San Bruno
SAN BRUNO E I CERTOSINI
Cammini di contemplazione

TEMPO DI AVVENTO

Ciclo B

SECONDA DOMENICA

9

Dal vangelo secondo Matteo:

11,2-11

Giovanni Battista, che era in carcere,
avendo sentito parlare delle opere del Cristo,
mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli:
"Sei tu colui che deve venire
o dobbiamo attenderne un altro?".

Dal "Commento sul vangelo di Luca" di sant'Ambrogio.

Come poteva accadere che un profeta tanto illustre si sbagliasse al punto da non credere ancora che era Figlio di Dio colui del quale egli stesso aveva detto: Ecco l'agnello di Dio che toglie il peccato del mondo? Gv 1,29. O prima il Battista ha commesso un'imprudenza con l'attribuire facoltà divine a uno sconosciuto; oppure dimostra ora di mancare di fede perché dubita del Figlio di Dio. Ma non è possibile nutrire simili sospetti a proposito di un profeta tanto grande. Ebbene, se l'interpretazione letterale dimostra qualche contraddizione, ricerchiamo la figura spirituale; Giovanni rappresenta la legge che annuncia Cristo; perciò questa stessa lettera, tenuta prigioniera in cuori senza fede, come in un carcere privo della luce eterna, coperta dai veli dell'ignoranza, non è in grado di testimoniare il disegno di Dio, senza la riprova del Vangelo. La legge, è vero, ha preannunciato nell'Esodo la grazia del battesimo attraverso la nube e il mare; ha annunciato l'alimento spirituale per mezzo dell'agnello; ha designato nella pietra la fonte perenne; nel Levitico, poi, ha rivelato la remissione dei peccati; nei salmi annuncia il regno dei cieli; con Giosuè, figlio di Nave, esplicitamente indica la terra promessa. Ora tutto questo è conforme alla testimonianza del Battista.

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Tuttavia, le potenze tiranniche di questo mondo tengono prigioniera la legge e le impediscono di diffondere la luce della risurrezione del Signore. Giovanni invia dunque i discepoli a Cristo per ottenere da lui un supplemento di conoscenza, dato che è Cristo la pienezza della legge. Spesso le parole sono poco persuasive senza l'appoggio dei fatti, mentre con la testimonianza delle opere si aggiunge valore più completo alla promessa delle parole. Così la fede, che vacillava nel cuore dei giudei quando la legge era come prigioniera, doveva poi aprirsi allo spettacolo della croce del Signore e dinanzi alla prova piena della sua risurrezione. Il Signore sa bene che senza il Vangelo nessuno può credere in pienezza. La fede inizia con il Vecchio Testamento, si completa con il Nuovo. Così alla domanda circa la sua persona, Gesù risponde non con parole, ma con il riferimento alle sue opere: Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, e ci poveri è annunziato la buona novella. Lc 7,22.

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Eppure, questi sono ancora segni minimi della testimonianza data dal Signore sopra di sé: la pienezza della fede sarà nella croce di Cristo, nella sua morte, nella sua sepoltura. E perciò, dopo aver detto le parole già citate, egli aggiunge: E beato è chiunque non si sarà scandalizzato di me! Lc 7,23. La croce potrebbe costituire scandalo anche per gli eletti; ma non c'è maggiore testimonianza di una persona divina, non c'è nulla di più sovrumano che il sacrificio di uno solo per il mondo intero. Anche soltanto con ciò il Signore si rivela in pieno. Proprio per questo Giovanni così lo indica: Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo. Gv 1,29. La risposta dunque non è indirizzata solo a quei due discepoli di Giovanni, ma a tutti noi, per farei credere in Cristo, qualora ci siano i fatti. Verrà bene qualcuno che si attribuirà il nome di Cristo; se non sarà possibile riconoscerlo dal nome che porterà, però potremo identificarlo dalle opere.

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Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitato dal vento? Lc 7,24. Dopo aver avvertito i discepoli di Giovanni che bisognava credere nella croce del Signore, e quelli se ne sono andati, Cristo si rivolge alla folla. Si mette ad esortare i poveri alla virtù; per impulso del sentimento, per instabilità d'animo, o per debolezza di giudizio, non preferiscano l'apparenza alla sostanza, il caduco all'eterno. Invece occorre sopportare, in umiltà di spirito, la croce, piuttosto che invidiare la vanità di questo mondo; e come poveri e quindi beati, che non hanno nulla da perdere sulla terra, dobbiamo spendere la vita del corpo per la gloria immortale. Non invano qui viene elogiata la persona di san Giovanni: egli, sdegnoso dell'amore per la vita, non infranse la regola della giustizia neppure di fronte al timore della morte. Il Signore lo propone a nostro modello; Giovanni gli ha preparato la strada non soltanto per il modo della nascita secondo la carne e mediante l'annunzio della fede; egli ha anche preceduto Cristo, in qualche modo, sulla via della sua gloriosa passione. Certo, egli è il più grande profeta; con lui si completa la serie dei veri precursori e araldi del Messia. Sì, è il più grande profeta, perché molti desiderarono vedere colui che egli aveva preannunziato, contemplò e infine battezzò.

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