San Bruno
SAN BRUNO E I CERTOSINI
Cammini di contemplazione

ciclo B

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Primo giorno feriale

Dai Discorsi di Isacco della Stella.

Sermo 1,17-19. SC 130,94-96.

La Sapienza di Dio, il Figlio per natura, la destra del Padre, la bocca che proclama la verità, annunzia che i poveri sono beati, cf Mt 5,3 destinati ad essere re nel Regno eterno.
Il Verbo di Dio sembra dire: "Voi cercate la beatitudine, ma non sta dove la cercate. Voi correte, ma fuori strada. Ecco la via che conduce alla felicità: la povertà volontaria per causa mia. Ecco la beatitudine: il regno dei cieli in me. Correte molto, ma male; più andate veloci, maggiormente smarrite la strada giusta. La via è la povertà, non la beatitudine; questa via si percorre per giungere alla mèta".
Non temiamo, fratelli; ascoltiamo da poveri il Povero che ai poveri raccomanda la povertà. Crediamo alla sua esperienza. Povero egli nacque, povero visse, povero morì. Volle morire, non arricchirsi. Crediamo perciò alla Verità che ci indica la strada che conduce alla vita. È una via ardua ma breve, mentre la beatitudine sarà eterna. È una via stretta, ma che conduce alla vita e guida al largo i nostri passi. Tuttavia è un cammino scosceso perché si inerpica: non camminiamo forse verso il cielo?
Di qui la necessità di alleggerirci da ogni peso nel nostro andare. Che vogliamo? Cerchiamo davvero la felicità? La Verità ci mostra la vera beatitudine. Vogliamo sul serio la ricchezza? Il re divino distribuisce i regni e fa i re.

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Secondo giorno feriale

Dai Discorsi di san Pier Damiani.

Sermo 45. PL 144,743.744.747.

Elisabetta esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne.. e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?". Lc 1,42-43. Nessuna lingua mortale potrà mai glorificare degnamente colei da cui ha preso carne il mediatore tra Dio e gli uomini. Nessun elogio umano può essere all'altezza di colei il cui seno purissimo ha dato il frutto che è il nutrimento delle nostre anime.
Considerate, fratelli, considerate con sollecitudine questo piano della nostra redenzione, e, con l'orecchio del cuore, ascoltate la tenerezza di Dio che si è chinato su di noi.
È prerogativa della Vergine Madre avere concepito Cristo nel suo seno, ma è retaggio universale di tutti gli eletti portarlo con amore nel proprio cuore. Beata, anzi beatissima la donna che ha portato in seno Gesù per nove mesi. Ma beati pure noi, se ci prendiamo cura di portarlo costantemente in cuore.
Fu causa di stupore sconfinato il concepimento di Cristo nel grembo di Maria, ma non deve stupire meno il vederlo diventare l'ospite del nostro cuore. È questo il senso della testimonianza di Giovanni: Ecco sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui cenerò con lui ed egli con me. Ap 3,20
A questo punto, fratelli, consideriamo qual è la nostra dignità e la nostra somiglianza con Maria. La Vergine, concepì Cristo nelle sue viscere di carne, e noi lo portiamo in quelle del cuore. Maria nutrì Cristo dando alle labbra di lui il latte del proprio seno, e noi possiamo offrirgli il cibo sempre nuovo di buone azioni che sono la sua delizia.

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Terzo giorno feriale

Dai Discorsi di Ambrogio d'Autpert.

In festo Assumptionis B. Mariae 8-10. PL 39,2132-2133.

Subito dopo aver detto: L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta, la Vergine Maria aggiunge: In Dio, mio salvatore. Lc 11,45-47. Quasi dicesse: "Esaltando il Signore, l'anima mia non trasalisce di gioia in uno qualunque ma soltanto in colui ch'ella esalta con tutto il suo amore”.
Maria conosce bene che esiste un'altra gioia, biasimevole questa, in cui il mondo si rallegra, benché sia una gioia che lo precipita - com'è noto - nell'afflizione.
Anche l'apostolo Paolo Rm 14,17 non parla di una gioia banale, quasi la prima venuta nel cuore dei santi, ma specifica che è la gioia dello Spirito Santo. Sì, gli eletti si rallegrano nella speranza quando comincia per loro il tempo della prova attraverso le avversità e le amarezze di quaggiù. Essi non si lasciano invaghire dalle false prosperità, sicuri come sono dell'esistenza di un'altra realtà che non soggiace né al tempo né allo spazio e neppure alla contingenza.
Il Signore stesso disse ai discepoli: Beati voi quando vi insulteranno. Rallegratevi ed esultate. Mt 5,11.12 Tuttavia chi segue Cristo non potrebbe sopravvivere alle sventure e alle più nere angosce e tanto meno rallegrarsene, se egli non avesse un vero cuore di povero davanti a Dio e davanti agli uomini. Ci vuole un cuore povero, quello che Gesù ci ha dato in esempio allorché disse: Imparate da me che sono mite e umile di cuore. Mt 11,29
Capite allora per quale ragione Maria benedetta proclama che tutte le generazioni la diranno beata. Perché Dio ha posto gli occhi sulla sua umiltà. Proprio così, l'umiltà di Maria è diventata la scala del cielo, grazie a cui Dio è sceso sulla terra.

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Quarto giorno feriale

Omelia attribuita a san Massimo di Torino.

Homelia 65. PL 57, 385-386.

Fratelli, quale mistero della fede religiosa è più glorioso e insigne di questo? La sterile concepisce, il muto parla, bambini nascosti nel grembo materno preannunziano il futuro gaudio dell'universo. Sotto l'antica legge l'uomo mortale non poteva mantenere la sua natura ordinata verso Dio, fino a quando per una nuova grazia dell'alto fu offerto a tutti un nuovo mistero di salvezza.
Ecco dunque Giovanni, di cui Isaia profetò dicendo: Una voce grida: "Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio”. Is 40,3
Molto opportunamente è detto "voce" colui che a gran voce dà questo lieto annunzio: il Figlio unico di Dio è venuto dal cielo assumendo la nostra carne umana. Davvero il precursore è "voce", perché al suo annunzio squillante i mortali, sordi da gran tempo, cominciano a udire il segnale del loro riscatto. Giovanni Battista, come aveva sciolto la lingua del padre diventato muto, così rende gli orecchi degli uomini capaci di accogliere l'annuncio della salvezza.
Giovanni grida nel deserto, dove la sua predicazione non è disturbata dal chiasso di una folla straripante o dagli scherni degli increduli; nella steppa solitaria possono udirlo soltanto coloro che nell'unico intento di rendere culto a Dio cercano l'araldo della parola che salva. E colui che annunziò loro la verità, non esiterà di rimproverare a Erode le illecite nozze, incurante di offendere un re. Egli non rifuggirà neppure lo squallore del carcere o la morte di spada ad opera del tiranno.
Ascoltiamo ancora un momento, fratelli, che cosa predicava a vantaggio di noi tutti l'araldo del Salvatore: Preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Che vuol dire preparare la via al Signore se non offrire al Giudice che scende dal cielo la dimora di un cuore semplice, purificato dalla colpa? Raddrizzare i sentieri di Dio è l'invito perché tu disponga il cammino della tua vita in modo che il Signore si compiaccia volentieri di percorrerlo quando verrà a te nella sua bontà.

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Quinto giorno feriale

Dalle Omelie di Severo di Antiochia.

Homelie 63.P0 8, 294-295.298.

Il profeta Zaccaria aveva un tempo vaticinato l'apparizione del Verbo, divenuto uomo per causa nostra: Ecco un uomo il cui nome è Sole che sorge; egli dal di sotto spunterà. Zc 6,12 Volgata
Una verità profonda è racchiusa in questo oracolo; il profeta dice infatti che il nome del Messia è Sole che sorge, e in realtà, il Verbo è la luce della luce del Padre, quella che illumina ogni uomo. Gv 1,9
Il suo nome rivela la sua origine. Caratteristica della luce del sole è illuminare dall'alto e proiettare i suoi raggi su quanto deve rischiarare. Ma poiché il Sole di giustizia, la luce inaccessibile, si è fatto uomo incarnandosi, è davvero spuntato dal basso. Quando assunse la condizione di schiavo e si umiliò di sua spontanea volontà, egli si mostrò progressivamente, per brillare infine in tutto lo splendore della divinità. Ecco perché Zaccaria annunziava così il prodigio: Ecco un uomo il cui nome è Sole che sorge; egli dal di sotto spunterà. Colui che ha tutto creato, è venuto a restaurare e ricreare, mediante la sua incarnazione divina, non un'altra creatura, ma quella che era caduta e aveva subito la corruzione del peccato. Egli si è calato spontaneamente come fermento in tutta la massa dell'umanità, è divenuto il secondo Adamo. Con la sua risurrezione ci ha liberati e ci ha fatto passare dalla condizione mortale e terrena, che era la nostra, alla vita incorruttibile del cielo.

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Sesto giorno feriale

Dalle Omelie di Origene sul vangelo di Luca.

Homelies sur saint Luc, hom 22. SC 87,301-302.

Non è Giovanni che ha riempito ogni burrone, cf Lc 3,5 ma il nostro Signore e Salvatore. Ognuno di noi osservi quello che era prima di avere la fede: si accorgerà che era un burrone profondo, un burrone in pendio che sprofondava negli abissi. Ma quando è venuto il Signore Gesù e ha inviato quale suo vicario lo Spirito Santo, ogni burrone è stato colmato. È stato riempito con le buone opere e i frutti dello Spirito Santo. La carità non lascia che in te resti un burrone, perché, se possiedi la pace, la pazienza e la bontà, non soltanto cesserai di essere un burrone, ma comincerai a diventare "montagna" di Dio. Il testo citato da Luca continua: I passi tortuosi siano diritti. Ognuno di noi era tortuoso - ammesso che oggi non lo sia più - e la venuta di Cristo, che si è compiuta anche nella nostra anima, ha raddrizzato tutto quello che era tortuoso. A che ti serve infatti che Cristo sia venuto un tempo nella carne, se non è venuto anche nella tua anima? Preghiamo perché ogni giorno il suo avvento si compia in noi e possiamo dire: Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Gal 2,20. Se Cristo vive in Paolo e non vive in me, che vantaggio ne ho? Ma quando egli sarà venuto anche in me e io ne gioirò come ne ha gioito Paolo, anch'io potrò dire come Paolo: Non sono più io che vivo ma Cristo vive in me. Consideriamo ancora tutto quello che è annunziato all'avvento di Cristo. Niente al mondo era più aspro di te. La tua condotta era ingiusta, ingiuste le tue parole e le tue opere. Ma è venuto il mio Signore Gesù, ha spianato le tue asperità, ha mutato in strade dritte tutto il tuo disordine, perché in te sorgesse una strada senza inciampi, un cammino dolce e puro, lungo il quale in te Dio Padre potesse procedere e Cristo Signore in te potesse fissare la sua dimora e dire: Io e il Padre mio verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Gv 14,23 Il testo continua: Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio! Lc 3,6 Uomo, un tempo eri carne; ebbene, mentre eri carne, anzi mentre ancora sei carne, ecco il prodigio, vedi già la salvezza di Dio.

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