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Letture della preghiera notturna dei certosini

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Anno A

Tempo Ordinario

Settima Settimana

 

69

 

Dalle Lettere di Barsanufio e Giovanni di Gaza.

Lettera 86. Ad Andrea.

Barsanuphe et Jean de Gaza, Correspondance. Solesme,1972,81.

 

Esaminare i pensieri e questo: quando viene un pensiero, fare attenzione a che cosa esso genera. Faccio un esempio : supponi che qualcuno ti abbia offeso, e ti disturba il pensiero di farglielo notare; tu allora di' al pensiero: Se io gli parlo, lo turbo ed egli se la prenderà con me. Allora io sopporto un poco e poi mi passa.

Se invece il pensiero non e rivolto ad un'altra persona, ma e un pensiero cattivo che uno ha in se stesso, allora bisogna esaminare il pensiero e dire: Dove conduce il pensa­re il male? E il pensiero di Dio ti dirà: Il pensare il male conduce nella geenna; e il cattivo pensiero ti lascerà in pace.

E con tutti i pensieri fa' la stessa cosa. Subito, appena il pensiero ti assale, esaminalo e taglialo.

Quanto alla schiavitù delle passioni è necessaria molta vigilanza, affinché, come dicono i padri, se essa trascina la tua mente verso la fornicazione, tu devi rivolgerla alla purezza; se la trascina verso l'ingordigia, tu conducila verso l'ascesi; se all'odio, tu rivolgila all'amore, e similmente con le altre passioni.

Non affliggerti, poiché  troverai misericordia, secondo le promesse che hai ricevuto: Se noi viviamo, viviamo per il Signore; se noi moriamo, moriamo per il Signore.

 

 

 

70

 

Dalle Lettere di Barsanufio e Giovanni di Gaza.

Lettera 92. Ad Andrea.

Barsanuphe et Jean de Gaza,Correspondance. Solesme,1972,85‑86.

 

Fratello desideratissimo, tu mi scrivi riguardo a una faccenda superiore alle tue forze e mi chiedi di comandarti una cosa che tu non puoi portare.

Mi dici, infatti, di prescriverti una regola come a un novizio che non ha ancora preso l'abito. E la regola del novizio e questa: vivere in molta umiltà, senza far conto di se stesso in nulla, senza dire: Che cosa e questo? oppure: Perché questo? ma restando in molta obbedienza e sotto­missione, senza far confronti fra sé e altri, senza dire: Il tale è‑ onorato, perché io non lo sono? Egli e agevolato in tutto e perché io no? Disprezzato in tutto, egli non si. adira.

Queste sono le opere del novizio vero che vuole vera­mente essere salvo. E queste cose è difficile per te soppor­tarle, sia per la malattia del corpo, sia perché sei ormai giunto alla vecchiaia. Tu hai chiesto di portare qualcosa di pesante, e io invece ti imporrò, non per costrizione, ma per consiglio, qualcosa di più leggero.

Infatti, attraverso la pazienza nelle tribolazioni noi acquistiamo le nostre anime. E non si diventa compartecipi delle sofferenze di Cristo se non per mezzo della sopportazione nelle tribolazioni. Tienti saldo, rendendo grazie in tutto, poiché questo intercede per la nostra impotenza davanti a Dio.

La tua regola e quella di startene seduto nella tua cella, attento al tuoi pensieri, con timore di Dio, domandan­doti: Come andrò incontro a Dio? Come ho trascorso il tempo che e passato? Mi convertirò almeno ora che e vicino il mio esodo, e sopporterò il prossimo e le afflizioni che mi vengono da lui e le prove, finché il Signore faccia con me misericordia. Allora egli mi porterà ad una pacatezza stabile, e caccerà da me l'invidia, questo frutto del diavolo.

Trascorri dunque i tuoi pochi giorni, esaminando i tuoi pensieri e contraddicendo a quelli che ti portano turba­mento. E la pace di Dio sarà con te.

 

 

71

 

Dalle Lettere di Barsanufio e Giovanni di Gaza.

Lettera 101. Ad Andrea.

Barsanuphe et Jean de Gaza, Correspondance. Solesme,1972,93‑94.

 

Padre, ecco che il fratello mi ha contristato duramente e non ha mostrato nessuna simpatia per me. Che cosa mi ordini di fare?

Fra Andrea, mi meraviglio della tua semplicità. Credi così semplicemente che il diavolo smetta di provare qualcu­no?

Fa' attenzione con diligenza a ciò che e stato detto. Perché anche tu sei spinto dal diavolo e non pensi alle colpe tue, ma guardi con acredine a quelle del prossimo.

Ecco, hai detto le colpe del tuo fratello, ma non hai detto le tue; poiché, pochi giorni fa mi hai interrogato sull'umiltà e ti sei sentito dire che devi stimarti terra e cenere, e degno di nessun conto: la terra e la cenere e colui che non ha stima di se vogliono simpatia da qualcuno, soprattutto da un uomo mosso dall'odiatore del bene?

E questo lo dico perché tu sei più perfetto di lui e per età e per l'abito e per lo stato clericale; ma il più per­fetto deve portare il minore dicendo: lo sono l'indegno. Che se invece lo dici e non sopporti, lo dici invano.

E chi sei tu, che hai occhi per vedere le passioni degli altri, un uomo che ha avuto rivelazioni di cose straordinarie? Ma allora dovresti occuparti solo di quelle, dimenticandoti perfino di mangiare il tuo pane. Le rivelazioni, invece, non le hai neppure assaggiate, e nemmeno le hai desiderate come sarebbe stato necessario.

Ricordati di Lazzaro, quanto tempo portò pazienza rendendo grazie a Dio; e non dimenticare queste cose, come anche quelle che ti ho detto tante volte: è invidia del diavolo, mentre tu sai che cosa ti è preparato.

Ma io ho fiducia in Dio che il diavolo non potrà nulla.

 

  

72

 

Dalle Lettere di Barsanufio e Giovainni di Gaza.

Lettera 119. Ad Andrea.

Barsanuphe et Jean de Gaza, Correspondance. Solesme,1972,105‑106.

 

Dico sempre alla tua Carità di fare ciò che giova al corpo, come esso lo richiede, non perché io tenga in alcun conto astinenza e ascesi, ‑ non sia mai! ‑ ma perché se non si tratta di un'operazione interiore che viene in aiuto all'uomo con Dio, invano egli si affatica in un'operazione esteriore.

Perciò il Signore ha detto: Non quello che entra nella bocca rende impuro i l'uomo,, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l'uomo. Poiché  l'operazione interiore compiuta con fatica del cuore porta con se la purificazione, purificazione porta la vera pace del cuore.

Il tuo pensiero, o piuttosto il maligno, non ti t con il timore che i cibi del corpo ti impediscano di raggiungere le promesse. No! Perché  i cibi sono santi e non è possibile che dal bene venga il male; il male viene da che esce dalla bocca. Sono le cose che vengono dal ci che intralciano l'uomo e gli impediscono di giungere in fretta alle promesse preparate per lui.

Asseconda le necessita del corpo senza esitare; affatica però, per quanto è in tuo potere, il tuo uomo interior umiliare i suoi pensieri. E allora Dio aprirà gli occhi tuo cuore per vedere la luce vera e per comprendere c significa dire: Per grazia sono stato salvato in Cristo Gesù Signore nostro. Amen.

 

 

73

 

Dalle Lettere di Barsanufio e Giovanni di Gaza.

Lettera 124. Al monaco Teodoro.

Barsanuphe et Jean de Gaza, Correspondance. Solesme,1972,109‑111

 

Ascolta, figlio, il discernimento dei pensieri che hai domandato. Quando il pensiero ti sospinge a fare qualcosa secondo la volontà di Dio e trovi gioia in quest'azione mentre rimani afflitto per quanto la contrasta, sappi c tale idea viene da Dio.

Ma se ti viene un pensiero naturale, esaminalo con cura e troverai come discernerlo.

I pensieri istigati dal demonio anzitutto sono tempestosi e pieni di tristezza. In modo subdolo e di soppiatto ti trascinano indietro. Ascolta il Signore stesso che dice: Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. In che modo l'uomo rinnega se stesso? So­lo rinunciando ai propri desideri e seguendo il Signore.

Ecco perché Gesù parla specialmente delle volontà naturali e non di quelle contro natura. Difatti se uno lascia quelle contro natura, non ha rinunziato a nulla delle cose sue per amore di Dio, dato che quelle non sono nemmeno sue. Ma chi ha lasciato le sue volontà naturali, questi escla­ma sempre con l'apostolo Pietro: Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo ?2 Egli ascolta la voce beata di Cristo e riceve la promessa certa della vita futura.

Che cosa aveva lasciato Pietro, che non era ricco, da vantarsene, se non le sue volontà naturali? Se l'uomo non muore alle opere della carne, non può risuscitare alla vita secondo lo Spirito.

 

 

74

 

Dalle Lettere di Barsanufio e Giovanni di Gaza.

Lettere 172 e 173.

Barsanuphe et Jean de Gaza,0p,.0t. 145.

 

Padre, dimmi come devo vivere in cella.

Stare in cella significa ricordarsi dei propri peccati, poi piangerli e far lutto. Stare in cella è vigilare perché la men­te non sia fatta prigioniera., Ma ' se lo fosse, lottare perché ri­torni in fretta nel suo luogo.

Come posso sapere, padre, in cella, se recido la mia volontà? 0 ugualmente, quando sono con gli altri? E cos'è la volontà carnale? E la volontà che viene dai demoni sotto apparenza di bene? E la volontà di Dio?

Per l'abitante della cella recidere la volontà è disprez­zare il sollievo della natura in tutto. Volontà della carne e procurarsi il benessere sempre e in ogni cosa. Se invece  tu le neghi gli agi, sii certo che rinneghi la tua volontà col tuo stare in cella.

Recidere la volontà mentre sei con gli altri, vuol dire morire nei loro confronti ed essere con loro come se non ci fossi.

La volontà secondo Dio e recidere le voglie della carne di cui parla l’Apostolo.

La volontà che viene dai demoni è la mania di giustificare e ilo confidare in se stesso: allora si è presi in trappola.

Prega per me, fratello, e perdonami.

 

 

Letture della preghiera notturna dei certosini

[Anno A] [Anno C]

 

Anno C

Tempo Ordinario

Settima Settimana

 

 Accogliere la parola di Dio

 

Solo Cristo e il suo Spirito possono trasfigurare la nostra arida terra (68,69). Il banchetto della  Parola (70), dalle ricchezze inesauribili (77), ci veda suoi assidui frequentatori (73), che vi si accostano con cuore di povero (73).

 

68

Lunedì

 

Dai "Capitoli gnostici" di Niceta Stethatos.

Cap.Gnost.84.83. FG 30,489.488.

 

Molti hanno lavorato con grande cura il proprio terreno e hanno seminato in esso seme puro, strappando prima le spine e bruciando i triboli con il fuoco del pentimento, ma poiché Dio non vi ha fatto piovere la pioggia dello Spirito Santo che viene dalla compunzione, non vi hanno raccolto nulla. Così si sono inariditi per la siccità e non hanno fruttificato per sé la spiga copiosa della conoscenza di Dio. Perciò sono spirati, se non proprio per fame della parola di Dio, tuttavia poveri e a mani vuote della conoscenza di Dio, essendosi riforniti dal banchetto di troppo poco viatico per nutrirsi.

Il Verbo, infatti, non porta con sé, alla rivelazione dei suoi misteri nascosti e più grandi, tutti i suoi ministri e discepoli, ma alcuni, ai quali è stato aggiunto un orecchio ed è stato aperto un occhio alla visione ed è stata sciolta una lingua nuova. Questi, prendendoli ancora con sé, li separa dagli altri, ‑ che pure sono allo stesso modo anch'essi discepoli ‑ e sale sul Tabor, il monte della contemplazione, e si trasfigura davanti a loro, non più iniziandoli ai misteri del regno dei cieli, ma mostrando loro la gloria e lo splendore della divinità; e fa sì che l'impronta della loro vita e della loro parola risplenda, da lui, come il sole in mezzo alla Chiesa dei fedeli; trasforma i loro concetti in biancore e purezza di luce splendidissima; introduce in loro il proprio intelletto.

 

69

Martedì

 

Dal "Commento sul Diatessaron" di sant'Efrem siro.

11,12-15.17s. 5 Ch 121,203,5.

 

Una porte del seme cadde sulla strada: (Mt 13,4) ecco un'immagine dell'anima ingrata, di colui che non ha fatto fruttificare il proprio talento, e ha disprezzato il suo benefattore. La terra che aveva tardato ad accogliere il seme, è divenuto luogo di passaggio per tutti i malintenzionati; così non vi fu più posto in essa per il padrone, perché vi potesse entrare da lavoratore, ne potesse rompere la durezza e spargervi il suo seme.

Un'altra parte cadde in luogo sassoso (Mt 13,5). Dio che è buono manifesta così la sua misericordia; quantunque la durezza della terra non fosse rotta dal lavoro, nondimeno egli non l'ha privata del suo seme. Questa terra rappresenta coloro che si estraniano dalla dottrina del vangelo, come quei tali che dissero; Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo? (Gv 6,60)

Il terreno spinoso, poi, nonostante il grano accolto, ha ceduto la sua forza ai rovi e agli spini. Buttando audacemente il seme su una terra ribelle al lavoro altrui, il padrone ha manifestato la sua carità. Nonostante il predominio dei rovi, egli ha sparso a profusione il suo seme nella terra, perché essa non potesse avere scusanti. La terra buona e ubertosa è immagine delle anime che agiscono secondo verità alla maniera di coloro che sono stati chiamati e hanno abbandonato tutto per seguire Cristo. Nonostante una volontà unanimemente buona che ha ricevuto con gioia il seme dei beni, la terra ubertosa produce in modi diversi, dove il trenta, dove il sessanta, dove il cento; tutte le parti della terra fanno crescere secondo il proprio potere e nella gioia, alla stregua di coloro che avevano ricevuto cinque talenti e ne hanno guadagnati dieci, ciascuno secondo la sua capacità.

 

70

Mercoledì

 

Dal "Commento alla Genesi" di Origene.

 

Patiscono la fame della parola di Dio quelli che non ascoltano i comandamenti, non conoscono i profeti, ignorano le consolazioni degli apostoli, non sperimentano la medicina del vangelo. Giustamente per loro si dice che la fame gravò sulla terra. Invece per i giusti e quelli che meditano la legge del Signore giorno e notte, la Sapienza imbandisce la mensa, mesce nella coppa il suo vino e grida ad alta voce: non grida però perché vengano tutti, perché si dirigano a lei i possidenti, i ricchi e i dotti di questo mondo; chiama invece quelli che sono privi di senno, cioè che sono miti di cuore, poveri di spirito, ma ricchi di fede: questi convengano al banchetto della Sapienza e, ristorati dalle sue vivande, scaccino la fame che grava sulla terra. Sta' attento anche tu che non ti vinca la fame e tu diventi estraneo agli alimenti della Sapienza. Se distogli l'orecchio da quello che si legge in chiesa, certo patirai la fame della parola di Dio; ma se discendendo dalla stirpe di Abramo, custodirai anche la nobiltà della gente israelita, sempre ti nutrirà la legge; i profeti e gli apostoli ti presenteranno lauti conviti. I vangeli ti inviteranno a giacere sul seno di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, nel regno del Padre, perché là tu mangi dell'albero della vita e beva il vino della vite vera, il vino nuovo con Cristo nel regno del Padre suo. I figli dello Sposo non possono infatti digiunare di questi cibi né patire la fame finché lo Sposo è con loro.

 

71

Giovedì

 

Dal "Commento sul Diatessaron" di sant'Efrem siro.

1,18-19. 5 Ch 121,52s.

 

Chi è capace di comprendere, Signore, tutta la ricchezza di una sola delle tue parole? E' molto più ciò che ci sfugge di quanto riusciamo a comprendere. Siamo proprio come gli assetati che bevono ad una fonte. La tua parola offre molti aspetti diversi, come numerose sono le prospettive di coloro che la studiano.

Il Signore ha colorato la sua parola di bellezze svariate, perché coloro che la scrutano possano contemplare ciò che preferiscono. Ha nascosto nella sua parola tutti i tesori, perché ciascuno di noi trovi una ricchezza in ciò che contempla.

Colui al quale tocca una di queste ricchezze non creda che non vi sia altro nella parola di Dio oltre ciò che egli ha trovato. Si renda conto piuttosto che egli non è stato capace di scoprirvi se non una sola cosa fra molte altre. Dopo essersi arricchito della parola, non creda che questa venga da ciò impoverita. Incapace di esaurirne la ricchezza, renda grazie per l'immensità di essa. Rallegrati perché sei stato saziato, ma non rattristarti per il fatto che la ricchezza della parola ti superi. Colui che ha sete è lieto di bere, ma non si rattrista perché non riesce a prosciugare la fonte. E' meglio che la fonte soddisfi la tua sete, piuttosto che la sete esaurisca la fonte. Se la tua sete è spenta senza che la fonte sia inaridita, potrai bervi di nuovo ogni volta che ne avrai bisogno. Se invece saziandoti seccassi la sorgente, la tua vittoria sarebbe la tua sciagura.

 

 

72

Venerdì

 

Dalle "Conferenze" di san Giovanni Cassiano.

XIV,10. 5 Ch 54,

 

Se brami arrivare ad una vera conoscenza delle divine Scritture, sforzati innanzi tutto di acquistare una fermissima umiltà di cuore. Questa ti condurrà, non alla scienza che gonfia, ma alla scienza che illumina nella perfetta carità. Un'anima che non sia pura non potrà ottenere il dono della scienza spirituale.

Evita perciò con la massima premura che il tuo zelo per la lettura del Libro sacro, invece di procurarti la luce della scienza e la gloria senza fine che è promessa all'uomo illuminato dalla chiarezza della dottrina, non divenga causa di perdizione, a motivo della vanagloria.

Poi, dopo aver allontanato da te tutte le preoccupazioni e le ansietà terrene, sforzati con ogni energia di applicarti assiduamente, anzi di continuo, alla lettura sacra, per cui questa meditazione continua pervada il tuo cuore e lo formi per così dire, a sua immagine.

La lettura allora farà dell'anima tua una nuova arca dell'alleanza, che conserva in sé le due tavole di pietra, vale a dire l'eterna fermezza dell'uno e dell'altro Testamento. Farà di te una nuova urna d'oro, simbolo di una memoria pura e sincera, che conserva per sempre il tesoro nascosto della manna, cioè l'eterna e celeste dolcezza del senso spirituale e del pane degli angeli.

 

73

Sabato

 

Dalla "imitazione" di Gesù Cristo.

Lib III,3.1.

 

Figlio mio, ascolta le mie parole: sono dolcissime e superiori a tutto il sapere dei filosofi e dei sapienti di questa terra. Le mie parole sono spirito e Vita (Cf Gv 6,63), e non hanno il senso delle parole umane. Non devono essere pretesto alla vana compiacenza: vanno ascoltate in silenzio, con tutta umiltà, e accolte con il più grande affetto. Io ho fatto dire al salmista: Beato l'uomo che tu istruisci, Signore, e che ammaestri nella tua legge, per dargli riposo nei giorni di sventura (Sal 93,12.13) e per non lasciarlo solo sulla terra.

Io stesso,-dice ancora il Signore - ho ispirato fin dal principio i profeti, e continuo sempre a parlare a voi tutti. Ma molti sono sordi e freddi alla mia voce. La maggior parte ascoltano più volentieri il mondo che me; sono più pronti a seguire i propri desideri che la mia volontà.

Invece, beati gli orecchi che sanno cogliere i sussurri del divino ruscello e sono chiusi alle mormorazioni del mondo: veramente beati, questi orecchi, che ascoltano, anziché la voce risonante fuori, la stessa Verità che ammaestra le anime nel loro segreto. Beati gli occhi che, chiusi su ogni realtà esterna, sono continuamente attenti a tutto ciò che è interiore. Beati coloro che spingono l'orecchio nelle realtà dell'anima e, in costante esercizio, si studiano di preparare sempre più la propria mente a ricevere i misteri del Cielo.

 

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