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25 novembre BEATA BEATRICE vergine monaca 1 Dalle Lettere di (Hadewijch.) Lettres spirituelles. 12.
Trad. J. B. Porion,Martingay, Ginevra, 1972,113-121. Dio sia per
te Dio e tu sii per lui amore! Egli ti dia di vivere e di operare per lui
in tutto quello che la divina carità richiede. Anzitutto
nella sincera umiltà; da qui cominciò la Vergine santa e fece scendere
Dio in se stessa: cosi deve fare ogni anima che vuole attirare Dio e
godere di lui nell'amore. Nessun successo insuperbisca, nessun servizio
opprima quest'anima, ma ella mostri sempre eguale coraggio nell'assalto,
eguale fervore nel proseguimento, eguale ardore nell'incontro. Mi chiedi di
scriverti su questo tema, ma sai da te quel che ci vuole per essere
perfetti davanti a Dio. Coloro che desiderano soddisfare Dio in amore e vi
attendono con tenace costanza, iniziano da quaggiù la vita che è quella
di Dio nell'eternità. Cielo e terra
si votano con omaggio sempre nuovo a rendere a Dio il giusto amore che la
sua nobile natura esige, e tuttavia non vi pervengono mai perfettamente. 2 Nessuna
opera compiuta al servizio di Dio potrà mai soddisfare la carità e la
grandezza sublimi, cioè Lui stesso, e nemmeno conoscerlo. Tutte le anime
del cielo, infatti, ardono eternamente, senza che scemi il debito del loro
amore. Perciò l'uomo che non si concede mai riposo e non accetta alcuna
consolazione terrena, ma s'impegna ogni momento per soddisfare all'amore,
comincia in terra la vita eterna, quella dei beati che godono dell'amore
di Dio. Tutto
ciò che possiamo pensare, comprendere, o in qualche modo rappresentarci
di Dio, non è affatto Dio. Se gli uomini potessero cogliere e concepire
Dio con le loro facoltà, Dio sarebbe da meno dell'uomo, e avremmo presto
finito di amarlo. Questo capita a gente senza profondità, in cui l'amore
si esaurisce presto. Intendo qui coloro che non sono congiunti con l'amore
eterno e non hanno
costantemente il cuore in stato di veglia per soddisfarlo. 3 Coloro che
ardono dal desiderio di piacere a Dio sono, come lui, eterni e senza
fondo. La loro vita si svolge nei cieli e la loro anima segue in ogni
luogo l'Amato nelle sue infinite profondità divine. Benché queste anime
siano amate d'amore eterno, esse non toccano mai il fondo dell'amore e non
possono estinguere il loro debito, pur avendo l'unica volontà di appagare
l'amore o di morire lungo il cammino. Ti supplico e
ti scongiuro, per la vera fedeltà che è Dio stesso: affrettati ad amare
e a venirci in aiuto per far amare Dio. Questo ti chiedo anzitutto e sopra
ogni cosa. 4 Ricordati
della bontà di Dio a ogni istante e soffri nel sapere ch'essa rimane
inaccessibile, mentre Dio ne ha la perfetta fruizione. Rattristati di
essere in esilio lontano da lei, mentre Dio e i suoi amici, in intima
compenetrazione, godono della sovrabbondanza di questa bontà e vi
fluiscono e rifluiscono con pienezza totale. Nessuna
fatica, nessun lavoro può far davvero conoscere Dio, se il giusto amore
non lo rivela. Soltanto l'amore può attirarlo verso di noi e farci
sentire intimamente chi è il nostro Dio. Diversamente non potremmo mai
saperlo. Il patire ‑ Dio lo sa ‑ procura delizie indicibili,
ma pur sempre delizie. L'amante cortese vi riconosce la sua legge, perché
il suo unico riposo sta nel soffrire per l'Amato, rendergli amore e onore
come ne è degno, per la gioia di donare, di servire nobilmente e non per
riscuotere un
salario. L'amore stesso, infatti, è pieno appagamento e perfetta
ricompensa. 5 Non conosco
nella Scrittura un precetto più importante di quello della carità,
comandato da Dio a Mosè: Tu amerai
il Signore tuo Dio con tutto il cuore. con tutta l'anima e con tutte le
forze. Questi precetti che oggi ti do, ti siano fissi nel cuore; li
ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua,
quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li
legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli
occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.1(
Dt 6,5-9 ) Ci viene
comandato di attendere giorno e notte all'amore, consacrandogli senza
riserve cuore, anima, sensi, facoltà, pensieri. Dio vuole che lo amiamo
con tutto il nostro essere. Come oseremmo misurargli il dono di noi
stessi, quando egli ha dato questo comandamento a Mosè e lo ripete nel
vangelo? Risparmiarci o rifiutare qualcosa alla carità divina non sarebbe
un orribile latrocinio? Pensaci costantemente, te ne prego, e lavora a
servire l'amore, senza nulla
trascurare. 6 Ricordati di
quello che dice il profeta Abdia: La
casa di Giacobbe sarà un fuoco e la casa di Giuseppe una fiamma, la casa
di Esaú sarà come paglia. 2
(Abd
18 ) Giacobbe
rappresenta qualsiasi amante vincitore; in virtù dell'amore egli riporta
vittoria su Dio e gli strappa la grazia di essere considerato come il
vinto. Dopo aver cosi conquistato la sua disfatta, l'amante riceve la
benedizione. Può allora aiutare altre anime a lasciarsi vincere da Dio.
Ma occorre che esse non si tengano saldamente sui loro due piedi,
altrimenti non saranno abbastanza vulnerabili per lasciarsi vincere da
Dio. Giacobbe fu
infatti ferito nella lotta con Dio e divenne sciancato; grazie a quella
sconfitta che lo rese infermo, egli costrinse l'angelo a benedirlo.
Chiunque vuole lottare con Dio, deve ottenere di essere vinto da lui, deve
accettare di rimanere leso da una parte; questo lato zoppicante
rappresenta la perdita del nostro
attaccamento a tutto quello che non è Dio. 7 Chiunque non ama Dio sopra ogni cosa e
non è unito a lui nell'unica benedizione, cammina ancora su due piedi,
non è vinto e non può gustare la grazia di questa sconfitta. Occorre che
tu sappia rinunciarti cosi totalmente e semplicemente da ardere d'un fuoco
purissimo nel tuo fondo. Questo fuoco deve invadere il tuo essere e il tuo
agire al punto che il niente sia per te davvero niente e Dio solo ti
importi; ne piacere, ne pena, ne favore,ne fatica abbiano più interesse
per te. Pervenuto a questo stato costante, sarai il fuoco della casa di
Giacobbe, di cui parla Abdia. Il testo del profeta continua dicendo che la
casa di Giuseppe deve essere una fiamma. Come Giuseppe fu salvatore e
giudice dei suoi fratelli, cosi tutte le anime, identificate con Giuseppe,
devono proteggere e guidare chi ancora conduce una vita segnata da stenti
e pene estranee all'amore. Quando il fuoco di una vita unificata arderà
in te, infiammerai le anime dei tuoi fratelli e le illuminerai con il
fuoco di un'ardente carità. 8 La
casa di Esaù designa quelli che sono ancora estranei a Dio. Essi sono
paglia e prendono fuoco in un batter d'occhio. Perciò, appena tu
avvamperai, l'incendio si propagherà negli altri. Ti spetta il compito
d'incendiare questa paglia mediante il tuo esempio, il tuo modo di essere,
i tuoi ordini, i tuoi consigli, le tue interdizioni. L'amore
fervente che ti anima deve guidare i passi dei tuoi fratelli, perché essi
amino Dio in Dio, e pratichino per Dio solo opere buone e autentiche virtù. Pensa a
quello che dice san Paolo: Vivere con
sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo.3(Tt
2,12 ) Il
posto che occupi ti impegna a vivere cosi. Aiutaci davvero con un amore
puro e indiviso a far amare il nostro Diletto. Per dirla in una parola,
quel che aspetto da te è una carità vera per Dio. Ti prego e ti
scongiuro: donagli tutto l'amore che ancora noi non sappiamo offrirgli. Il Signore
sia con te. Affrettati ad amarlo! 9 Dal vangelo secondo Luca. 10,38-42 Mentre erano
in cammino, Gesù entrò in un villaggio e
una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Dalle Opere di un ignoto autore inglese dei XIV
secolo. The Cloud of Unknowing,17.24; The Epistle of Privy
Counsel,2.6. London,1964,31-32.40-41.110.119. Nel vangelo
secondo Luca sta scritto che nostro Signore è ricevuto nella casa di
Marta, sorella di Maria. Per tutto il tempo in cui Marta si affaccenda a
preparare il pranzo, Maria se ne sta seduta ai piedi del Maestro. Mentre
ascolta la sua parola, non si cura dell'affanno della sorella. anche se è
un affanno del tutto buono e santo‑ non è
infatti la prima parte della vita attiva? Maria non si
cura neppure della preziosità del sacro corpo di Cristo, ne della
dolcezza umana della sua voce e delle sue parole, anche se ciò sta a
indicare un progresso, poiché si tratta della seconda parte della vita
attiva e della prima di quella contemplativa. Quel che
interessa Maria è la suprema saggezza della divinità del Signore, velata
dalle parole della sua umanità: a questo ella mira con tutto l'amore del
suo cuore. Nonostante quello che vede dirsi o farsi attorno a se nei suoi
confronti, se ne sta seduta ai piedi del Signore, senza batter ciglio. Nel
suo intimo, un segreto anelito e molti dolcissimi slanci d'amore cercano
di perforare l'alta nube della non‑conoscenza che si frappone tra
lei e Dio. 10 Voglio dirti
questo: non ci fu e non ci sarà mai in questa vita una creatura, per
quanto pura ed estasiata nel contemplare e amare Dio, che non abbia sempre
tra se e Dio questa nube della non conoscenza cosi alta e misteriosa.
Proprio in questa nube Maria era tutta presa dai molti slanci segreti del
suo amore. Perché? Perché è la parte migliore della contemplazione, e
la più santa che ci possa essere su questa terra. Per niente al mondo
ella avrebbe lasciato questa sua occupazione. Tant'è vero che quando sua
sorella Marta si lamenta di lei con nostro Signore e lo prega di dirle di
alzarsi ad aiutarla, e di non lasciarla sola a servire, Maria rimane
seduta, senza dire una parola. Non mostra alcun segno di risentimento, ne
protesta nei confronti della sorella, come invece avrebbe potuto fare.
Niente di strano: Maria era intenta a fare un altro lavoro, di cui Marta
non si rendeva conto. Per questo non si curò di ascoltarla, ne di
rispondere alle sue lamentele. Vedi, amico
mio: tutto quel che avvenne tra nostro Signore e le due sorelle vale come
esempio per quello che saranno, fino al giorno del giudizio, gli attivi e
i contemplativi nella santa Chiesa. 11 La carità
consiste unicamente nell'amare Dio in se stesso, sopra ogni creatura, e
nell'amare il prossimo come se stessi, per amore di Dio. Tu non dovresti
intenderla in altro modo. Nella forma
di preghiera di cui ti ho parlato, è abbastanza evidente che Dio è amato
in se stesso, giacché in sostanza questo lavoro non è nient'altro che un
puro anelito diretto a Dio in se stesso, e a lui solo. Sì, l'ho
chiamato puro anelito, perché in quest'opera chi sta diventando un vero
contemplativo non pretende una tregua per la fatica ne un aumento della
ricompensa. Per dirla in breve, non chiede altro che Dio. Non gli importa
più niente se è afflitto o contento: la sua unica preoccupazione è che
sia fatta la volontà di colui che egli ama. Ecco come in questo lavoro si
arriva ad amare Dio in se stesso, sopra ogni creatura e in maniera
perfetta. L'esperienza
mostra che il secondo comandamento della carità, quello relativo al
prossimo, è ugualmente realizzato in maniera perfetta nell'opera di cui
ti parlo. Come ciò è possibile? Il vero contemplativo non tiene in
particolare considerazione nessun uomo in quanto tale, parente o estraneo,
amico o nemico che sia. Tutti gli uomini sono suoi fratelli e nessuno gli
è estraneo. Egli giunge al punto di considerare come suoi amici carissimi
proprio quelli che gli fan del male o che lo fanno soffrire, e si sente
spinto ad augurar loro lo stesso bene che si augura all'amico più caro. 12 Rimani
fisso nel punto più eccelso del tuo spirito,cioè nella coscienza del tuo
stesso essere; e non tornare indietro per niente al mondo, per quanto
possa sembrare buono e santo l'oggetto a cui vorrebbero trascinarti le tue
facoltà. Ma dove trovare un'anima del genere, cosi liberamente fissata e
fondata nella fede, resa cosi totalmente umile nell'annientamento di se,
guidata e nutrita cosi ardentemente dall'amore per nostro Signore?
Quest'anima conosce e gusta la potenza infinita di Dio, la sua insondabile
saggezza e la sua gloriosa bontà. Ella sa che Dio è uno in tutte le cose
e tutte sussistono in lui. Ella vede che se non cede a Dio, per amor suo,
tutto quello che ha ricevuto da lui, in lui e per lui, non potrà mai
raggiungere la vera umiltà nel totale annientamento di se. Solo
attraverso il nobile annientamento di se in vera umiltà, e il
riconoscimento assoluto di ciò che è Dio in carità perfetta, l'anima
ottiene di possedere Dio. Completamente immersa nell'amore per lui, in uno
stato di pieno definitivo abbandono di se, l'anima si considera un niente,
o ancor meno, se mai fosse possibile. Allora Dio, nella sua potenza, nella
sua bontà e nella sua saggezza, verrà a soccorrerla, la proteggerà e la
difenderà da tutti i nemici del corpo e dello spirito, senza che anima si
debba premunire o preoccupare di avvisarlo e senza qualunque altro sforzo
da parte sua.
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