Letture della preghiera notturna dei certosini

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Ciclo A

 

 

 

Dedicazione

della

Chiesa del monastero (Serra San Bruno)

 

 

13 Novembre

 

1

Dal primo libro dei Re, capitolo ottavo.     
8, 10-55a. 63b

      Il re Salomone e tutta la comunità di Israele introdussero l'arca dell'alleanza nel tempio del Signore.

      Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nuvola riempì il tempio e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio. Allora Salomone disse:

“Il Signore ha deciso di abitare sulla nube.
Io ti ho costruito una casa potente,
un luogo per la tua dimora perenne”.

      Il re si voltò e benedisse tutta l'assemblea di Israele, mentre tutti i presenti stavano in piedi. Salomone disse: “Benedetto il Signore, Dio di Israele, che ha adempiuto con potenza quanto aveva promesso con la sua bocca a Davide mio padre: Da quando ho fatto uscire Israele mio popolo dall'Egitto, io non mi sono scelto una città fra tutte le tribù di Israele perché mi si costruisse una casa, ove abitasse il mio nome; ora mi sono scelto Gerusalemme perché vi dimori il mio nome e mi sono scelto Davide perché sia capo del popolo di Israele.

2

      Davide mio padre aveva deciso di costruire un tempio al nome del Signore, Dio di Israele, ma il Signore gli disse: Tu hai pensato di edificare un tempio al mio nome; hai fatto bene a formulare tale progetto. Non tu costruirai il tempio, ma il figlio che uscirà dai tuoi fianchi, lui costruirà un tempio al mio nome. Il Signore ha attuato la parola che aveva pronunziata; io ho preso il posto di Davide mio padre, mi sono seduto sul trono di Israele, come aveva preannunziato il Signore, e ho costruito il tempio al nome del Signore, Dio di Israele. In esso ho fissato un posto per l'arca, dove c'è l'alleanza che il Signore aveva conclusa con i nostri padri quando li fece uscire dal paese di Egitto”.

Poi Salomone si pose davanti all'altare del Signore, di fronte a tutta l'assemblea di Israele, e, stese le mani verso il cielo, disse: “Signore, Dio di Israele, non c'è un Dio come te, né lassù nei cieli né quaggiù sulla terra! Tu mantieni l'alleanza e la misericordia con i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il cuore. Tu hai mantenuto nei riguardi del tuo servo Davide mio padre quanto gli avevi promesso; quanto avevi detto con la bocca l'hai adempiuto con potenza, come appare oggi.

3

      Ora, Signore Dio di Israele, mantieni al tuo servo Davide mio padre quanto gli hai promesso: Non ti mancherà un discendente che stia davanti a me e sieda sul trono di Israele, purché i tuoi figli veglino sulla loro condotta camminando davanti a me come vi hai camminato tu. Ora, Signore Dio di Israele, si adempia la parola che tu hai rivolta a Davide mio padre.

      Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruita! Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore mio Dio; ascolta il grido e la preghiera che il tuo servo oggi innalza davanti a te! Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: Lì sarà il mio nome! Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo.

4

      Ascolta la supplica del tuo servo e di Israele tuo popolo, quando pregheranno in questo luogo. Ascoltali dal luogo della tua dimora, dal cielo; ascolta e perdona.

      Se uno pecca contro il suo fratello e, perché gli è imposto un giuramento di imprecazione, viene a giurare davanti al tuo altare in questo tempio, tu ascoltalo dal cielo, intervieni e fa’ giustizia con i tuoi servi; condanna l'empio, facendogli ricadere sul capo la sua condotta, e dichiara giusto l'innocente rendendogli quanto merita la sua innocenza.

      Quando il tuo popolo Israele sarà sconfitto di fronte al nemico perché ha peccato contro di te, se si rivolge a te, se loda il tuo nome, se ti prega e ti supplica in questo tempio, tu ascolta dal cielo, perdona il peccato di Israele tuo popolo e fallo tornare nel paese che hai dato ai suoi padri.

5

      Quando si chiuderà il cielo e non ci sarà pioggia perché hanno peccato contro di te, se ti pregano in questo luogo, se lodano il tuo nome e si convertono dal loro peccato perché tu li hai umiliati, tu ascolta dal cielo e perdona il peccato dei tuoi servi e di Israele tuo popolo, ai quali indicherai la strada buona su cui camminare, e concedi la pioggia alla terra che hai dato in eredità al tuo popolo.

      Quando nella regione ci sarà carestia o peste, carbonchio o ruggine, invasione di locuste o di bruchi; quando il nemico assedierà il tuo popolo in qualcuna delle sue porte o quando scoppierà un'epidemia o un flagello qualsiasi; se uno qualunque oppure tutto Israele tuo popolo, dopo avere provato il rimorso nel cuore, ti prega o supplica con le mani tese verso questo tempio, tu ascoltalo dal cielo, luogo della tua dimora, perdona, intervieni e rendi a ognuno secondo la sua condotta, tu che conosci il suo cuore - tu solo conosci il cuore di tutti i figli degli uomini - perché ti temano durante tutti i giorni della loro vita nel paese che hai dato ai nostri padri.

6

      Anche lo straniero, che non appartiene a Israele tuo popolo, se viene da un paese lontano a causa del tuo nome perché si sarà sentito parlare del tuo grande nome, della tua mano potente e del tuo braccio teso, se egli viene a pregare in questo tempio, tu ascoltalo dal cielo, luogo della tua dimora, e soddisfa tutte le richieste dello straniero, perché tutti i popoli della terra conoscano il tuo nome, ti temano come Israele tuo popolo e sappiano che al tuo nome è stato dedicato questo tempio che io ho costruito.

      Quando il tuo popolo uscirà in guerra contro il suo nemico, seguendo le vie in cui l'avrai indirizzato, se ti pregheranno rivolti verso la città che ti sei scelta e verso il tempio che io ho costruito al tuo nome, ascolta dal cielo la loro preghiera e la loro supplica e rendi loro giustizia.

7

      Quando peccheranno contro di te, poiché non c'è nessuno che non pecchi, e tu, adirato contro di loro, li consegnerai a un nemico e i loro conquistatori li deporteranno in un paese ostile, lontano o vicino, se nel paese in cui saranno deportati rientreranno in se stessi e faranno ritorno a te supplicandoti nel paese della loro prigionia, dicendo: Abbiamo peccato, abbiamo agito da malvagi e da empi, se torneranno a te con tutto il cuore e con tutta l'anima nel paese dei nemici che li avranno deportati, e ti supplicheranno rivolti verso il paese che tu hai dato ai loro padri, verso la città che ti sei scelta e verso il tempio che io ho costruito al tuo nome, tu ascolta dal cielo, luogo della tua dimora, la loro preghiera e la loro supplica e rendi loro giustizia. Perdona al tuo popolo, che ha peccato contro di te, tutte le ribellioni di cui si è reso colpevole verso di te, fa’ che i suoi deportatori gli usino misericordia, perché si tratta del tuo popolo e della tua eredità, di coloro che hai fatto uscire dall'Egitto, da una fornace per fondere il ferro.

8

      Siano attenti i tuoi occhi alla preghiera del tuo servo e del tuo popolo Israele e ascoltali in quanto ti chiedono, perché tu li hai separati da tutti i popoli del paese come tua proprietà secondo quanto avevi dichiarato per mezzo di Mosè tuo servo, mentre facevi uscire, o Signore, i nostri padri dall'Egitto”.

Quando Salomone ebbe finito di rivolgere al Signore questa preghiera e questa supplica, si alzò davanti all'altare del Signore, dove era inginocchiato con le palme tese verso il cielo, si mise in piedi e benedisse tutta l'assemblea di Israele.

      Così il re e tutti gli Israeliti dedicarono il tempio al Signore.

9

Dal vangelo secondo Luca.             19, 1-10

      Entrato in Gerico, Gesù attraversava la città. Ed ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù.

Dai Discorsi di sant'Agostino.

Sermo CLXXIV, 3-6.  PL 38, 941-943.

      Guarda il mio Zaccheo, osservalo, ti prego, mentre vuole vedere Gesù in mezzo alla folla e non ne è capace. Egli era umile, infatti, la folla era superba; e proprio la folla, come capita abitualmente in una ressa, si precludeva da sé di vedere bene il Signore. Allora Zaccheo si sollevò al di sopra della folla e vide Gesù, tolto quell'ostacolo.

      La folla si rivolge ai piccoli, a coloro che percorrono la via dell'umiltà, a coloro che affidano a Dio le ingiurie ricevute e non cercano la vendetta sui nemici e li insulta dicendo: "Sei un uomo senza difesa, che non ti puoi vendicare". La folla fa in modo che non si veda Gesù; la folla, che si gloria, che si vanta quando è riuscita a vendicarsi, ostacola perché non si veda colui che, crocifisso dice: Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno.[1] Perciò, Zaccheo, nel quale si rispecchia la persona degli umili, per vedere Gesù non badò alla folla che ostacolava, ma salì su un sicòmoro.

10

      A motivo della croce di Cristo, i sapienti di questo mondo c'insultano e dicono: "Che saggezza avete voi che adorate un Dio crocifisso?" Quale sapienza abbiamo? Non di certo la vostra. La sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Non abbiamo la vostra saggezza. Ma voi dite stolta la nostra sapienza. Dite pure quello che volete; noi possiamo salire sul sicòmoro e vedere Gesù. Voi non potete vedere Gesù appunto perché vi vergognate di salire sul sicòmoro.

      Si aggrappi Zaccheo al sicòmoro, salga umile la croce. È posa cosa il suo salire: per non vergognarsi della croce di Cristo, la fissi sulla fronte dove ha posto l'onore, proprio là, sulla parte del volto dove appare il rossore, là si fissi per non provarne vergogna. Penso che tu te ne ridi del sicòmoro, perché esso mi ha permesso di vedere il Signore. Tu ridi, perché sei uomo; ma la stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini.

      E il Signore vide proprio Zaccheo. Fu visto e vide; ma se non fosse stato veduto, non avrebbe visto. Quelli infatti che ha predestinati li ha anche chiamati.[2]

11

      Il Signore, che aveva accolto Zaccheo nel cuore, si è degnato di essere ospitato nella casa di lui. Disse: Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua. Quest'uomo riteneva un grande beneficio vedere Gesù: considerava un grande e indicibile beneficio vederlo passare, sicché meritò immediatamente di averlo in casa.

      Gli viene infusa la grazia. la fede opera per mezzo dell'amore; Cristo, che già abitava nel cuore, viene ricevuto in casa. Dice a Cristo Zaccheo: Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto. Quasi a dire: Per questo mi trattengo una metà, non in possesso, ma per avere di che rendere. Ecco in realtà che vuol dire ricevere Cristo, accoglierlo in cuore. Era là infatti Cristo, era in Zaccheo e attraverso di lui Zaccheo diceva a se stesso ciò che ascoltava dalla bocca di lui. Dice infatti così l'Apostolo: Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori.[3]

12

      Poiché si trattava di Zaccheo, capo dei pubblicani e gran peccatore, quella folla, apparentemente sana, che impediva di vedere Gesù, rimase stupita e contestò il fatto che Gesù era entrato nella casa di un peccatore. Era questo un riprovare l'ingresso del medico nella casa di un malato. Perché appunto da peccatore Zaccheo fu deriso, fu deriso in realtà, lui sano, da gente insana.

      Gesù rispose ai denigratori: Oggi la salvezza è entrata in questa casa. Ecco il motivo del mio ingresso: oggi è entrata la salvezza Se il Salvatore non fosse entrato, in quella casa non sarebbe assolutamente entrata la salvezza.

      Perché, infermo, ti meravigli allora? Chiama anche tu Gesù, non crederti sano. Chi riceve il medico è un malato che ha speranza; è un infermo senza rimedio chi, per insensatezza, fa morire il medico. Che follia è mai quella di chi uccide il medico? Non è grande veramente la bontà e la potenza del medico che del suo sangue ha fatto la medicina per il suo insensato uccisore?

      Colui che era venuto a cercare e sa salvare ciò che era perduto diceva infatti: Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno,[4] mentre pendeva dalla croce. Sono dei folli, io sono medico, infieriscano, tollero con pazienza; nell'uccidermi darò allora la sanità.

      Vediamo dunque di far parte di coloro che egli risana.


[1]Lc 23, 34

[2]Rm 8,30

[3]Ef 3,17

[4]Lc 23,34

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©2004 Museo della Certosa