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Letture della preghiera notturna dei certosini

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6 ottobre

 

SAN BRUNO NOSTRO PADRE

 

monaco

 

 

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1

 

Dalla Costituzione apostolica Umbratilem di papa Pio XI. AAS,XVI,(1924),385‑389.

 

Coloro che per la professione religiosa vivono nell'ombra un'esistenza solitaria, lontano dallo strepito e dalle follie del mondo, hanno scelto la parte migliore, come Maria di Betania.

Essi consacrano tutte le loro energie alla contemplazione dei divini misteri e delle verità eterne e innalzano al Signore continue e insistenti preghiere per l'estensione la prosperità del suo Regno.

Con la mortificazione spirituale e corporale, prescritta volontaria, essi cancellano ed espiano le proprie colpe ancor più quelle altrui.

Infatti non si potrebbe proporre alla scelta o al desiderio dell'uomo nessuno stato di vita più perfetto, a condizione però di riceverne la chiamata dal Signore.

Mediante l'intima unione con Dio e la santità interiore, i seguaci della vita solitaria nel silenzio dei chiostri contribuiscono mirabilmente a rendere più splendido quel tesoro di santità che la Chiesa, sposa di Cristo, offre allo sguardo e all'imitazione di tutti. Nessuna meraviglia quindi se gli scrittori ecclesiastici dei secoli scorsi paragonarono la potenza e l'efficacità delle preghiere dei solitari a quelle di Mosè.

 

2

 

Mentre Giosuè nella pianura dava battaglia agli Amaleciti, Mosè, sulla vetta del monte vicino, pregava con fervore Iddio di voler concedere la vittoria al suo popolo. Quando Mosè alzava le mani al cielo, vinceva Israele, ma appena le abbassava per la stanchezza, gli Amaleciti prendevano il sopravvento. Per questo Aronne e Cur gli si misero ai fianchi per sorreggergli le braccia fino a che Giosuè usci vincitore dal combattimento.

L'episodio raffigura con efficacia il valore dell'orazione dei contemplativi. Essi trovano infatti valido appoggio nell'augusto sacrificio dell'altare, rappresentato da Aronne, e nella pratica della penitenza, simboleggiata da Cur. Questi solitari hanno per missione essenziale di offrirsi e consacrarsi a Dio come vittime di propiziazione per la salvezza di tutti, compiendo una funzione ufficiale ricevuta dalla Chiesa.

 

3

 

Fin dai primordi della cristianità, prese radice e si sviluppò questo genere di vita utile e vantaggioso per tutti i fedeli, al di la di quanto si potrebbe credere.

Non parleremo qui degli asceti, i quali fin dagli inizi del cristianesimo vivevano con tanta austerità, pur in seno alle loro famiglie, che san Cipriano li considerava come "la porzione più illustre dei gregge di Cristo". La storia ci narra come durante la persecuzione dell'imperatore Decio, molti fedeli d'Egitto si rifugiarono in una zona deserta del loro paese. Anche dopo che fu restituita la pace alla Chiesa, essi continuarono a praticare la vita solitaria, nella consapevolezza di trovarvi un potente mezzo di perfezione.

Questi anacoreti divennero numerosi al punto che si diceva eguagliassero in numero gli abitanti delle città. Alcuni tra loro presero a vivere completamente separati dalla compagnia degli uomini, mentre altri, alla sequela di sant'Antonio, si radunarono nelle laure.

Sorsero cosi gradatamente gli Ordini monastici, organizzati e retti da regole determinate. Questo genere di vita si diffuse ben presto in tutto l'Oriente per propagarsi poi in Italia, nelle Gallie e nell'Africa proconsolare, erigendo dappertutto monasteri.

 

4

 

Quei monaci, vivendo nel segreto della propria cella, erano completamente liberi da qualsiasi ministero esteriore, e potevano applicare l'animo in modo esclusivo alla contemplazione delle realtà celesti.

Questa istituzione monastica si rivelò di una mirabile utilità per la società cristiana. Il clero e il popolo di quei tempi consideravano con molto frutto l'esempio di questi uomini che l'amore di Cristo attirava ad abbracciare le pratiche più perfette e più austere. Questi monaci imitavano la vita interiore e nascosta di Gesù Cristo a Nazaret, per completare come vittime consacrate a Dio, quello che manca ai patimenti di Cristo.

Tuttavia, con il passare degli anni, l'istituzione della vita puramente contemplativa andò perdendo il vigore e il fervore delle origini. I monaci che avrebbero dovuto rimanere estranei alla cura d'anime e ai ministeri esteriori, in realtà si diedero ad associare alla meditazione e alla contemplazione delle realtà divine le opere della vita attiva. Sembrò loro necessario di venire in aiuto al clero, insufficiente a tanti bisogni, come reclamavano i vescovi, oppure giudicarono bene assumere l'istruzione pubblica, promossa da Carlo Magno.

Inoltre, le perturbazioni politiche di quell'epoca causarono danni e illanguidirono l'osservanza nei monasteri.

 

5

 

Dopo periodi di decadenza, era indispensabile che la vita monastica consacrata alla contemplazione tornasse all'antico splendore. Urgeva che non venissero mai a mancare nella Chiesa intercessori dediti interamente alla preghiera, per supplicare senza tregua la divina misericordia e attirare sul mondo, cosi dimentico della propria santificazione, benefici di ogni genere.

Nella sua bontà infinita, che non cessa di provvedere in ogni tempo ai bisogni e agli interessi della Chiesa, Dio scelse allora Bruno, uomo di eminente santità, per restituire alla vita contemplativa lo splendore della primitiva purezza.

Bruno istitui dunque l'Ordine dei Certosini, e dopo averlo profondamente imbevuto del suo spirito gli lasciò regole adatte. monaci, esenti da ogni obbligo di ministero e di attività esteriore, potevano cosi percorrere rapidamente la via della santità interiore e applicarsi con perseveranza e coraggio agli esercizi rigorosi di una vita austera.

Da nove secoli i Certosini hanno saputo conservare fedelmente lo spirito del loro fondatore, senza aver bisogno, come altri Ordini, di alcuna riforma.

 

6

 

Chi potrebbe non ammirare questi monaci che si sono completamente separati per tutta la vita dalla società degli uomini, nello scopo di provvedere alla salvezza eterna dei fratelli mediante un apostolato silenzioso e nascosto?

Essi vivono ciascuno nella propria cella e osservano cosi strettamente la solitudine che non se ne allontanano mai per nessun motivo. A ore determinate, di giorno e di notte, si radunano in chiesa, non per salmodiare come si fa in altri Ordini, ma per cantare la liturgia con voce viva e piena. Essi celebrano integralmente l'ufficio divino senza il soccorso di alcun strumento e secondo le antichissime melodie gregoriane dei loro codici. Come potrebbe il Dio delle misericordie non esaudire i voti di questi monaci che lo supplicano per la Chiesa e per la conversione dell'umanità?

All'origine della vita certosina, il nostro predecessore, Urbano II, tributò stima e benevolenza a san Bruno, suo antico maestro nelle scuole di Reims. Eletto papa, volle al fianco come consigliere quell'uomo di cui conosceva la scienza eminente e l'alta pietà.

In seguito, l'Ordine dei Certosini ha sempre goduto il favore della Sede apostolica per la semplicità e la santa rusticità della sua vita. Non minore è l'affetto che noi nutriamo per quest'Ordine, con il desiderio che prosperi e si propaghi sempre più questa istituzione veramente salutare.

 

7

 

Se in epoche passate si avverti il bisogno di anacoreti nella Chiesa di Dio, ciò si verifica soprattutto oggi. Nel nostro tempo, infatti, vediamo tanti cristiani trascurare totalmente la considerazione delle realtà celesti, deporre perfino ogni pensiero della salvezza eterna, correre sfrenatamente dietro i beni della terra e i piaceri del corpo, vivendo in privato e in pubblico come pagani, in opposizione al vangelo.

Alcuni pensano che certe virtù, a torto dette "passive", siano ormai cadute in disuso e si debba sostituire all'antica disciplina monastica l'esercizio più comodo e meno faticoso delle virtù attive. Questa opinione però fu respinta e condannata dal nostro predecessore, Leone XIII, ed è ovvio quanto essa sia pregiudizievole e ingiuriosa alla teoria e alla pratica della perfezione cristiana.

 

8

 

Coloro che si dedicano assiduamente alla preghiera e alla penitenza contribuiscono molto più al bene e alla salvezza del genere umano che non gli operai che coltivano il campo del Signore.

Se i primi non attirassero dal cielo l'abbondanza delle grazie divine per irrigare il terreno, gli operai apostolici trarrebbero dalle loro fatiche frutti ben più magri.

Non c'è bisogno di dire quanto la nostra speranza si riprometta dai monaci Certosini. Noi aspettiamo che essi osservino le Costituzioni loro proprie non solo con fedeltà, ma con slancio. generoso, perché i loro animi siano formati alla santità più alta. Allora davvero diventeranno intercessori efficaci presso la misericordia del Signore, a vantaggio del popolo cristiano.

 

9

 

Dal vangelo secondo Luca.

12,35‑40

Gesù disse ai suoi discepoli: "Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze".

 

Dalle Istruzioni di san Colombano. Instructio XII. PL 80,252‑253.

 

Vegliate e pregate in ogni momento. perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo.1.( Lc 21,36 )

Fratelli, se ascoltiamo e crediamo questo, il nostro atteggiamento di vigilanza dimostrerà la nostra fede. La parola del Signore possa destare i nostri sensi, scuotere il torpore di morte in cui ci crogioliamo, perché possiamo essere sempre preparati, sgombri da ogni preoccupazione temporale. Così aspetteremo l'avvento dell'ultimo giorno che ci porterà pena o gloria.

Il Signore ci insegna a vegliare e a pregare senza interruzione. Questo suo monito affini dunque la nostra anima, per non essere discepoli infedeli o ascoltatori senza orecchi.

Dio è amore e bontà. Senza stancarci invochiamo con tutto il cuore la sua misericordia ineffabile, preghiamolo di ispirarci il suo amore per mezzo di Gesù, suo Figlio: supplichiamolo di unirci a lui per l'eternità, come se gli fossimo inseparabilmente saldati.

Chiediamo al Signore di elevare i nostri sensi sopra le cose terrene, di fissarli sulle realtà celesti, fintanto che siamo in questo corpo mortale. Aspettiamo così senza rimpianti la sua venuta, per corrergli incontro quando verrà, con la gioia e la piena fiducia dell'amore che gli sono care.

 

10

 

Quanto sono beati, quanto felici quei servi che il Signore al suo ritorno troverà ancora svegli.

Veglia veramente beata quella in cui si è in attesa di Dio, creatore dell'universo, che tutto riempie e tutto trascende! Volesse il cielo che il Signore si degnasse di scuotere anche me, meschino suo servo, dal sonno della mia mediocrità e accendermi talmente della sua carità divina da farmi divampare del suo amore fin sopra le stelle! Potessi allora ardere dal desiderio di amarlo sempre più, né mai più in me questo fuoco si estinguesse!

Iddio mi doni di corrispondere alla sua grazia, affinché la mia lucerna risplenda continuamente di notte nel tempio del mio Signore, per illuminare tutti quelli che entrano nella casa del mio Dio.

Dio Padre, ti prego nel nome del tuo Figlio Gesù Cristo, donami quella carità che non viene mai meno, perché la mia lucerna si mantenga sempre accesa, ne mai si estingua; arda per me, brilli per gli altri.

Degnati, o Cristo, dolcissimo nostro Salvatore, di accendere le nostre lucerne: brillino continuamente nel tuo tempio e siano alimentate sempre da te che sei la luce eterna. Siano rischiarati gli angoli oscuri del nostro spirito e fuggano da noi le tenebre del mondo.

Dona dunque, Signore Gesù, la tua luce alla mia lucerna, perché al suo splendore mi si apra il santuario celeste, il santo dei santi, che sotto le sue volte maestose accoglie te, sacerdote eterno del sacrificio perenne.

Fa' che io guardi, contempli e desideri te solo; solo te ami e solo te attenda nel più ardente desiderio.

Nella visione dell'amore il mio desiderio si spenga in te e al tuo cospetto la mia lucerna continuamente brilli e arda.

 

12

 

Degnati, amato nostro Salvatore, di mostrarti a noi che bussiamo, perché, conoscendoti, amiamo solo te, te solo desideriamo, a te solo pensiamo senza posa e meditiamo giorno e notte le tue parole. Dégnati di infonderci una carità degna di te che sei Dio, perché il tuo amore pervada tutto il nostro essere interiore e ci faccia completamente tuoi.

In questo modo non saremo capaci di amare altra cosa all'infuori di te, che sei eterno; e la nostra carità non potrà essere estinta dalle molte acque di questo cielo, di questa terra e di questo mare. Sta infatti scritto: Le grandi acque non possono spegnere l'amore. 2.( Ct 8.7 )

Possa questo avverarsi per tua grazia anche in noi, o Signore Gesù Cristo, a cui sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

 

 

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