Soltanto la luce divina può far conoscere all'uomo la nascita di Dio nel suo cuore (28) e insegnargli la vera adorazione (27), anche se egli può sempre esimersi da bene disporsi a questo fine (26). L'incarnazione è un grande mistero (29. 30), ma grazie ad essa riceviamo il battesimo di rigenerazione (31) e ci è offerta la beatitudine (32).
I Magi, prostratisi, adorarono il Bambino. Mt 2,11. Anche tu farai lo stesso. I Magi, questi tuoi maestri, ti insegnano un elemento del culto divino, in che modo cioè devi adorare Dio.
Prostratisi, lo adorarono, dice il vangelo. Tu, invece, non fai così; entri nella casa di preghiera, la casa dove Gesù è adorato, e subito, fiacco e svogliato, ti siedi o ti afflosci come gravato da un peso. Anzi, ti sistemi con disinvoltura, quasi con accuratezza, ma non per pregare, bensì per dormire. Quanto alle preghiere stesse ? ammesso che siano preghiere ? e ai salmi, li percorri ad una tale velocità che tagli i versetti dimezzandoli quasi. Salomone piegò le ginocchia in terra, quando il tempio fu terminato e lui, indefesso interlocutore di Dio, dette libero corso a una lunga preghiera. Davide si descrisse nella preghiera come uno che è prostrato nella polvere, il corpo steso a terra. cf Sal 43,26. Tutta la sua persona era impegnata nell'adorazione, tanto da esclamare: Venite, prostrati adoriamo, in ginocchio davanti al Signore. Sal 94,6.
Forse ti è troppo difficile imitare addirittura dei re che nel bel mezzo dell'agitazione e degli assilli di corte seppero pregare con tale devozione e simile fervore? Imita almeno i Magi: Prostratisi, lo adorarono!
Dov'è il re dei Giudei che è nato? Mt 2,2. Noi vogliamo adorarlo e offrirgli i nostri mistici doni: l'oro, l'incenso e la mirra.
L'anima ragionevole può giungere con il solo lume naturale a conoscere che Dio esiste. Ma chi è Dio, dov'egli stia, le è del tutto sconosciuto e nascosto, e non ne sa assolutamente nulla.
Ciò dà all'anima santa e religiosa un amabile desiderio di cercare Dio con ardente sollecitudine, per sapere chi è quest'Essere che le è così velato e nascosto.
In tale diligente ricerca, si leva repentina per lei una stella, cioè una luminosità e uno splendore di grazia celeste, che sembra dirle interiormente: "Egli è nato".
Nello stesso tempo questa luce indica anche il luogo della nascita, ciò che nessuna luce naturale potrebbe indicare mai. Molte persone vogliono ricercare questa nascita con il solo lume della ragione, e tutte sono costrette ad arrestarsi smarrite; di lì non ne viene fuori nulla. Soltanto la luce divina che ha annunziato questa nascita potrà farne conoscere all'uomo la natura e il luogo dov'è avvenuta. Quando però la ragione evade da se stessa, rinunzia a sè e si trasforma nel puro e nudo spirito, allora brilla unicamente quella stella divina. E soltanto a ciò tende la vita di tutti gli uomini, nel disimpegno da tutto il resto e nella semplicità.
Dio è la somma luce. Incomprensibile per il nostro intelletto, intraducibile nelle nostre parole, egli illumina ogni natura dotata di ragione; Dio è per l'intelletto ciò che il sole è per i sensi: quanto più noi siamo purificati, tanto più egli sì manifesta a noi; più ne abbiamo l'esperienza intuitiva, più l'amiamo, e più l'amiamo, meglio anche lo possiamo comprendere.
Diventiamo allora come specchi che riflettono quella luce divina, che si diffonde pochissimo per coloro che si tengono fuori dal suo irradiamento. Questa luce è quella che si contempla nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo.
Ma era pure una luce la colonna di fuoco che guidava Israele nella marcia e mitigava i rigori del deserto: una luce il carro di fuoco che ghermì Elia senza bruciarlo; una luce la luminosità che avvolse i pastori quando l'increato si congiunse col tempo.
Fu una luce quel bagliore della stella che precedeva i Magi verso Betlemme. Serviva loro da guida e faceva da scorta alla Luce che, pur restando superiore, è scesa fino a noi per vivere con noi e unirsi alla nostra natura.
Sempre una luce fu la divinità che gli apostoli intravidero di sfuggita sul monte e il cui splendore fu troppo vivo per l'occhio umano. Luce infine, e più che mai luce, lo splendore del battesimo che contiene il grande e stupefacente mistero della nostra salvezza.
Il Verbo di Dio fu generato secondo la carne una volta per tutte. Ora, per la sua benignità verso l'uomo, desidera ardentemente di nascere secondo lo spirito in coloro che lo vogliono e diviene bambino che cresce con il crescere delle loro virtù. Si manifesta in quella misura di cui sa che è capace chi lo riceve.
Non restringe la visuale immensa della sua grandezza per invidia e gelosia, ma saggia, quasi misurandola, la capacità di coloro che desiderano vederlo. Così il Verbo di Dio, pur manifestandosi nella misura di coloro che ne sono partecipi, rimane tuttavia sempre imperscrutabile a tutti, data l'elevatezza del mistero.
Per questa ragione l'Apostolo di Dio, considerando con sapienza la portata del mistero, dice: Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi è sempre, Eb 13,8 intendendo dire in tal modo che il mistero è sempre nuovo e non invecchia mai per la comprensione di qualsiasi mente umana.
Cristo Dio nasce e si fa uomo, prendendo un corpo dotato di un'anima intelligente, lui, che aveva concesso alle cose di uscire dal nulla. Dall'oriente una stella che brilla in pieno giorno guida i Magi verso il luogo dove il Verbo ha preso carne, per dimostrare misticamente che il Verbo contenuto nella legge e nei profeti supera ogni conoscenza dei sensi e conduce le genti alla suprema luce della conoscenza.
L 'Emmanuele è uno, e in lui vi è l'una e l'altra natura, cioè Dio è l'uomo; perciò egli ha compiuto veramente ciò che è proprio dell'una e dell'altra natura, operando ora questo ora quello di ciò che ha compiuto.
In quanto Dio ha compiuto ciò che è divino, in quanto uomo ciò che è umano, volendo mostrare se stesso Dio e uomo insieme. Siccome dunque compie tanto le opere divine quanto quelle umane, in lui non vi è uno che ha operato miracoli e un altro che abbia portato a termine imprese umane e abbia affrontato le passioni; ma uno e il medesimo è il Cristo che ha compiuto cose divine e umane, cioè il Figlio di Dio è il figlio dell'uomo, anche se Cristo ha avuto azioni comuni in modo inseparabile e indiviso.
Ma occorre capire la qualità delle opere stesse, contemplare sempre a quali cose sia innalzata l'umiltà della carne e a quali sia abbassata l'altezza della divinità; allora, scorrendo il vangelo, apparirà che la carne non fa nulla senza il Verbo, né il Verbo porta a compimento qualcosa senza la nostra carne.
Colui che la Vergine ha concepito è dato alla luce non può esistere senza la potenza del Verbo; ma nemmeno colui che nasce non può esistere senza la varietà della carne, sicché giace avvolto tra le fasce ed è deposto nella mangiatoia. È proprio della divinità quel che viene adorato dai magi mentre una stella fa da guida; ed è proprio dell'umanità il fatto che il bambino fuggendo venga condotto in Egitto per non essere preso.
Fratelli, è necessario riflettere attentamente su ogni aspetto, fino a che ci sia dato di comprendere che in Cristo la pienezza della divinità è unita all'uomo e la pienezza dell'umanità è assunta in Dio.
Beati:quelli che hanno accolto Cristo venuto come luce nelle tenebre, perché sono divenuti figli della luce e del giorno.
Beati quelli che ogni giorno si nutrono di Cristo con la contemplazione e la conoscenza, perché saranno purificati da ogni macchia nell'anima e nel corpo, come il profeta Isaia lo fu con il carbone ardente.
Beati quelli che ogni istante gustano questa luce ineffabile, spalancando la loro intelligenza, perché si comporteranno onestamente, come in pieno giorno, Rm 13,13 e passeranno tutta la loro esistenza nella serenità.
Beati quelli che vivono stabilmente nella luce di Cristo, perché fin d'ora sono suoi fratelli e coeredi e lo saranno per sempre.
Beati quelli che hanno acceso la luce nel proprio cuore e non l'hanno lasciata spegnere, perché dopo questa vita andranno raggianti incontro allo sposo e, portando la lampada accesa, entreranno con lui nella camera nuziale.
Beati quelli che si sono avvicinati alla luce divina, vi sono penetrati e sono divenuti interamente luce, penetrati e assorbiti da essa, perché si sono spogliati interamente del loro abito impuro e non piangeranno più lacrime amare.
Beati quelli che vedono la loro veste brillare come se fosse Cristo, perché saranno colmati per sempre d'una gioia ineffabile e, sbalorditi, piangeranno di felicità davanti alla prova che sono già divenuti figli ed eredi della risurrezione.