essa respira e invoca Cristo Gesù, Figlio di Dio e Dio: lui solo. Con lui si schiera coraggiosamente contro i nemici, af-fermando con fede che solo lui ha il potere di perdonare i peccati.
Mediante l'invocazione che sta abbracciata continuamente a Cristo, il solo che conosca i cuori nel segreto, l'anima cerca di nascondere con ogni mezzo agli uomini il proprio diletto e l'intimo travaglio: lo fa perché il maligno non trovi possibilità d'introdurre in lei di soppiatto la sua malizia e cancelli l'opera più bella fra tutte.
Farà naufragio facilmente un pilota stolto in tempo di procella se, dopo aver cacciato via i marinai e buttato remi e vele in mare, lui stesso dorme; ma più facilmente sarà travolta dai demoni un'anima che ha trascurato la vigilanza e l'invocazione del nome di Gesù Cristo, quando incominciano gli assalti.
Bisognerebbe fuggire l'eccessiva familiarità come veleno d'aspide ed evitare le molte conversazioni come ser-penti e razza di vipere, poiché queste cose hanno la forza di stabilire l'anima nella completa dimenticanza del combat-timento interiore. Purtroppo la fanno discendere dalla gioia eccelsa della purezza del cuore.
L'esecrabile dimenticanza si oppone all'attenzione come l'acqua al fuoco e di ora in ora le diviene nemica sempre più forte.
Infatti dalla dimenticanza perveniamo alla negligenza, dalla negligenza al disprezzo, all'indolenza e alla sconvenien-te concupiscenza. E così ci volgiamo di nuovo indietro come il cane al proprio vomito.
Fuggiamo dunque l'eccessiva confidenza come veleno di morte; mentre il cattivo possesso della dimenticanza e di ciò che ne consegue, si cura con la scrupolosa custodia dell'intelletto e la continua invocazione del Signore nostro Gesù Cristo. Senza di lui non possiamo far nulla. Cf Gv 15,5.
Quando avremo cominciato a governare l'attenzione dell'intelletto, cercheremo di armonizzare l'umiltà con la vigilanza e uniremo la preghiera alla confutazione del maligno. Allora cammineremo bene sulla via della conversione, mettendo ogni studio a spazzare, adornare e pulire la casa del nostro cuore dalla malignità con l'adorabile e santo nome di Gesù, come luce di lampada.
Ma se avremo fiducia solo nella nostra vigilanza o attenzione, ben presto spinti dai nemici ci volteremo indietro, ca-dremo ed essi, fraudolenti e astutissimi, ci atterreranno.
Verremo così ancora più impigliati dalle loro reti, cioè dai pensieri cattivi; o anche saremo sgozzati facilmente da lo-ro, perché non abbiamo la forte spada del nome di Gesù Cristo.
Solo questa sacra spada, roteata molto saldamente, in un cuore solitario, sa radunarli e farli a pezzi, arderli e renderli oscuri, come fa il fuoco con la paglia. Ma c'è di più: proprio in questa vittoria, il nome di Gesù diventa perfettamente sensibile e insegna al cuore sperimentato del lottatore che Dio in persona è il nostro aiuto: lui purifica il cuore da ogni immagine diabolica perché davanti a lui tutto cede e gli è sottomesso.
Gli inesperti sappiano anche questo: non possiamo in alcun modo vincere i nemici incorporei e invisibili, che vogliono il male e sono saggi nel danneggiare, veloci, leggeri ed esperti in guerra, dai tempi di Adamo fino ad oggi, poiché siamo esseri corporei, pesanti e piegati a terra col corpo e col pensiero; questo è possibile solo per mezzo della perpetua vigilanza dell'intelletto e dell'invocazione di Gesù Cristo, Dio e creatore nostro.
E per gli inesperti bastano la preghiera di Gesù e l'impulso a provare e conoscere il bene; per gli esperti, la pratica, la prova e il sollievo del bene sono il migliore costume e maestro. In realtà, dall'esperienza noi apprendiamo il grande bene della continua invocazione del Signore Gesù contro i nemici spirituali qualora si voglia purificare il proprio cuore. E vedi come concorda l'esperienza con la testimonianza della Scrittura: Preparati all'incontro con il tuo Dio, o Israele, Am 4,12 dice Amos profeta. E anche l'Apostolo afferma: Pregate incessantemente. 1 Ts 5,17
Dal ricordo e dalla invocazione continua del Signore nostro Gesù Cristo risulta uno stato divino nel nostro intel-letto, se non trascuriamo la continua supplica interiore a lui e la stretta vigilanza con un impegno stabile. Davvero, fac-ciamo di avere sempre da compiere l'opera dell'invocazione di Gesù Cristo, nostro Signore, opera da ricominciare sem-pre senza posa. Gridiamo con cuore di fuoco così da ricevere in parte il santo nome di Gesù.
La continuità infatti è madre dell'abitudine, sia per la virtù sia per il vizio, e l'abitudine poi ha forza di natura.
E l'intelletto, giunto a tale stato, cerca i nemici, come un cane che va a caccia della lepre nella boscaglia. Ma il cane cerca la selvaggina per divorarla, l'intelletto invece per annientare i nemici.
Con la preghiera continua il cielo della mente si conserva puro dalle nubi tenebrose, dai venti degli spiriti del male. E quando il cielo del cuore si conserva puro, non è possibile che non si accenda in esso la divina luce di Gesù. Se invece siamo gonfi di vanagloria, di alterigia, di ostentazione, tentiamo di sollevarci verso ciò che è irraggiungibile e ci troviamo senza soccorso da parte di Gesù. Perché Cristo, esempio di umiltà, odia tali cose.
Dunque, se vuoi veramente coprire di vergogna le immaginazioni e vivere l'esichia, avendo un cuore vigilante con facilità, la preghiera di Gesù si unisca al tuo respiro; in pochi giorni vedrai questo verificarsi.
Con il cuore istruito nella sapienza, cerchiamo di vivere sempre, secondo il salmista, respirando di continuo Cristo Gesù, potenza e sapienza di Dio. 1 Cor 1,24
Se svigoriti da una qualche circostanza avversa, trascureremo l'attività spirituale, il mattino seguente di nuovo cin-giamo bene i fianchi dell'intelletto, e ricominciamo ancora con forza l'opera, sapendo che non c'è possibilità di una di-fesa per noi che abbiamo conosciuto il bene se non lo facciamo.
Veramente beato colui che si è così congiunto nella mente alla preghiera di Gesù e lo invoca senza interruzione nel cuore, come l'aria è unita ai nostri corpi o come la fiamma alla cera. E il sole passando sopra la terra farà giorno, ma il santo e adorabile nome del Signore Gesù, risplendendo di continuo nella mente, genererà innumerevoli pensieri fulgidi come il sole.
Sii sempre occupato nel tuo cuore col pensiero umile e il ricordo della morte, il biasimo a te stesso, la confuta-zione del maligno e l'invocazione di Gesù Cristo. Se camminerai ogni giorno sobriamente con queste armi, per la via stretta ma lieta e gioiosa della mente, perverrai alla santa contemplazione degli eletti. Riceverai la luce dei profondi mi-steri da Cristo, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza, Col 2,3 in cui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità. Col 2,9 Accanto a Gesù sentirai che lo Spirito santo ha invaso la tua anima; da lui riceve la luce l'intelletto dell'uomo, per vedere a volto scoperto. Nessuno può dire "Gesù è Signore" se non sotto l'azione dello Spirito Santo. 1 Cor 12,3. Questo garantisce misticamente ciò che l'invocazione ricerca.
Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù".
Tu credi nell'unico Signore nostro Gesù, Figlio unigenito di Dio. Diciamo che Gesù Cristo e unico perché unica è la filiazione. Diciamo "unico", perché tu non abbia a distinguere in molti figli una realtà che ha molte denominazioni.
Egli è detto Porta, Gv 10,7 però il nome non ti deve far pensare a un oggetto di legno; si tratta invece di una porta spirituale, viva, che opera una cernita tra quelli che vi entrano.
E' detto Via: Gv 14,6 non però una via che con i piedi si calpesta, ma quella che conduce al Padre dei cieli.
E' detto Agnello, At 8,32; Is 53,7 ma non è irragionevole, perché con il suo prezioso sangue purifica dai peccati la terra; agnello che è condotto dal tosatore e sa far silenzio se occorre.
Agnello che è pure detto Pastore, Gv 10,11 poiché colui che affermò: Io sono il buon Pastore è agnello a motivo della sua natura e pastore a causa della sua misericordiosa divinità.
Potremmo continuare elencando molti altri nomi; tuttavia, se essi sono numerosi, unico è il loro contenuto.
Unico è il Signore Gesù Cristo, e il suo nome ammirabile fu preannunziato indirettamente dai profeti. Di-ce Isaia: Ecco, arriva il tuo salvatore; ecco, ha con sé la sua mercede. Is 62,11 Ora, Gesù in ebraico significa Salvato-re; la grazia profetica, prevedendo l'uccisione di lui da parte dei Giudei, nascose il suo nome, perché non fossero più pronti a insidiarlo qualora lo avessero conosciuto. Gesù invece ricevette il nome non da uomini ma - è evidente - da un angelo; e questi non venne di suo arbitrio, ma, inviato da Dio a Giuseppe, gli disse: Tu lo chiamerai Gesù. Dandone poi subito la motivazione, soggiunse: Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati.
Rifletti attentamente: se ancor prima di nascere aveva un popolo, vuol dire ch'egli esisteva già prima della nascita. Il Si-gnore dal seno materno mi ha chiamato, Is 49,1 dice il profeta, sostituendosi a Cristo, appunto perché l'angelo doveva an-nunziare da parte di Dio ch'egli avrebbe avuto nome Gesù.
In ebraico Gesù significa Salvatore, mentre in greco vuol dire colui che risana. Davvero Cristo è il medico delle anime e dei corpi, colui che cura gli spiriti. Risana le pupille dei ciechi e dona luce agli intelletti; è medico degli zoppi visibili e conduce a penitenza i piedi dei peccatori, dicendo al paralitico: Non peccare più. E: Prendi il tuo lettuccio e cammina. Gv 5,14.8.
Siccome il corpo era diventato paralitico per il peccato dell'anima, Cristo curò prima lo spirito, per ridare poi la salute anche alle membra. Quindi, se uno giace ammalato spiritualmente per le sue colpe, ha il medico; e se uno ha ancora poca fede gli dica: Aiutami nella mia incredulità. Mc 9,24 E se uno è affetto da infermità fisiche, non si scoraggi, perché Cristo cura anche queste ferite; si accosti, riconoscendo che Gesù è il Signore.
Gli Ebrei ammettono infatti ch'egli è Gesù, ma poi negano che sia Cristo. Perciò l'Apostolo afferma: Chi è il men-zognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo? 1 Gv 2,22
Questo Gesù Cristo è colui che si presenta come il sommo sacerdote dei beni futuri che, per la magnificenza della sua divinità, rende anche noi partecipi del suo nome. I re della terra comunicano agli uomini il titolo della loro re-galità. Gesù Cristo, invece, che è il Figlio di Dio, ci ha resi degni di essere chiamati cristiani.
Se uno prima non credeva, ora creda; se uno era già fedele, d'ora in poi progredisca nella fede e riconosca colui del quale porta il nome. Sei detto cristiano: rispetta il tuo nome. Non avvenga mai che per colpa tua sia bestemmiato il Si-gnore nostro Gesù, il Figlio di Dio. Piuttosto splendano le tue opere davanti agli uomini, perché vedendole, essi glorifichino il Padre che è nei cieli. Cf Mt 5,16
A lui sia gloria ora e per i secoli eterni. Amen.