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29 settembre
SAN MICHELE E TUTTI GLI ANGELI |
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Dai Discorsi di san Bernardo. In festo S.Michaelis, sermo I,l‑5. PL 183,447‑450.
Celebriamo oggi, fratelli carissimi, la festa dei santi angeli, e voi reclamate da me il sermone capitolare, dovuto per questa solennità. Ma, povero vermiciattolo che sono, come potrei mettermi a parlare degli spiriti angelici? Credo per fede intangibile che essi godono la presenza e la visione di Dio e sono invasi da sconfinata beatitudine nel contemplare quelle cose che occhio non vide. ne orecchio udì, ne mai entrarono in cuore di uomo.1.( 1 Cor 2,9 ) Ma può un semplice mortale parlare di questo argomento ad altri mortali? lo per il primo non ho la più pallida idea di quelle realtà che d'altronde neppure voi sareste in grado di udire.
2
Le parole mi salgono, si, traboccanti dal cuore, eppure farei meglio a tacere, visto che mi mancano i concetti adeguati per trattare degli angeli. Se il nostro animo è incapace di cogliere qualcosa della fulgida gloria di cui gli angeli godono in se stessi, meglio in Dio, diremo tuttavia qualche parola della grazia della carità che dimostrano verso di noi uomini. Gli spiriti celesti brillano per mirabile dignità e per amorevole condiscendenza. E' ovvio che la loro gloria supera la nostra povera comprensione. Leghiamoci allora più stretti alla loro misericordia. Sappiamo infatti con assoluta certezza che questi famigliari di Dio, cittadini del cielo e principi del paradiso, traboccano di carità.
3
Nel libro di Daniele leggiamo una descrizione degli angeli davanti al trono di Dio: Mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano. 2.( Dn 7,10 ) Pensate che sia cosa indegna per gli angeli il fatto di servire? Considerate allora il Creatore, il re degli angeli, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti. 3.( Mt 20,28 ) Nessuno degli angeli sdegnerà di essere servitore, quando colui che essi servono con ardore indicibile e felicità totale li ha lui stesso preceduti in tale ministero. Il salmista, parlando a Dio di suo Figlio, diceva: L'hai fatto poco meno degli angeli. 4.( Sal 8,6 ) Era perciò conveniente che colui che supera gli angeli per dignità, li superasse anche in umiltà. Il Figlio si è abbassato sotto gli angeli, perché ha voluto prestare un servizio inferiore al loro; è però ben superiore agli angeli in quanto possiede per eredità un nome più eccellente del loro.
4
Gli angeli ci amano, perché Cristo ci ha amati. Vi è noto, fratelli, quel proverbio che dice: "Chi mi ama, ama il mio cane". Non siamo noi, o angeli beati, i cagnolini di quel Signore che avvolgete di tanto affetto? Proprio cagnolini, desiderosi di sfamarsi delle briciole che cadono dalla mensa dei loro angelici padroni, dalla vostra mensa appunto. Ho usato quest'immagine, fratelli, per aumentare in voi la fiducia verso gli angeli. Dobbiamo invocarli con amore in ogni nostra necessità, ci deve stare a cuore di vivere santamente in loro presenza; e poi ogni giorno di più cercheremo di conciliarci il loro favore, di cattivarcene la benevolenza, pregandoli di mostrarsi clementi con noi.
5
Lasciate, fratelli carissimi, che vi indichi un ventaglio di motivi, per cui gli angeli sono solleciti della nostra povertà. Sappiamo che l'anima umana, dotata di ragione e capace di beatitudine, è legata da un vincolo di parentela con la natura angelica. Potreste mai, angeli santi, sdegnare di visitarci, contro il precetto della carità, sebbene siamo precipitati in un estremo abbassamento? Non apparteniamo forse tutti alla medesima famiglia? Se amate, ‑ come di fatto amate ‑ la bellezza della casa di Dio, manifestate il vostro zelo a queste pietre vive e razionali che siamo noi, le uniche a poter contribuire alla costruzione della Gerusalemme celeste.
6
Sono tre i motivi, fratelli, che come funi tirano verso di noi, dall'alto del cielo, la sovreminente carità degli angeli. Essi vengono a consolarci, a visitarci, a darci aiuto a motivo di Dio, di noi e di se stessi. A motivo di Dio, gli angeli ci visitano, in modo da imitare la sconfinata misericordia divina. A motivo di noi, gli angeli vengono a consolarci, perché hanno compassione di chi ha una certa somiglianza con loro. A motivo di se stessi, infine, gli angeli accorrono in nostro aiuto, perché sperano di reclutare fra di noi gli uomini necessari per colmare i vuoti delle loro schiere. Infatti la lode che va resa alla maestà divina, alla fine dei tempi, spetta sia agli angeli sia agli uomini. Fin d'ora gli angeli celebrano le primizie di quella lode, che li riempie di altissimo diletto. Ma noi, gli uomini, siamo ancora come piccini che succhiano il latte, anche se un giorno completeremo e renderemo perfetta quella lode di gloria. Gli angeli perciò ci attendono con impazienza, incalzati come sono dalla brama dell'ultimo giorno.
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Considerate gli angeli, fratelli carissimi, e pensate quanto ci deve stare a cuore di essere degni della loro amicizia. Vi rendete conto che vita dobbiamo vivere alla loro presenza, per non offendere la santità di quegli sguardi purissimi? Guai a noi, se con il peccato o per trascuratezza ci rendessimo indegni agli occhi degli angeli di ricevere la loro visita e di godere la loro vicinanza. In quel caso, non ci resterebbe che piangere e lamentarci con il profeta, dicendo: Amici e compagni si scostano dalle mie piaghe. i miei vicini stanno a distanza.5.( Sal 37,12 )Sarebbe proprio un peccato se quelli che devono proteggerci con la loro presenza si allontanassero da noi, quando invece possono difenderci dal nemico e respingerne gli attacchi.
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Abbiamo un bisogno estremo dell'assistenza amica degli angeli; allora, guardiamoci bene dall'offenderli, ma impegniamoci a fondo in quegli atteggiamenti che li affascinano. Quali sono dunque le virtù che apprezzano e si rallegrano di vedere in noi? La sobrietà, la castità, la povertà volontaria, la nostalgia assidua per il cielo, le preghiere intrise di compunzione e di vigile affetto. Ma in priorità, questi messaggeri di pace si aspettano da noi la pace e la concordia. Che cosa potrebbe allietarli di più? Quando trovano fra noi pace e concordia, che sono preludio e abbozzo della città celeste, sembra loro di ammirare una nuova Gerusalemme. Tutte le parti della città santa sono perfettamente saldate tra loro. La stessa compattezza deve regnare nei nostri pensieri e nei nostri discorsi: non ci siano fra di noi divisioni, ma restiamo uniti in un solo corpo nel Cristo Gesù, mostrandoci membra gli uni degli altri.
9
Dal vangelo secondo Matteo. 18,1‑5.10
Gesù disse ai suoi discepoli:
”Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.”
Dalle Prediche di san Tommaso da Villanova.
In festo S.Michaelis archangeli, concio II,2‑5.8.Mediolani,1760, t. 11,698‑701.704.
In questo passo evangelico Gesù afferma: In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Con questa frase il Signore sembra voler dire: "State discutendo per sapere chi sarà il più grande nel Regno; io invece vi invito a fare ogni sforzo semplicemente per entrarvi, giacché queste dispute vi allontanano dalla patria celeste: soltanto l'umiltà può darvene l'accesso". Dopo aver condannato l'ambizione, Gesù risolve il quesito, sentenziando: Chiunque diventerà piccolo come questo bambino sarà il più grande nel regno dei cieli. Spesso il Signore, quando vuole insegnare una cosa, usa accennarne un'altra. Ricordate quando parlava del tempio e alludeva al suo corpo? Anche qui si direbbe che non parli di quel bambino, ma di se stesso, che, Signore di tutti, si è fatto come bambino per noi. Chiunque perciò vuole entrare nel Regno deve conformarsi a Cristo; quanto più gli sarà simile, tanto più grande sarà nel Regno. La Vergine Maria fu certamente colei che è stata più simile a Cristo, per cui ora è la più grande nel regno dei cieli, giacché si fece piccola come suo Figlio. Cristo infatti, pur essendo di natura divina. spoglio sé stesso, assumendo la condizione di servo; 1.( Fi 1 2,7 ) e Maria, la Madre di Dio, si e abbassata, facendosi serva dell'artefice della nostra salvezza. Non ha forse cantato: Il Signore ha guardato l'umiltà della sua serva; d'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata ? 2.( Lc 1, 48 ) Infatti tutte le generazioni, in cielo e sulla terra, la proclamano beata, perché ella è davvero al di sopra di tutte le creature.
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Colui che si è abbassato in tutto, ha coinvolto con se anche ogni realtà in un capovolgimento radicale, come sta scritto: Ancora un po' di tempo e io scuoterò il cielo e la terra. E verrà il Desiderato da tutte le genti.3.( Ag 2,7‑8 ) Scendendo dal fastigio della divinità, Cristo ha portato tutto con se e tutto si è trasformato: la povertà è diventata ricchezza, le lacrime gioia; il discredito è stima, il lavoro riposo; l'affanno è serenità, il dolore delizia; per farla breve, l'abbassamento si è cambiato in esaltazione, perché, dopo essere disceso, Gesù fu elevato. Non vi è innalzamento più grande di una profonda umiltà per amore di Dio. Avviene allora che le ricchezze del cielo sono promesse alla povertà, la gioia al pianto, la sazietà alla fame, il riposo alla fatica, la gloria alla persecuzione. E' questo il paradosso annunziato da Cristo: chi scenderà più in basso, sarà colui che raggiungerà l'esaltazione più prestigiosa. Quanto le vie del Signore sono misteriose e velate agli sguardi dei mortali!
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La promessa di essere innalzati in dignità balena davanti a chi è davvero umile. Gli autentici grandi sono quelli che affondano nella consapevolezza di essere nulla; coloro che con cuore semplice si stimano i servi di tutti, gli ultimi. Essi sanno portare continuamente la croce di Cristo nel proprio corpo. Perciò il Signore li esalterà come ha esaltato questo piccolo, e darà anche a loro un nome sopra ogni nome Saranno chiamati figli di Dio e lo saranno, perché avranno preso l'ultimo posto tra i figli di Adamo. Ma quanto è terribile la parola del vangelo: Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo? 4 (.Gv 6,60 )Voi conosce te, fratelli, la natura e le abitudini dei fanciulli;sapete quanto essi sono innocenti, semplici, puri, veri, umili. Il Signore ce lo proclama: Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Che terribile sentenza che parola spaventosa! Sospingimi, o Dio, con il turbine del tuo Spirito, ve so questa infanzia originaria; non posso contare sulle mie forze per simile conversione, giacché essa è l'opera della destra dell'Altissimo.
Il Signore non dice: "Se non vi farete come piccoli", ma la traduzione letterale suona così: "Se non sarete fatti come piccoli" Da un altro, non da noi deve essere attuato questo ritorno alla fanciullezza. Non è solo opera della nostra libertà, ma soprattutto dono della grazia divina. Sembra un programma difficilissimo, eppure la nostra fiducia non si affloscerà, se ancorata in Dio. A lui nulla è impossibile.
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1 fanciulli hanno un tale valore per Dio, che egli li ha affidati uno per uno agli angeli i quali vedono sempre la faccia del Padre che e nei cieli. Dio deve proprio avere un'altissima stima della dignità delle nostre anime se manda un angelo a ognuna, perché la protegga e vegli su di essa con cura e sollecitudine, come su una perla preziosa o su un tesoro di incalcolabile valore. Difatti il Signore ha dato il suo sangue e la sua vita per ognuna delle nostre anime. Non giudichiamo quindi gli uomini dalla povertà del loro esteriore: questa tenda caduca che è il corpo. Fissiamo invece lo sguardo sulla realtà spirituale che ci inabita, cosi nobile da irradiare l'immagine divina. Pensiamo che il nostro spirito è compagno degli angeli, cittadino della Gerusalemme celeste, anzi figlio di Dio. Se per un momento abita la tenda mortale durante la lotta, ben presto ne uscirà, per ricevere il premio che non ha fine. |
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