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Letture della preghiera notturna dei certosini

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Anno A

 

8 dicembre

 

IMMACOLATA CONCEZIONE

 

della

 

BEATA VERGINE MARIA

 

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Dal libro della Genesi, cap. 33,1-5

 

Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio.

Egli disse alla donna: "E' vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?".

Rispose la donna al serpente: "Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma dei frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete".

Ma il serpente disse alla donna: "Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che, quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male".

 

2

 

Gn 3,6-8 Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò.

Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.

 

3

 

 

Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse:Dove sei? Gn 3,9-13

Rispose: "Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto".

Riprese: "Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?"

Rispose l'uomo: "La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato".

Il Signore Dio disse alla donna: "Che hai fatto?".

Rispose la donna: "Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato".

 

4

 

Gn 3,14-15.20

Allora il Signore Dio disse al serpente:

'Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche;

sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno".

L'uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.

 

 

 

5

 

Dal trattato "La concezione di Maria santissima" di Eadmero di Canterbury.

 

Tractatus de Conceptione Sanctæ Mariæ.  PL 159, 303-307.

Mediante la concezione di Maria veniva posta come la base, il fondamento della città che ospita il sommo Bene; si preparava la dimora della luce eterna, il tempio in cui avrebbe abitato corporalmente lo spirito incorporeo e incontenibile, che crea tutti gli esseri e dà loro la vita.

La Sapienza di Dio, che si estende da un confine all'altro con forza, tutto riempie, tutto regge; chi non vorrà ammettere che questa Sapienza abbia pervaso di un nuovo ineffabile gaudio il cielo, la terra e tutto ciò che contengono, quando fu concepita Maria, la Vergine, Madre degnissima del Figlio divino? E che una gioia inestimabile abbia illuminato l'universo a causa della totale restaurazione che un'ispirazione divina e segreta faceva prevedere?

Questa concezione segnò il primo albore della vita di colei che avrebbe accolto in sé il sommo Bene: come potremmo dire che Ella abbia contratto la macchia d'origine derivata dal primo peccato?

 

6

 

Tutto quello che Dio ha mai potuto volere per qualcuno altro da sé di onorevole, è certissimo che l'ha voluto per te, o beata fra tutte le donne. Ha voluto far di te sua Madre, lui il Creatore, il Padrone e il Sovrano di ogni creatura, lui l'Autore e il Signore di tutti gli esseri non solo intelligenti, ma anche di quelli che superano ogni intelligenza. Ti ha reso sua Madre; ne segue che ti ha costituita sovrana e imperatrice di tutto l'universo.

Eccoti, dunque, o Maria, la regina dei cieli, della terra e del mare, di tutti gli elementi e di quanto essi contengono; perché tu fossi tutto ciò, Iddio ti formava mediante l'operazione dello Spirito Santo, nel seno di tua madre, fin dal primo istante della tua concezione. Questa è la verità, o nostra Signora, verità che ci colma di allegrezza.

 

7

 

Dolcissima Maria, a cui è riservata una grandezza senza pari, tu che sei destinata a diventare la Madre del sommo Bene, la regina nobile e prudente, dopo tuo Figlio, di tutti gli esseri passati, presenti e futuri, ascolta la nostra domanda: Hai potuto fin dall'origine essere tale che possiamo collocarti a un livello superiore a ogni altra creatura su cui, come sappiamo con certezza, tu eserciti il tuo impero? L'Apostolo della pura verità, colui che tuo Figlio, dal cielo dove ora dimora, ha soprannominato strumento eletto, afferma che tutti gli uomini hanno peccato in Adamo. Verità certa, che non è lecito negare, come io affermo con forza. Considerando, però, l'eminenza della grazia divina in te, o Maria, io noto che in modo inestimabile tu sei posta non tra le creature ma al di sopra di ogni essere creato, tranne il tuo Figlio.

Così concludo che quando fosti concepita, non rimanesti vincolata dalla medesima legge che lega la natura di tutti gli altri esseri umani. No, tu fosti completamente libera dalla schiavitù di qualsiasi peccato grazie a una virtù specialissima, a un’operazione che rimane impenetrabile all'intelletto umano.

 

8

 

Solo il peccato teneva lontani gli uomini dalla pace di Dio. Per distruggere il peccato e ricondurre così il genere umano alla pace divina, il Figlio di Dio volle farsi uomo, in modo però che in lui non ci fosse nessuna connivenza con quanto separava l'uomo da Dio. E perché questo si realizzasse, era giusto che la madre da cui sarebbe nato il Figlio dell'uomo fosse pura da ogni peccato. Altrimenti, la carne non avrebbe potuto unirsi così intimamente a quella purezza suprema e l'uomo essere assunto in una così grande unità con Dio, da permettere che tutto ciò che è proprio di Dio fosse senza distinzione anche dell'uomo, e tutto ciò che è proprio dell'uomo fosse anche di Dio.

O Maria, chi può fissare lo sguardo, chi può cogliere la tua eccellenza? E per giungere a tanta sublimità, tu sorgevi purissima nel seno di tua madre. Se non fossi stata concepita in questo modo è certo che non avresti potuto pervenire fino alla sublime altezza di Madre di Dio.

 

 

9

 

Dal Vangelo secondo Luca. 

                                       

L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

 

Dalla Lettera apostolica Ineffabilis Deus di san Pio IX.

Documenti Pontifici, in Le fonti della vita spirituale a cura di p. Cattin, U.T. Conus, G. Barbero, Roma, 1964, v. I, pp. 620-623.

 

I Padri hanno meditato profondamente le parole che l'angelo Gabriele rivolse alla beata Vergine quando, annunciandole l'altissima dignità di Madre di Dio, la chiamò, per comando di Dio stesso, piena di grazia. Essi insegnarono che con quel singolare e solenne saluto, mai udito prima di allora, si dimostrava che la Madre di Dio era la sede di tutte le grazie divine. Ella ci appare ornata di tutti i carismi dello Spirito di Dio, anzi come un tesoro quasi infinito e un abisso inesauribile dei medesimi carismi. Così, non solo non fu mai soggetta a maledizione, ma insieme con suo Figlio fu anche partecipe di una benedizione perpetua, degna di essere chiamata da Elisabetta, mossa dallo Spirito di Dio: Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!

 

10

 

Da queste interpretazioni si desume, chiara e concorde, l'opinione dei Padri. La gloriosissima Vergine, per la quale grandi cose ha fatto l'Onnipotente, risplendette di tale abbondanza di doni celesti, di tale pienezza di grazia e di tale innocenza che divenne la meraviglia ineffabile di Dio, il suo capolavoro e degna Madre di Dio. Collocata, per quanto è possibile a una creatura, la più vicina all'Altissimo, divenne superiore a tutte le lodi degli uomini e degli angeli.

     Di conseguenza, per dimostrare l'innocenza e la giustizia originale della Madre di Dio, non solo i Padri la paragonarono molto spesso a Eva ancora vergine, ancora innocente, ancora incorrotta e non ancora ingannata dalle mortali insidie del serpente menzognero, ma la anteposero a lei con una meravigliosa varietà di parole e di espressioni.

 

11

 

I Padri asserirono anche che la gloriosa Vergine Maria fu la riparatrice dei suoi progenitori; la vivificatrice dei posteri; colei che l’Altissimo, da tutti i secoli, si era scelta e preparata. Lei Dio preannunziò quando disse al serpente: Porrò inimicizia tra te e la donna. E senza dubbio fu lei che schiacciò il capo velenoso dello stesso serpente.

I Padri hanno perciò affermato che la medesima beata Vergine Maria fu per grazia immune da ogni macchia di peccato e libera da ogni contagio di corpo, di anima e di intelletto. Unita e congiunta con Dio da un'eterna alleanza, Ella non fu mai nelle tenebre, ma in una luce perenne: e quindi pienamente degna di divenire abitazione di Cristo, non per le disposizioni del suo corpo, ma per la grazia originale.

 

12

 

I Padre professarono che la carne della Vergine, benché derivata da Adamo, non contrasse le sue macchie. Perciò, la santa Madre di Dio fu quel tabernacolo fabbricato dal Padre, formato dallo Spirito Santo, e veramente di porpora, che il nuovo Belzaleel tessé in oro e con varietà di ricami. Maria fu di fatto e giustamente celebrata, perché capolavoro di Dio, perché sfuggì agli strali infuocati del maligno, e perché, bella per natura e assolutamente immune da ogni macchia, nella sua concezione immacolata comparve nel mondo come un'aurora di perfetto splendore.

Non era infatti conveniente che quel vaso di elezione fosse offuscato — così sempre insegnano i Padri — dal difetto che offusca tutti gli altri; e se ebbe con essi comune la natura, non ha mai avuto comune la colpa. Anzi, era conveniente che l'Unigenito, come ha nei cieli un Padre, esaltato dai Serafini tre volte santo, così avesse sulla terra una Madre, dalla quale non fosse mai mancato lo splendore della santità.

 

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Anno C

 

8 dicembre

 

IMMACOLATA CONCEZIONE

 

della

 

BEATA VERGINE MARIA

 

 

5

 

Radiomessaggio di papa Pio XII ed estratto della sua enciclica 'Fulgens corona gloriae'.

8.12.53 e 8.9.53. AAS XXV (1953),850-851.580-582.

 

Come splende la luna nel cielo oscuro, cosi la bellezza di Maria si distingue da tutte le bellezze, che paiono ombre accanto a lei.

Maria è la più bella di tutte le creature. Voi sapete, infatti, quanto facilmente una bellezza umana. che è come l'ombra di un fiore, rapisce ed esalta un cuore gentile; che cosa dunque esso non farebbe dinanzi alla bellezza di Maria se potesse contemplarla svelata a faccia a faccia?

Cosi I'Alighieri vide nel Paradiso, in mezzo a più di mille angeli festanti, ridere una bellezza, che letizia era negli occhi a tutti gli altri santi" La divina  Commedia,Paradiso,31,130-135. Maria!

Intanto su quel volto non si rivela soltanto la bellezza naturale. Nell'anima di lei Iddio ha riversato la pienezza delle sue ricchezze con un miracolo della sua onnipotenza, e allora egli ha fatto passare nello sguardo di Maria qualcosa della sua dignità sovrumana e divina.

Un raggio della bellezza di Dio splende negli occhi della sua Madre. Non pensate voi che il volto di Gesù, quel volto che gli angeli adorano, dovesse riprodurre in qualche modo i lineamenti del volto di Maria? Cosi il volto di ogni figlio rispecchia gli occhi della madre.

Felice chi potesse vederti, Madre del Signore, chi potesse bearsi dinanzi a te; potessimo, o Maria, rimanere con te, nella tua casa, per servirti sempre.

 

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La Chiesa non paragona Maria soltanto alla luna: servendosi ancora della sacra Scrittura passa ad un'immagine più forte ed esclama: Sei fulgida come il sole.Ct 6,10

La luce del sole ha una differenza grande da quella della luna: è luce che scalda e che vivifica. Splende la luna sui grandi ghiacciai del polo, ma il ghiaccio rimane compatto e infecondo, cosi come rimangono le tenebre e perdura il gelo nelle notti lunari dell'inverno. La luce della luna non porta il calore, non porta la vita. Fonte di luce, di calore e di vita è il sole. Ora Maria, che ha la bellezza della luna, splende anche come un sole e irraggia un calore vivificante.

Parlando di lei, parlando a lei, non dimentichiamo che è vera Madre nostra, perché attraverso lei abbiamo ricevuto la vita divina. Egli ci ha dato Gesù, e con Gesù la sorgente stessa della grazia. Maria è mediatrice, è distributrice di grazia.

 

7

 

La maternità divina postula la pienezza della grazia divina e un'anima esente da ogni macchia, dato che ella riceve da Cristo la dignità e la santità più alte che ci siano. O meglio, dalla grazia sublime della maternità divina sembrano fluire come da fonte nascosta e purissima, tutti i privilegi che l'adornano in modo sovreminente.

Del resto, se consideriamo l'infiammato e soave amore con cui Dio certamente amò e ama la Madre del suo unigenito Figlio, come potremmo soltanto sospettare che ella sia stata anche per brevissimo istante soggetta al peccato e priva della grazia divina?

Poteva senza dubbio Dio, in previsione dei meriti dei Redentore, adornarla di questo singolarissimo privilegio; che non l'abbia fatto, non è neppure possibile pensarlo. Conveniva infatti che tale fosse la Madre del Redentore, da essere il più possibile degna di lui.

D'altronde non sarebbe stata degna se, macchiata dalla colpa originale, anche solo nel primo istante della sua concezione, Maria fosse stata soggetta al tristissimo dominio di satana.

 

8

 

Non si può dire che venga diminuita per questo la redenzione di Cristo, quasi che essa non si estenda all'intera progenie di Adamo, e che perciò qualcosa sia detratto‑/dall'ufficio e della dignità del divin Redentore.

 

Se consideriamo a fondo con cura la cosa, è facile vedere come Cristo Signore abbia in verità redento la divina sua madre in modo perfettissimo; lei è stata da Dio preservata immune da qualsiasi macchia ereditaria di peccato in previsione dei meriti di lui.

 

Perciò, l'infinita dignità di Gesù Cristo e l'universalità della sua redenzione non vengono attenuate o diminuite da questo punto di dottrina, ma anzi accresciute in sommo grado.

 

Anzi, l'amore e la venerazione che dedichiamo alla nostra Madre celeste ridondano certo in gloria al suo divin Figlio, non solo perché tutte le grazie e i doni, anche eccelsi, da lui derivano come da prima fonte, ma anche perché i genitori sono la gloria dei figli.

 

 

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Dal vangelo secondo Luca. 1,26-28

L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine.

 

Omelia su questo vangelo di Giovanni Giusto Lanspergio.

In Solemnitate Annuntiationis B.V.M. Opera omnia, Monsterolii,1889, t.II,246-248.

 

Creatore buono e clemente era divenuto intollerabile vedere l'uomo precipitare nell'abisso. Preso da ineffabile misericordia, mandò un angelo, scelto tra i più degni l’arcangelo Gabriele - in una città della Galilea, chiamata Nazaret.

L angelo scese nella casa dove abitavano i genitori della futura Madre di Dio, la Vergine santissima, la quale ormai tornata dal tempio, era promessa sposa a san Giuseppe.

L'angelo si presentò dunque a una vergine. E quale vergine! Una vergine autentica, vergine nel corpo e nell'animo più pura di un angelo. Una vergine dalla bellezza cosi fulgida che il Re dei cieli, il Figlio dell'Altissimo, desidero averla per madre, scegliendola dalla turba sconfinata dell'umanità.

 

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L'angelo entrò per salutare questa vergine e trasmetterle un messaggio da parte di Dio. Un messaggio inaudito: nessuna parola di tal fatta era mai stata portata in terra fino a quel giorno.

Sta scritto che l'angelo entrò da lei. Ma dove entrò? Maria era ritirata nella dimora paterna, seduta nella sua stanzetta, totalmente assorta a supplicare Dio perché liberasse gli uomini. Sprofondata nella contemplazione divina, era come interamente sospesa in Dio. Il suo spirito rimaneva costantemente unitissimo a Lui, grazie alla straordinaria purezza del proprio cuore. Ogni volta infatti che lo desiderava, ella poteva tendere verso l'Altissimo attraverso la contemplazione.

Eccola dunque seduta a invocare ardentemente il Signore perché venga in terra il Cristo, l'atteso Messia. L'angelo entra nella stanza dove Maria è dedita soltanto a Dio, raccolta in se stessa.

Gabriele si rivolge con il massimo rispetto a colei che sta per divenire la Madre di Dio: Ti saluto, o piena di grazia!

 

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Ave, o Maria, piena di grazia. Tu sei esente da ogni macchia, anche dalla più piccola ombra.

Sei cosi perfettamente bella e immacolata, che nulla in te e mai spiaciuto a Dio.

La grazia ti ha invasa e ti possiede interamente. Il Signore è con te, tutta la Trinità ti inabita, e questo non in maniera ordinaria, ma in modo speciale e tutto proprio

Il Signore si è compiaciuto in te, ti ha creata e gode di abitare sempre con te, invaghito della tua bellezza.

Egli ti ha avvolta totalmente di se, preservandoti dalla minima invasione del nemico. Il Signore è sempre con te, in te permane, ti fortifica, circondandoti con la sua grazia, che mai t'abbandona.

Iddio altissimo prepara in te un'abitazione degna e adeguata per il suo Figlio, che ha desiderato nascere nel

tuo grembo.

 

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Benedetta tu fra le donne, 1 Lc 1, 42 fra tutte le creature! La soavità divina ti ha accolta con tante e tali benedizioni, che l'onnipotente tuo Creatore decretò di essere tuo figlio: l'Immenso volle nascere come bambino grazie a te.

Tu sei benedetta fra tutte le donne, tu che godi dell'onore della verginità e sei madre dell'Onnipotente.

Unica fra tutte le donne, hai concepito senza il marchio del male e senza sofferenza dai alla luce. Questo concepimento unico ti ha reso ancora più pura e più santa.

Hai trovato grazia presso Dio.2. Lc 1 .30 So che il tuo smarrimento e il tuo timore non esalano dal vizio, ma sono i fiori fragranti della tua virtù. Sii certa di aver trovato grazia presso Dio, di essergli piaciuta e di aver saputo divenirgli gradita oltre ogni misura.

Lo devi alle tue eminenti virtù, alla tua preghiera continua e incendiata d'amore, che ha chiesto e ottenuto la sua grazia.

Tu sei beata, Maria, perché non hai chiesto e ottenuto la grazia degli uomini, ma quella di Dio!

 
 
 
 

 

 

 

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