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1 Inizio dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo.
Rivelazione di Gesù Cristo che Dio gli diede per render noto ai suoi servi le cose che devono presto accadere, e che egli manifestò inviando il suo angelo al suo servo Giovanni. Questi attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e mettono in pratica le cose che vi sono scritte. Perché il tempo è vicino. Giovanni alle sette Chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono, e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra. A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.
Ecco, viene sulle nubi e ognuno
lo vedrà; Sì, Amen! Io sono l'Alfa e l'Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!
2
Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, mi trovavo nell'isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza resa a Gesù. Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese: a Efeso, a Smirne, a Pèrgamo, a Tiàtira, a Sardi, a Filadèlfia e a Laodicèa. Ora, come mi voltai per vedere chi fosse colui che mi parlava, vidi sette candelabri d'oro e in mezzo ai candelabri c'era uno simile a figlio di uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d'oro. I capelli della testa erano candidi, simili a lana candida, come neve. Aveva gli occhi fiammeggianti come fuoco, i piedi avevano l'aspetto del bronzo splendente purificato nel crogiuolo. La voce era simile al fragore di grandi acque. Nella destra teneva sette stelle, dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio e il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza. Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la destra, mi disse: Non temere! Io sono il Primo e l'Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle che sono e quelle che accadranno dopo. Questo è il senso recondito delle sette stelle che hai visto nella mia destra e dei sette candelabri d'oro, eccolo: le sette stelle sono gli angeli delle sette Chiese e le sette lampade sono le sette Chiese.
3 All'angelo della Chiesa di Efeso scrivi: Così parla Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d'oro: Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza, per cui non puoi sopportare i cattivi; li hai messi alla prova - quelli che si dicono apostoli e non lo sono - e li hai trovati bugiardi. Sei costante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima. Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima. Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto. Tuttavia hai questo di buono, che detesti le opere dei Nicolaìti, che anch'io detesto. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: Al vincitore darò da mangiare dell'albero della vita, che sta nel paradiso di Dio.
4
All'angelo della Chiesa di Laodicèa scrivi: Così parla l'Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio: Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. Tu dici: “Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla”, ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, vesti bianche per coprirti e nascondere la vergognosa tua nudità e collirio per ungerti gli occhi e ricuperare la vista. Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo. Mostrati dunque zelante e ravvediti. Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, come io ho vinto e mi sono assiso presso il Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese.
5 Dal Commento sul vangelo di san Giovanni di Origene.In Iohannem Commentarii I, 4-5. 9. 10. SC 120, 68-72. 86. 90-92.
Il Vangelo è la primizia di tutte le Scritture e a questa primizia noi vogliamo consacrare le primizie di tutti i lavori che speriamo intraprendere. Considero, infatti, i quattro vangeli come gli elementi costitutivi della fede della Chiesa. Da tali strutture è sorto quel mondo riconciliato con Dio in Cristo, secondo quando dice san Paolo: È stato Dio a riconciliare a sé il mondo in Cristo. Di questo mondo Gesù ha preso il peccato su di sé, dato che proprio al mondo della Chiesa si applicano le parole: Ecco l'agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo. Credo che la primizia dei vangeli si trovi appunto nel testo che mi hai imposto di esaminare secondo le mie possibilità, cioè il vangelo secondo Giovanni. In esso volendo riparlare di colui del quale altri hanno descritto la genealogia umana, si comincia da colui che genealogia non ha.
6
Matteo, che scrive per gli Ebrei in attesa del discendente della stirpe di Abramo e di Davide, comincia il vangelo con: Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo. E Marco, ben consapevole di quello che scrive, mette in capo al suo libro: Inizio del vangelo. Infatti la fine del vangelo la troviamo in Giovanni; da lui abbiamo appreso che è la Parola che era all'inizio, il Verbo di Dio. Luca, pure lui, fa seguire al battesimo di Gesù la sua genealogia, ma lascia a colui che ha posato il capo sul petto del Signore i discorsi più importanti e perfetti in ordine a Gesù. Nessun evangelista ha quindi mostrato la divinità di Gesù con la stessa forza di Giovanni, che lo presenta mentre dice: Io sono la luce del mondo. Io sono la via, la verità e la vita. Io sono la risurrezione. Io sono la porta. Io sono il buon Pastore. E nell'Apocalisse: Io sono l'Alfa e l'Omèga, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine.
7
Bisogna aver il coraggio di dire che di tutte le Scritture le primizie sono i Vangeli, ma dei Vangeli primizia è quello secondo Giovanni. Nessuno può comprenderne il senso, se non si è abbandonato sul petto di Gesù e non ha ricevuto da Gesù Maria per madre. E per diventare un altro Giovanni, bisogna divenire tali che, come Giovanni, ci si senta indicare da Gesù come Gesù stesso. Se, infatti, secondo la corretta opinione, Maria non ha altro figlio se non Gesù, quando Gesù dice a sua Madre: Ecco tuo figlio (e non: Ecco, anche questo è tuo figlio), è come se le dicesse: Ecco, questi è Gesù che tu hai dato alla luce. Chiunque, infatti, è giunto alla perfezione non vive più, ma in lui vive Cristo. E poiché Cristo vive in lui, di lui è detto a Maria: Ecco tuo figlio, cioè Cristo. Perché parlare della mentalità che ci occorre per intendere in modo adeguato la Parola racchiusa dentro i tesori di argilla di un linguaggio ordinario? Sì, questo scritto può essere letto da chiunque, questa parola, quando una voce la rende sensibile, può essere udita da chiunque porge l'udito corporeo. Ma per interpretare con esattezza il vangelo di Giovanni, occorre dire in tutta verità con san Paolo: Noi abbiamo il pensiero di Cristo per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato.
8
Vangelo è una trattazione che contiene già presente un bene per colui che crede oppure promette un bene aspettato. E chi metterà in dubbio che la giustizia, la santificazione, la redenzione non siano beni salvifici? Tutto ciò annunziano coloro che predicano Gesù, perché dicono ch'egli per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione. Sulla base dei testi della Scrittura potremo mettere in evidenza come Gesù è una moltitudine di beni, presentire le ricchezze di colui nel quale piacque a Dio di fare abitare corporalmente tutta la pienezza della divinità. Sono ricchezze che nessuno scritto contiene. Ma perché parlare di scritti? Giovanni, riferendosi addirittura al mondo intero, afferma: Penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. Pertanto, dire che gli apostoli annunziano il Salvatore o annunziano i beni della Buona Novella è la stessa cosa. Grazie alla bontà del Padre, Gesù stesso è tutti questi beni. E chiunque attinge in lui il bene o i beni, che è capace di ricevere, si trova ad essere nei beni annunziati.
9
Dal Vangelo secondo Giovanni. Gesù vedendo che i due discepoli lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro) dove abiti?». Disse loro: «Venite e vedrete».
Dai Discorsi di Giovanni Taulero.Sermon pour la veille des Rameaux, 4-7. In “Sermons de Tauler”, trad. Hugueny, Théry, Corin, “La vie spirituelle”, Paris, 1927, t. I, 297-301.
Nostro Signore Gesù Cristo ha attirato a sé san Giovanni in tre modi, ed è così che continua ancora ad attirare tutti gli uomini che devono attingere la più alta verità. Nostro Signore ha attirato san Giovanni una prima volta, quando lo chiamò dal mondo per farne un apostolo; una seconda volta, quando lo lasciò riposare sul suo amabilissimo cuore; la terza volta, e nel modo più perfetto, il giorno della Pentecoste, quando lo Spirito Santo discese sull'Apostolo. Quel giorno gli fu aperta la porta e fu fatto entrare dentro. La prima chiamata rivolta all'uomo, come a Giovanni, per invitarlo a lasciare il mondo, si realizza quando l'uomo governa e ordina tutte le sue facoltà inferiori con la più alta prudenza; tu apprendi allora a conoscere te stesso, a rimanere dentro te stesso, a sorvegliare le tue parole. Allora tu parli ad ognuno come vuoi che ti si parli, a sorvegliare anche i moti del tuo cuore, per vedere se provengono da Dio e a lui ritornino, a sorvegliare i tuoi pensieri, per non trattenere volontariamente alcun pensiero cattivo o inutile. Ciò che ti viene dall'alto non è altro che una purificazione, una preparazione, per poter dare un maggior valore alle tue opere, non facendoti ricercare altro in esse se non la gloria di Dio, la pace e il bene di tutti gli uomini. Ecco come Nostro Signore ti toglie dal mondo per fare di te un apostolo di Dio, ed ecco come apprendi a trasformare in uomo interiore, l'uomo esteriore. Ma questo non è che l'inizio.
10
Vuoi rispondere a una seconda chiamata e con san Giovanni riposare sull'amabile cuore di Nostro Signore Gesù Cristo? Devi allora lasciarti attirare dall'amabile immagine di Nostro Signore e contemplarla attentamente. Devi considerare la sua dolcezza, la sua umiltà, il suo amore ardente e profondo per gli amici e i nemici, il grande e docile abbandono che caratterizza tutte le vie, tutti gli stati e tutti i luoghi dove il Padre suo lo chiamava. Considera anche la profonda dolcezza con cui trattava tutti gli uomini e la sua benedetta povertà. Il cielo e la terra gli appartenevano, e non li ha mai posseduti con attaccamento. In tutto quel che diceva e faceva non aveva altro scopo se non la gloria del Padre e il bene di tutti gli uomini. Contempla l'amabile immagine di nostro Signore Gesù Cristo più da vicino e più a fondo di quanto io possa insegnarti a fare. Domanda questa grazia, perseguila con applicazione, e poi considera con attenzione te stesso; vedi quanto tu sei differente da tale modello, quale distanza ti separa da lui e quanto è grande la tua piccolezza: allora nostro Signore ti lascerà riposare veramente su di lui.
11
Per riposare sul cuore di nostro Signore non c'è niente quaggiù di più utile e di meglio se non il sacramento del suo adorabile corpo, niente di meglio se non l'agire e il soffrire per colui che la luce della verità illumina più da vicino, che non te. Nella contemplazione di questo amabile modello arricchirai te stesso e vi troverai tanta consolazione e dolcezza, da rinunciare ad ogni dolcezza del mondo. Questi due gradi di santità si trovano spesso in molti uomini che, nella consapevolezza di possedere questi beni spirituali e con una volontà profonda, piena di slancio, immaginano di avere raggiunto un'eccellente posizione, quando invece sono ancora ben lontani dalla via più diretta. Anche se Giovanni riposò sul cuore di Nostro Signore, abbandonò subito il suo mantello e fuggì, quando Cristo fu fatto prigioniero. Stai perciò ben attento, o uomo, per quanta santità abbia già raggiunto in questi due stati, stai ben attento, nell'eventualità che tu sia assalito, di abbandonare il tuo mantello, voglio dire il tuo spirito troppo attaccato alle tue pratiche e alle tue riflessioni. Che tu ti eserciti in questi due stati di santità è cosa buona e santa; non lasciarti strappare da queste pratiche da nessuna creatura, chiunque essa sia, tranne che Dio non ti voglia più vicino a sé. Perciò se Cristo ti chiama, abbandonati a lui, fuori delle forme e delle immagini, lascialo fare, sii il suo strumento. È più glorioso per lui e più utile per te abbandonarti così, per lo spazio di un Padre nostro, piuttosto che esercitarti per un secolo negli altri due modi precedenti.
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Scruta con applicazione nel tuo cuore e dedica interiormente tutta la tua attenzione a ciò che ti ordina Dio, e avanza soltanto progressivamente. La porta sarà aperta, allora, a qualcuno tutta d'un colpo, ad altri, dopo una certa vigile rassegnazione. E così viene realizzata la parola di san Paolo. È così che Dio manifesta quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo. L'uomo non immaginerà mai di poter diventare perfetto (per quanto è possibile quaggiù), senza che l'uomo esteriore venga interamente assorbito nell'uomo interiore; solo così l'uomo viene introdotto in casa (cioè nella profondità di Dio), si compie un tale prodigio e si manifesta tanta ricchezza. Per la verità, figli miei, chi avrà sovente quaggiù questa divina intuizione, dovrà spesso mettersi a letto, perché la natura non può sopportare tutto ciò. Ma, sappiatelo bene, prima che si compia quello di cui vi sto parlando, parecchie violente purificazioni dovranno ricadere sulla natura, sia interiormente che esteriormente. E a questa morte corrisponde l'eterna vita. Figli miei, questo non si può far certo in un giorno, né in un anno. Non vi spaventate, ma per questo ci vuole tempo, e occorre semplicità, purezza, abbandono. È il cammino più perfetto; che ci sia donato, a voi e a me, dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo.
Anno C
27 dicembre
San Giovanni
apostolo evangelista
5
Dalle
Prediche di san Tommaso da Villanova.De Sancto Joanne concio prima Mediolani,1760,t.2,585-588. Dal
vangelo balza evidente che Giovanni godeva di un'amicizia unica con
Cristo. Ogni volta che il Signore sceglieva tre discepoli per iniziare
soltanto i suoi prediletti in arcani misteri, Giovanni immancabilmente ne
faceva parte. Questo discepolo accompagnava il Maestro in qualsiasi
viaggio e sedeva a mensa accanto a lui. Persino Pietro, il primo degli
apostoli, il pastore della Chiesa, si servì di Giovanni per domandare il
nome del traditore; non si azzardò a interrogare lui stesso, ma fece
segno al discepolo amato. Pietro sapeva bene che il Signore non avrebbe
negato la risposta a Giovanni per l'affetto che gli portava. Non è questa
una prova evidente dell'amicizia speciale tra Giovanni Gesù? Il segno più grande di questo affetto si esprime
nell'ultima cena, quando Giovanni posa il capo sul petto di Gesù. Audacia
stupenda! Il Battista non osa sfiorare il capo sacro del Signore;
Maddalena gli tocca i piedi con tremore e timore; Tommaso infila la mano
nel costato di lui solo quando Gesù glielo ingiunge. Ma Giovanni, senza ordine esplicito, senza averne
chiesto il permesso, abbandona fiducioso il capo sul petto del Signore.
Questa è l'opera dell'amore, perché l'amore sfida i convenzionalismi e
si permette ogni audacia. Giovanni non avrebbe arrischiato un tale gesto
se non glielo avesse suggerito l'amore che intravedeva nel cuore di Gesù.
6 Ci sono luci ancora più fulgide nella vita di
Giovanni: al momento della passione, tutti gli altri discepoli fuggirono,
tranne Giovanni e Pietro che rimasero soli con il Signore. Pietro è
assalito dalle inquisizioni dei ministri di satana, mentre nessuno
interroga Giovanni. Questi è presente nel palazzo, poi al pretorio, e
infine ai piedi della croce; piange, geme, si lamenta e deplora davanti a
tutti la morte del suo Maestro, ma nessuno gli domanda: "Perché
piangi?". Nessuno lo accusa rinfacciandogli: "Tu sei il suo
discepolo, .sei il suo amico, il suo partigiano!". Vi
potreste domandare: "Come mai lui, cosi intimo del Salvatore, tanto
noto al sommo sacerdote, non fu riconosciuto da nessuno?". Qui c'è da cogliere una meravigliosa disposizione
divina, che permise a Giovanni di assistere all'atroce crocifissione e di
bere il calice della passione con colui che amava. Ecco perché nessuno
arrestò Giovanni, nessuno lo deferi alle autorità. Attraverso quell'ultimo incontro, il Signore voleva
manifestare a Giovanni un amore ancora più intenso che durante la sua
vita, giacché l'amore si svela in pieno all'ultima ora.
7 Ascoltiamo
il vangelo per conoscere quali beni preziosi furono affidati da Gesù a
Giovanni. Il Salvatore appeso in croce sta per tornare al Padre. Ha già
donato tutto per testamento ai suoi eletti: al Padre ha consegnato lo
spirito, alla Chiesa il suo corpo, il suo sangue per i peccatori, il Regno
al buon ladrone, le vesti ai soldati, la Chiesa a Pietro, agli apostoli il
Paraclito. Tutti questi doni li ha distribuiti con una liberalità totale.
Li presente stava il discepolo prediletto, in attesa della sua eredità. "Che lascerò a te, mio amato? Che posso donarti
in quest'ora suprema? Ecco la tua Madre: è il bene più prezioso che ho;
a te lo lascio, a te lo dono. E a te, Madre, ecco il tuo figlio". Con
tali parole, il Salvatore incide nel cuore della Madre un tipo di amore più
forte e più ardente di quello che
la natura pone in seno a una mamma, e nel cuore di Giovanni riversa il
rispetto filiale per la Vergine, quale nessun figlio mai ne provò di più
intenso per sua madre. Quando il Signore proclamò: Questo è il mio corpo 1.( Mt 26,26 ) fece di un poco di pane il suo corpo vero e reale. Cosi pure,
dicendo: Donna, ecco il tuo figlio2.(
Gv 19,26 ) con l'amore trasformò
chi era un semplice congiunto in figlio vero e proprio, non secondo la
natura. ma secondo la grazia, in un senso ben più alto della filiazione
per legge o per adozione.
8 Ci è facile capire la felicità e la gloria che
procurarono a Giovanni tutti gli anni trascorsi presso Maria, dopo
l'ascensione del Signore. Poteva rivolgersi a lei come un figlio, bearsi
della sua presenza, della sua conversazione, del suo insegnamento e delle
sue virtù. Fortunato
discepolo! Dopo aver avuto Gesù come maestro, fu alla scuola di Maria.
Che cosa non imparò da lei? Che cosa non le domandò? E Maria, da parte
sua, era felice di trasmettere a Giovanni con amore materno tutto quello
che aveva appreso dal suo unico Figlio nei loro intimi dialoghi. Cosi Giovanni divenne l'evangelista più spirituale e
più penetrante. Pensate un attimo: se la sola salutazione della Vergine
colmò il Battista di innumeri grazie prima di nascere, quanto più
Giovanni non dovette riceverne da un si lungo colloquiare con Maria. La
casa di Elisabetta raccolse benefici immensi dal soggiorno di tre mesi che
vi fece la Vergine; che cosa non dovette ricevere il discepolo di Gesù,
che visse con Maria per lunghi anni? Un
tempo Dio aveva benedetto Obed‑Edom per aver accolto l'arca del
Signore. 3( 2 Sam 6,11 ) Quanto più dovette benedire Giovanni che ospitò
per tanto tempo la Madre di Dio! A mio parere, la grazia di aver vissuto con Maria è
la più grande che Gesù fece a Giovanni, è il segno più luminoso del
suo amore per il discepolo prediletto.
9
Dal
vangelo secondo Giovanni.
13,5-39
Dopo
il battesimo di Gesù, Giovanni Battista stava là con due dei suoi
discepoli, e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: "Ecco
l'agnello di Dio!". E i due discepoli, sentendolo parlare così,
seguirono Gesù.
Dal
Commento di Ruperto di Deutz su questo vangelo.
Commentaria
in Evangelium S.Ioannis,lib.II. PL 169,264-266. Gesù
si voltò e, vedendo che i due discepoli lo seguivano. disse: "Che
cercate? Gli risposero: "Rabbì (che significa maestro)., dove
abiti?''. Il vangelo dice bene che Gesù si voltò verso i
discepoli. Fino allora, infatti, era sceso dal cielo senza volgere il suo
volto, a causa dell'ira divina contro il peccato di tutto il genere umano.
Ecco perché il profeta esclama gemendo: Tu
sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo; tu avevi
nascosto da noi il tuo volto.1( Is 64,4.6 ) Ma
oggi Gesù si rivolge, si degna di posare lo sguardo su quelli che cercano
Dio nella fede. C'è un salmo che parla di questo rivolgersi di Dio verso
l'uomo: Non tornerai tu forse a darci vita? 2( Sal 84,7 ) E anche: Volgiti,
Signore, a liberarmi. 3.( Sal 6,5 ) Gesù si volta indietro e fissa coloro che lo stanno
seguendo. Posa uno sguardo pieno di bontà su chi professa la fede nella
sua incarnazione e nella sua passione. Ma fra coloro che seguono Gesù,
molti non sanno quello che cercano, né a quale spirito appartengano, e
ancor meno sono consapevoli dell'intenzione che li guida.
10 Non tutti seguono Cristo con il medesimo spirito. Gesù
domanda perciò ai primi discepoli: Che
cercate? Ogni volta che udiamo tali parole, osserviamo il nostro cuore
e interroghiamo la nostra coscienza per sapere con quale intenzione ci
siamo messi alla sequela di Cristo. Ciò che Gesù dice ai discepoli, lo dice pure a noi.
Se cerchiamo sul serio Cristo, se vogliamo abitare dove lui abita, allora
la brama del cuore risponderà: Rabbì
(che significa maestro), dove abiti? Facciamo bene a chiamarlo
maestro, dato che ci mettiamo alla sua scuola, cercando davvero Dio. Gli
diciamo: Dove abiti? quando
pensiamoalla patria celeste, dove Cristo è assiso alla destra del Padre,
splendente della gloria che aveva presso il Padre dall'inizio del mondo,
lui che visse come nomade sulla terra senza avere dove posare il capo.
11 Il salmista canta: Questo io ricordo, e il mio cuore si strugge: attraverso la folla
avanzavo tra i primi fino alla casa di Dio. 4.( Sal 41,5 )Anche noi
dobbiamo sempre ricordare, noi che siamo alla sequela di Cristo mediante
la fede, che un solo moto di vanità può relegarci tra quelli di cui sta
scritto: In verità vi dico: hanno
già ricevuto la loro ricompensa. 5.( Mt 6,2 )
Il salmista si rifiuta d'essere assimilato a costoro e dice: Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa
del Signore tutti i giorni della mia vita.6.( Sal 26,4 ) Chiediamo con perseveranza al Signore: Dove
abiti? e un giorno egli ci risponderà: Venite
e vedrete. Il testo del vangelo prosegue-. Andarono
dunque e videro dove abitava. Gesù ci dice: Venite
e vedrete, allorché introduce nella grazia della contemplazione chi
vi si è disposto, ammettendo lo per un attimo alle gioie del cielo,
affinché gusti quelle cose che
occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo. 7.(
1 Cor 2,9 )
I discepoli accompagnarono Gesù e videro dove
abitava. Per chi vede la dimora dei Creatore, la creatura è irrilevante.
San Paolo ne dà testimonianza: Conosco
un uomo in Cristo che fu rapito al terzo cielo in paradiso e udì parole
indicibili che non e lecito ad alcuno pronunziare.8.( 2 Cor
12,2‑4 )Per un altro genere di grazia, altri santi videro,
pregustandola un momento, la gloria del Regno dove dimora Gesù. Paolo,
scelto dalla grazia a una tale visione, non sapeva più se era uscito
fuori dal corpo o se si trattava di un'estasi dello spirito, tanto che
esclamò: Se con il corpo o senza
corpo, non lo so, lo sa Dio.8 .( 2 Cor 12,2‑4 ) Notiamo quanto
afferma il seguito del vangelo di oggi: Quel
giorno si fermarono presso di lui. Non fu quello però il giorno in cui lasciarono tutto per mettersi alla sequela di Cristo e rimanere sempre con lui. Gesù infatti non aveva ancora proclamato che bisogna lasciare padre e madre se si vuole seguirlo.
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