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Letture della preghiera notturna dei certosini |
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Sant’Andrea
30 novembre
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1
Dai Discorsi di san Bernardo.
In festo s. Andreæ apostoli sermones,
II, 2-5; I, 2. 4-5. 10. PL 183, 509-511. 505. 506. 508-509.
Vuoi conoscere una figura di perfetta obbedienza? Il Signore — ci dice il vangelo — vide
Simone
e
Andrea
suo
fratello,
che
gettavano
la
rete
in
mare
e disse
loro:
“Seguitemi,
vi
farò
pescatori
di
uomini”.[1]
E quelli non hanno né ondeggiamenti né esitazioni; non si angustiano per come
potranno guadagnarsi da vivere; non considerano di come potranno diventare
predicatori, uomini grossolani e illetterati quali sono; senza rivolgere a Gesù
la minima domanda, subito,
lasciata
la
barca
e
il
padre,
lo
seguirono.[2]
Fratelli, riconoscete che ogni anno la Chiesa ripete questo, perché
impariate che la vera obbedienza è mossa dalla carità, e purifichiate il
vostro cuore praticandola. Solo la carità avvalora l’obbedienza, la
impreziosisce come argento puro e la rende gradita a Dio. Dio
ama
chi
dona
con
gioia.[3]
E: Se
dessi
il
mio
corpo
per
esser
bruciato,
ma
non
avessi
la
carità,
niente
mi
giova.[4]
2
Volete fratelli che vi dica a lode di Cristo e per il vostro profitto
spirituale qualche parola sulla passione di questo santo Apostolo che oggi
celebriamo?
Egli, quando giunse al luogo dove la croce l'attendeva, fu reso forte dal
Signore e pronunciò parole ardenti in virtù dello Spirito Santo che, sotto
forma di lingue di fuoco, aveva ricevuto con gli altri apostoli. Erano parole
sgorgate dalla sua ricchezza interiore: la carità che gli ardeva nel cuore si
manifestava nella voce come attraverso scintille abbaglianti.
Come si spiega, in un uomo, questa gioia straordinaria, questa letizia
inaudita? Come si spiega tanta costanza in una creatura così fragile? Come può
un uomo essere così docile allo Spirito, cosi ardente di carità, così pieno
di fortezza? Non pensiamo che tanto coraggio Andrea lo trovasse in se stesso.
Era il dono
perfetto
che
discende
dal
Padre
della
luce,[5]
da colui che solo compie meraviglie.
3
Sì, carissimi, era lo Spirito Santo che veniva in aiuto alla debolezza
di sant’Andrea, che diffondeva nel suo cuore una carità forte come la morte,
anzi più forte della morte.
Fossimo anche noi partecipi di questo Spirito! Ma non lo possediamo
abbastanza: ecco perché la penitenza ci costa fatica, l'afflizione del corpo e
l'astinenza ci pesano: ecco perché durante le veglie non sappiamo resistere al
sonno e alla noia. Se lo Spirito fosse presente, verrebbe certo in aiuto alla
nostra debolezza. Quanto ha fatto per sant’Andrea di fronte alla croce e alla
morte, lo Spirito lo farebbe anche per noi: e il nostro sforzo, la nostra
penitenza non solo non sarebbero penosi, ma diventerebbero addirittura cose
desiderabili e piacevoli: Il
mio
Spirito,
dice il Signore, è
più
dolce
del
miele;[6]
la morte più amara non potrebbe vincere questa dolcezza. Quale tristezza
potrebbe mettere in fuga la gioia che è capace di comunicare alla morte tanta
letizia?
Cerchiamo questo Spirito, Fratelli; o se l'abbiamo già, impegniamoci per
possederlo più pienamente.
4
Se qualcuno
non
ha
lo
Spirito
di
Cristo,
non
gli
appartiene.[7]
Noi
non
abbiamo
ricevuto
lo
spirito
del
mondo,
ma
lo
Spirito
di
Dio
per
conoscere
tutto
ciò
che
Dio
ci
ha
donato.[8]
Il segno della sua presenza si trova nelle opere di salvezza e di vita che
soltanto lo Spirito del Salvatore, lo Spirito che dà la vita, ci permette di
realizzare. Cerchiamo perciò che Dio moltiplichi le sue opere in noi, che egli
faccia crescere lo Spirito di cui ci ha già dato le primizie. La testimonianza
più certa della sua presenza in noi è il desiderio di una grazia maggiore,
perché egli stesso ha detto: Quanti si nutrono
di
me
avranno
ancora
fame
e
quanti
bevono
di
me,
avranno
ancora
sete.[9]
Forse molti ribatteranno dentro di sé: Desideriamo, sì, lo Spirito che
venga in aiuto alla nostra debolezza, ma non possiamo trovarlo. E io vi dico che
non lo trovate perché non lo cercate; non lo ricevete perché non lo chiedete.
Oppure, chiedete senza ricevere, perché la vostra richiesta è fiacca. Dio non
aspetta e non desidera altro se non che lo cerchiamo con premura e ardore.
5
Come Dio potrebbe opporre un rifiuto alle nostre domande, quando è lui a
provocare chi non chiede ed esorta a farlo? Se
voi,
che
siete
cattivi,
egli ci dice, sapete
dare
cose
buone
ai
vostri
figli,
quanto
più
il
Padre
vostro
celeste
darà
lo
Spirito
Santo
a
coloro
che
glielo
chiedono.[10]
Chiedete dunque, carissimi, chiedete senza tregua, chiedete senza esitazione; e
in tutte le vostre opere invocate la presenza e il soccorso di questo Spirito
così dolce e soave.
Bisogna che anche noi, fratelli, prendiamo la nostra croce con
sant’Andrea, anzi che la portiamo con lui seguendo il Salvatore. La gioia
profonda di Andrea veniva proprio da questo: egli non moriva solo per lui, ma
anche con lui; la morte simile alla morte di Cristo lo faceva un solo essere con
Cristo, e così dopo aver sofferto con lui, avrebbe regnato con lui nella
gloria.
Disponiamoci anche noi a essere crocifissi con Gesù, ascoltiamo il suo
invito con tutta l'attenzione di cui è capace il nostro cuore: Se qualcuno vuol
venire
dietro
a
me,
rinneghi
se
stesso,
prenda
la
sua
croce
ogni
giorno
e
mi
segua.[11]
Come se dicesse: Chi mi brama, disprezzi se stesso; chi vuol fare la mia volontà,
impari a spezzare la sua.
6
La croce è dunque preziosa? Possiamo amarla? Ci può allietare? Sì,
fratelli, è così. Se uno coglie da quest'albero, troverà che esso dà frutti
di vita e di allegrezza, distilla olio di letizia e balsamo di favori
spirituali. Non è un albero dei boschi, ma è l'albero di vita per chi lo sa
cogliere: albero fecondo, che dà salvezza. Altrimenti come potrebbe crescere
nel campo del Signore? Voglio parlare di quel terreno prezioso in cui è infisso
mediante le radici dei chiodi. Se non fosse l'albero più prezioso e fecondo,
non sarebbe mai stato piantato in quell'orto, perché il Signore non l'avrebbe
tollerato nella sua vigna.
Perché allora stupirci che Dio abbia reso soave la croce, dal
momento che ha reso tali persino le fiamme? Quale gusto non trovò san Lorenzo
nel rogo, da dove irrideva i carnefici e scherniva il giudice!
Che altro dire, fratelli? Perché anche noi non gustiamo la tribolazione
sopportata per Cristo e non vi
troviamo una manna nascosta? Significherebbe vincere completamente il demonio
che non avrebbe più nessun potere. Questa vittoria da sola basterebbe per
abbattere l'ipocrita malizia del nemico.
7
C'è poi l'insegnamento dell’Apostolo che fu rapito fino al terzo cielo
e involato fino al paradiso. Egli ci insegna non solo a vantarci nella speranza,
ma anche nelle tribolazioni.[12] In alto si libra il cuore che trova la gioia fino a farne il
suo vanto non solo nell’attesa dei beni futuri ma nelle realtà dolorose che
gli si presentano. Tale fu sant'Andrea: ecco quello che ammiriamo e giustamente
lodiamo in lui.
Possiamo allora parlare di tre categorie di persone: Chi comincia, chi
progredisce e chi è perfetto. L’inizio della sapienza è il timore del
Signore, il suo progredire la speranza, fino alla pienezza della carità.
Ascolta l’Apostolo: Pieno
compimento
della
legge
è
l'amore.[13]
Chi è iniziato nel santo timore di Dio, sopporta pazientemente la croce di
Cristo, chi progredisce nella speranza la porta volentieri; ma il cuore
consumato nella carità, l'abbraccia con ardore. Solo questi può dire: "Da
sempre ti amai e desiderai abbracciarti". Ben lontano da una tale
dichiarazione è colui che porta la croce, pur auspicando se fosse possibile di
non doverlo mai fare.
8
Forte come la morte è l'amore, non la pazienza o la speranza; non lo è
il timore o la ragione, ma lo spirito di fortezza. La pazienza dice: "Così
deve essere", perché la spinge il timore. La buona volontà dice:
"Così conviene e si deve fare", poiché è motivata dalla speranza.
Ma la carità infiammata dallo Spirito non dice: "È necessario, è
conveniente" ma: "Ecco quello che voglio, bramo, desidero con
veemenza".
Notate a quali altezze si spinge la carità, quanta sicurezza e quanta
gioia racchiude in sé. Beato chi è giunto a tale grado di amore.
Ma non disperiamo, fratelli, perché fare memoria di colui che ha
raggiunto quel livello significa invocarne l'aiuto, stimolati dal suo esempio.
Anzi, qualcuno tra di noi è già arrivato a quel grado. Tu potrai scusarti che
Andrea è un apostolo e nella tua piccolezza sei incapace di seguirlo; almeno
arrossisci di non imitare chi sta con te. Certo, nessuno arriva d'un tratto alle
vette più alte, che si raggiungono salendo, non volando. Saliamo, dunque, con i
piedi della meditazione e della preghiera. La meditazione ci insegna quanto ci
manca; la preghiera ce lo ottiene. L'una addita la via, l'altra vi conduce. Con
la meditazione conosciamo i pericoli che ci minacciano, con la preghiera li
evitiamo, mediante la grazia di Gesù Cristo, nostro Signore.
9
Dal
vangelo secondo Matteo. 4,
18-22
Mentre Gesù camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli,
Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare,
poiché erano pescatori.
Dalle Opere di
sant'Agostino.
Liber de prædestinatione sanctorum, 37. PL 44, 987-988. Sermo
CCL, 1. PL 38, 1164. Sermo LXXXVII, 12. PL 38, 537.
Dio ci ha eletti in Cristo prima della creazione del mondo, perché ci
predestinava ad essere figli adottivi; non che fossimo già stati santi e
immacolati da noi, ma ci scelse e ci predestinò perché lo divenissimo. Egli ha
fatto ciò secondo quanto piacque alla sua volontà, perché nessuno si glori
della propria, ma della volontà di Dio nei suoi confronti.
Dio ha operato la nostra elezione secondo la ricchezza della sua grazia,
secondo il suo amore, secondo il disegno che egli aveva prestabilito nel Figlio
suo diletto, nel quale abbiamo ottenuto l'eredità, predestinati secondo il
decreto non nostro, ma suo. Egli infatti è la fonte di ogni cosa, a tal punto
che opera in noi anche il volere. Egli realizza quanto ha deciso, perché siamo
un inno alla sua gloria. Ecco la ragione per cui proclamiamo: Nessuno
ponga
la
sua
gloria
negli
uomini,[14]
e quindi neppure in se stesso; ma chi si vanta
si
vanti
nel
Signore,[15]
affinché serviamo di lode alla sua gloria.
10
Dio opera secondo quanto ha deciso: fare di noi un inno alla sua gloria,
mediante la nostra santità e purezza: per questo ci ha chiamati,
predestinandoci prima della creazione del mondo. Da questo decreto divino deriva
la chiamata propria degli eletti, per i quali Egli fa contribuire tutto al loro
bene, dato che sono
stati
chiamati
secondo
il
suo
disegno,[16]
e i
doni
di
Dio
sono
irrevocabili.[17]
Oggi, dunque, partecipano della grazia del Signore senza distinzione nobili
e plebei, dotti e ignoranti, poveri e ricchi. Quando si tratta di ricevere
questa grazia non avanza diritti di precedenza la superbia rispetto all'umiltà
di chi nulla sa e nulla possiede e nulla può.
Ma cosa disse loro il Signore? Seguitemi,
vi
farò
pescatori
di
uomini.
Se non ci avessero preceduto quei pescatori, chi sarebbe venuto a pescarci?
11
Per farci disprezzare l'amicizia dei potenti a vantaggio della nostra
salvezza, il Signore non volle prima scegliere i nobili, ma i pescatori. Grande
misericordia del Creatore! Poiché sapeva che, se avesse scelto un senatore,
questi avrebbe potuto dire: "È stata scelta la mia dignità". Se
prima avesse scelto un ricco, questi avrebbe potuto dire: "È stata scelta
la mia ricchezza". Se prima avesse scelto un generale, questi avrebbe
potuto dire: "È stata scelta la mia autorità". Se prima avesse
scelto un oratore, questi avrebbe potuto dire: "È stata scelta la mia
eloquenza". Se prima avesse scelto un filosofo, questi avrebbe potuto dire:
"È stata scelta la mia sapienza".
Frattanto — dice il Signore — siano rinviati a più tardi questi
superbi, sono molto gonfi. C'è una differenza tra la grandezza e l'alterigia;
tutt'e due sono cose di grandi dimensioni, ma non sono tutt’e due sane. Perciò
siano rinviati a più tardi questi superbi, devono essere guariti mediante
qualcosa di solido.
12
Dammi prima questo pescatore — dice il Signore. Vieni tu, o povero,
seguimi; non hai nulla, non sai nulla, seguimi. Tu che sei ignorante e povero,
seguimi! Tu non hai nulla che spaventi, ma hai molto che si può riempire.
Bisogna avvicinare a una sorgente così abbondante il recipiente vuoto. Ha
abbandonato le reti il pescatore, ha ricevuto la grazia il peccatore ed è
diventato divino oratore. Ecco che cosa ha fatto il Signore, di cui l'Apostolo
dice: Dio ha
scelto
ciò
che
nel
mondo
è
debole
per
confondere
i
forti,
Dio
ha
scelto
ciò
che
nel
mondo
è
ignobile
e
disprezzato
e
ciò
che
è
nulla
per
ridurre
a
nulla
le
cose
che
sono.[18]
Adesso si leggono le parole dei pescatori e si chinano le teste degli
oratori. Vengano dunque tolti di mezzo i venti sterili, si tolga di mezzo il
fumo, che svanisce col gonfiarsi: cose che bisogna assolutamente disprezzare, se
vogliamo la salvezza.
[1]Mt 4,18.19
[2]Mt 4,22
[3]2 Cor 9,7
[4]1 Cor 13,3
[5]Gc 1,17
[6]Sir 24,27 Volgata
[7]Rm 8,9
[8]1 Cor 2,12
[9]Sir 24,20
[10]Lc 11,13
[11]Lc 9,23
[12]Cf Rm 5,2-3
[13]Rm 13,10
[14]1 Cor 3,21
[15]1 Cor 1,31
[16]Rm 8,28
[17]Rm 11,29
[18]1 Cor 1,27-28
©2004 Museo della Certosa