Home

 

Letture della preghiera notturna dei certosini

[cenni biografici]

 25 giugno

BEATO GIOVANNI Di SPAGNA monaco

 

1

 

Dalla "Scala del Paradiso" di san Giovanni Climaco.

Scala Paradisi,grad.27.29. PG 88,1097-1101.1149-1152.

 

L'esichia dei corpo consiste nel saper sistemare i comportamenti e i sentimenti ad essi relativi. L'esichia spirituale consiste nella disciplina dei pensieri e nel custodire inviolata la mente.

Ama l'esichia il pensiero vigoroso e conciso, sempre vigile alla porta del cuore per eliminare o respingere i pensieri che dall'esterno vorrebbero farvi irruzione.

Colui che pratica l'esichia nel suo cuore sa quel che voglio dire; invece uno ancora inesperto lo ignorerà al pari del bambino. L'esicasta sapiente non avrà bisogno di molte parole di spiegazione, perché è illuminato dalla realtà stessa dei fatti.

Sugli inizi, l'esichia tiene lontani i rumori che sconvolgerebbero le profondità dell'anima; l'esichia, giunta al suo compimento, non teme nessun tumulto cui è ormai insensibile.

 

2

 

Chi esce di cella senza uscire dal silenzio, è cosi amabile da sembrare la dimora stessa della carità. Difficilmente cede alla loquacità e non si lascia affatto andare a moti iracondi: il contrario è chiaro.

L'esicasta aspira a circoscrivere il mistero spirituale nella dimora del suo corpo, estremo paradosso!

Come il gatto sta in agguato del topo, cosi l'attenzione del solitario spia il sorcio spirituale. Non credere che l'esempio sia futile, altrimenti dimostrerai di non aver esperienza dell'esichia.

L'eremita non è come il monaco che vive con un altro fratello. Il solitario ha bisogno di una gran vigilanza e di una mente che non si lasci distrarre. Il cenobita trova spesso aiuto nel fratello, ma al solitario viene spesso in soccorso un angelo.

Le potenze spirituali concelebrano la liturgia con chi è esicasta nel fondo del cuore, compiacendosi di stare insieme con lui. Non sto a parlarti del caso contrario.

 

3

 

La profondità dei misteri è vertiginosa, e la mente dell'esicasta vi si tuffa non senza rischio.

Chi è ancora immerso tra le passioni non può lanciarsi nel dialogo con Dio, cosi come non è prudente cercar di nuotare vestiti.

La cella dell'esicasta circoscrive il suo corpo, e li dentro è la dimora della conoscenza.

Chi, ancora psichicamente ammalato e avvolto tra le passioni, volesse cominciare a fare l'esicasta assomiglierebbe al navigante che si lanciasse dalla nave credendo di poter raggiungere senza pericolo la terraferma aggrappato ad un asse.

Chi combatte con l'argilla della propria carne, a suo tempo incontrerà la quiete, purché abbia una guida. Il solitario, quindi, deve avere una forza angelica parlo del solitario in senso stretto, cioè di colui che è esicasta nel corpo e nello spirito.

Il solitario negligente rinnegherà l'esichia e mentirà, qualora accondiscenda a umani cavilli che lo spingano a evadere dal suo stato di esicasta. Lasciando la cella darà la colpa ai demoni, dimenticando che è lui il demonio tentatore di se stesso.

 

4

 

Ho visto solitari che cercavano con l'esichia di appagare il loro ardente desiderio di Dio, senza potervi riuscire; essi aggiungevano sempre fuoco a fuoco, amore ad amore, desiderio a desiderio.

L'esicasta è sulla terra l'immagine di un angelo; egli, liberatosi dal torpore e dalla trascuratezza, scrive la sua orazione sulla pergamena del desiderio con le lettere del fervore.

L'esicasta è colui che esclama apertamente: Saldo e il mio cuore. o Dio.1.( Sal 56,8 ) Egli può dire in verità : lo dormo, ma il mio cuore veglia.2.( Ct 5,2 )

Chiudi la porta della cella al tuo corpo, sigilla la porta della tua lingua ai discorsi, sbarra l'uscio interiore contro gli spiriti maligni.

La bonaccia esaspera il marinaio e il calore del mezzogiorno ne mette alla prova la pazienza; cosi la penuria del necessario vaglia la resistenza del solitario. Quando il marinaio si scoraggia, si getta nell'acqua a nuoto, e quando il tedio vince il monaco, egli brama tornare tra la folla.

Tu non temere gli scherzi di quanto ti frastorna, poiché la compunzione non conosce costernazione ne viltà. Coloro, la cui mente sa pregare davvero, parlano con il Signore a faccia a faccia, come all'orecchio del Re.

 

5

 

Chi s'impegna nell'esichia conosce le profondità dei misteri. Ma non vi può penetrare senza aver prima affrontato il fragore dei flutti e il soffiare dei venti diabolici; lo fa dopo aver visto, udito e forse anche essersene inquinato.

San Paolo 3 ( 2 Cor 12,4 ) conferma che l'esichia fa accedere ai misteri, perché egli non avrebbe potuto ascoltare arcane parole senza essere stato rapito in paradiso come nell'esichia.

L'orecchio del solitario riceve da Dio parole straordinarie. Ecco perché Giobbe nella sua sapienza esclama: A me fu recata, furtiva, una parola e il mio orecchio ne percepì il lieve sussurro.4.( Gb 4,12 )

Il monaco fugge la compagnia degli uomini, senza odiarli; fugge il mondo come altri corre dietro alle sue mollezze; il solitario lo fa perché non vuole gli siano tagliate le dolcezze di Dio.

Perciò va, distribuisci al più presto quel che possiedi, perché venderlo richiederebbe troppo tempo, ma donalo a qualche monaco povero, affinché le sue preghiere ti accompagnino in solitudine. Prendi la croce, portala nell'obbedienza, sostieni da forte il taglio amaro della tua volontà propria.

Poi vieni, seguimi nell'unione della beatissima esichia.

La imparerai a vedere quant'operano e come vivono beate le potenze spirituali; esse mai cessano di lodare il Creatore per i secoli eterni, cosi come mai smette questa lode chi è entrato nel cielo dell'esichiá.

 

6

 

Gli spiriti immateriali non si curano della materia; perciò gli esicasti che sono diventati immateriali, pur avendo un corpo, non si preoccupano del nutrimento. Gli esseri spirituali non prendono cibo e i solitari non s'inquietano per procurarselo. Gli angeli non pensano a denaro e a possedere, e gli esicasti non si affliggono per la malizia dei demoni. Gli esseri celesti non hanno interesse a volgere lo sguardo alle creature materiali, e i solitari non hanno interesse per ciò che si vede coi sensi, una volta che hanno diretto i loro desideri lassù.

Gli abitanti del cielo progrediscono incessantemente nell'amore, e gli esicasti non fanno che emulare ogni giorno gli esseri celesti. Gli uni sanno bene che tesoro sia quel progredire, gli altri non ignorano la passione d'amore che li fa salire continuamente fino alla meta dei serafini; tendono infatti a diventare essi stessi angeli attraverso un cammino travagliato e mai interrotto.

Felice chi spera di giungere a tale stato, mille volte beato chi per diventare angelo ha fatto di tutto per esserlo.

 

7

 

L'uomo a cui è concessa l'esichia, benché viva ancora nella carne, possiede inabitante in sé Dio che lo guida sempre, in ogni parola, opera o pensiero. Ode quindi come una voce interiore che gli rivela la volontà del Signore per via di illuminazione; in tale maniera vola ben più alto di quanto non facciano quelli che seguono gli insegnamenti della prudenza umana.

Quest'uomo può dire: Quando verrò e vedrò il volto di Dio? 5.( Sal 41,3 ) Non posso più tollerare l'ardore del mio desiderio; cerco avidamente l'eterna bellezza che avevo ricevuto in parte, prima di essere rivestito di questo vaso di creta.

Ma perché spendere altre parole? Basti dire che l'impassibile vive, ma e non più lui; è Cristo che in lui vive, come dice l'Apostolo, 6 ( Gal 2,20) ( 2 Tm 4,7 )che combatté la buona battaglia, fini la sua corsa, conservò la fede ed ebbe la corona regale non formata di un solo brillante; cosi l'impassibilità non sarà mai perfetta se si trascura una sola virtù, qualunque essa sia.

Pensa all'impassibilità come al palazzo del re dei cieli; le sue molte dimore rappresentano le abitazioni dei santi e la muraglia di questa Gerusalemme dell'alto ne dei peccati.

 

8

 

Corriamo, fratelli, per poter entrare al convito preparato nella reggia celeste. Se disgraziatamente fossimo ancora impediti dal peso di una disposizione contraria e non facessimo a tempo ad entrarvi, cerchiamo almeno di occupare un posto vicino al palazzo dove si trova la camera nuziale. Se poi gia vacilliamo e ci lasciamo andare affranti, tentiamo almeno ad ogni costo di trascinarci dentro le mura di quella città.

Chi prima di morire non vi entrasse e non riuscisse almeno a scalare quel muro, dovrebbe porre le tende nel deserto demoniaco.

Questo è il senso di quella preghiera che diceva: Con ò le mura 7( Sal 17,30 ) E questo significano le seguenti parole pronunziate a nome di Dio: Le vostre iniquità hanno scavato un abisso fra voi e il vostro Dio. 8( Is 59,2 )

Apriamo dunque una breccia nel muro di separazione che abbiamo innalzato per nostra disgrazia con la disobbedienza. E riceviamo il perdono dei peccati, dato che all'inferno nessuno potrà rimetterceli.

Diamoci da fare, fratelli, con quell'impegno che ci iscrive nel libro della vita. Non andiamo a mendicare pretesti accusando il nostro stato di decaduti, la mancanza di un'occasione propizia, il peso che ci costa la risalita. A quanti sono stati rigenerati nel battesimo il Signore ha dato potere di diventare figli di Dio. Ascoltiamo il Signore che dice: Fermatevi e sappiate che io sono Dio.9( Sal 45,11 )

Io sono la quiete vera che innalza sopra ogni tempesta passionale. A lui la gloria nei secoli. Amen.

 

9

 

Dal vangelo secondo Matteo.

5,1-12a

Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli Prendendo la parola, li ammaestrava dicendo: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli".

 

Dai Discorsi di Guerrico d'Igny.

In solemnitate omnium Sanctorum Sermo,3‑6. PL 185,207‑209.

 

Beati quelli che si scaricano dei fardelli pesanti e miserabili di questo mondo per avere come unica ricchezza il Creatore del mondo. Questi uomini e queste donne hanno scelto per Dio di vivere come se non avessero nulla, ma in Dio posseggono tutto, perché sono gli eredi del padrone di ogni cosa. Credetemi, è proprio cosi!

Chi teme il Creatore da lui riceve. in parte la terra intera, anzi Dio stesso gli si offre in dono per la sua più grande felicità.

Quando avrà toccato l'età adulta, l'erede di Dio, coerede con Cristo, riceverà in pienezza la sua parte di eredità promessa: il diritto assoluto e il libero impero sulle creature.

Ma oggi, per tutto il tempo che l'erede e fanciullo, non è per nulla differente da uno schiavo, pure essendo padrone di tutto; ma dipende da tutori e amministratori. fino al termine stabilito dal padre. 1( Gal 4,1-2 )

Quando il legittimo padrone avrà raggiunto la maturità, la gente lo riconoscerà come erede del Padre; va sottolineato che lo "riconoscerà", dato che non gli somiglierà più, ma sarà restaurato ad immagine di Dio, sarà rinnovato nei suoi sentimenti.

 

10

 

Beati i poveri di Cristo, perché la loro fede è l'unica ad aver scoperto il migliore utilizzo delle ricchezze. Questa fede insegna alla cieca sapienza del mondo che l'amore per il possesso rende povero e infelice, mentre il rifiuto dell'edonismo è fonte di benessere e di felicità, quando sia ispirato da Cristo.

Ti benedico, o Padre. Signore del cielo e della terra. perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli 2 ( Mt 11,25 ) cioè agli umili, a quelli che hanno un cuore di povero e a cui tu. Signore, annunzi la beatitudine.

Fratelli, voi sapete tutto ciò, eppure lasciate che ve lo rammenti: la vera povertà del cuore consiste nell'umiltà più che nella penuria di mezzi, e nell'assenza di orgoglio più che nel disprezzo del patrimonio.

Talvolta è utile avere dei capitali, mentre la superbia è sempre disastrosa. Considerate, infatti, il demonio: non è dannato per le sue ricchezze, dato che non possiede nulla in questo mondo e tanto meno se lo auspica; è davvero il suo orgoglio a renderlo dannato.

Abbandonare i beni di questo mondo porta poco frutto se non è il cuore che vi rinunzia. Anzi è stolto, persino ridicolo, spogliarsi delle ricchezze se uno resta coperto dei suoi vizi. A che serve scegliere di mancare di questo e di quello, senza avere l'abbondanza delle virtù? A che vale lasciare tutto se poi non si segue Cristo?

 

11

 

Gloriamoci, fratelli, di essere poveri per Cristo, ma cerchiamo di essere umili con lui. Non c'è niente di più odioso del povero superbo, niente di più miserabile. La povertà lo affligge ora, la superbia lo terrà schiavo per l'eternità.

Al contrario, il povero davvero umile, anche se viene bruciato e purificato nella fornace della povertà, trova la gioia nel tesoro della coscienza, si consola con la promessa di una santa speranza, sapendo che è suo il regno di Dio. Egli sente che lo porta già in se come un germe o in radice, ossia quale primizia dello Spirito e pegno dell'eredità eterna.

Avete già gustato e visto, se non sbaglio, che buon affare faceste, acquistando i beni supremi in cambio di cose spregevoli e degne solo di essere buttate via. Il regno di Dio, infatti, non è questione di cibo o di bevanda, ma e giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.3( Rm 14,17 )

Se dunque sentiamo cosi nel nostro intimo, perché non proclamiamo con fiducia che il regno di Dio è dentro di noi? Ciò che è dentro di noi è veramente nostro, perché nessuno può rapircelo contro la nostra volontà.

 

12

 

Beati i poveri in spirito, perché di essi e il regno dei cieli. Notate, fratelli, che il Signore non dice: "Sarà loro il regno dei cieli". Infatti essi già posseggono il Regno, non solo perché hanno sopra di esso un diritto certo, ma

perché gustano già la sicurezza di quel possesso nell'anticipazione che hanno quaggiù.

Il Regno è preparato per loro fin dall'origine del mondo e, in un certo senso, essi ne beneficiano già, portando Dio nel proprio cuore, custodendo un tesoro celeste nei vasi d'argilla del loro corpo.

Beato il popolo, il cui Dio è il Signore! Questi intimi del Regno portano già in cuore quel Dio di cui si dice che servirlo è regnare.

Il salmista esclama: Il Signore è mia parte di eredita e mio calice. Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, e magnifica la mia eredita. 4. ( Sal 15,5.6 )

Il mondo si dibatta e contesti in vista delle eredità terrene, e gli uomini lottino pure per accaparrarsi un miserabile primo posto; quanto a me, non invidio i loro desideri, giacché la mia anima ha posto in Dio le sue delizie. Illustre eredità dei poveri di cuore! Beato possesso di chi non ha nulla! Tu ci arricchisci, Signore, ben oltre il necessario, ci colmi in sovrabbondanza di gaudio e di gloria, ci sazi con tutte le ricchezze della giustizia, ci versi nel grembo una misura traboccante.

 

 

Send this page to a friend -
 
Manda questa pagina ad un amico