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Letture della preghiera notturna dei certosini |
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Tempo Ordinario
32° Settimana
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297
Da “Lo specchio della perfezione cristiana” di Giovanni Giusto Lanspergio.
Speculum christianae perfectionis,
XXIX.Op. cit., t. IV, 298b – 299a.
La
ferma fiducia in Dio
Con nuda fiducia in Dio
rigetta tutto quello che ti intralcia, fosse anche cosa buona e legittima, ma a
cui non sei tenuto per dovere.
Aderisci a Dio solo
nell'amore, dimentico di ogni altra sollecitazione alienante. Convoglia te
stesso, qualsiasi fatto o avvenimento verso l'irremovibile provvidenza di Dio,
con intatta fiducia: permettigli di essere lui ad aver cura dì te.
Se
anche notte e giorno ti consumassi nell'ansia e nella sollecitudine per la tua
vita, non andrebbe meglio da come Dio può provvedere a tutta la tua realtà
fisiopsichica spirituale. Con questa fiducia accetta tutto dalla provvida mano
del Padre, il quale con eterno disegno tutto dispone per il tuo più gran bene.
Ricco o povero, sano o malato, considera il tuo stato come quello buono e
giusto per te.
Come
mai Dio permette talvolta che tu affondi in angustie e tribolazioni quando per
mancanza di fiducia in lui hai cercato ansiosamente di cavartela da solo? Perché
vuole insegnarti che le tue iniziative più ingegnose non approdano a nulla.
Dal
cuore di Dio trabocca la grazia, l'amore. Basterà che tu chieda con fede
schietta e, a misura di questa tua fiducia riceverai immancabilmente, sia adesso
sia più tardi, perché il tesoro della bontà divina è senza fondo. Non potrai
mai amare troppo il Signore e tanto meno avere una fiducia esagerata in lui,
purché la tua intenzione sia onesta e non manchi la tua parte di
collaborazione.
Ecco
un uomo che senza titubare affida se stesso, i suoi progetti e i suoi desideri
alla provvidenza divina; egli crede davvero che tutto nella sua vita, il bello e
lo spiacevole, ha un senso positivo; è convinto che Dio sa, può e vuole
venirgli in aiuto. Come non diventerà un santo davanti all'Altissimo con questa
sua umile fiducia che fa violenza al cuore di Dio?
298
Da “Lo specchio della perfezione cristiana” di Giovanni Giusto Lanspergio.
Speculum christianae perfectionis,
XXX.Op. cit., t. IV, 299b – 300a.
La
vita interiore nella ferialità
La
massima perdita spirituale - lo dico per esperienza - è non essere liberi di
accostarsi a Dio senza dover passare per l'amore delle creature. Chiunque per
sua negligenza si preclude questo libero ingresso a lui, perde di colpo tutti i
beni spirituali peggio che se disimparasse tutte le Scritture. I testi sacri
sono stati redatti e stampai affinché tramite essi, diventiamo di fatto un
olocausto spirituale, perfetto e interiore.
Torna
sempre al tuo cuore, staccandoti da ogni distrazione, ritrai dall'attività
esterna i sensi e le forze dentro il santuario interiore; chiudi la porta del
cuore alla congerie di fantasticherie e fantasmi che ti dissipano la mente; e
poi con amore dirigi verso Dio i sensi e le facoltà, una volta raccolti, là
nel fondo dell'anima, dov'egli è presente. Chi aderisce a Dio senza mezzi
termini è una cosa sola con lui, oltre qualsiasi immagine e forma, là dove,
nel profondo, scaturisce la grazia, la quale poi fluisce in tutte le facoltà
dell'anima. All'origine la grazia è Dio stesso, ma quando discende nelle nostre
facoltà operative è creatura. Qui, dunque, in questa origine, offriti, votati,
abbandonati, fluisci in Dio, adorandolo in spirito e verità, così come lo si
deve adorare.
Custodisci
il colloquio interiore senza effonderti all'esterno in parole e in opere:
moltiplicare parole e opere significa aumentare i problemi.
Vigila con cura sull'uomo
interiore, perché da questa attenzione dipende tutto il tuo bene interno ed
esterno. Dimora in te stesso senza interruzione, finché tu sia rapito fuori di
te, senza di te.
299
Da “Lo specchio della perfezione cristiana” di Giovanni Giusto Lanspergio.
Speculum christianae perfectionis,
XXXII.Op. cit., t. IV, 303b – 304a.
Ricevere
il venerabile sacramento dell'Eucaristia
Custodirai
in te la grazia ricevuta nell'Eucaristia trascorrendo la giornata nella lode, e
nell'azione di grazie per gli immensi benefici ricevuti da Dio e unendoti
all'amore con cui il Signore Gesù compiva tutte le sue opere a gloria del
Padre.
Orienta
tutto - e te stesso - verso l’onore di Dio e la salvezza dei
fratelli, spargendo a piene mani con la preghiera il nobile tesoro ricevuto
nell'Eucaristia sopra chiunque ne abbia bisogno, vivo o defunto. Iddio, con i
suoi angeli e i suoi santi, predilige in assoluto questo modo di pregare che
affonda le radici nell'unione con Cristo.
Continuerai
poi a rinvigorire il santo desiderio di amare il Signore, per non ritrovarti
vuoto e insipido alla presenza di tale ospite; ti consiglio, perciò,
d'intensificare al massimo il raccoglimento dopo la comunione e di vigilare
sulle uscite inopportune e sui rapporti con gli altri, quand'anche siano uomini
religiosi
È
incredibile come si fa presto a
scivolare in quella vita insulsa e avvilita nei piaceri dei sensi, che paralizza
la grazia divina, corrompe il santuario interiore e mette in fuga lo Spirito
Santo. Conservare in sé la potenza operativa della mensa eucaristica
significa liberarsi dai peccati e dai difetti e acquisire la grazia come antìdoto
alla tiepidezza, insieme con ogni altro bene auspicabile. In questo sacramento
Dio dona se stesso a te e ti accoglie e unisce in sé.
Tu
poi non solo esci da te stesso, ma sei completamente trasformato in Dio, per cui
le tue opere diventano sante e divine. Di che cosa vai allora in cerca fuori da
te, quando dentro possiedi colui che nulla e nessuno può strapparti senza il
tuo consenso? Forse Dio stesso non ti basta?
300
Da “Lo specchio della perfezione cristiana” di Giovanni Giusto Lanspergio.
Speculum christianae perfectionis,
XXXIII. Opera Omnia, Mosnsterolii, 1890, t. IV, 305°-b. 306b.
Lodare
Dio costantemente
Lodare
gioiosamente Dio in ogni tempo è senz’altro la prova più certa che esiste
una beatitudine futura, perché Dio si fa particolarmente vicino a chi lo loda
così e gli angeli gli offrono la loro familiarità.
Celebrare
le lodi del Signore Dio con cuore lieto è il modo più adatto per sollevare
la mente depressa, lenire le pene, mettere in fuga il demonio e respingere
qualsiasi pigrizia spirituale. Quanto più la nostra lode assomiglierà a quella
dei cori celesti, tanto più sarà gradita a Dio che senza confronti predilige
la meditazione spirituale alla lode vocale, il sussurro del cuore al canto delle
labbra, purché non tralasciamo ciò a cui siamo tenuti per mandato della
Chiesa. Desideri lodare Dio in ogni tempo? Fa' attenzione di evitare il
peccato, pratica con ardimento le virtù e più che mai cerca di capire che
tutto è pieno di Dio.
La
lode più alta è quella dell'animo che, liberatosi dal torpore colpevole e
dagli affetti sensibili, si è stabilito nella quiete interiore, sicché tutte
le sue forze aderiscono senza interruzione al bene immutabile. Chi perviene a
questo livello loda Dio in continuazione, qualunque cosa faccia: mangi, beva,
vegli, dorma, tutto è unicamente pura lode di Dio.
Qualunque
cosa ti capiti fuori o ti sorga dentro, qualsiasi effetto della natura o della
grazia, orientalo verso Dio, con rapidissimo ritorno interiore, accettando e
desiderando che tutto si consumi nella lode dell'Altissimo. Se farai così,
quello che in te è naturale diverrà soprannaturale, perché Dio è Signore
tanto della natura quanto della grazia.
301
Da “La fiamma viva d’amore” di san Giovanni della Croce.
Llama
de
amor viva. I, 13. Obras, Burgos,, 1940, 650-651.
Va
notato che l'amore è l'inclinazione, la forza e la facoltà che l'anima
possiede per andare a Dio: grazie all'amore, infatti, ella si unisce con lui.
Perciò tanto più profondamente l'anima penetra e si concentra in Dio, quanti
più gradi di amore possiede.
Ci
è lecito affermare che ai gradi di amore raggiunti dall'anima corrispondono
livelli sempre più vicini al centro divino in cui ella penetra, poiché l'amore
più è forte e più unisce. In questo senso si possono intendere le molte
dimore che, secondo quanto dice il Figlio di Dio, vi sono nella casa del Padre.
Allora,
perché l'anima si trovi nel suo centro che è Dio, le basta un solo grado di
amore, dal momento che uno soltanto è sufficiente a unirla per grazia con lui.
Se poi ne possiede due, la sua unione avviene in un centro più interiore, se
tre in uno ancora più profondo. Se infine giungerà al più alto grado, sarà
ferita nel suo fondo più intimo dall'amore di Dio. Esso la trasformerà e la
illuminerà in tutto l'essere, le potenze e le virtù, secondo la sua capacità
ricettiva, sino a renderla simile a Dio.
302
Da “La fiamma viva d’amore” di san Giovanni della Croce.
Llama
de
amor viva. I, 14. Obras, Burgos, 1940, 651-652.
Quando l'anima dichiara che
la fiamma d'amore l'ha ferita nel suo centro più profondo, vuole indicare che
lo Spirito Santo l'ha investita colpendola in tutto ciò che è la sua sostanza,
la sua virtù e la sua forza. Ella non ha però nessuna intenzione di affermare
che la sua gloria è sostanziale e completa come sarà quella della visione
beatifica di Dio nell'altra vita.
Anche
se in terra l’anima può giungere a questo alto stato di perfezione di cui
parliamo, non perviene né può pervenire allo stato perfetto di gloria, benché
Dio le conceda quasi di passaggio qualche grazia di tal genere. L'anima si
esprime così per far comprendere la sovrabbondanza del gaudio e della gloria
che sperimenta in questo genere di comunicazione dello Spirito Santo: si tratta
di un gaudio tanto più grande e più soave quanto più fortemente e
sostanzialmente
ella è unita e trasformata in Dio. E siccome questo è il massimo a cui si
possa giungere quaggiù - benché, ripeto, non sia perfetto come nella
vita futura – l’anima lo definisce come il centro più profondo.
Forse
la carità come stato abituale potrà essere perfetta quanto lo è in cielo,
ma non rispetto ai suoi atti e ai suoi frutti; gli uni e gli atri, tuttavia,
quaggiù possono perfezionarsi fino a rassomigliare a quelli dell'altra vita.
©2004 Museo della Certosa