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26 giugno SANT'ANTELMO monaco pastore
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Dalle Istruzioni di Umberto di Romàns. De eruditione praedicatorum. Cap."Ad heremitas quoscumque". Bibliotheca maxima,Lione,1677,t.XXV,p.465.
A che cosa serve la solitudine del corpo se non c'è la solitudine del cuore? Se uno vive fuori dal mondo, ma con il pensiero rimane calato nel tumulto della vita mondana e dei desideri terreni, quest'uomo non sta in solitudine. Il solitario autentico non vagheggia di convivere con gli altri, non è attratto dalle realtà del mondo presente, disdegna ciò che i più bramano, ha in disgusto quello che tutti ambiscono. Egli rifugge dalle beghe, non fa conto del discredito, non si ricorda delle ingiurie. Non gli basta, dunque, di stare da solo fisicamente, per sentirsi un vero solitario. Chi non abbia nell'intimo la virtù della pietà, chi non si mostri misericordioso nei suoi atteggiamenti e in cella non si eserciti alla compassione, costui non è un solitario, ma un isolato. Sarà veramente solo, perché Dio non è con lui. La solitudine è valida sotto molti aspetti. Anzitutto, è scudo contro i peccati. La vita nel mondo fa contrarre una sconfinata serie di cadute, perché inclina a seguire i bricconi, a imitare i delinquenti, a distogliere lo sguardo dai miseri. Vivere nel mondo significa essere soggetti alla concupiscenza della vista e a irritarsi per i mali che sopraggiungono, a giudicare crudelmente, a dimenticare la correzione fraterna, oltre a commettere tanti altri peccati da cui libera la solitudine La grazia del deserto permette di vincere un cumulo di vizi ,senza nessuna lotta .
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La solitudine è valida anche per la formazione interiore. Se uno ha Dio con se, non è mai meno solo di quando sta in solitudine. Gode allora di Dio, perché ha un autocontrollo sufficiente per godere di Dio in se e di se in Dio. Eccone le conseguenze: la coscienza purificata spazia nella luce della verità e in un cuore sereno e cristallino; la memoria è libera d'immergersi in Dio, l'intelletto si illumina; la sensibilità gode del proprio bene, il cuore versa lagrime copiose nella consapevolezza della propria e altrui fragilità. La solitudine giova anche per godere le consolazioni dello spirito. Nel deserto dei Sinai, infatti, più che in ogni altro luogo, Dio gratificò il suo popolo con le consolazioni celesti. La, in solitudine, gli parlò, gli mostrò la sua gloria, gli dette la manna e molti altri simili doni. Dio concede il suo conforto divino a chi si sgancia dai piaceri del mondo per Dio. Ecco perché il Signore dice per bocca del profeta: La attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore.1.( Os 2,16 ) Leggiamo infatti che Dio rivelò molte visioni agli antichi eremiti e spesso inviava loro i suoi angeli con analoghi conforti. La solitudine facilita lo slancio verso le altezze, giacché una mente libera da preoccupazioni si eleva più facilmente. Lo dichiara Geremia: Sieda costui solitario e resti in silenzio per elevarsi sopra di se.2( Lam 3,28 )
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La solitudine è fonte di molti altri conforti. San Girolamo insegna: "La vastità sconfinata del deserto ti contiene,ma tu cammini in, spirito nel paradiso ogni volta che ti elevi spiritualmente. 3 Nel deserto conviene sapersi occupare con discernimento; questo è l'antidoto migliore per alzare un argine contro qualunque tentazione. Si legge che sant'Antonio, preso da sconforto e da fitta tenebra, diceva un giorno a Dio: "0 Signore, io voglio elevare la mia anima, ma i pensieri me lo impediscono Gli fu allora inviato un angelo sotto forma d'uomo simile a lui. Costui stava seduto a intrecciare corde, poi si alzava per pregare e quindi di nuovo si metteva al lavoro. Antonio udì l'angelo che gli diceva: "Fa cosi e sarai salvo".4 In solitudine non bisogna voler vivere una vita delicata,ciò che non avrebbe senso. Cibo e vesti saranno all'insegna dell'austerità, come Giovanni che portava un vestito di peli di cammello e si cibava di locuste e miele selvatico. 5. Cf( Mt 3,4 )
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La vita nel deserto permette altresì di evitare con cura le offese contro il Creatore, distanziandosi dall'atteggiamento degli Ebrei nel deserto del Sinai; la il popolo ora rimpiangeva i banchetti d'Egitto, ora si lamentava disgustato dalla solitudine. Di essi Dio sentenziò: Non entreranno nel luogo del mio riposo.6.( Sal 94,11 ) Gli antichi padri con la loro testimonianza edificavano chiunque andasse a visitarli. Essi ricevevano gli ospiti con carità ed effondevano su di loro parole di cielo, ad esempio di Giovanni che ricevette quest'elogio dal Signore: Egli era una lampada che arde e risplende.7.( Gv 5,35 ) La lampada simboleggia una vita che arde di amore e illumina con il suo insegnamento. Se l'eremita assume cosi la sua vita nel deserto. certamente la solitudine sarà per lui cammino di salvezza. Isaia dice: Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio.8.( Is 40,3 ) La solitudine può diventare per noi la strada piana per cui raggiungeremo la salvezza. A una condizione però: che viviamo da veri solitari, seguendo gli insegnamenti dei padri che ci precedettero. Potremo cosi attraversare il deserto e pervenire alla terra promessa.
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Dagli Opuscoli di san Pier Damiani.
Liber qui dicitur 'Dominus vobiscum",Op.XI,19. PL 145,247‑251.
A che cosa ti paragonerò, cella del solitario? Tu sei il forziere degli abitanti del cielo, dove tutti i loro averi si accumulano. Con quelle ricchezze si acquista la terra dei viventi. Scambio felice, dove la terra è barattata con il cielo! Beato commercio, dove l'effimero acquista l'eterno. Vantaggioso mercato, dove il secolo futuro è venduto a basso prezzo! Per appropriarselo la spesa è modica, giacché una breve afflizione fa comprare il convito eterno. Poche lagrime generano un eterno sorriso, per qualche bene abbandonato si raggiunge un patrimonio incorruttibile. A che cosa ti paragonerò, cella del solitario? Tu sei il meraviglioso laboratorio dell'arte spirituale, dove l'anima torna alla purezza della sua origine, restaurando in sé l'immagine del Creatore. 1 sensi ottusi ritrovano la finezza del loro acume, la natura viziata ricupera l'integrità. Mentre il volto è emaciato per i digiuni, la mente è nutrita dall'abbondanza della grazia divina. Quali sono i beni che effondi sull'uomo, cella del solitario? Un tempo, avvolto dalle sue tenebre, egli ignorava anche se stesso e oggi contempla Dio nella purezza del cuore. Un tempo cacciato lontano dal suo principio e disonorato dall'abiezione dell'esilio, ora torna all'altezza dell'antica dignità. Ormai saldo sulla roccaforte dello spirito, vede passare ogni cosa e se stesso e svanire come effimere ombre.
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Che sublime spettacolo, quando il fratello canta le salmodie notturne! Chiuso in cella, egli monta la guardia, come sentinella nell'accampamento di Dio, e mentre in cielo danzano le stelle, sulle sue labbra si snoda il corteo dei salmi. Le stelle sorgono e tramontano, succedendosi le une alle altre, nella corsa verso il giorno che viene. E dall'oriente del cuore sorge la divina liturgia,tesa verso il suo fine, in sintonia con il corso degli astri. L'eremita offre a Dio il suo servizio, così come le stelle eseguono la loro missione. Nella salmodia l'eremita s'eleva interiormente verso la luce inaccessibile; e gli astri, nel loro corso alternato, preparano la luce visibile del giorno. Entrambi, il servo di Dio e l'universo, per vie parallele, tendendo alla meta, concordano in un servizio cosmico.
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Di quali meraviglie sei testimone, cella del solitario? Tu vedi quanto il cuore arda di amore divino e come il desiderio perseverante cerchi il volto di Tu conosci la rugiada della grazia, che rinfresca la mente dell'uomo e lo irriga sotto una pioggia di lagrime nei fiotti della compunzione. E se anche gli occhi restano asciutti, prepara le lagrime il cuore compunto, cosi come la radice resta umida, anche se il ramo non stilla. Non basta che l'anima sia capace di contrizione, anche se fuori il pianto non scorre continuo? La cella è l'officina dove sono levigate le pietre preziose che domani faranno parte del tempio, senza che rumore di martello risuoni.
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Che altro aggiungere di te,o vita eremitica? Sei una vita benedetta,un vivaio per le anime, vita santa e angelica,scrigno di gemme celesti,corte di ambasciatori spirituali! Il tuo profumo supera la fragranza di tutti gli aromi, e il tuo sapore sorpassa quello del favo stillante, perché più di ogni miele sei dolce per il cuore illuminato. Ogni lode vien meno di fronte alla tua dignità, o vita eremitica, perché la lingua è incapace di esprimere la dolcezza che racchiudi e imprimi nell'intimo del cuore. Soltanto chi ti ama ti conosce,o vita eremitica, e chi riposa negli amplessi del tuo amore proclama le tue lodi.
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Dal vangelo secondo Giovanni. 17,20-26
Prima di passare da questo mondo al Padre, Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: "Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato"
Dal Trattato cui sacramenti di Ugo di san Vittore. De Sacramentis christianae fidei,II,2. PL 176,415‑417.
Da solo l'uomo non può conoscere la verità ne compiere il bene. Gli è data perciò la grazia per illuminare la sua cecità e guarire i suoi mali. Questo dono dissipa le tenebre dell'ignoranza, placa le tempeste delle passioni, illumina per far conoscere il vero e infiamma per far amare la virtù. Lo Spirito perciò è dato nel fuoco, in modo da procurare soffio la luce della conoscenza e la fiamma dell'amore. Il soffio vitale dell'uomo scende attraverso la testa a vivificare le membra; cosi lo Spirito Santo attraverso Cristo giunge ai cristiani, perché Cristo è il capo, i cristiani le membra. In quest'unico corpo, formato di un capo e di molte membra, i unico Spirito Santo si trova in pienezza nel capo e in partecipazione nelle membra.
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Se uno è il corpo di Cristo, uno solo è anche lo Spirito Santo. Chi non appartiene al corpo non può quindi essere vivificato dallo Spirito, come dice la Scrittura: Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.1.( Rm 8,9 ) Infatti senza lo Spirito è impossibile essere membro di Cristo. Ciò che fa parte dei corpo, ne riceve la vita; ma ciò che ne è separato, non può essere vivo. Con la fede diveniamo membra di questo corpo, e con l'amore siamo vivificati. Con la fede riceviamo l'unità, con l'amore riceviamo la vita. Cosi nel sacramento: il battesimo ci unisce, il corpo e il sangue di Cristo ci vivificano. Con il battesimo diventiamo membra del corpo, con il corpo di Cristo partecipiamo alla sua vita.
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La Chiesa è il corpo di Cristo. Un solo Spirito la vivifica, la unisce in un'unica fede e la santifica. Le membra di questo corpo sono i credenti, riuniti in un solo corpo grazie all'unico Spirito e all'unica fede che li cementa insieme. Nel corpo umano le singole membra hanno una funzione specifica, che però non compiono esclusivamente a proprio beneficio. Cosi nel corpo della Chiesa, i singoli ricevono grazie diverse, e tuttavia nessuno ha qualcosa unicamente per se, neppure quello che solo lui possiede. Soltanto gli occhi vedono, eppure vedono per tutto il corpo e non solo per se. Soltanto gli orecchi odono, eppure odono per il corpo intero e non solo per se. Soltanto i piedi camminano, ma camminano a favore di tutto il corpo e non solo per se. Nella Chiesa quello che ciascuno possiede è destinato al bene di tutti. Dio elargisce generosamente i suoi doni e li distribuisce con sapienza; egli vuole che ognuno si avvantaggi del bene di tutti. Chiunque ha ottenuto un dono della grazia divina, sappia che quanto possiede non gli appartiene in esclusiva, anche se egli sia il solo a goderne.
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La Chiesa, cioè l'assemblea dei fedeli, è chiamata corpo di Cristo per analogia con il corpo umano e perché ha ricevuto lo Spirito di Cristo. La partecipazione a questo Spirito è indicata dal termine di cristiano, così chiamato dal nome di Cristo. Essere cristiano significa appartenere al corpo di Cristo, partecipare al suo Spirito e ricevere l'unzione. Infatti da "Cristo" deriva "cristiano", e Cristo vuol dire "Colui che ha ricevuto l'unzione''. Il salmista canta a questo proposito: Dio il tuo Dio ti ha consacrato con olio di letizia. a preferenza dei tuoi eguali.2.( Sal 44,8 ) Questa unzione che Cristo riceve in pienezza, egli la effonde sopra tutti i suoi, partecipandola ad essi, come la testa alle membra del corpo. E' come olio profumato sul capo, che dal capo scende sulla barba, e di li sull'orlo 3.( Sal 132,2 ) : scorre cioè fino all'estremità della veste per diffondersi dappertutto e comunicare la vita. Quando tu diventi cristiano, diventi membro di Cristo, membro del suo corpo e partecipe del suo Spirito. |
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