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25 luglio SAN GIACOMO apostolo 1 Dalle Omelie di
san Beda il Venerabile. In Natale sancti lacobi apostoli,Lib.II,hom.18. PL94,228-233. Poiché
desiderava sanare le ferite della superbia umana, il nostro Creatore e
Redentore, il Signore Gesù Cristo, pur essendo di natura divina, divenne simile agli uomini umilio sé stesso facendosi obbediente fino alla
morte.1.( Fil 2,6.8) Con
l'esempio Gesù ci ha avvisati che se vogliamo arrivare al culmine della
vera altezza, dobbiamo intraprendere il cammino dell'umiltà. Se bramiamo
vedere la vera vita, il Maestro ci esorta a soffrire con pazienza le
avversità del mondo presente e perfino la morte. Gesù
ci ha promesso i doni della gloria, ma ci ha preannunziato
i rischi della battaglia. Ecco la sua promessa. Amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperare nulla a, e
il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo.
2.( Lc 6,35 ) Dunque, Gesù promette ai suoi la dorata, ricompensa
della vita eterna; però segnala che prima è, necessario
passare per una porta stretta e uno scomodo sentiero. 2 Per giungere sulla cima d’un monte, bisogna
affrontare, rudi fatiche; quanto sforzo sarà allora necessario per avere,
la vita in cielo e riposare sul monte di Dio, di cui parla, il salmista?
3( Sal 14,1 ) Quando i figli di Zebedeo sollecitano da Gesù di sedere accanto
a lui nel suo Regno, il Signore ribatte offrendo loro il suo calice da
bere. Li invita cioè a imitare l'agonia della sua passione, perché
ricordino che i beni del cielo si acquistano in terra al duro prezzo
dell'abiezione e della prova. Si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedeo con i
suoi figli e si prostro per
chiedergli qualcosa.4.( Mt 20,20 ) Possiamo
immaginare che una tale richiesta fosse provocata da eccessivo affetto
materno o da desideri ancora egoistici da parte dei discepoli, forti di
una parola del Maestro: Quando il
Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria siederete anche
voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele.5.(
Mt19,28 ) D'altronde
Giacomo e Giovanni si sapevano amati in modo speciale dal Signore.
L'evangelista ricorda che Gesù talvolta li prendeva in disparte con
Pietro, per renderli partecipi di misteri che agli altri rimanevano
nascosti. 3 L'amore
di predilezione che Gesù testimonia a Pietro, Giacomo e Giovanni si
manifesta nei nomi nuovi che loro dà. Simone merita di essere chiamato
Pietro per la fortezza e la stabilità della sua fede inespugnabile.
Giacomo e Giovanni si vedono soprannominati da Gesù "i figli dei
tuono perché insieme con Pietro udirono la voce del Padre quando Gesù si
trasfigurò sul monte. Ai
figli di Zebedeo certo era stato rivelato molto di più sui misteri divini
che non agli altri discepoli, ma a loro importava soprattutto aderire con
cuore indiviso al Signore e sentirsi avvolti dal suo amore. Per
tali motivi, Giacomo e Giovanni supponevano che fosse possibile aspirare
di sedere più da vicino al Signore nel Regno, specie perché Giovanni,
per la sua verginità e la grande purezza di cuore, era tanto caro a Gesù
da poggiare il capo sul petto di lui durante la cena. Ma ascoltiamo ora che risposta dà a tale richiesta
colui che conosce i meriti e distribuisce le dignità. 4 La
semplicità tinta d'affetto e di fiducia, con cui i figli di Zebedeo
chiedono di sedere accanto al Signore nel suo Regno, è certo degna di
lode. Tuttavia sarebbe stato meglio che, coscienti della loro fragilità,
essi avessero avuto la saggia umiltà di dire: Per
me stare sulla soglia della casa del mio Dio è meglio
che abitare nelle tende degli empi.6.( Sal 83, 11 ) Non
sanno quello che chiedono nel reclamare dal Signore l'eccellenza del
premio prima di aver fornito la perfezione delle opere. Ma il divino
Maestro insinua loro ciò che va cercato in priorità, rammentando che la
strada della fatica è l'unico percorso che sfocia nel relativo compenso. Egli
dice loro: Potete bere il calice che
io sto per bere ?7.( Mt 20,22 ) Il calice simboleggia le amarezze
della passione. I giusti d'ogni tempo possono condividere le sofferenze
del Signore, perché queste continuamente riaffiorano nella crudeltà dei
miscredenti. Ogni uomo che le accetti con umiltà, con pazienza, persino
con gioia a causa di Cristo, regnerà in alto con lui. Ai
figli di Zebedeo, bramosi dei primi posti, Gesù espone la necessità di
seguire anzitutto l'esempio della sua passione per raggiungere finalmente
il culmine della gloria desiderata. L'apostolo
Paolo offre il medesimo insegnamento di vita, quando scrive: Se siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua,
lo saremo anche con la sua risurrezione.8.( Rm 6, 5 ) 5 Gesù
dice ai figli di Zebedeo: Non sta a
me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra ma e per
coloro per i quali e stato preparato dal Padre mio.9.( Mt 20,23 )
Se quello che fa il Padre, anche il Figlio lo fa, 10( Gv 5, 19 ) Gesù
come può dire che non sta a lui concederlo se non perché egli è insieme
Dio e uomo? Nel
vangelo Gesù talvolta parla con la voce della maestà divina, per cui è
uguale al Padre, talvolta parla con la voce dell'umanità assunta, per la
quale si è fatto uguale a noi. Poiché
nel testo odierno egli vuol dare agli uomini un esempio di umiltà, parla
essenzialmente con la voce della sua natura umana. Abbiamo
visto che la madre viene con i figli a presentargli una richiesta. La
donna lo interroga in quanto uomo che ignori quello che è occulto e non
conosca il futuro, lui che nell'eternità della potenza divina sa tutto
quello che deve accadere. Questa
donna si rivolge all'umanità di Gesù più che alla sua divinità, perché
chiede che i figli possano sedere alla sua destra e alla sua sinistra. In
quanto ha assunto un corpo, il Figlio ha infatti una destra e una
sinistra; ma in quanto Dio, ciò non ha senso. Poiché
Gesù è interrogato in quanto uomo, risponde facendo astrazione della sua
divinità impassibile e parla della passione che dovrà subire come uomo.
Egli propone ai discepoli di imitare il suo itinerario doloroso e conferma
la loro protesta di coinvolgimento attestando: R
mio calice lo berrete. 11.( Mt 20,23 ) 6 Nel
commento di questo testo non va tralasciato che Gesù non fa distinzioni
tra i due discepoli quando afferma che berranno il suo calice. Ora
sappiamo che Giacomo terminò la vita con l'effusione del sangue, mentre
Giovanni morì in un periodo di pace per la Chiesa. Luca
attesta chiaramente il martirio di Giacomo quando scrive:
In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa e fece uccidere di spada Giacomo fratello di Giovanni.12.( At 12,1-2 ) Da
parte sua, Eusebio, nella "Storia Ecclesiastica riferisce alcuni
particolari di quella passione: "Colui che aveva consegnato Giacomo
al giudice. rimase sconvolto. Confessò di essere anch'egli cristiano, e
ambedue furono condotti insieme al supplizio. Per via, quell'uomo chiese a
Giacomo di perdonarlo. Dopo un istante di riflessione, Giacomo gli disse:
'La pace sia con te, e gli dette il bacio santo. Cosi ambedue furono
decapitati". 13 7 Sappiamo
che Giovanni era pronto per bere il calice di morte per il Signore. Negli
Atti leggiamo di lui che insieme con gli apostoli fu lieto di aver subito
gli oltraggi, il carcere e le percosse per amore del nome di Gesù. 14( At
5,41 ) Sappiamo pure che Gìovanni, a motivo della parola di Dio, fu
relegato in esilio nell'isola di Patmos. Quanto
al supplizio ch'egli avrebbe sofferto sotto Domiziano, la tradizione vuole
che sia stato gettato in una caldaia di olio bollente. Ma Giovanni ne usci
sano e salvo,così com era integro di mente e di vita. 15 Sempre
Domiziano mandò Giovanni in esilio; eppure quanto più l'Apostolo pareva
privo di ogni soccorso terreno, tanto più i cittadini del cielo venivano
a consolarlo. Giovanni
bevve realmente al calice del Signore tanto quanto suo fratello
decapitato, giacché per le tante prove sostenute in difesa della verità,
dimostrò che avrebbe prontamente affrontato la morte se si fosse
presentata l'occasione. 8 Anche
noi, cari fratelli, possiamo ricevere il calice di salvezza e ottenere la
palma del martirio, pur senza soffrire catene, supplizi, carcere e
persecuzione per la giustizia. Basterà trattare duramente il nostro corpo
e tenerlo sottomesso, pregare Dio con cuore umile e pentito; basterà
sopportare serenamente le offese del prossimo, amare chi non ci vuol bene,
mostrarsi buoni con chi ci tratta male, impegnandoci a pregare per la loro
vita e la loro salvezza. In una parola, rivestiamoci di pazienza e
orniamoci del frutto di buone opere. Seguiamo
il consigio dell'Apostolo che ci esorta a offrire i nostri corpi come
sacrificio vivente, santo e gradito aDio. 16( Rm 12.1 ) Se
vivremo cosi, Dio ci ricompenserà, elargendoci la gloria riservata a
coloro che per Cristo consegnarono le proprie membra al martirio. Allora
la nostra vita sarà preziosa agli occhi del Signore quanto la morte dei
martiri. E quando i legami della carne si scioglieranno, meriteremo di
entrare nelle dimore della Gerusalemme celeste. La, insieme con i cori dei
beati, renderemo grazie al nostro Redentore che vive e regna con il Padre,
nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen. 9 Dal vangelo
secondo Matteo. 20,20-28 Si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedeo
con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Dai Discorsi di san Francesco di Sales. Sermon pour la fète de Saint
Jean ad Portam Latinam. Oeuvres.Annecy,1897,t.IX,73-79. Oggi
la santa Chiesa celebra la festa di un apostolo. Invece di parlarci delle
perfezioni, dei carismi e delle virtù di san Giacomo, il vangelo ci
riferisce uno dei suoi grandi limiti, l'ambizione che lo agitava. Ammiro
la semplicità degli evangelisti nello scrivere questo episodio. Cosi
possiamo vedere come lo Spirito di Dio sia opposto a quello del mondo.
Quando infatti la gente del mondo vuol lodare i suoi campioni, ne segnala
sempre le virtù, le perfezioni, i lati positivi, li insignisce di tutti i
titoli e le qualità che li rendano più onorabili, tacendo però quanto
potrebbe scalfirne la reputazione. La
nostra madre Chiesa fa esattamente il contrario. Ella ama teneramente i
suoi figli, ma quando vuole lodarli o esaltare, riferisce senza attenuanti
i peccati che essi commisero prima della conversione. In questo modo la
Chiesa procura molto più onore e gloria alla maestà di Dio, che santificò
questi uomini irradiando su di essi la sua infinita misericordia Dio
infatti, dopo averli tratti fuori dalla miseria morale e dalla colpa, li
ha colmati con le sue grazie e il suo amore mediante cui sono pervenuti
alla santità. 10 L'apostolo
san Giovanni aveva pochissimi limiti, così innocente com'era, e poi puro,
casto, giovanissimo. Tuttavia, il vangelo ci riferisce che lui e suo
fratello Giacomo avevano il desiderio assillante di sedere l'uno a destra
e l'altro a sinistra di nostro Signore. Possiamo
credere che i due fratelli concertarono il modo per conquistare quella
dignità, ma non la vollero chiedere apertamente. Si sa che gli ambiziosi
non usano pretendere di persona quanto bramano, nel timore di essere
giudicati per quello che sono. I
figli di Zebedeo escogitarono perciò un espediente: si rivolsero alla
madre, perché fosse lei a presentare la petizione al Signore. Giacomo e
Giovanni erano certi che Gesù avrebbe concesso quel favore a motivo
dell'affetto che aveva per loro. In realtà, il Signore amava assai i due
fratelli e in modo speciale san Giovanni, la cui dolcezza e purità glielo
rendevano tanto caro. Per
ottenere più facilmente quanto desiderano, i due si rivolgono dunque alla
madre; questa, tutta zelante per il bene e l'onore dei figli, va a
presentarsi da nostro Signore, il loro buon maestro. Si prostra ai suoi
piedi con umiltà per guadagnarselo e venire esaudita. 11 Di' che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua
sinistra nel tuo regno. L 'evangelista Marco specifica che i due fratelli soggiunsero: Maestro.
noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo. 1.( Mc 10, 35
) Vi
prego di notare quanto sia grande la nostra miseria! Desideriamo che Dio
faccia la nostra volontà e non vogliamo fare la sua quando non concorda
con la nostra. A un attento esame troveremo che la maggioranza delle
nostre richieste sono piene di imperfezione e mirano unicamente al nostro
soddisfacimento. Vi
cito un caso: se stiamo pregando, vogliamo che prontamente il Signore ci
parli, ci visiti, ci consoli. Gli diciamo di far questo, di darci quello,
e se per il nostro bene lui non lo fa, eccoci inquieti e rannuvolati. Quanto
saremmo felici se regnasse in noi la santa volontà di Dio! Non
commetteremmo più nessun peccato baderemmo di non vivere alla mercé dei
nostri umori delle nostre inclinazioni disordinate, poiché la volontà
divina è la regola di ogni autentica santità. 12 Il
Signore risponde ai nostri due santi: " Potete bere
il calice che io sto per bere? Non immaginatevi che esso consista nel
raccogliere onori, dignità, posti prestigiosi e gratificanti. Niente di
tutto questo. Bere al mio calice vuol dire condividere passione, pene,
sofferenze, chiodi e spine; signi fica
bere fiele e aceto, e alla fine morire sulla croce con me". Dobbiamo
stimare un favore e una fortuna grandissima portare la croce e venirvi
inchiodati con il nostro dolce Salvatore! I
martiri bevvero quel calice in breve tempo. Alcuni lo vuotarono in un
sorso, altri ci misero un'ora, chi due o tre giorni, chi un mese. Quanto a
noi, se non berremo quel calice con un rapido martirio, possiamo almeno
sorseggiarlo nel corso dell'intera esistenza terrena, mediante una
continua abnegazione. Così fanno e devono fare tutti i religiosi e le
religiose che Dio ha chiamato a questa speciale consacrazione per portare
la sua croce e venire crocifissi con lui. E'
davvero un pesante martirio non fare mai la propria volontà, sottomettere
continuamente il proprio modo di vedere, estirpare dal cuore ogni affetto
impuro e quanto non è Dio. In breve, si tratta di non vivere più secondo
le proprie inclinazioni o le
proprie fantasie. per seguire la ragione e la volontà divina. |
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