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22 aprile
SANT'UGO DI GRENOBLE pastore
I
Dai Discorsi di san Bernardo sul Cantico dei Cantici. Sermo 76,7.9‑10 In Cantica. PL 183,1153.1154‑1155.
Nel vangelo il Signore chiama beati coloro che quando verrà troverà vigilanti. 1( Lc 12,37 ) Sono le brave sentinelle che vegliano mentre noi dormiamo, come se dovessero rendere conto delle nostre anime. Con lo spirito all'erta e passando le notti in preghiera, questi bravi custodi sorvegliano le manovre dei nemici, prevengono i complotti dei malvagi, sventano insidie e agguati, fanno saltare le trappole, mandano a vuoto le macchinazioni. Veri amici dei fratelli e di tutti i credenti, essi non smettono di pregare per il popolo e per l'intera cristianità. Pieni di sollecitudine per il gregge loro affidato dal Signore, si consacrano fin dall'alba a sostare supplici in preghiera davanti a Dio che li ha creati. Tuttavia, conoscono bene i limiti di questa loro veglia orante per proteggere la città. Infatti, se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode.2.( Sal 126,1 ) Eppure il Signore ci dà questo precetto: Vegliate e pregate per non entrare in tentazione.3.( Mc 14.38 ) Dunque, è chiaro che senza questo duplice esercizio dei fedeli e senza la vigilanza dei custodi, non può essere sicura la città, ne la sposa, ne il gregge.
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Voi che avete ricevuto in sorte questo ministero, badate bene a voi stessi e al prezioso deposito che vi è stato affidato. E' una città. Vegliate sulla sua sicurezza e sulla concordia dei suoi abitanti. E' una sposa: abbiate cura di agghindarla. E' un gregge: provvedete ai pascoli. Forse ciascuna di queste tre cure si riferisce alla triplice domanda che il Signore risorto rivolse a Pietro, per sapere se lo amava.4(Gv 21,15 ) La custodia della città richiede una triplice difesa contro la violenza dei tiranni, l'inganno dei sovversivi e le tentazioni dei demoni. L'ornamento della sposa consisterà nelle buone opere, nei retti costumi, nelle strutture adeguate. Quanto al cibo delle pecore, solitamente lo si coglie nei pascoli della Scrittura, che sono come l'eredità del Signore. Però occorre distinguere le varie pasture. Vi sono i comandamenti che la legge e la disciplina di vita impongono agli animi duri e carnali; vi sono le dispense che la misericordia divina concede a chi è fragile o spossato; v'è infine il nutrimento più solido dei consigli forti che la sapienza propone agli spiriti gagliardi, esercitati a distinguere il bene dal male. Ai piccoli invece, come ad agnellini, viene dato il latte dell'esortazione.
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I bravi pastori sono sempre attenti a nutrire il gregge con esempi appassionanti di propria ‑invenzione più che presi a prestito altrove. Perché sarebbe scandaloso che si limitassero ad additare come modello soltanto gli altri: il gregge non ne tirerebbe alcun profitto. Mettiamo dunque che io, vostro pastore, vi proponga d'imitare la mansuetudine di Mosè, la pazienza di Giobbe, la compassione di Samuele, la santità di Davide, e nel frattempo mi mostri intollerante, iracondo, senza misericordia e senza santità; temo proprio che il mio discorso non sarebbe affatto appetitoso e voi non sareste per nulla avidi di gustarlo. Lascio perciò all'amore di Dio il compito di supplire a quel che manca alle mie parole e di correggerne le storture. Secondo il vangelo, la figura veridica del buon pastore dovrà anche provvedere di aver sale in se stesso; egli si ricorderà che una parola condita di sale sarà tanto più efficace per il bene dello spirito, quanto più sarà gradevole all'ascolto. Ecco ciò che avevo da dire a proposito della custodia della città, dell'ornamento della sposa e del cibo del gregge.
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Desidero insistere ancora su questo argomento, in vista di quegli imprudenti che, per essere troppo avidi di onori, si sobbarcano a gravi oneri e si espongono a seri pericoli. Occorre che costoro riconoscano quale scopo li muove, secondo questa parola della Scrittura: Amico, a che sei venuto qui ?5( Mt 26,50 ) Se non erro, per garantire alla città la protezione necessaria, ci vuole un uomo forte, fedele e spirituale, alieno da giochi d'interesse e capace quindi di dar la caccia all'ingiustizia e di smascherare gli imbrogli. Per ornare poi la sposa voglio dire per instaurare o restaurare onesti costumi chi non vede come occorra una disciplina rigorosa congiunta con una buona dose di zelo? E' necessario perciò che chiunque assume tale compito arda del medesimo zelo che divorava quel gran geloso della sposa del Signore, fino a strappargli queste parole: Io provo per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo.6. (2 Cor 11,2 )
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Dalla "Esposizione su Giovanni" di san Tommaso d'Aquino.
Super Evangelium S.Ioannis lectura. Cap. X, 1 ett. 3,1‑2. Mari etti jori no,1952,261.
Cristo è il pastore per eccellenza. Questo è chiarissimo, perché come il comune gregge viene guidato e pascolato dal pastore, cosi i fedeli sono ristorati da Cristo con un cibo spirituale, con il suo corpo e il suo sangue. Dice la lettera di Pietro. Eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime 1. (1 Pt 2,25 ) E Il profeta annunzia: Come un pastore egli fa pascolare il gregge. 2(Is 40,11 ) Per distinguersi dal cattivo pastore e dal ladro, Gesù specifica che egli è il buon pastore.3(GV 10,11 )
L'aggettivo "buono" indica che Cristo adempie il suo compito con la medesima serietà con la quale un soldato valoroso adempie il suo servizio. Cristo non dice solo di essere il pastore, ma anche la porta. Siccome poi afferma che il pastore entra per la porta, ne segue che egli entra nell'ovile attraverso se stesso. E' proprio cosi: egli entra attraverso di se, perché rivela se stesso e mediante se stesso conosce il Padre. Noi invece entriamo per lui, perché da lui siamo resi beati.
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Fa' attenzione: nessun altro fuori di Cristo è la porta, perché nessun altro è la luce vera. Tuttavia, alcuni ebbero parte a questa luce, come Giovanni Battista, di cui sta scritto: Egli non era la luce 4(GV 1,8 ), ma doveva render testimonianza alla luce. Invece di Cristo è detto: Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 5. (Gv 1,9 ) Nessuno può dire di essere la porta. Questo Cristo lo riservò unicamente a se, mentre partecipò ad altri il compito di essere pastori. Infatti Pietro fu pastore, lo furono gli altri apostoli, lo sono i buoni vescovi. Geremia l'annunzia dicendo: Vi darò pastori secondo il mio cuore.6. (Ger 3,15 )
Tutti coloro che nella Chiesa hanno un ufficio pastorale partecipano al ministero di Cristo, sono tutti pastori. Però Gesù specificando: Io sono il buon pastore 3 indica che la virtù della carità deve accompagnare questo servizio. Nessuno è buon pastore se gli manca l'amore che lo unisca strettamente a Cristo e lo costituisca membro del vero pastore.
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Il servizio del buon pastore è la carità. Per questo Gesù dice: Il buon pastore offre la vita per le pecore 3 Tra il buono e il cattivo pastore la differenza è questa: il primo mira al vantaggio del gregge, l'altro al proprio comodo. Appunto di tale differenza parla Il profeta, dicendo: Guai ai pastori d'Israele che pascono sé stessi! I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge ?7(Ez 34,2 ) Chi dunque si serve del gregge per pascere soltanto sé stesso, non e buon pastore. Un cattivo pastore, sia che pascoli l'armento sia che guidi le anime, non è disposto a subire danno alcuno In favore del gregge, perché si cura solo del proprio Interesse. Qualsiasi buon pastore, invece, sa sopportare molti sacrifici per il gregge, poiché gli sta a cuore Il bene delle pecore. Difatti Giacobbe esclama nella Genesi: Di giorno mi divorava il caldo e di notte il gelo.8(Gn 31,40 )
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Dai guardiani delle pecore non si esige che si espongano alla morte perché sopravviva l'armento. Al contrario, la salvezza delle anime è più importante della vita fisica di colui che ha un ministero pastorale. Quando perciò incombe un pericolo sul gregge, ogni pastore d'anime deve affrontare il sacrificio della sua vita corporale. L'affermazione di Cristo è perentoria: Il buon pastore offre la vita per le pecore.3 Egli consacra la sua persona nell'esercizio dell'autorità, di cui è investito, e nell'amore che nutre per i suoi. Si esigono entrambe le motivazioni: ricevere obbedienza e offrire amore. Il primo motivo senza il secondo non è sufficiente. Cristo stesso mise in atto quello che insegno: Egli ha dato la sua vita e per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli.. 9(1 Gv 3,16 )
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Dal vangelo secondo Giovanni. 15.1‑8 Chi entra per la porta è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori.
Omelia di Dionigi il certosino su questo vangelo. Enarratio Evangelii, feria II Pentecostes. Opera omn.,Tornaci,1906,t.32,128‑129.
Colui che entra nell'ovile passando per la porta, vale dire per Cristo, è il vero pastore, purché entri secondo le regole, in umile amore, senza cercare di prevalere o di dominare. Il vero pastore, infatti, lavora a far progredire i fedeli, li aiuta a camminare per le vie della vita, senza abusare del potere, con indefessa dedizione per il loro bene. Egli è veramente il pastore delle pecore, perché le nutre con le parole e i fatti, le conforta e infonde loro nuova lena e nuovo coraggio. In Geremia Dio promise pastori cosi strutturati quando disse: :Vi darò pastori secondo il mio cuore, i quali vi guideranno con scienza e intelligenza. 1. .( Ger, 3,15 ) Nella sua prima lettera, Pietro ha queste parole di sprone in ordine a un compiuto ministero pastorale: Esorto gli anziani: pascete il gregge di Dio che vi è affidato., sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate., ma facendovi modello del gregge.2.( 1 Pt 5,1.2‑3 ) Il guardiano apre a un pastore siffatto. Nel nostro contesto il guardiano simboleggia lo Spirito Santo che rivela al pastore le verità divine, gli manifesta il modo di governare, gli insegna tutto quello che occorre per il suo ministero. Giovanni scrive a tal proposito: Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera .3.( Gv 16,13 )
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Lo Spirito Santo fa entrare il pastore fedele e timorato nel santuario della sapienza eterna, per insegnargli come comportarsi nella casa di Dio. Colà gli dona di gustare l'inesauribile dolcezza divina, in modo che, tornando al gregge a lui affidato, il pastore possa comunicare a tutti la sua esperienza dell'immensa bontà di Dio. Infatti, grazie alla pienezza ricevuta, egli potrà fare del cuore dei suoi un roveto in fiamme. Chiunque esercita un ministero pastorale ha bisogno di aprirsi all'azione dello Spirito Santo; e ciò è tanto più urgente quanto più ampio e il cerchio di anime affidate alla sua responsabilità. Nessuno può operare la propria salvezza senza l'assistenza regolare dello Spirito di Dio; come allora il pastore potrà avanzare sul cammino della vita, lui con gli altri, senza l'aiuto continuo e il soccorso potente del Paraclito, il Difensore divino? Ecco perché il pastore deve In tutta umiltà prendere Dio come punto fermo del suo ministero, da cui attingere sostegno e guida, in modo che sia lo Spirito stesso a plasmare, muovere e dirigere I cuori dei fedeli.
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Il pastore chiama le sue pecore una per una 4.( Gv 10,3 ) Ciò vuol dire che deve conoscerle individualmente con precisione. Egli deve incitare ognuna a cercare la via migliore e invitarla alla gioia; rifletterà perciò sul comportamento di ogni persona per pesare con cura quanto faccia al caso suo. Come un fratello si farà tutto a tutti.. provvedendo alle necessità di ognuno secondo le varie capacità e le esigenze particolari, offrendo aiuto e intervento lungo il percorso. Nel libro dei Proverbi, Salomone ammonisce così il pastore: Preoccupati del tuo gregge., abbi cura delle tue mandrie.5.( Pro 27,23 ) Il pastore è come il medico. Questi riflette sullo stato dell'infermo e sulla malattia, per dare il medicamento appropriato al malato e al morbo, giacche un medesimo farmaco puo guarire l'uno e nuocere all'altro. Da bravo medico delle anime, il pastore spirituale sarà attento al desideri di ognuno, alle sue disposizioni e tendenze, per individuare i mezzi adatti a frenare dal male e a spingere verso il bene. Non è certo lavoro di poco conto!
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Il pastore conduce il gregge dalla peregrinazione fino in patria, dalla vita psichica a quella secondo lo spirito. Soprattutto lo guida ai pascoli spirituali, lo nutre con il pane dell'intelligenza e con l'acqua della sapienza. Mediante il pane sacramentale eleva alla contemplazione delle realtà divine. Quando Il pastore avra condotto le pecore dalle tenebre dell'ignoranza e dell'errore alla luce della verità e della virtù, egli camminerà davanti ad esse, precedendole con l'esempio, lungo, le vie dei Signore. Deve precederle sui sentieri della virtù, per trasmettere con la vita quello che insegna e non restringere il suo magistero soltanto al livello verbale, ma illustrandolo con i fatti, secondo questo detto di Paolo a Timoteo: Sii esempio ai fedeli nelle parole.. nel comportamento, nella carità. Tutti vedano il tuo progresso. Cosi facendo salverai te stesso e coloro che ti ascoItano. 6.( 1 Tm 4.12.15.16 ) Il pastore deve essere come un segno verso cui convergono gli sguardi di tutti, perché nulla è più stimolante ed efficace per avanzare in ogni virtù dell'autentica testimonianza evangelica di chi guida il gregge. |
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