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Letture della preghiera notturna dei certosini

[cenni biografici]

4 febbraio

 

BEATO LANUINO monaco  

 

Anche San Bruno ebbe il suo "discepolo prediletto" che sapesse comprendere il battito del suo cuore ed ereditasse, come Eliseo, il suo spirito.

Quando il nostro santo fondatore, dopo aver ottenuto dal Papa il permesso di tornare alla sua vita eremitica, si mise alla ricerca di una solitudine e la trovò nei boschi donati dal Conte Ruggero di Calabria, aveva già con sé un carissimo amico, un intimo confidente, un certosino della primissima ora, Lanuino, nobile normanno, che fu il suo braccio destro nella nuova  fondazione.

Grande dovette essere l'abilità nel trattare gli affari, nel costruire, nell'organizzare quella colonia monastica, nel governarla dopo la morte di San Bruno, se lo stesso Pontefice Pasquale II ebbe per lui tale stima da incaricarlo di parecchie missioni importanti e di visitare o riformare i monasteri in Calabria. I documenti del tempo, le carte di fondazione, portano uniti i nomi di Bruno e di Lanuino: il Papa indirizzava ad entrambi i suoi Brevi

("dilectissimis filiis Brunoni et Lanuino") e a lui, dopo la morte del Maestro, augurava: "Sia in te il medesimo spirito e lo stesso rigore della disciplina eremitica (... )". 

Lanuino morì, come San Bruno, in un giorno di domenica (era quella delle Palme), dopo aver, come lui, professato ancora una volta la sua fede nel Dio Uno e Trino.

I suoi confratelli, per non separare neanche dopo la morte coloro che erano stati pienamente uniti in vita,collocarono il suo corpo nella tomba del Santo Fondatore e tuttora le loro reliquie sono custodite nel medesimo reliquiario.

1

 

Dalla Lettera di Bernardo di Portes al recluso Rainaldo.

PL 153,892-894.896-899.

 

Mi chiedi di esporti per iscritto in qual modo tu debba vivere in presenza del Signore: una richiesta certamente onesta, ma tale che potrei ragionevolmente schermirmene. Per non darti tuttavia l'impressione che io manchi di carità, procurerò di rispondere alla tua richiesta non come, beninteso, sarebbe confacente al tema, ma come appunto me lo suggerisce la carità.

Voglio però avvertirti che io non intendo affatto disegnare per te una regola di vita fissa e stabile; voglio piuttosto indicarti brevemente le pratiche che mi sembrano adatte a te fra quelle che la vita eremitica ha l'abitudine di osservare. Se però avrò a prescriverti delle regole che ti sembreranno o troppo dure o troppo lievi, sarà tuo compito temperarle o renderle più severe, a seconda che il Signore te ne dia la volontà e la facoltà.

Osserva tuttavia sempre - questo ti raccomando sopra ogni cosa - la giusta misura che gioca un gran ruolo sia nei progressi sia nella possibilità di perseverare nella vita eremitica. Coloro infatti che cominciano - siamo soliti chiamarli novizi - dopo aver affrontato prove per lo più superiori alle loro forze - e ciò perché al loro fervore non si accompagna il senso della misura - vedono venir meno la perseveranza (e questo è deprecabile); ovvero, incorrendo in qualche grave malattia del corpo, e talora anche della mente, sono costretti a tornare a pratiche meno dure, e addirittura troppo facili, cui invece avrebbero dovuto rinunziare del tutto.

 

2

 

Parliamo anzitutto del silenzio. Mi sembra che tu debba assolutamente osservare il silenzio da Compieta a Prima durante l'estate, fino a Terza durante l'inverno.

Pur dovendo sempre, per quanto lo permettono le circostanze, aspirare al silenzio e cercarlo, soprattutto di notte non devi violarlo, tranne che una necessità impellente non ti costringa a farlo. Allora esprimiti con poche parole, proferite con modestia. Quanto alle parole oziose e di nessuna utilità, non solo non devi mai pronunciarle, ma nemmeno ascoltarle da alcuno.

Nessuno osi riferirti pettegolezzi, scurrilità, e nemmeno notizie sugli avvenimenti esterni. Ascolta volentieri soltanto quelle cose per le quali tu possa ringraziare Dio, se sono benefici divini, o implorarlo, se sono notizie tristi e funeste.

Chiunque venga da te ascolti buone parole, o te ne dica. Se poi ti visitano uomini religiosi o eruditi, sii sempre più pronto ad ascoltare i loro buoni discorsi che a parlare.

Se ti sforzerai di osservare queste cose, i fantasmi delle vanità non ostacoleranno la devozione del tuo cuore nella salmodia e nella preghiera.

 

3

 

Continuiamo con le occupazioni spirituali o corporali. E' noto che l'ozio è nemico dell'anima, e l'Apostolo dice: Chi non vuol lavorare, neppure mangi (2 Ts 3,10). E' necessario dunque che il tentatore ti trovi occupato in qualche opera spirituale o corporale per tutto il tempo durante il quale veglierai.

Mi sembra anche conveniente che tu varii queste tue opere con ordine (1 Cor 14,40), secondo le parole dello stesso Apostolo. Dunque dedica agli esercizi spirituali le ore del mattino fino a Terza in inverno, e in estate fino a Prima. Chiamo opere spirituali la preghiera, la lettura di testi sacri, la meditazione e la salmodia.

Per il resto della giornata, fino a Vespro, sii occupato in qualche utile lavoro manuale, ma in maniera da interromperlo con brevi preghiere. Dopo Vespro, ricordati di dedicarti alle opere spirituali e di osservare anche allora, per quanto potrai, il silenzio. Dopo Compieta, non tardare a dar riposo alle membra.

Nei giorni festivi occupati soprattutto delle realtà spirituali, nella misura in cui il Signore vorrà concederti il fervore e la grazia di farlo.

 

4

 

Sappi che è meglio ricorrere, di tanto in tanto, a qualche lavoro manuale piuttosto che sonnecchiare su una lettura, e incorrere nel tedio per la sua prolissità; in modo tale che, dopo esserti dedicato a qualche lavoro, tu possa riprendere con più fervore, dopo questo gradito cambiamento, la preghiera o la lettura.

Ma allora attendi ad un lavoro che possa essere fatto in tranquillità e senza rumore, per non disturbare gli altri. Bada anche di non avere mai per l'attività manuale una sollecitudine che ti renda pigro o tiepido verso l'orazione, o verso le altre opere spirituali che devi compiere.

Non bisogna anteporre gli esercizi corporali a quelli spirituali, ma devi porre incomparabilmente più in alto quelli spirituali. I primi siano eseguiti a suo tempo con zelo e con energia. Ma a Dio non piaccia che la cura o la preoccupazione verso di essi siano di ostacolo al tuo fervore o alla tua pietà per le realtà dello spirito. L'Apostolo dice: Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti (Fil 4,6).

 

5

 

Fa' senza sosta quello che insegna la Scrittura e che ti ho ricordato: Con ogni cura vigila sul cuore perché da esso sgorga la vita  (Prv 4,23). L'animo umano è instabile e se non è tenuto, con l'aiuto del Signore, sempre impegnato in sante occupazioni, si distrae dietro pensieri vani e impuri, che il tentatore non cessa di suggerire e di evocare; così difficilmente uno riesce a raccogliersi nell'orazione e nella salmodia.

Accostati alla lettura con spirito devoto e pieno di desiderio, per attingere qualcosa da cui tu possa trarre esempio nella vita ovvero, se il Signore si degnerà concedertelo, per esser confortato dalla dolcezza delle parole e dei misteri divini.

Con questo zelo, con questa attenzione leggi successivamente tutte le Scritture che potrai avere, non per inorgoglirti del tuo sapere, ma per edificarti nella carità. Quei passi della Scrittura che non potrai penetrare con l'intelletto, rispettali umilmente come misteri divini, e rinviane piamente la comprensione, finché non entrerai nel santuario di Dio e ne intenderai le meraviglie.

 

6

 

Coloro che vivono in solitudine sogliono essere intimamente turbati e avere qualche nube di malinconia sotto l'istigazione del diavolo. Il nemico inveterato conosce diverse maniere di nuocere ai servi di Dio, per impedire che preghino e attendano alle loro sante occupazioni.

Per poter distogliere o trattenere l'animo dal suo santo ardore, il maligno si sforza di provocare ora tristezza ora un'ira irragionevole; ora l'orgoglio, ora il ricordo di qualche ingiuria; ora la vana memoria di quanto fu detto o fatto o che bisogna fare, ora pensieri impuri; ora la tepidezza dell'animo, ora il torpore del sonno.

E, se sente che non gli si resiste nelle cose più piccole, ci stringe nelle catene di tentazioni più forti. Preferisce disseminare delle trappole piuttosto che porre degli ostacoli. Tuttavia, non cessa di porre inciampi, per quanto è in suo potere, a coloro che non può far cadere nei suoi tranelli.

Però Dio è fedele - dice Paolo - e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita e la forza per sopportarla.(1 Cor 10,13). Armati della potenza della preghiera contro questi e contro tutti i generi di tentazione, e anche contro le illusioni notturne; afferra quello scudo del quale l'Apostolo dice: Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno (Ef E, 16). Il sincero amore e la fervida fede nella croce di Cristo rendono vane tutte le macchinazioni del nemico; e l'orazione accompagnata dalle lacrime respinge vittoriosa ogni genere di tentazione.

 

7

 

Sono queste le armi e questi i combattimenti spirituali che sostieni sotto gli occhi del Re, al cui seguito hai cominciato a prestare servizio. Devi sapere che tu hai chiuso in isolamento il tuo corpo e l'hai sottratto agli affanni esterni, perché il tuo cuore possa attendere liberamente a tale lotta.

Dagli uomini sei reputato grande, poiché ti si dirà solitario; ma agli occhi di Dio sarai grande solo eseguendo con ogni zelo e attenzione quanto ti ho esposto. Gli uomini considerano solo le apparenze; l'Altissimo giudicherà le disposizioni interiori.

E quando vedrai che non sei in grado di adempiere simili precetti, confessando umilmente la tua mancanza di generosità e la tua imperfezione davanti a Dio, chiedi con grande ardore l'aiuto della grazia a colui che dice: Senza di me non potete far nulla (Gv 15,5). Ti capiterà in effetti di scoprirti spesso torpido, spesso meno gagliardo; sappi che la grazia divina recede di tanto in tanto, perché tu debba confidare nel suo aiuto e non abbia eccessiva fiducia nella tua virtù.

Così il Padre buono sa guarire la superbia con l'umiltà. Se egli non ci diminuisse di tanto in tanto la sua grazia, la mente umana si inorgoglirebbe: credendosi capace di realizzare da sola la giustizia, cadrebbe più gravemente nella superbia. Ma se Dio ci abbandona nei momenti di orgoglio, lo fa per ritornare con grazia più clemente a chi si è umiliato; egli dorme nella tempesta in modo che, chiamato dalle preghiere, possa comandare ai venti e al mare, e ristabilire la tranquillità.

 

8

 

Quando avrai imparato da Cristo ad essere mite e umile di cuore, colui che resiste ai superbi ma concede la sua grazia agli umili, per mezzo dello Spirito Santo ti donerà, se la cerchi, la chiedi e la invochi, la carità: la grazia maggiore che Dio dona all'uomo in questa vita.

Appena la carità comincerà ad ardere nel tuo cuore, lo dilaterà al punto che tutto ciò che ti sembra duro o difficile nei precetti divini, ti diverrà semplicissimo. Dilaterà, dico, in tal modo il tuo cuore e renderà così dolce e lieve tutto ciò che ti sembra aspro o duro, che in verità dirai: Corro per la via dei tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore. E anche: Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia più che in ogni altro bene (Sal 118,32.14).

Sappi che questa carità non è nient'altro che l'amore verso Dio e verso il prossimo. Perché due sono i comandamenti, ma la verità è una. Quando il Signore parla dei due comandamenti dice: Da questi due comandamenti dipende tutta la legge e i profeti (Mt 22,40). Quando l'Apostolo parla della carità, che è una, dice: Pieno compimento della legge è l'amore (Rm 13,10).

Due quindi sono i comandamenti, ma una è la carità che ci consente di porli in atto.

I comandamenti sono nella legge, ma la carità, per mezzo della quale corriamo al loro adempimento, è nel nostro cuore. Senonché non può trovarsi nei nostri cuori generata da noi o per mezzo nostro. L'amore di Dio - dice l'Apostolo - è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato(Rm 5,5). Quest'amore tu chiedilo incessantemente con la più grande insistenza e devozione possibile a colui dal quale proviene ogni buon regalo e ogni dono perfetto (Gc 1, 17).

 

 

9

 

Dal vangelo secondo Matteo.         

6,5-15

 

Gesù disse ai suoi discepoli:

"Tu, quando preghi, entra nella tua camera e,

chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto".

 

Dal Trattato sulla preghiera di Origene.

Libellus de oratione,22. PG 11,482-486.

 

Padre nostro, che sei nei cieli. Sarà interessante esaminare se in quello che chiamiamo Antico Testamento esista una preghiera che chiami Dio con il nome di Padre. Le ricerche, che finora abbiamo svolto con ogni energia, sono rimaste infruttuose.

Non pretendiamo affatto sostenere che Dio non sia chiamato Padre nella Scrittura né che quelli che credevano in lui non abbiano avuto il nome di figli di Dio. Soltanto diciamo di non aver trovato in nessun testo quella confidenza raccomandata dal Salvatore che ci fa dare a Dio il nome di Padre quando lo preghiamo. 

In molti passi Dio è chiamato Padre e quelli che sono uniti al Verbo vengono detti suoi figli. Troviamo, ad esempio, nel Deuteronomio: Non è lui il padre che ti ha creato,che ti ha fatto e ti ha costituito?(Dt 32,6) E anche: Sono figli infedeli(Dt 32,20). In Isaia poi leggiamo: Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me (Is 1,2). E in Malachia: Il figlio onora suo padre e il servo rispetta il suo padrone. Se io sono padre, dov'è l'onore che mi spetta? Se sono il padrone, dov'è il timore di me? (Ml 1,6).

E' vero che in tutti questi testi si dà a Dio il nome di Padre e quello di figli a quanti sono stati generati dalla parola della fede. Tuttavia non troviamo presso gli antichi l'affermazione chiara e continua di questa filiazione.

 

10

 

I passi citati presentano piuttosto come sudditi quelli che si dicono figli. L'Apostolo infatti afferma: Per tutto il tempo che l'erede è fanciullo, non è per nulla differente da uno schiavo, pure essendo padrone di tutto; ma dipende da tutori e amministratori, fino al termine stabilito dal padre (Gal 4,1-2). Questo tempo ormai è compiuto, perché è venuto nostro Signore Gesù Cristo. Oggi, chiunque lo desidera, riceve la grazia dell'adozione, come insegna Paolo: Voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: ''Abbà, Padre!" (Rm 8,15).

E nel vangelo di Giovanni: A quanti l'hanno accolto., ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome (Gv 1,12). A proposito di questo spirito di adozione, la prima lettera di Giovanni ci insegna: Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché un germe divino dimora in lui, e non può peccare perché è nato da Dio (1 Gv 3,9).

 

 

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Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché partecipa del germe di Dio che lo allontana da ogni peccato. Con le sue azioni quest'uomo proclama: Padre nostro che sei nei cieli. Lo Spirito Santo stesso rende allora testimonianza al suo spirito che è figlio di Dio. E' anche suo erede, perché siamo eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria (Rm 8.16-17).

Quest'uomo non può dire uno smozzicato "Padre nostro"; il suo cuore deve essere sorgente e principio delle buone opere. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia; e in consonanza, con la bocca si fa professione di fede per avere la salvezza (Rm 10,10).

Tutte le sue azioni, tutte le sue parole e tutti i suoi pensieri saranno trasformati diventando conformi al Verbo, l'Unigenito. Quest'uomo riprodurrà l'immagine del Dio invisibile e Creatore, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti (Mt 5,45). Egli riprodurrà in sé stesso l'immagine di colui che viene dal cielo, cioè l'immagine stessa di Dio.

I santi sono dunque immagine dell'immagine di Dio che è il Figlio; essi esprimono la filiazione, giacché sono divenuti conformi non soltanto al corpo glorioso di Cristo, ma anche al suo corpo di carne.

 

12

 

Rinnovati nello spirito della loro mente, i santi sono trasforma ti, e diventano simili a Cristo nel suo corpo glorioso. Essi possono dire in verità: Padre nostro che sei nei cieli. Invece, secondo la lettera di Giovanni è chiaro che chiunque commette il peccato viene dal diavolo perché il diavolo è peccatore fin dal principio. Ora il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo (1 Gv 3,8).

L'inabitazione del Verbo di Dio nella nostra anima vi distrugge le opere del diavolo, per cui può dissipare il seme funesto gettato in noi e renderci figli di Dio.

Non pensiamo che Gesù Cristo abbia voluto insegnarci soltanto a ripetere certe parole durante il tempo dell'orazione. Dobbiamo capire bene questo precetto: Pregate incessantemente (1 Ts 5,17). Tutta la nostra vita, consacrata com'è alla preghiera, dovrà dire: Padre nostro che sei nei cieli. Così la nostra vita non sarà più sulla terra, ma nei cieli. Il trono di Dio risiede nei cieli, giacché il suo Regno è stabilito in tutti coloro che portano l'immagine dell'uomo celeste(1 Cor 15,49), ed essi stessi sono divenuti di cielo.

 

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