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Letture della preghiera notturna dei certosini

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Anno A

 

25 gennaio

 

Conversione di san Paolo

 

apostolo

 

1

Dagli Atti degli Apostoli, capitolo nono.

                  

     Saulo, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati.

     E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Rispose: “Chi sei, o Signore?”. E la voce: “Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare”.

     Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda.

 

2

                                                                            

     Ora c'era a Damasco un discepolo di nome Anania e il Signore in una visione gli disse: “Anania!”. Rispose: “Eccomi, Signore!”.

     E il Signore a lui: “Su, va’ sulla strada chiamata Diritta, e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Anania, venire e imporgli le mani perché ricuperi la vista”.

     Rispose Anania: “Signore, riguardo a quest'uomo ho udito da molti tutto il male che ha fatto ai tuoi fedeli in Gerusalemme. Inoltre ha l'autorizzazione dai sommi sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome”.

     Ma il Signore disse: “Va’, perché egli è per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome”.

     Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: “Saulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo”. E improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e ricuperò la vista; fu subito battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono.

 

3

                                                                                  

 

     Saulo rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco, e subito nelle sinagoghe proclamava Gesù Figlio di Dio. E tutti quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: “Ma costui non è quel tale che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocano questo nome ed era venuto qua precisamente per condurli in catene dai sommi sacerdoti?”.

     Saulo frattanto si rinfrancava sempre più e confondeva i Giudei residenti a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo. Trascorsero così parecchi giorni e i Giudei fecero un complotto per ucciderlo; ma i loro piani vennero a conoscenza di Saulo. Essi facevano la guardia anche alle porte della città di giorno e di notte per sopprimerlo; ma i suoi discepoli di notte lo presero e lo fecero discendere dalle mura, calandolo in una cesta.

 

4

                                                                          

     Venuto a Gerusalemme, Saulo cercava di unirsi con i discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo ancora che fosse un discepolo. Allora Barnaba lo prese con sé, lo presentò agli apostoli e raccontò loro come durante il viaggio aveva visto il Signore che gli aveva parlato, e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva a Gerusalemme, parlando apertamente nel nome del Signore e parlava e discuteva con gli Ebrei di lingua greca; ma questi tentarono di ucciderlo. Venutolo però a sapere i fratelli, lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso.

     La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria; essa cresceva e camminava nel timore del Signore, colma del conforto dello Spirito Santo.

 

5

 

     C'erano nella comunità di Antiochia profeti e dottori: Barnaba, Simeone soprannominato Niger, Lucio di Cirène, Manaèn, compagno d'infanzia di Erode tetrarca, e Saulo. Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: “Riservate per me Barnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati”.

     Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li accomiatarono.

     Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, discesero a Selèucia e di qui salparono verso Cipro. Giunti a Salamina cominciarono ad annunziare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei.

 

6

                                                                         

     Paolo e Barnaba arrivarono ad Antiochia di Pisidia ed entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, si sedettero. Dopo la lettura della Legge e dei Profeti, i capi della sinagoga mandarono a dire loro: “Fratelli, se avete qualche parola di esortazione per il popolo, parlate!“.

     Si alzò Paolo e fatto cenno con la mano disse: “Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata questa parola di salvezza. Gli abitanti di Gerusalemme infatti e i loro capi non hanno riconosciuto Gesù e condannandolo hanno adempiuto le parole dei profeti che si leggono ogni sabato; e, pur non avendo trovato in lui nessun motivo di condanna a morte, chiesero a Pilato che fosse ucciso. Dopo aver compiuto tutto quanto era stato scritto di lui, lo deposero dalla croce e lo misero nel sepolcro. Ma Dio lo ha risuscitato dai morti ed egli è apparso per molti giorni a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme, e questi ora sono i suoi testimoni davanti al popolo.

 

7

                                                                                    

     Noi vi annunziamo la buona novella che la promessa fatta ai padri si è compiuta, poiché Dio l'ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel salmo secondo:

            Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato.

     E che Dio lo ha risuscitato dai morti, in modo che non abbia mai più a tornare alla corruzione, è quanto ha dichiarato:

            Darò a voi le cose sante promesse a Davide, quelle
sicure.

     Per questo anche in un altro luogo dice:

         Non permetterai che il tuo santo subisca la corruzione.

     Ora Davide, dopo aver eseguito il volere di Dio nella sua generazione, morì e fu unito ai suoi padri e subì la corruzione. Ma colui che Dio ha risuscitato, non ha subìto la corruzione. Vi sia dunque noto, fratelli, che per opera di lui vi viene annunziata la remissione dei peccati e che per lui chiunque crede riceve giustificazione da tutto ciò da cui non vi fu possibile essere giustificati mediante la legge di Mosè. Guardate dunque che non avvenga su di voi ciò che è detto nei Profeti:

            Mirate, beffardi, stupite e nascondetevi, poiché un’opera io compio ai vostri giorni, un’opera che non credereste, se vi fosse raccontata!”.

 

8

                                                                             

     Mentre uscivano, li pregavano di esporre ancora queste cose nel prossimo sabato. Sciolta poi l'assemblea, molti Giudei e proseliti credenti in Dio seguirono Paolo e Barnaba ed essi, intrattenendosi con loro, li esortavano a perseverare nella grazia di Dio.

     Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola di Dio. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono pieni di gelosia e contraddicevano le affermazioni di Paolo, bestemmiando. Allora Paolo e Barnaba con franchezza dichiararono: “Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore:

            Io ti ho posto come luce per le genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”.

     Nell'udir ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola di Dio e abbracciarono la fede tutti quelli che erano destinati alla vita eterna.

 

9

 

Dal vangelo secondo Marco.                                   

     Gesù risorto disse agli undici Apostoli: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura».

 

Omelia di san Giovanni Crisostomo in onore di san Paolo.

Hom. VII in laude s. Pauli, 4.6.10-13.  PG 50, 510-514.

 

     San Paolo risalì dalle acque divine del battesimo con un fuoco così ardente che non attese un maestro, non aspettò Pietro, né andò da Giacomo, né da nessun altro; spinto dal suo ardore, infiammò la città di Damasco al punto da scatenare un'aspra guerra contro di lui. Del resto anche quando era giudeo, agiva oltre la sua autorità, arrestando, imprigionando, confiscando.

     Così aveva fatto anche Mosè, il quale, senza che nessuno lo incaricasse, si era opposto all'iniquità dei barbari contro i suoi connazionali. Questo comportamento denota un animo nobile e un carattere generoso, che non ammette di tollerare in silenzio i mali altrui, anche se nessuno gliene affida l'incarico. Che Mosè giustamente si sia precipitato a difendere i suoi, lo ha dimostrato Dio, perché in seguito lo elesse; e il Signore ha agito così anche nel caso di Paolo. Che anche questi abbia fatto bene allora a darsi alla predicazione e all'insegnamento, lo ha manifestato Dio innalzandolo rapidamente alla dignità dei maestri.


 

10

 

     Paolo, più ardente del fuoco, non rimase nessun giorno inoperoso. Non appena risalì dalla sacra fonte del battesimo, si infiammò grandemente e non pensò ai pericoli, alla derisione e alle ingiurie da parte dei Giudei, al fatto di non trovare credito presso di loro, né a nessun altro elemento di tal genere. Presi invece altri occhi, quelli dell'amore, e un'altra mentalità, si slanciava con grande impeto, come un fiume in piena; travolgendo tutte le argomentazioni dei Giudei, dimostrava mediante le Scritture che Gesù è il Cristo [Cf At 9,22].  Eppure non aveva ancora molti doni della grazia, non era stato ancora ritenuto degno di ricevere lo Spirito così intensamente; tuttavia subito in infiammò. Faceva tutto con un animo che non si curava della morte e agiva in ogni occasione come per giustificarsi del passato.

     Aveva maggior fiducia quando era in pericolo; questa situazione lo rendeva più coraggioso, e non solo lui, ma anche i discepoli a causa sua. Se l'avessero visto cedere e diventare più timoroso, forse anch'essi avrebbero ceduto; ma poiché lo videro divenire più coraggioso e, pur maltrattato, impegnarsi maggiormente, proclamavano il Vangelo con franchezza. Per indicare ciò, l'Apostolo diceva: La maggior parte dei fratelli, incoraggiati dalle mie catene, ardiscono annunziare la parola di Dio con maggior zelo e senza timore [Fil 1,14].

11

     Vedendolo incatenato e proclamare il vangelo in carcere, flagellato e conquistare alla sua causa i flagellatori, i discepoli ne ricevevano maggior fiducia.  Paolo lo dimostra, perché non ha detto semplicemente: Incoraggiati dalle mie catene, ma aggiunge: Ardiscono annunziare la parola di Dio con maggior zelo e senza timore [Fil 1,14]; vale a dire, i fratelli parlavano con più franchezza ora piuttosto che quando era libero. E anch'egli aveva un ardore maggiore, perché era più motivato contro i nemici, e l'aumento delle persecuzioni si risolveva in un incremento raddoppiato di sicurezza e di coraggio.

     Una volta fu imprigionato e rifulse al punto da scuotere le fondamenta della prigione, aprire le porte, far passare dalla sua parte il carceriere, e far quasi cambiare parere al giudice, tanto che costui disse: Per poco non mi convinci a farmi cristiano! [At 26,28]. Un'altra volta fu preso a sassate e, entrato nella città che l'aveva lapidato, la convertì. Lo citarono in tribunale per giudicarlo ora i Giudei, ora gli Ateniesi; i giudici diventarono discepoli, gli avversari seguaci.

     Come un fuoco, abbattendosi su differenti materiali, trova incremento nella materia sottostante, così anche la parola di Paolo faceva passare dalla sua parte quanti incontrava; coloro che gli erano ostili, conquistati dai suoi discorsi, divenivano subito alimento per quel fuoco spirituale e, mediante essi, la Parola prendeva nuovo vigore e passava ad altri. Perciò l'Apostolo diceva: Io soffro fino a portare le catene, ma la parola di Dio non è incatenata [Cf 2 Tm 2,9].

 

12

 

     Infuriava la persecuzione, costringendo Paolo alla fuga, ma in realtà essa era l'invio in missione. Quello che avrebbero fatto amici e seguaci, lo facevano i nemici, in quanto non gli permettevano di stabilirsi in un solo luogo, ma facevano girare ovunque quel medico d’anime, mediante i loro complotti e persecuzioni, in modo che tutti ascoltavano la sua parola. Di nuovo lo incatenarono e ne aumentarono lo zelo; scacciarono i suoi discepoli col risultato che inviarono un maestro a quelli che non lo avevano; lo condussero a un tribunale più importante e giovarono a una città più grande.

     I Giudei, inquieti a causa di Pietro e Giovanni, si erano chiesti: Che cosa dobbiamo fare a questi uomini? [At 4,16]. Riconoscevano infatti che le loro misure tornavano a vantaggio di quelli. Così anche nel caso della predicazione di Paolo: gli espedienti messi in opera per estirpare la Parola, la fecero crescere e la innalzarono a un’altezza indicibile.

     Per tutti questi benefici ringraziamo la potenza di Dio che li ha elargiti e proclamiamo beato Paolo per mezzo del quale essi si sono verificati.

 

 

 

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Anno C

 

25 gennaio

 

  CONVERSIONE Di SAN PAOLO

 

apostolo

 

Dai Discorsi di san Bernardo.

Sermo in Conversione S.Pauli,I,1-2.5-6. PL 183,359-363.

 

La conversione del Dottore delle genti è oggi celebrata, cari fratelli, con gaudio festoso in ogni paese, perché da quel ceppo sono spuntati molti rami. Divenuto soldato di Cristo, Paolo fu strumento della conversione del mondo: ancora nella carne - ma senza vivere secondo la carne - portò gli animi a Dio con la predicazione; oggi, da dove vive beato, continua a essere ministro di conversione mediante l'esempio, la preghiera, la dottrina.

Noi celebriamo la conversione di san Paolo, perché è un evento utilissimo a chi ne fa memoria: il peccatore vi attinge la speranza del perdono, si sente provocato alla penitenza; e il cuore contrito vi trova il modello della perfetta conversione.

Come disperare di fronte a crimini anche enormi, quando si vede Saulo, fremente minaccia e stragi contro i discepoli del Signore, subitamente mutato in vaso di elezione? Chi potrebbe dire sotto il peso dell'iniquità: "Non gliela faccio più a diventare migliore", se il più crudele persecutore dei cristiani, mentre avido di sangue esalava veleno dal cuore feroce, divenne all'improvviso il predicatore più fedele?

E' stupendo come questa conversione metta in risalto la misericordia di Dio e la potenza della sua grazia.

 

2

 

Paolo mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco - ci racconta Luca negli Atti - all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo  (At 9,3ss.).

Guardate l'inestimabile condiscendenza della bontà divina! Avvolge di celeste fulgore quest'uomo che nell'animo è ancora nelle tenebre; siccome non può penetrargli in cuore lo avvolge con la sua luce divina.

Paolo, cadendo a terra, udì una voce. La luce e la voce sono i due testimoni inequivocabili; non si può più dubitare della verità che penetra insieme dagli occhi e dagli orecchi. Nel battesimo del Signore al Giordano ci fu una simile combinata testimonianza di luce e di voce. E lo stesso capitò alla trasfigurazione di Gesù sul monte, quando apparve un bagliore accecante e si udì la voce del Padre.

Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Eccolo preso: impossibile negare, impossibile dissimulare, perché nelle mani ha ancora le lettere con l'atroce mandato, frutto di iniquo esecrando potere. “Perché perseguiti me, Gesù?'' Non perseguitava forse Cristo colui che trucidava le membra di Cristo?

 

3

 

Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Rispose: Chi sei, o Signore? La risposta di Paolo dimostra bene che la luce gli era diffusa attorno e non infusa dentro. Udiva la voce del Signore, ma non ne vedeva il volto. Stava formandosi alla scuola della fede, lui che avrebbe scritto ai Romani come la fede dipenda dall'ascolto (Cf Rm 10,17 3).  Saulo domanda: Chi sei. o Signore?  perché perseguitava uno sconosciuto. Ottenne misericordia, poiché aveva agito per ignoranza e incredulità.

Imparate da qui, fratelli, che Dio è un giudice giusto: egli valuta gli atti secondo l'intenzione che li detta. Badate di non reputare mai come irrisorie le piccole mancanze commesse lucidamente. Nessuno dica in cuor suo: "Sono inezie, non vale la pena correggersene. Che male c'è in questi peccati veniali tanto minimi?".

No, fratelli, questo modo di parlare è impenitenza, è la bestemmia contro lo Spirito Santo, bestemmia irremissibile. Paolo bestemmiava si, ma non contro lo Spirito Santo, dato che agiva per ignoranza e incredulità. E poiché non bestemmiò contro lo Spirito Santo, ottenne misericordia.

 

4

 

Chi sei tu, o Signore? E la voce: Io sono Gesù che tu perseguiti!  Sono il Salvatore che tu cerchi di perseguitare, sono colui del quale è scritto nella tua legge: Sarà chiamato Nazareno, (Mt 2,23 4). ma tu non sai ancora che tale parola deve compirsi.

Che devo fare, Signore? (At 22,10)  Ecco, fratelli, un modello di conversione perfetta. Non sentite che Paolo dice: Saldo è il mio cuore, Dio, saldo e il mio cuore. Sono pronto e non voglio tardare a custodire i tuoi decreti. (Sal 107,2).   

Che devo fare, Signore? O parola breve, ma carica di senso, efficace e degna di essere esaudita. Sono pochi quelli che entrano in una tale disposizione di obbedienza perfetta, quelli che hanno abdicato alla loro volontà propria al punto da non possedere neppure più il proprio cuore. Costoro ricercano in ogni istante quanto vuole il Signore, non ciò che brama il loro piacere, sicché dicono senza posa: "Signore, che cosa vuoi che faccia?". Oppure pregano come Samuele:

Parla, perché il tuo servo ti ascolta .(1 Sam 3,10) .

 

                       

5

 

Lettera per la difesa dei santi esicasti di san Gregorio Palamas.

Défense des saints hésychastes,II,3.24.31;III,1.40.Trad. Meyendorff, Lovanio,1953.

 

Oggi vediamo con i sensi, attraverso la mediazione degli esseri e dei simboli visibili, ma quando saremo giunti oltre tutte queste realtà, vedremo direttamente la luce eterna, senza nessun diaframma. San Paolo, il nostro iniziatore, ce lo rivela scrivendo ai Corinzi: Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia (1 Cor 13,12).

Usando l'avverbio ora, Paolo pensa alla contemplazione accessibile all'uomo e conforme alla sua natura. L'aveva sperimentata lui stesso, oltrepassando i sensi e l'intelletto. Vide allora l'invisibile e ascoltò l'inaudibile, perché aveva ricevuto le primizie della rigenerazione e della contemplazione che essa suppone.

Alludendo a sé stesso, Paolo disse anche: Quest'uomo udì parole indicibili (2 Cor 12,4). Potremmo credere che si trattò di un'attività dei sensi, ma egli aggiunge a tal proposito: Se con il corpo o fuori del corpo, non lo so (2 Cor 12,3). Perciò è chiaro che quella percezione supera i sensi e la mente, dato che queste facoltà sono coscienti di sé, quando funzionano. Ecco perché l'Apostolo aggiunge: Lo sa Dio, giacché allora agiva unicamente il Signore.

Unito a Dio in quella contemplazione, Paolo oltrepassò l'esistenza umana, vide l'invisibile pur senza che esso diventasse visibile. L'invisibile, mezzo e oggetto della sua visione, non cessava di superare l'attività dei sensi.

 

6

 

Nessuna creatura, angelo o uomo che sia,vedrà mai Dio, perché essa vede soltanto mediante i sensi o l'intelligenza. Invece colui che è spirito e vede in spirito, può contemplare Dio che è Spirito, dato che, secondo i teologi il suo modo di contemplare è adeguato a lui. Tuttavia, nella visione spirituale, la luce trascendente di Dio appare ancora più occulta.

Quale essere infatti potrebbe ricevere tutta la potenza  infinitamente attiva dello Spirito e percepire grazie ad essa la totalità di Dio? Perché parliamo di luce occulta? Questo splendore divino costituisce l'oggetto della contemplazione del veggente, aumenta la potenza dell'occhio spirituale unendosi ad esso, e si rivela sempre di più alla percezione spirituale. Questo fulgore di fuoco illuminerà sino alla fine dei secoli mediante raggi dallo splendore crescente, riempirà eternamente con la sua luminosità misteriosa e comunicherà la propria gloria all'essere creato che in sé stesso è senza luce.

 

7

 

I teologi affermano che la luce di Dio è infinita. Quando nell'uomo è disinnescata ogni potenza conoscitiva, Dio diventa visibile ai santi grazie a quella luce, nella potenza dello Spirito. Allora Dio è contemplato come Dio dalla creatura divinizzata.

Reso partecipe di colui che è il sommo Bene, l'uomo è trasformato in questo Bene e, secondo il detto di Isaia, riacquista forza (Is 40,31). Ogni attività dell'anima e del corpo scompare, e il veggente ha soltanto più la percezione di quella luce divina. Questa sovrabbondanza di gloria oltrepassa le proprietà della natura umana, affinché si attui quanto è scritto: Dio sia tutto in tutti (1 Cor 15,28).

L'uomo diventa allora figlio di Dio, dopo essere stato figlio della risurrezione. E' simile agli angeli che nel cielo vedono sempre la faccia del Padre che è nei cieli, secondo la parola del Signore (Cf Mt 18,10).

 

8

 

La luce increata illumina le anime con un fuoco divino e immateriale. Questa luce agiva negli apostoli quando su di essi si posarono lingue di fuoco. Essa illuminò l'occhio spirituale di Paolo nella visione di Damasco, ma oscurò lo sguardo dell'Apostolo, perché la vista corporea non sopporta la potenza di quella luce. Mosè la contemplò nel roveto ardente. Essa apparve sotto l'aspetto di un carro di fuoco per rapire Elia dalla terra.

Davide ne va in cerca, quando dice: Scrutami. Signore e mettimi alla prova, raffinami al fuoco il cuore e la mente. Questo medesimo fuoco avvampa il cuore di Cleofa e dell'altro discepolo lungo la via di Emmaus, poiché essi esclamano: Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi? (Lc 24,32).

Gli angeli e gli spiriti preposti al servizio di Dio partecipano anch'essi a quel fuoco, come sta scritto: Fai delle fiamme guizzanti i tuoi ministri  (Sal 103,4).

Quel fuoco brucia la trave che ingombra l'occhio e purifica la visione perché l'uomo non veda più la pagliuzza nell'occhio del fratello, ma ammiri costantemente i miracoli di Dio, secondo il detto del salmista: Aprimi gli occhi, perché io veda le meraviglie della tua legge (Sal 118,18).

Questo fuoco divino fuga i demoni, sopprime ogni male e annienta il peccato. E' potenza di risurrezione, energia d'immortalità, illuminazione dei santi e unificazione di potenze ragionevoli.

Preghiamo perché questo fuoco ci incendi e possiamo camminare alla sua luce, senza mai vacillare.

 

9

 

Dal vangelo secondo Marco.           

16,15-20

Gli apostoli partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano.

 

Dalla Lettera a Diogneto.

Epitre à Diognète,10-12. SC 33,76-85.

 

Il Padre ha amato gli uomini, per essi ha creato il mondo, a loro ha sottomesso tutte le realtà terrene. Soltanto agli uomini Dio ha dato la parola e la ragione, perché potessero volgere lo sguardo verso il cielo: li ha plasmati a sua immagine.

Poi Dio ha mandato il suo Figlio unigenito, promettendo il regno dei cieli a chi avrebbe amato l'inviato del Padre. Fratello, quando tu conoscerai Cristo, quale gioia ti colmerà il cuore! Allora amerai colui che per primo ti ha amato. Amandolo, imiterai la sua bontà.

Non stupirti che un uomo possa divenire imitatore di Dio, perché tutto è possibile se Dio lo vuole. L'uomo non imita Dio quando domina il prossimo, sfrutta i più deboli, si arricchisce e violenta gli altri: tutti questi atti sono estranei alla grandezza divina e non rendono felici.

Ma chi prende su di sé il fardello del prossimo, chi desidera far beneficiare i fratelli sfavoriti dei vantaggi che possiede, chi dona generosamente ai poveri i beni ricevuti dal Signore, costui svolge la parte di Dio: diventa imitatore del Padre.

 

10

 

Non dico stranezze o assurdità: mi rendo maestro delle genti, perché sono discepolo degli apostoli. Trasmetto fedelmente la dottrina ricevuta a chi vuole apprendere la verità. Dopo aver ricevuto l'insegnamento autentico ed essere divenuto amico del Verbo, chi non avrebbe premura di conoscere la totalità della dottrina rivelata dal Verbo stesso ai suoi discepoli? Cristo manifestò questa dottrina manifestando sé stesso. Gli increduli non compresero questa parola di verità, ma i fedeli vi conobbero i segreti del Padre.

Il Verbo fu mandato per manifestarsi al mondo; il suo popolo l'ha rigettato, ma gli apostoli predicarono e le nazioni credettero in lui. Il Figlio di Dio, che era fin dall'inizio, fu riconosciuto come Antico, ma ora appare come Nuovo, perché nasce senza posa nel cuore dei santi. Nell'oggi eterno egli viene chiamato Figlio.

Cristo è la ricchezza della Chiesa e la fonte della grazia. Questa grazia si diffonde e colma i cuori dei credenti; dona loro l'intelligenza, svela i misteri, rivela l'economia dei tempi, allieta i fedeli. La grazia divina è offerta a chi la cerca e resta fedele agli impegni sacri della fede, rispettandone i limiti tracciati dai Padri.

Ormai la grazia esulta di gaudio nella Chiesa, perché si celebra il rispetto per la legge, si riconosce il carisma dei profeti, si rinsalda la fede nei vangeli, si custodisce la tradizione degli apostoli. Non contristare questa grazia, che ti rivelerà i segreti del Verbo.

Tutto quello che la volontà del Verbo mi ordina di esporre con cura, lo condivido con te, per amore della rivelazione che ho ricevuto. Avvicinati, ascolta con attenzione e conoscerai tutto quello che Dio dona a chi lo ama in verità. Diventerai un paradiso di delizie, in te crescerà un albero ubertoso e verdeggiante, ricco di frutti copiosi.

Nel terreno del cuore umano furono piantati due alberi: quello della scienza e quello della vita. Ma la morte non viene dall'albero della scienza di Cristo, perché soltanto la disobbedienza manda in perdizione.

 

12

 

Non c'è vita senza conoscenza, né scienza sicura senza vita vera. Per questo ì due alberi furono piantati uno vicino all'altro. L'aveva compreso l'apostolo Paolo che biasimò la scienza quando si esercita fuori della verità. Egli disse: La scienza gonfia, mentre la caritá edifica (1 Cor 8,1).

Colui che crede di sapere qualcosa senza la vera scienza, confermata dalla vita, non sa proprio nulla. è sedotto dal serpente perché non ha amato la vita. Ma chi ha la coscienza permeata di timore e cerca ardentemente la vita, pianta nella speranza e può attendere i frutti.

Cerca di interiorizzare la scienza; il Verbo di verità sia la tua vita. L'albero della verità crescerà allora in te e se desideri il suo frutto, potrai cogliere sempre i beni venuti da Dio, che il serpente non può rapire o l'inganno contaminare.

 

Ormai Eva non è più sedotta,

ma crediamo alla sua nuova verginità.

Gli apostoli sono pieni di sapienza,

appare la salvezza

e la Pasqua del Signore si avvicina.

L'ordine cosmico si ricompone

i tempi si compiono.

Il Verbo esulta nell'istruire i santi

e per mezzo suo il Padre è glorificato.

A lui la gloria in eterno. Amen.

 

 

 

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