Letture della preghiera notturna dei certosini

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Ciclo A

 

 

 

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33°  Settimana

 

 

 Lunedì

303 

Da “La fiamma viva d’amore” di san Giovanni della Croce.

Llama de amor viva. I, 15. Obras, Burgos,, 1940, 652. 

Le cose rare e di cui si ha poco esperienza, come sono quelle che stiamo dicendo dell'anima in questo stato, destano molta meraviglia e sono poco credibili. Temo perciò che alcuni, non comprendendole per mancanza di scienza e non avendole sperimentate, non le crederanno, magari le stimeranno esagerazioni o penseranno che non corrispondano alla realtà.

A tutti costoro rispondo dicendo che il Padre della luce non ha la mano limitata, ma si estende largamente senza esclusione di persone, dovunque trova posto, come il raggio del sole. Egli si mostra volentieri agli uomini per tutte le vie e i sentieri, senza esitazioni, felice di porre le sue delizie tra i figli dell’uomo. E non si deve reputare incredibile che in un'anima, già sottoposta a prove ed esami, purificata con il fuoco di tribolazioni, travagli e molte tentazioni e trovata fedele nell'amore, si compia la promes­sa fatta dal Figlio di Dio, quando egli ha detto: Se uno mi ama, la santissima Trinità verrà a lui e prenderà dimora presso di lui.  Ciò significa che la sapienza del Figlio le illuminerà divinamente l'intelletto, lo Spirito Santo colmerà di delizie la sua volontà e il Padre la risucchierà con forza e potenza nell'abisso della sua tenerezza.

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Martedì

304 

Da “La fiamma viva d’amore” di san Giovanni della Croce.

….de amor viva. I, 19. Obras, Burgos,, 1940, 654-655. 

Prima che il fuoco divino dell'amore si introduca nella sostanza dell'anima e si unisca a lei mediante una purificazione completa e una perfetta purezza, va notato che la fiamma divina (cioè lo Spirito Santo) ferisce l'anima, distruggendo e consumando le imperfezioni delle abitudini cattive. Questo è il lavoro con cui lo Spirito Santo dispone l'anima all'unione e alla trasformazione amorosa in Dio.

Il fuoco d'amore che si unirà con l'anima glorificandola è il medesimo che prima la investe per purificarla. Succede appunto come il fuoco materiale: quello che penetra nel legno è il medesimo che prima lo ha colpito investendolo con la sua fiamma, disseccandolo e liberandolo dai suoi elementi difformi, finché con il proprio calore non lo ha disposto ad essere compenetrato e trasformato in sé.

A questo lavoro gli spirituali danno il nome di via purgativa. In tale esercizio l'anima soffre molto, sottoposta a gravi pene di spirito, le quali in genere si riflettono sui sensi perché questa fiamma purificatrice le è molto molesta. Durante questo periodo di purificazione la fiamma non è luminosa, ma oscura; se dà all'anima un po' di luce, è solo per farle vedere e sentire le sue miserie e i suoi difetti. Non è una fiamma soave ma penosa poiché, se le comunica qualche sentimento d'amore, glielo dà misto a tormenti e angustie. Non le dà piacere ma aridità, giacché se il Signore dona talvolta all'anima per sua benevolenza qualche godimento per rinvigorirla e incoraggiarla, prima e dopo glielo fa scontare con altrettanti travagli.

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Mercoledì

305 

Da “La fiamma viva d’amore” di san Giovanni della Croce.

….de amor viva. I, 29. Obras, Burgos, 1940, 660-661. 

A mio parere sono tre le tele che possono impedire l'unione e che l'anima deve spezzare per darsi a Dio e possederlo perfettamente. La prima tela è temporale e abbraccia tutte le creature; la seconda è naturale e comprende le opere e le inclinazioni puramente naturali; la terza è sensitiva e riguarda l’unione dell'anima con il corpo, vale a dire la vita sensitiva e animale di cui parla san Paolo: Sappiamo che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra., riceveremo una abitazione da Dio, una dimora eterna nei cieli.

È  necessario avere spezzato le due prime tele per giungere al possesso dell'unione divina in cui ormai si è rinunciato a tutte le cose del mondo, si sono mortificati tutte le tendenze e gli affetti naturali; qui le operazioni dell'anima da naturali divengono divine.

Tutti questi ostacoli furono rotti e queste trasformazioni compiute attraverso i contatti dolorosi con la fiamma, al tempo in cui essa faceva soffrire l'anima. Questa infatti riesce a spezzare le due tele mediante la purificazione spirituale di cui si è parlato; di qui l'anima passa all'unione con Dio, in cui ora si trova, sicché non le resta altro che spezzare la terza tela, quella della vita sensitiva. Per tale ragione ella parla di tela e non di tele.

Ora quest'ultima tela è così sottile, delicata e spirituale grazie all'unione con Dio, che non può essere investita dalla fiamma con il rigore applicato alle altre due, ma con dolcezza e soavità.

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Giovedì

306 

Da “La fiamma viva d’amore” di san Giovanni della Croce.

….de amor viva. II, 21-22. Obras, Burgos, 1940, 675-676. 

In qualche modo ora l'anima riesce a comprendere che questi favori sono come la pietruzza di cui san Giovanni dice che sarà data al vincitore, pietra sulla quale sta scritto un nome nuovo che nessuno conosce all'infuori di chi lo riceve. Così si può soltanto dire, e con verità, che questo stato “sa di vita eterna”.

Sebbene, infatti, in questa vita il tocco divino non si possa godere perfettamente come nell'altra, tuttavia siccome è tocco di Dio “sa di vita eterna”. Perciò l'anima gusta qui tutte le perfezioni di Dio, giacché di lui le vengono comunicate la forza, la sapienza, l'amore, la bellezza, la grazia, la bontà... E poiché Dio è tutte queste cose, l'anima le gusta in un solo tocco divino e ne gode secondo le sue potenze e la sua sostanza.

Talvolta da questo bene che delizia l'anima ridonda nel corpo l'unzione dello Spirito Santo; allora il godimento si estende a tutta la sostanza sensibile e a tutte le membra, alle ossa e alle midolla, e non debolmente come di solito capita, ma con un sentimento di gran diletto e di gloria.

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Venerdì

307 

Da “La fiamma viva d’amore” di san Giovanni della Croce.

….de amor viva. II, 27-28. Obras, Burgos, 1940, 678-679.  

Conviene far noto il motivo per cui sono tanto pochi quelli che giungono all'unione con Dio in uno stato di perfe­zione così alto. Non è certo perché Dio vuole esiguo il numero di questi spiriti elevati - anzi vorrebbe che tutti fossero perfetti - ma perché ne trova pochi che si sottomet­tono a un'opera così alta ed eccelsa.

Appena li sottopone a prove minori, li trova fiacchi: rifuggono dalla fatica e non vogliono sottostare al minimo incomodo e alla più piccola mortificazione. Allora il Signo­re, siccome non li trova forti e fedeli in quel poco che loro chiedeva per dirozzarli e lavorarli, pensa che lo saranno molto meno in prove maggiori. Così non continua a saggiarli con la mortificazione per farli progredire sulla via della purificazione ed elevarli dalla polvere della terra.

O anime che desiderate camminare sicure e consolate nelle vie dello spirito, se sapeste quanto vi è necessario soffrire per giungere a questa sicurezza e a questa consolazione! Se sapeste come senza di ciò non potete pervenire alla meta desiderata, ma solo tornare indietro, in nessun modo cerchereste consolazione da Dio o dalle creature.

Abbraccereste la croce e lì appese non bramereste che bere fiele e aceto puro, considerandolo una gran fortu­na. Vedreste infatti che morendo così al mondo e a voi stesse, vivreste in Dio nella gioia spirituale.

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Sabato

308 

Da “La fiamma viva d’amore” di san Giovanni della Croce.

….de amor viva. II, 30. Obras, Burgos, 1940, 680. 

Conviene che l’anima si comporti con grande costanza e pazienza in tutte le tribolazioni e i travagli che Dio le manda, interiori o esteriori, sprituali o fisici, grandi o piccoli. Bisogna che li accetti tutti come provenienti dalla mano di Dio per il suo bene e la guarigione della sua anima. Tanto meno li fuggirà, giacché sono il rimedio ai suoi mali; seguirà piuttosto il consiglio del sapiente che dice: Se l'ira di un potente si accende contro di te, non lasciare il tuo posto (cioè il luogo della prova che è il travaglio inviato da Dio), perché la prova placa le offese anche gravi, vale a dire estirperà le tue cattive abitudini, che sono la radice dei tuoi peccati e delle tue imperfezioni. Infatti la lotta sostenuta contro i travagli, le angustie e le tentazioni estingue le abitudini cattive e imperfette dall'anima, la purificano e la rinvigoriscono.

L'anima perciò deve apprezzare molto le sofferenze interne o esterne che Dio le manda, riflettendo come siano pochi coloro che meritano di essere macerati dalle sofferenze per giungere allo stato tanto sublime di cui parliamo.

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©2004 Museo della Certosa