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febbraio BEATO
LANUINO monaco
Anche San Bruno ebbe il suo "discepolo prediletto" che sapesse comprendere il battito del suo cuore ed ereditasse, come Eliseo, il suo spirito. Quando il nostro santo fondatore, dopo aver ottenuto dal Papa il permesso di tornare alla sua vita eremitica, si mise alla ricerca di una solitudine e la trovò nei boschi donati dal Conte Ruggero di Calabria, aveva già con sé un carissimo amico, un intimo confidente, un certosino della primissima ora, Lanuino, nobile normanno, che fu il suo braccio destro nella nuova fondazione. |
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Grande dovette essere l'abilità nel trattare gli affari, nel costruire, nell'organizzare quella colonia monastica, nel governarla dopo la morte di San Bruno, se lo stesso Pontefice Pasquale II ebbe per lui tale stima da incaricarlo di parecchie missioni importanti e di visitare o riformare i monasteri in Calabria. I documenti del tempo, le carte di fondazione, portano uniti i nomi di Bruno e di Lanuino: il Papa indirizzava ad entrambi i suoi Brevi ("dilectissimis filiis Brunoni et Lanuino") e a lui, dopo la morte del Maestro, augurava: "Sia in te il medesimo spirito e lo stesso rigore della disciplina eremitica (... )". Lanuino morì, come San Bruno, in un giorno di domenica (era quella delle Palme), dopo aver, come lui, professato ancora una volta la sua fede nel Dio Uno e Trino. I suoi confratelli, per non separare neanche dopo la morte coloro che erano stati pienamente uniti in vita,collocarono il suo corpo nella tomba del Santo Fondatore e tuttora le loro reliquie sono custodite nel medesimo reliquiario. |
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1 Dalla
Lettera di Bernardo di Portes al recluso Rainaldo. PL
153,892-894.896-899. Mi
chiedi di esporti per iscritto in qual modo tu debba vivere in presenza
del Signore: una richiesta certamente onesta, ma tale che potrei
ragionevolmente schermirmene. Per non darti tuttavia l'impressione che io
manchi di carità, procurerò di rispondere alla tua richiesta non come,
beninteso, sarebbe confacente al tema, ma come appunto me lo suggerisce la
carità. Voglio
però avvertirti che io non intendo affatto disegnare per te una regola di
vita fissa e stabile; voglio piuttosto indicarti brevemente le pratiche
che mi sembrano adatte a te fra quelle che la vita eremitica ha
l'abitudine di osservare. Se però avrò a prescriverti delle regole che
ti sembreranno o troppo dure o troppo lievi, sarà tuo compito temperarle
o renderle più severe, a seconda che il Signore te ne dia la volontà e
la facoltà. Osserva
tuttavia sempre - questo ti raccomando sopra ogni cosa - la
giusta misura che gioca un gran ruolo sia nei progressi sia nella
possibilità di perseverare nella vita eremitica. Coloro infatti che
cominciano - siamo soliti chiamarli novizi - dopo aver
affrontato prove per lo più superiori alle loro forze - e ciò
perché al loro fervore non si accompagna il senso della misura - vedono venir meno la perseveranza (e questo è deprecabile); ovvero,
incorrendo in qualche grave malattia del corpo, e talora anche della
mente, sono costretti a tornare a pratiche meno dure, e addirittura troppo
facili, cui invece avrebbero dovuto rinunziare del tutto. 2 Parliamo
anzitutto del silenzio. Mi sembra che tu debba assolutamente osservare il
silenzio da Compieta a Prima durante l'estate, fino a Terza durante
l'inverno. Pur
dovendo sempre, per quanto lo permettono le circostanze, aspirare al
silenzio e cercarlo, soprattutto di notte non devi violarlo, tranne che
una necessità impellente non ti costringa a farlo. Allora esprimiti con
poche parole, proferite con modestia. Quanto alle parole oziose e di
nessuna utilità, non solo non devi mai pronunciarle, ma nemmeno
ascoltarle da alcuno. Nessuno
osi riferirti pettegolezzi, scurrilità, e nemmeno notizie sugli
avvenimenti esterni. Ascolta volentieri soltanto quelle cose per le quali
tu possa ringraziare Dio, se sono benefici divini, o implorarlo, se sono
notizie tristi e funeste. Chiunque
venga da te ascolti buone parole, o te ne dica. Se poi ti visitano uomini
religiosi o eruditi, sii sempre più pronto ad ascoltare i loro buoni
discorsi che a parlare. Se
ti sforzerai di osservare queste cose, i fantasmi delle vanità non
ostacoleranno la devozione del tuo cuore nella salmodia e nella preghiera. 3 Continuiamo
con le occupazioni spirituali o corporali. E' noto che l'ozio è nemico
dell'anima, e l'Apostolo dice: Chi
non vuol lavorare, neppure mangi (2
Ts 3,10).
E' necessario dunque
che il tentatore ti trovi occupato in qualche opera spirituale o corporale
per tutto il tempo durante il quale veglierai. Mi
sembra anche conveniente che tu varii queste tue opere con
ordine (1 Cor
14,40), secondo
le parole dello stesso Apostolo. Dunque dedica agli esercizi spirituali le
ore del mattino fino a Terza in inverno, e in estate fino a Prima. Chiamo
opere spirituali la preghiera, la lettura di testi sacri, la meditazione e
la salmodia. Per
il resto della giornata, fino a Vespro, sii occupato in qualche utile
lavoro manuale, ma in maniera da interromperlo con brevi preghiere. Dopo
Vespro, ricordati di dedicarti alle opere spirituali e di osservare anche
allora, per quanto potrai, il silenzio. Dopo Compieta, non tardare a dar
riposo alle membra. Nei
giorni festivi occupati soprattutto delle realtà spirituali, nella misura
in cui il Signore vorrà concederti il fervore e la grazia di farlo. 4 Sappi
che è meglio ricorrere, di tanto in tanto, a qualche lavoro manuale
piuttosto che sonnecchiare su una lettura, e incorrere nel tedio per la
sua prolissità; in modo tale che, dopo esserti dedicato a qualche lavoro,
tu possa riprendere con più fervore, dopo questo gradito cambiamento, la
preghiera o la lettura. Ma
allora attendi ad un lavoro che possa essere fatto in tranquillità e
senza rumore, per non disturbare gli altri. Bada anche di non avere mai
per l'attività manuale una sollecitudine che ti renda pigro o tiepido
verso l'orazione, o verso le altre opere spirituali che devi compiere. Non
bisogna anteporre gli esercizi corporali a quelli spirituali, ma devi
porre incomparabilmente più
in alto quelli spirituali.
I primi siano eseguiti a suo tempo con zelo e con energia. Ma a Dio non
piaccia che la cura o la preoccupazione verso di essi siano di ostacolo al
tuo fervore o alla tua pietà per le realtà dello spirito. L'Apostolo
dice: Non angustiatevi per nulla, ma
in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere,
suppliche e ringraziamenti (Fil
4,6). 5 Fa'
senza sosta quello che insegna la Scrittura e che ti ho ricordato: Con
ogni cura vigila sul cuore perché da esso sgorga la vita (Prv
4,23). L'animo umano
è instabile e se non è tenuto, con l'aiuto del Signore, sempre impegnato
in sante occupazioni, si distrae dietro pensieri vani e impuri, che il
tentatore non cessa di suggerire e di evocare; così difficilmente uno
riesce a raccogliersi nell'orazione e nella salmodia. Accostati
alla lettura con spirito devoto e pieno di desiderio, per attingere
qualcosa da cui tu possa trarre esempio nella vita ovvero, se il Signore
si degnerà concedertelo, per esser confortato dalla dolcezza delle parole
e dei misteri divini. Con
questo zelo, con questa attenzione leggi successivamente tutte le
Scritture che potrai avere, non per inorgoglirti del tuo sapere, ma per
edificarti nella carità. Quei passi della Scrittura che non potrai
penetrare con l'intelletto, rispettali umilmente come misteri divini, e
rinviane piamente la comprensione, finché non entrerai nel santuario di
Dio e ne intenderai le meraviglie. 6 Coloro
che vivono in solitudine sogliono essere intimamente turbati e avere
qualche nube di malinconia sotto l'istigazione del diavolo. Il nemico
inveterato conosce diverse maniere di nuocere ai servi di Dio, per
impedire che preghino e attendano alle loro sante occupazioni. Per
poter distogliere o trattenere l'animo dal suo santo ardore, il maligno si
sforza di provocare ora tristezza ora un'ira irragionevole; ora
l'orgoglio, ora il ricordo di qualche ingiuria; ora la vana memoria di
quanto fu detto o fatto o che bisogna fare, ora pensieri impuri; ora la
tepidezza dell'animo, ora il torpore del sonno. E,
se sente che non gli si resiste nelle cose più piccole, ci stringe nelle
catene di tentazioni più forti. Preferisce disseminare delle trappole
piuttosto che porre degli ostacoli. Tuttavia, non cessa di porre inciampi,
per quanto è in suo potere, a coloro che non può far cadere nei suoi
tranelli. Però
Dio è fedele - dice Paolo
- e non permetterà che siate
tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via
d'uscita e la forza per sopportarla.(1
Cor 10,13).
Armati della potenza
della preghiera contro questi e contro tutti i generi di tentazione, e
anche contro le illusioni notturne; afferra quello scudo del quale
l'Apostolo dice: Tenete sempre in
mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi
infuocati del maligno (Ef
E, 16).
Il sincero amore e la
fervida fede nella croce di Cristo rendono vane tutte le macchinazioni del
nemico; e l'orazione accompagnata dalle lacrime respinge vittoriosa ogni
genere di tentazione. 7 Sono
queste le armi e questi i combattimenti spirituali che sostieni sotto gli
occhi del Re, al cui seguito hai cominciato a prestare servizio. Devi
sapere che tu hai chiuso in isolamento il tuo corpo e l'hai sottratto agli
affanni esterni, perché il tuo cuore possa attendere liberamente a tale
lotta. Dagli
uomini sei reputato grande, poiché ti si dirà solitario; ma agli occhi
di Dio sarai grande solo eseguendo con ogni zelo e attenzione quanto ti ho
esposto. Gli uomini considerano solo le apparenze; l'Altissimo giudicherà
le disposizioni interiori. E
quando vedrai che non sei in grado di adempiere simili precetti,
confessando umilmente la tua mancanza di generosità e la tua imperfezione
davanti a Dio, chiedi con grande ardore l'aiuto della grazia a colui che
dice: Senza di me non potete far
nulla (Gv 15,5).
Ti
capiterà in effetti di scoprirti spesso torpido, spesso meno
gagliardo; sappi che la grazia divina recede di tanto in tanto, perché tu
debba confidare nel suo aiuto e non abbia eccessiva fiducia nella tua virtù. Così
il Padre buono sa guarire la superbia con l'umiltà. Se egli non ci
diminuisse di tanto in tanto la sua grazia, la mente umana si
inorgoglirebbe: credendosi capace di realizzare da sola la giustizia,
cadrebbe più gravemente nella superbia. Ma se Dio ci abbandona nei
momenti di orgoglio, lo fa per ritornare con grazia più clemente a chi si
è umiliato; egli dorme nella tempesta in modo che, chiamato dalle
preghiere, possa comandare ai venti e al mare, e ristabilire la
tranquillità. 8 Quando
avrai imparato da Cristo ad essere mite e umile di cuore, colui che
resiste ai superbi ma concede la sua grazia agli umili, per mezzo dello
Spirito Santo ti donerà, se la cerchi, la chiedi e la invochi, la carità:
la grazia maggiore che Dio dona all'uomo in questa vita. Appena
la carità comincerà ad ardere nel tuo cuore, lo dilaterà al punto che
tutto ciò che ti sembra duro o difficile nei precetti divini, ti diverrà
semplicissimo. Dilaterà, dico, in tal modo il tuo cuore e renderà così
dolce e lieve tutto ciò che ti sembra aspro o duro, che in verità dirai:
Corro per la via dei
tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore. E
anche: Nel seguire i tuoi ordini
è
la mia
gioia
più
che in ogni altro bene (Sal
118,32.14). Sappi che
questa carità non è nient'altro che l'amore verso Dio e verso il
prossimo. Perché due sono i comandamenti, ma la verità è una. Quando il
Signore parla dei due comandamenti dice: Da questi due comandamenti dipende tutta la legge e i profeti (Mt
22,40).
Quando l'Apostolo parla
della carità, che è una, dice: Pieno
compimento della legge è
l'amore
(Rm 13,10). Due
quindi sono i comandamenti, ma una è la carità che ci consente di porli
in atto. I
comandamenti sono nella legge, ma la carità, per mezzo della quale
corriamo al loro adempimento, è nel nostro cuore. Senonché non può
trovarsi nei nostri cuori generata da noi o per mezzo nostro. L'amore
di Dio
- dice l'Apostolo - è stato
riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è
stato
dato(Rm 5,5). Quest'amore
tu chiedilo incessantemente con la più grande insistenza e devozione
possibile a colui dal quale proviene ogni
buon regalo e ogni dono perfetto (Gc
1, 17). 9 Dal
vangelo secondo Matteo.
6,5-15 Gesù
disse ai suoi discepoli: "Tu,
quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa
la porta, prega il Padre tuo nel segreto". Dal
Trattato sulla preghiera di Origene. Libellus
de oratione,22. PG
11,482-486. Padre
nostro, che sei nei cieli. Sarà
interessante esaminare se in quello che chiamiamo Antico Testamento esista
una preghiera che chiami Dio con il nome di Padre. Le ricerche, che finora
abbiamo svolto con ogni energia, sono rimaste infruttuose. Non
pretendiamo affatto sostenere che Dio non sia chiamato Padre nella
Scrittura né che quelli che credevano in lui non abbiano avuto il nome di
figli di Dio. Soltanto diciamo di non aver trovato in nessun testo quella
confidenza raccomandata dal Salvatore che ci fa dare a Dio il nome di
Padre quando lo preghiamo. In molti
passi Dio è chiamato Padre e quelli che sono uniti al Verbo vengono
detti suoi figli. Troviamo, ad esempio, nel Deuteronomio: Non
è lui il padre che ti ha creato,che ti ha fatto e ti ha costituito?(Dt
32,6)
E
anche: Sono figli infedeli(Dt
32,20). In
Isaia poi leggiamo: Ho allevato e
fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me (Is
1,2). E
in Malachia: Il figlio onora suo
padre e il servo rispetta il suo padrone. Se io sono padre, dov'è l'onore
che mi spetta? Se sono il padrone, dov'è il timore di me? (Ml
1,6). E'
vero che in tutti questi testi si dà a Dio il nome di Padre e quello di
figli a quanti sono stati generati dalla parola della fede. Tuttavia non
troviamo presso gli antichi l'affermazione chiara e continua di questa
filiazione. 10 I
passi citati presentano piuttosto come sudditi quelli che si dicono figli.
L'Apostolo infatti afferma: Per tutto il tempo che l'erede è fanciullo, non è per nulla differente
da uno schiavo, pure essendo padrone di tutto; ma dipende da tutori e
amministratori, fino al termine stabilito dal padre (Gal
4,1-2).
Questo tempo ormai è
compiuto, perché è venuto nostro Signore Gesù Cristo. Oggi, chiunque lo
desidera, riceve la grazia dell'adozione, come insegna Paolo: Voi non
avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete
ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: ''Abbà,
Padre!" (Rm
8,15). E
nel vangelo di Giovanni: A quanti l'hanno accolto., ha dato potere di diventare figli di Dio: a
quelli che credono nel suo nome (Gv
1,12). A
proposito di questo spirito di adozione, la prima lettera di Giovanni ci
insegna: Chiunque è nato da Dio non
commette peccato, perché un germe divino dimora in lui, e non può
peccare perché è nato da Dio
(1 Gv 3,9).
11 Chiunque è nato da Dio non
commette peccato, perché
partecipa del germe di Dio che lo allontana da ogni peccato. Con le sue
azioni quest'uomo proclama: Padre nostro che sei nei cieli. Lo Spirito Santo stesso rende allora
testimonianza al suo spirito che è figlio di Dio. E' anche suo erede,
perché siamo eredi di Dio, coeredi
di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare
anche alla sua gloria (Rm
8.16-17). Quest'uomo
non può dire uno smozzicato "Padre nostro"; il suo cuore deve
essere sorgente e principio delle buone opere. Con
il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia; e in consonanza, con
la bocca si fa professione di fede per avere la salvezza (Rm
10,10). Tutte
le sue azioni, tutte le sue parole e tutti i suoi pensieri saranno
trasformati diventando conformi al Verbo, l'Unigenito. Quest'uomo
riprodurrà l'immagine del Dio invisibile e Creatore, che
fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra
i giusti e sopra gli ingiusti (Mt
5,45).
Egli riprodurrà in sé
stesso l'immagine di colui che viene dal cielo, cioè l'immagine stessa di
Dio. I
santi sono dunque immagine dell'immagine di Dio che è il Figlio; essi
esprimono la filiazione, giacché sono divenuti conformi non soltanto al
corpo glorioso di Cristo, ma anche al suo corpo di carne. 12 Rinnovati
nello spirito della loro mente, i santi sono trasforma ti, e diventano
simili a Cristo nel suo corpo glorioso. Essi possono dire in verità: Padre
nostro che sei nei cieli. Invece, secondo la lettera di Giovanni è
chiaro che chiunque commette il
peccato viene dal diavolo perché il diavolo è peccatore fin dal
principio. Ora il Figlio di Dio è
apparso
per distruggere le opere del diavolo (1
Gv 3,8).
L'inabitazione
del Verbo di Dio nella nostra anima vi distrugge le opere del diavolo, per
cui può dissipare il seme funesto gettato in noi e renderci figli di Dio. Non
pensiamo che Gesù Cristo abbia voluto insegnarci soltanto a ripetere
certe parole durante il tempo dell'orazione. Dobbiamo capire bene questo
precetto: Pregate incessantemente (1
Ts 5,17).
Tutta la nostra vita,
consacrata com'è alla preghiera, dovrà dire: Padre nostro che sei nei cieli. Così la nostra vita non sarà più
sulla terra, ma nei cieli. Il trono di Dio risiede nei cieli, giacché il
suo Regno è stabilito in tutti coloro che portano l'immagine dell'uomo celeste(1
Cor 15,49),
ed
essi stessi sono
divenuti di cielo. |
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