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3 luglio
SAN TOMMASO apostolo
1
Dalle omelie di Filosseno di Mabbug. Homelies, II & III. SC 44,77‑78.61‑64.67‑68.
La fede è come il terreno in cui mette radici la parola di Dio. Il seme del coltivatore resta improduttivo se non è seminato in un campo; cosi la parola di Dio non porta frutti spirituali se non la riceviamo nel terreno della fede. Come l'occhio del corpo riceve la luce del sole, anche l'occhio della fede riceve il lume spirituale dei comandamenti di Dio. La luce solare permette si di vedere qualunque oggetto, ma non può fare a meno dell'occhio; e il comandamento divino rimane incompiuto senza la fede. Il sole splende per natura, ma per gli occhi ciechi non è luminoso e non riesce a dar loro la vista; cosi la parola divina è onnipotente in Dio che la proferisce, ma si rivela fiacca nell'anima che non crede. La fede ha quindi come un occhio dotato di discernimento, capace di valutare in modo giusto ogni cosa. La fede sorvola sul mondo visibile, perché lo considera senza importanza; fissa invece l'invisibile, considera quello che sta sopra la natura e i sensi, perché questo è l'ambito della sua conoscenza.
2
La fede è cosi grande che grazie ad essa gli uomini ricevono il nome di Dio e il nome di Cristo. Siamo infatti chiamati "divini" dal nome di Dio Padre, "cristiani" dal nome del Figlio, Gesù Cristo, e "fedeli" a motivo della fede. Il nome di "fedeli" ci separa da tutte le altre religioni e relative dottrine, poiché soltanto chi è generato dalla fede e nutrito dai suoi insegnamenti è chiamato con questo titolo. L'attributo di "fedeli" ci è assai appropriato, perché tutto il nostro credo fa riferimento alla speranza delle realtà future che sono invisibili, cioè non evidenti ne certe per i sensi corporei. La fede racchiude in se la speranza di tutti i beni e, se dovesse dissolversi, non ci rimarrebbe più nulla; è lei infatti a detenere e custodire sia i misteri qui in terra, sia i beni che Dio ci ha promesso lassù.
3
La fede mette a nostra portata le realtà che ci sono distanti. Essa considera i misteri a faccia a faccia e scorge senza veli queste realtà oscure. Il regno di Dio è infatti inaccessibile agli sguardi del corpo, e può contemplarlo soltanto l'occhio della fede. La casa del Padre dista fisicamente da noi, ma la fede vi abita gia. La luce spirituale splende gloriosa nella patria celeste e la fede può gia danzare lassù in pieno sole. La veste della nostra gloria è nei cieli e già la fede ne è adorna. La nostra ricchezza e ogni bene spirituale stanno lassù e la fede può attingervi per darceli fin d'ora. La nostra vera città è nei cieli e li dimora la fede. I nostri predecessori abitano quella remota regione e la fede è in continuo colloquio con essi. Il banchetto di delizie è imbandito lassù e la fede ne gode senza interruzione. La fonte della vita zampilla nel cielo e ad essa la fede si disseta quanto vuole. Schiere splendenti abitano il paese della vita e la fede ne condivide la gloria.
4
Da quanto si è detto, appare chiara la natura della fede. Grazie ad essa vediamo l'invisibile, abbiamo notizia dell'inconoscibile, scorgiamo l'impercettibile, vediamo e cogliamo l'inaccessibile. Quanto più l'oggetto contemplato della fede è sottile, nascosto, interiore, spirituale, sublime e ineffabile, tanto più chiara è la sua visione. Sono le massime realtà a giustificare la fede e sarebbe un insulto se uno la forzasse cicoscrivendola nella sfera di piccine realtà create, quando essa sorpassa tutto e soltanto il Creatore può contenerla. Le creature non sono all'altezza della potenza che ha la fede. Essa non crede in un essere creato, ma crede soltanto che questi è creato, ossia che non ha l'essere da se. La fede si compiace e si giustifica solo in Dio, perché, ponendosi sopra di tutto quello che non è Dio, si fa vicinissima a lui.
5
La fede fa passare il presente e venire il futuro. E' come la lingua di Dio, il comandamento del Creatore. Quando la fede comanda, obbediamo a lei come a Dio, se fa un cenno, tutte le creature la seguono. La potenza della fede è la potenza di Dio, perché essa viene da lui. La fede è signora delle creature, e come la padrona da ordini alle serve che le sono sottomesse, cosi la fede comanda alle creature che le obbediscono. C'è qualcosa di più sorprendente: non solo le creature obbediscono alla fede, ma persino il Creatore non resiste alla volontà di lei. In realtà, la fede ottiene da Dio quanto desidera, riceve tutto quello che chiede e, se invoca Dio, l'Onnipotente le risponde. La porta del Donatore divino rimane sempre aperta per lei, come sta scritto: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà.1 (. Gv 16,23 ) La fede comanda da padrona nella casa di Dio, perché è la dispensatrice dei beni divini.
6
Il mistero della fede è meraviglioso e sublime, e nessuno potrà mai spiegarlo. La fede è talmente grande da essere la dimora di Dio. Quando parlo di questa virtù, non intendo ciò che ne ha solo il nome e non va oltre le parole. Si riconosce la fede verace dalla solida disposizione dell'anima e dalla ferma stabilità dei pensieri; la fede non può smentirsi, perché imita Dio, di cui Paolo ha detto che non può rinnegare se stesso. 2( 2 TM 2,13 ) La fede non può sconfessare se stessa, perché il dubbio non la scalfisce mai, la presunzione non la sfiora, la paura non la tocca; perciò la fede fa tutto quello che vuole e ottiene tutto ciò che chiede. Se uno desidera accostarsi a Dio, deve accogliere in se questo atteggiamento. La fede non ammette idee o opinioni contraddittorie, non si rimangia quello che ha fatto o detto, e non se ne pente. Come Dio non rimpiange mai il suo operato, cosi la fede non si ritratta, dato che cerca d'imitare l'Altissimo.
7
Tu che vuoi essere il discepolo di Dio, acquista la fede, padrona di tutti i nostri beni. Sia questo il tuo primo passo come discepolo. Mettila come base della tua torre ed essa non crollerà, per alta che sia. Non ci sono flutti o venti che possano travolgere l'edificio costruito sulla fede. Cominciò Gesù a porre per tutta la Chiesa il fondamento della fede mediante il ministero di Simone; allora anche tu, il discepolo, prendi le mosse da li e fanne la base della tua regola di vita. Se il Signore ha costruito le leggi dell'universo sulla fede, tu radica in essa le tue vittorie e i tuoi comportamenti. Poiché Dio ha posto la fede come fondazione definitiva per tutte le generazioni future, fanne anche tu il principio della tua vita in Dio.
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La potenza della fede basta per portare tutti gli uomini. Gesù ne fece la pietra basilare della sua Chiesa, perché ne previde la potenza invincibile, la forza inesausta, il trionfo certissimo, l'indomito vigore, il coraggio a tutta prova, il fascino coinvolgente, il suo insegnamento irrefutabile, la sua parola infallibile e la sua autorità indiscussa. Dio, infatti, non ha soltanto posto la fede a fondamento della sua Chiesa per dimostrarnela potenza, ma anche per dare una preziosa indicazione a chi vuole esserne il discepolo : questi dovrà porre in priorità la solida base della fede per sostenere il suo edificio spirituale e costruire la dimora di Dio.
9
Dal vangelo secondo Giovanni. 20,24‑29 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: "pace a voi!".
Dai Discorsi di san Pietro Crisologo. Sermo 84. PL 52,437‑440.
I discepoli videro il Signore e furono pieni di gioia, perché come fa piacere la luce dopo il buio e il bel tempo dopo la fosca caligine dell'uragano, cosi la gioia conforta dopo la tristezza. Gesù augura ai suoi la pace e ripete quell'annunzio due volte. Con il primo saluto egli trasfonde quiete nei loro sentimenti e con il secondo esprime la volontà di vedere regnare sempre la pace tra i suoi discepoli. Gesù sa bene che più tardi si farà un gran discutere sul ritardo della sua venuta; gli uni si rattristeranno di aver dubitato, gli altri potranno vantarsi della fermezza della loro fede. Per tagliar corto alla vana superbia di questi e all'incertezza di quelli, il Maestro previene gli eventuali conflitti formulando il suo desiderio di pace: lui sa che tali problemi nascono dai fatti e non dai discepoli. Gesù non vuole evitare che i suoi si accusino a vicenda di quello che lui, il solo offeso, ha già perdonato. Pietro rinnega, Giovanni fugge, Tommaso dubita e gli altri abbandonano Gesù. Dando la sua pace, il Signore taglia corto a future dispute tra i discepoli. Senza il dono della pace, ad esempio, gli altri avrebbero potuto rifiutare a Pietro il diritto al primato, poiché il rinnegamento aveva di che farlo retrocedere all'ultimo posto nel gruppo apostolico.
10
Gli altri discepoli annunziarono a Tommaso. "Abbiamo visto il Signore!". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò ". Perché Tommaso esige quelle prove? Perché tanto amore verso il suppliziato e tanta durezza verso il risorto? Perché riapre per amore le piaghe inferte dall'odio? Per quale ragione la sua mano pia e obbediente cerca di squarciare ancora il costato trafitto dall'empia lancia del soldato? Come mai la sua curiosità affettuosa rinnova i dolori inflitti dalla furia dei persecutori? Perché la ricerca del discepolo provoca il Signore a gemere, Iddio a patire, il medico celeste a sanguinare? La potenza del diavolo crolla, il carcere infernale si spalanca e le catene dei morti si spezzano, perché la morte del Signore ribalta i sepolcri e la sua risurrezione muta totalmente la condizione dei mortali.
11
Il Signore stesso rotolò la pietra dalla tomba e slegò le bende mortuarie. La morte fuggì davanti alla gloria di Cristo risorto; la vita ritorna, la carne si ridesta per non conoscere mai più il trapasso. Perché solo tu, Tommaso, investigatore troppo guardingo, chiedi di vedere soltanto le cicatrici come prova di fede? Se dal corpo di Cristo le piaghe fossero scomparse, avresti fatto correre un tremendo pericolo alla fede, con quel tuo indebito voler renderti conto. Avevi proprio bisogno di mettere la mano nel fianco trafitto dalla crudeltà dei Giudei? Non c'erano altre prove della risurrezione del Signore e del suo amore? Considerate piuttosto, fratelli, che le richieste e le esigenze di Tommaso nascono dall'affetto e dalla dedizione, affinché in futuro non possano più sussistere dubbi sulla risurrezione. Tommaso non placa soltanto l'inquietudine del suo cuore, ma anche quella di tutti gli umani. Prima di partire per predicare alle genti, Tommaso, da servo zelante. cerca una base solida per una fede tanto misteriosa. Negli interrogativi dell'Apostolo vediamoci uno sguardo prudente gettato sul futuro più che dubbio e scetticismo. Come infatti Tommaso avrebbe potuto sapere che le ferite di Cristo sarebbero rimaste a riprova della risurrezione se un'ispirazione profetica non lo avesse preavvisato?
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Il Signore aveva concesso spontaneamente agli altri discepoli quello che Tommaso ora deve implorare: infatti quando era apparso la prima volta, Gesù aveva mostrato le mani e il costato trafitti. Venne Gesù a porte chiuse. I discepoli potevano a ragione prenderlo per uno spirito, ma i segni e le cicatrici della passione provano a questi increduli che si tratta proprio di lui. Gesù dice a Tommaso: "Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo, ma credente! Riapri le ferite da cui sono sgorgati l'acqua del perdono e il sangue della redenzione, perché ne zampilli la fede sul mondo intero". Tommaso allora esclama: Mio Signore e mio Dio! Ascoltino i miscredenti e non siano più increduli, ma credano, come invita il Signore. Infatti la risposta di Tommaso non manifesta soltanto la presenza corporea di Gesù, ma attraverso le sofferenze del suo corpo attesta ch'egli è Dio e Signore. Veramente è Dio colui che è risuscitato dai morti e dopo tali ferite e tale strazio vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. |
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