L'esempio del Battista e il suo insegnamento ci propongono la quiete della solitudine per raggiungere l'unione con il Verbo (14), la cui incarnazione fu preparata e preannunziata durante lunghi secoli, da patriarchi e profeti (15). Da parte nostra, il riconoscimento del nostro nulla ci dispone a vedere il Signore, perché egli si china verso di noi (16. 17).
Al gruppetto di sacerdoti e di leviti Giovanni Battista afferma di sé ciò che quelli non avrebbero mai
immaginato: Io non sono il Messia, ma colui che Isaia interiormente udì gridare che si preparasse una strada
per il Signore, giacché il Signore è lì, lui, il Messia. Vi grido dunque:
Preparate la via al Signore. Is 40,3. Poiché io sono così grande che i profeti parlarono di me, poiché essi poterono scambiarmi per il Messia che attendete, bisognerà credermi quando vi additerò il Messia. La voce ha per scopo di far udire la parola. Quanto a me, sono nato per far riconoscere il Messia presente, la Parola di Dio incarnata.
Che griderò? Preparate la via al Signore, perché il Signore è sempre identico a se stesso, ma volendosi conformare alle variazioni della nostra vita mutevole, si impegna in un'opera grandiosa. Adesso, è per strada: eccolo che esce come sposo dalla stanza nuziale, esulta come prode che percorre la via. Sal 18,6. Donde viene? Dove si dirige? Viene dall'alto del cielo e torna nell'alto del cielo. Non rizzate ostacoli sulla sua via, non contrastate e non opponete resistenza al suo passare".
La sposa che vagheggia non soltanto di toccare Gesù, ma di stringere, di afferrare. il Verbo della vita, sceglie la solitudine e il segreto della notte. Occupazione eccellente quella di cercare o tenere Gesù, ma per dedicarvisi occorrono tempo e luogo propizi. Ora, che vi è di più propizio per l'esercizio dell'amore del segreto e della notte? Se non si ha un cuore tranquillo e nella pace, non si può cercare, né pretendere di trovare il godimento della Sapienza; verso di lei non può dirigersi uno sguardo inquieto.
La pace passa in primo luogo e sopra tutto il resto come preparazione efficace per la contemplazione. Come potrebbe l'occhio offuscato dalla collera o agitato dalle preoccupazioni vedere quella luce inaccessibile che soltanto gli spiriti calmi scorgono? La sua dimora sta nella pace. Bisognerà perciò che tu cominci col conquistare quel luogo, per potere cogliere al volo il Diletto dell'anima tua o cercarlo se egli è scomparso.
È un fatto che tutti possono notare: quando ritroviamo la quiete, torniamo a sentire più forte la presa dell'amore divino. Invece l'abitudine degli assilli mondani rende il cuore quasi insensibile e fascia la mente con una specie di callosità.
Per slanciarsi in cerca del Signore ci vuole la carità che si effonde da un cuore puro e da una buona coscienza. Grande è la forza dell'amore!
Tutti gli uomini erano divenuti vittime del crescente torpore della malizia; come in preda a una terribile ubriacatura, la maggior parte dell'umanità vagava fra tenebre e ombre.
La Sapienza, allora, figlia primogenita e primogenita opera di Dio, il Verbo in persona, lui che a tutto preesiste, in uno slancio d'amore per gli uomini si manifestò a quegli esseri inferiori. Lo fece per mezzo di apparizioni angeliche oppure mostrandosi egli stesso come potenza salvifica di Dio. Nei tempi antichi apparve infatti a uno o all'altro dei fedeli di Dio, e si celò dietro sembianze umane, poiché essi non avrebbero potuto vederlo in altro modo.
Grazie a questi amici di Dio, furono gettati nella massa dell'umanità i semi della religione, di cui il popolo disceso dagli antichi Ebrei divenne il devoto depositario. Ma la moltitudine del popolo eletto degenerò dai costumi dei padri. E Iddio, per il tramite del profeta Mosè, gli inviò figure e simboli di un sabato misterioso, oltre alla circoncisione e ad altri precetti spirituali; sottrasse loro però la chiara interpretazione di quei misteri.
La legislazione promulgata agli Ebrei si diffuse presso tutti gli uomini come profumo di soave odore; la maggior parte dei popoli, grazie all'opera di legislatori e di sapienti, corresse la propria indole selvaggia e feroce, rendendo meno aspri i suoi costumi. Ne scaturì una pace profonda, un'amicizia ricca di scambievoli rapporti.
Tutta l'umanità, tutte le genti della terra furono predisposte per la conoscenza del Padre. Ed ecco il maestro delle virtù, il ministro del Padre in ogni bene, il Verbo divino e celeste, apparve, agli inizi dell'impero di Roma, tramite un uomo in nulla fisicamente diverso da noi.
Egli compì e sofferse tutto ciò che i profeti avevano vaticinato. Questi infatti avevano predetto che sarebbe venuto sulla terra un uomo-Dio, il quale avrebbe compiuto opere straordinarie e insegnato a tutte le genti il vero culto da rendere al Padre.
I messaggeri domandarono a Giovanni chi egli fosse.
Che rispose il principe celeste, la stella del mattino, l'arcangelo? Il Battista rispose: Non sono. cf Gv 1,20-21. Egli confessò e non negò la sua vera identità.
"Non sono". Proprio il contrario degli uomini, i quali vorrebbero: rinnegare il proprio nome. In generale, tutti i nostri sforzi tendono a questo: come sconfessare e nascondere la nostra povera identità. Solitamente tutti vogliamo ad ogni costo essere o apparire qualcosa, sia nelle doti spirituali, sia in quelle della natura.
Figlioli cari, colui che giungesse anche solo a toccare il fondo nel riconoscimento del proprio nulla, avrebbe imboccato la via più amabile, più diretta e più breve, anzi la più rapida e sicura verso la verità più alta e profonda che in terra possa essere raggiunta.
Per tale lavoro nessuno è troppo vecchio o troppo debole, oppure manca d'esperienza; nessuno è troppo giovane, troppo povero o troppo ricco.
Tale via consiste in questo: “Io non sono". C'è proprio poca gente che voglia seguire tale cammino d'umiltà, perché vogliamo sempre essere qualcosa. Siamo e vogliamo e vorremmo sempre "essere". Ma è un ostacolo che imbriglia l'uomo e sono pochissimi quelli che si decidono ad abbandonarsi sino in fondo.
Il chicco di grano deve per forza morire se vuole portare frutto. E ciò non avviene affatto mediante desideri, voti e preghiere; va invece conquistato con alta lotta. Quel che non costa nulla non ha valore. Abbandonarsi per amore di Dio significa abbandonarsi a Dio. Ci sia concesso di toccare il fondo di un tale annientamento per naufragare nell'essere stesso di Dio.
Vedere il volto di colui che è la verità stessa o vedere la verità del suo volto, non sarà mai possibile ai nostri occhi mortali. Ciò non appartiene neppure al tempo di questa vita, ma accadrà soltanto quando la morte avrà dissolto il corpo o l'immortalità l'avrà liberato. Vedremo la verità in se stessa quando l'eternità avrà assorbito il tempo e la divinità immortale avrà innalzato fino a sé e in sé stabilito lo spirito umano, ora appesantito dal corpo e soggetto al volgere del tempo.
Paolo distingueva in modo netto la fase iniziale operata dalla grazia e la perfezione che sarà l'apporto della gloria, quando diceva: Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa, ma allora vedremo a faccia a faccia. 1 Cor 13,12.
Perché ci sia concessa questa visione confusa e indiretta non basta che la superficie del nostro specchio sia sgombra da ogni immagine e da ogni ombra delle realtà corporee; occorre soprattutto che l'Essere altissimo, il quale abita in una luce inaccessibile, voglia chinarsi verso di noi e a noi manifestarsi, magari solo con l'ombra della sua immagine. Qualunque sia infatti il nostro sforzo per elevarci dal visibile verso l'invisibile, la nostra piccolezza non raggiungerà nulla se Iddio, l'Eccelso, non si abbassa. A dir il vero, quello che è detto ombra in confronto della verità chiaramente manifesta, ha di solito una gloria e uno splendore ineffabile, almeno in chi ha lo specchio interiore perfettamente traslucido.