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30 settembre
SAN GIROLAMO
dottore monaco
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1
Dalla
lettera di san Girolamo al monaco Rustico.
Epistola
125,8-9.11.
PL 22,1076-1079.
Gli altri la pensino pure come vogliono; per me la
città è un carcere e il deserto un paradiso. Perché desideriamo la
calca delle città, noi che portiamo il nome di solitari?
Mosè, prima di venir messo a capo del popolo dei
Giudei, viene istruito per quarant'anni nel deserto: da pastore di pecore
diventa pastore di popoli.
Gli apostoli, da pescatori nel lago di Genezaret,
divennero pescatori di uomini. Avevano un padre, una rete e una barca, ma
come si misero al seguito di Gesù abbandonarono immediatamente tutto,
portarono ogni giorno la loro croce, senza neppure un bastone in mano.
Ti
dico tutto questo, perché, se anche ti solletica il desiderio di
diventare chierico, tu sappia ciò che dovrai insegnare. Sarai capace di
offrire a Cristo una vittima adulta e responsabile? Non voler essere
soldato prima d'aver fatto il coscritto, o maestro prima che scolaro.
Mediocre come sono e con le mie limitate capacità,
non tocca a me giudicare gli altri e dire qualcosa di poco bello sui
ministri della Chiesa. Facciano solo quello che Dio si aspetta dal loro
ministero!
2
Mi
limiterò a trattare dei primi passi e della condotta che deve tenere un
monaco. Anzitutto: devi vivere da solo, oppure con altri in un monastero?
Preferirei
che tu fossi in una comunità, per non far da maestro a te stesso e non
intraprendere senza guida una strada mai fatta, col rischio di imboccare
subito una direzione sbagliata. Da solo ti esponi a camminare o troppo o
meno di quanto occorra, stancandoti eccessivamente se corri, o finendo con
l'addormentarti se rallenti.
Nel
deserto s'insinua facilmente la superbia: per poco che il solitario abbia
digiunato, si crede un grand'uomo. Dimentica chi è in realtà, la sua
origine e il posto che è venuto a cercare; poi, comincia a divagarsi
interiormente ed esteriormente.
Condanno
per questo la vita eremitica? Nient'affatto; anzi, più volte ne ho
tessuto l'elogio.
Ma
vorrei che dalla palestra dei monasteri uscissero soldati che non hanno
paura della vita dura, soldati che abbiano dato lunga prova di saperla
condurre.
Vorrei
vedere uomini che si ritengono inferiori a tutti per essere primi fra
tutti; uomini tali che né la fame né la sazietà siano mai riusciti a
piegare, e che siano felici nella povertà; uomini che tengano un
atteggiamento, un linguaggio, un aspetto, un'andatura che siano
insegnamento morale.
3
Se
vuoi abbracciare la vita consacrata a Dio, preferisco che tu non abiti con
tua madre. Eviterai di rattristarla con un rifiuto quando ti offre cibi
prelibati, o di buttar olio sul fuoco accettandoli. E c'è anche un altro
motivo: perché non ti succeda di vedere quello che poi durante la notte
alimenterà la tua fantasia.
Tieni
sempre fra le mani e sotto gli occhi la Bibbia; impara il salterio parola
per parola; prega incessantemente; la tua mente sia in stato di veglia, e
non aperta a pensieri vani.
Corpo
e spirito siano orientati entrambi al Signore. Domina ira con la pazienza;
ama la scienza della Scrittura e non amerai i vizi della carne. La tua
mente non si abbandoni alle varie passioni, le quali, se s'installano nel
cuore e s'impadroniscono di te, ti condurranno alle colpe più gravi.
Attendi
a qualche lavoro manuale, perché il diavolo ti trovi sempre occupato.
Ricordati che gli apostoli, pur avendo il diritto di vivere del vangelo,
lavoravano con le loro mani per non essere di peso a nessuno; anzi, essi
porgevano ristoro agli altri, dai quali avevano diritto di cogliere beni
materiali in cambio di quelli spirituali. Perché non dovresti procurarti
con il lavoro il necessario al tuo sostentamento?
4
Puoi
intrecciare una cesta con i giunchi, intessere canestri di vimini
flessibili, sarchiare la terra. Traccia solchi regolari nei tuo campicello,
e dopo averci seminato i legumi e disposto con ordine le piante, portaci
l'acqua per l'irrigazione.
Potrai
cosi assistere allo spettacolo descritto da questi magnifici versi:
"Ecco, dal ciglio d'un sentiero scosceso fa sgorgare l'onda; questa
cadendo fra sassi levigati sprigiona un roco mormorio e con i suoi
zampilli irrora le zolle riarse". 1
Innesta
gli alberi sterili con gemme o polloni, e in poco tempo potrai cogliere i
dolci frutti del tuo lavoro. Costruisci arnie per le api, secondo il
consiglio del libro dei Proverbi, 2( Prv 6,8 ) e impara da questi insetti
l'ordine e la disciplina regale che devono regnare in un monastero.
Intessi anche reti per la pesca, trascrivi dei libri: cosi la mano ti
procurerà il cibo e la lettura sazierà l'anima.Ricordati sempre che
l'ozioso è in balia delle passioni.
I
monasteri d'Egitto seguono la consuetudine di non accettare mai chi
rifiuti il lavoro manuale. Questa tradizione, più che a procurare il
cibo, mira a sostentare l'anima perché non si perda in pericolose
fantasie e possa perveni alla salvezza.
5
Una
lettera sulla vita monastica di san Girolamo. Sermones ad fratres in
eremo,60. PL
40,1343-1344.
Ti
ricordo, o monaco, che eri libero di fare come volevi prima di impegnarti
con la professione monastica. Orma la tua stessa voce ti ha legato a me.
Chi ti costrinse? T’usai forse violenza? Non eri libero?
Era
in tuo potere promettere o no Hai promesso. Orma sei mio e non lascerò
quello che mi appartiene. Non ha più la possibilità di far marcia
indietro. Era in tuo diritto impegnarti, ma non lo è sciogliere la
promessa.
Se
ti ritratti, non sarai più nella stessa situazione in cui ti trovavi
avanti di impegnarti. Prima, eri un uomo libero, persino un membro della
mia famiglia. Mi stavi accanto, ma non come un servo, poiché non eri al
mio servizio; eri mio soltanto per i vincoli di sangue che ti univano a
me.
Se
adesso rifiuti l'impegno preso, non ti considererò più come un parente,
ma come un servo fuggiasco.
Perché
ti dico tutto questo? Perché siamo liberi di impegnarci a servire Dio, ma
non è in nostro potere ritrarci dall'impegno assunto. Hai promesso? Avrai
la tua ricompensa. Hai rinnegato? Avrai il tuo castigo. Ricompensa o
castigo sono le conseguenze di come ti collochi davanti alla professione
monastica.
6
Ti
propongo di scegliere tra la vita e la morte. Scegli quello che vuoi. Ti
dico tutto questo, perché tu non creda a che ti sia lecito abbandonare i
tuoi voti.
Non
metterti a dire: "Tutti quelli che si sposano, che vivono nelle città,
che sono funzionari o commercianti, sono tutti in pericolo. Soltanto i
monaci si salvano".
Non
c'è da far paragoni tra loro e noi, giacché si tratta di stati diversi.
I secolari conoscono la propria debolezza e non promisero quello che non
potevano assumere. Sono si, cristiani, ma secondo lo stato di laico, ad
esempio, negoziante, di soldato. Cornelio era centurione, eppure si salvò.
Tu
eri secolare, e sei diventato monaco. Ormai devi lavorare alla tua
salvezza nella condizione di monaco, altrimenti non troverai la vita. Non
c'è via di mezzo.
Se
vuoi abbandonare la vita monastica e ritornare alla vita del mondo, il
Signore non ti giudicherà come se tu fossi un secolare, ma come un monaco
che mancò al suo dovere, come un prevaricatore. Non ti è lecito
rinnegare i tuoi voti.
7
Se
cadi in peccato, dopo aver abbandonato il tuo impegno monastico, può
essere che tu dica: "Che farò, ora che non sono più veramente un
monaco e neppure ancora davvero un secolare? ".
Bada
di non aggiungere al primo un peccato ancora più grave. Se la tua vocazione è di essere monaco, sii penitente
come monaco e non come secolare. Ammettiamo che, dopo essere fuggito dal
padrone che ti batteva, tu ti penta. Non pensare di dover continuare a
fuggire. Per essere monaco pentito, devi tornare dal tuo padrone. Non dire
mai: "Mi pento di essere fuggito, ma ormai sono costretto a restare
un fuggitivo".
Santi
o peccatori, nulla giustifica che si cambi vocazione. Se sei un santo, sei
un monaco felice;se invece sei peccatore, sei un monaco miserabile. Ma
rimani sempre un monaco e non puoi cambiare vocazione, pur avendone
perdutala dignità.
8
Nessuno
pensi di aver la facoltà di cambiare vocazione. Vi dico questo in
generale, e lo dico anche per me. Aggiungo inoltre che le mie parole hanno
un valore relativo, non sono un comando.
Ammettiamo
che due monaci siano caduti entrambi in peccato. L'uno si è dichiarato
puramente e semplicemente secolare; per esempio, si sposa, perché disse
che non gliela faceva, non se la sentiva di continuare a essere monaco.
L'altro
invece piange quello che commise, giorno e notte implora la misericordia
del Signore. Non dico che fece bene a peccare, ma in confronto a quello
che si disonorò pubblicamente, e un santo.
Perché
tutto questo discorso? Non certo per incoraggiare i peccatori a far il
male quanto vogliono, ma per mettere bene in chiaro che la vocazione
rimane, nonostante il peccato. Dio è
abbastanza potente per liberare, me e te, da tutti i
lacci del demonio.
9
Dal
vangelo secondo Luca.
24,44-49
Gesù
risorto, apparendo ai discepoli, disse loro: "Sono queste le parole
che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le
cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi
Dal
Commento di san GiroIamo al vangelo di Marco.
Tractatus
in Marci evangelium,VI, ad Mc 9,1-7. PLS 11,153-155.157.
Chi
si ferma alla lettera della Scrittura, rimane fisso al suolo; guarda in giù
come animale privo d'intelligenza e non può vedere Gesù nelle sue vesti
candide.
Chi
invece segue la parola di Dio, sale sul monte, perché si eleva verso le
realtà più alte; davanti a lui Gesù si trasfigura e le sue vesti
diventano splendenti.
Se ci fermiamo alla lettera, che vi è di
scintillante, di splendido, di sublime in quello che leggiamo? Se invece
ci mettiamo a leggere secondo lo spirito, le vesti delle parole da cui è
avvolta la Scrittura, si illuminano d'un tratto e luccicano candide come
neve: nessun lavandaio sulla terra
potrebbe renderle cosi bianche.1.( Mc 9,3 )
Considera
una qualsiasi profezia o parabola evangelica. Se leggi restando attaccato
alla lettera, che avrà di luminoso o di sfavillante? Ma se ponendoti alla
sequela degli apostoli, cerchi di cogliere lo spirito del testo, le parole
che rivestono la Scrittura si trasfigurano d'un tratto e divengono
luminosissime.
10
Se
gli apostoli non avessero veduto Gesù trasfigurato con le vesti d'una
bianchezza sfolgorante, non avrebbero nemmeno potuto scorgere Mosè ed
Elia che parlavano con lui. Finché comprendiamo la Scrittura secondo la
lettera che uccide, al modo dei Giudei, non vediamo Mosè ed Elia
discorrere con Gesù, poiché essi non possono conoscere il vangelo.
Chi
invece segue il Signore e merita di contemplarlo trasfigurato con le vesti
sfolgoranti, questi comprende secondo lo spirito quello che sta scritto.
Allora, ecco venire Mosè ed Elia, cioè la legge e i profeti, a parlare
con Gesù, cioè con il vangelo.
Essi
parlavano della sua dipartita, che avrebbe portato a compimento a
Gerusaleme 2.(Lc
9,31) vuoi dire che la legge e i profeti annunziano la passione del
Signore. Vedi quanto è importante capire la Scrittura secondo lo spirito?
Anche
Mosè ed Elia appaiono scintillanti di gloria, ma senza di Gesù sono
uomini comuni, privi di fulgore. Quando leggi Mosè ed Elia, cioè la
legge e i profeti, ma non intendi in Cristo ciò che hanno scritto, non
puoi capire che annunziano la passione del Signore. Per te Mosè ed Elia
non salgono sul monte, non indossano bianche tuniche di gloria, ma poveri
cenci.
11
Fino
allora Pietro, Giacomo e Giovanni avevano scorto Mosè ed Elia senza Gesù.
Quando li vedono discorrere con il Signore, anch'essi in candide vesti
ossia capiscono quanto annunziavano la legge e i profeti si rendono conto di stare sul monte.
Anche
noi siamo sulle altezze quando comprendiamo la Scrittura secondo lo
spirito. Se leggo il Pentateuco fermandomi al senso letterale, precipito
in basso; ma se lo comprendo secondo lo spirito, salgo sulle vette.
Osserva
come i tre discepoli, quando si accorgono di stare sul monte, cioè di
capire secondo lo spirito, disprezzano le realtà terrene e umane, mentre
desiderano le verità celesti e divine. Non vogliono più scendere in
terra, ma permanere nel mondo dello spirito.
Maestro, è bello per noi stare
qui. 3.( Lc 9.33 )
Anch'io,
quando leggo le Scritture e le capisco secondo lo spirito, non voglio più
scendere in basso; anelo a piantare nel mio cuore una tenda per Cristo,
una per la legge, una per i profeti.
12
Quando
leggo il vangelo e scorgo in esso le testimonianze tratte dalla legge e
dai profeti, considero soltanto Cristo; vedo cioè Mosè, i profeti, ma
solo per capire che essi parlano di Cristo.
E
quando sarò giunto allo splendore di Cristo, quando lo guarderò
nell'abbagliante luce del Sole fulgente, non potrà vedere la debole luce
della lampada. Forse che se accendi una lampada di giorno, essa da luce?
Se il sole splende, la luce della lampada non è manifesta. Cosi,
paragonati a Cristo presente, la legge e i profeti non danno affatto luce.
Non
li sottovaluto; anzi li lodo con tutte le mie forze, perché annunziano
Cristo; ma leggo la legge e i profeti con l'obiettivo di non fermarmi ad
essi, ma di arrivare tra mite loro a Cristo.
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