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settembre
SAN
MATTEO
apostolo evangelista
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I
Dai
Discorsi di Giovanni Taulero.
Semon 64, sur
st.Matthieu, Sermons de Tauler,trad.Hugueny, Théry, Corin,
'La
viespirituelle",Parigi,1935,t.III,IOS‑108.
Gesù uscendo da Cafarnao, vide
un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: "Seguimi".
Ed egli si alzo e
lo seguì.
1(.Mt
9,9 )
Questo Apostolo ed Evangelista
cosi amabile, di cui oggi celebriamo la festa, serve da esempio
inesauribile per tutti gli uomini. Come lui stesso racconta nel suo
vangelo, egli divenne uno dei più insigni amici di Dio, dopo essere stato
dapprima un emerito peccatore. Non appena il Signore parla al cuore di
Matteo, questi all'istante abbandona tutto per seguire il Signore.Ce è qui
condensato quanto anche noi dobbiamo fare se vogliamo seguire Cristo:
mettere in atto l'abbandono autentico e radicale da ogni cosa che non sia
Dio. Dobbiamo tagliar corto con tutto quanto possediamo nel nostro fondo,
si tratti di ciò che concerne il realizzarsi della nostra personalità o di
quello che ci tocca sul vivo.
2
La via che seguono gli amici di
Dio è totalmente buia e sconosciuta. Le si addicono bene le parole di
Giobbe che fanno riferimento a un uomo, la cui via è nascosta e
che Dio da ogni parte ha sbarrato.2(.Gb
3,23 )
Quando uno si e messo per
questo cammino lungo e ignoto, deve perseverare in una intera abnegazione;
staccandosi da tutti gli oggetti che possono presentarsi a lui
interiormente.
Quest'uomo udrà Dio che gli
dice continuamente: "Seguimi, oltrepassa ogni cosa, perché io non sono
nulla di tutto ciò. Cammina, avanza e seguimi".
Se l'uomo domanda: "Chi sei,
Signore, perché io debba seguirti per una via cosi profonda, solitaria e
desolata?", il Signore potrà rispondergli: "Sono Dio e uomo ad un tempo
3
Colui che tende verso la
trasformazione nell'Essere sovressenziale, deve rigettare tutte le
immagini ricevute nelle sue facoltà. Deve smettere di sapere, di
conoscere, di sentire quello che fa, quello che tocca, quello che egli è.
Paolo vide Dio quando non vide
più nulla.3
( At 9,3‑8 )Elia si tirò
il mantello sugli occhi al passaggio del Signore.4(
1 Re 19,11.13 ) Allora
si infransero le rocce, cioè a questo punto tutto quello su cui la mente
umana può riposare deve scomparire. E quando in un uomo queste forme si
dileguano completamente, allora egli comincia a trasformarsi e dovrà
perseverare in questo distacco.
Il Signore ce lo insegna
attraverso Geremia, quando esclama: Voi mi direte: Padre mio e non
tralascerete di seguirmi.5.(
Ger 3,19 )
Ciò significa: "Tu
penetrerai sempre più in avanti; ti immergerai maggiormente nelle
profondità dell'abisso sconosciuto e innominato che io sono. Ti perderai
oltre tutti i modi, le immagini, le forme e le facoltà. Farai astrazione
da tutto, spogliandoti di tutti codesti fantasmi".
4
In questa perdita totale
all'uomo non resta che il suo fondo sostanzialmente sussistente, la sua
vita, cioè la sua essenza una e semplice. In questo stato, si può dire
ch'egli sia privo di conoscenza, di amore, di attività, di mente. Simile
trasformazione non avviene certo in virtù di una disposizione naturale, ma
sotto l'effetto della grazia. Lo spirito creato dell'uomo è allora
plasmato dalla bontà dello Spirito increato, ma anche dallo sconfinato
abbandono dell'uomo e dalla sua consegna senza riserve.
Di queste persone si può dire
che Dio si conosca, si ami e si goda in loro, perché ormai c'è soltanto
un'unica vita, un unico essere e una sola operazione, benché l'anima
rimanga creatura. Se però uno si mettesse per questa strada con un'erronea
libertà o esaminandosi sotto una falsa luce, finirebbe nello stato più
pericoloso che si possa concepire qui in terra.
Per raggiungere la meta
descritta, unico è l'itinerario da percorrere: quello tracciato dalla vita
e dalla passione di nostro Signore Gesù Cristo. E' lui la via, e per lui
dobbiamo camminare.
5
Dai
Discorsi di san Pietro Crisologo.
Sermo 30. PL 52,284‑286.
Uscendo da Cafarnao, Gesù
vide un uomo.1.(
Mt 9,9 )
Lo vede con i suoi occhi divini
più che con i suoi occhi umani. Vede l'uomo per non scorgere i peccati di
quest'uomo, vede in lui la propria opera, per distogliere lo sguardo dalle
opere del peccatore.
Dio vede quest'uomo, perché
l'uomo veda Dio. Cristo fissa il pubblicano, perché costui non veda più
dove ha nascosto il denaro. Cristo vede quest'uomo seduto, incapace di
rialzarsi tanto è oppresso dal peso della sua cupidigia.
Questo disgraziato pubblicano,
seduto al banco delle imposte, giace in una situazione peggiore di quella
dei paralitico steso sulla barella e di cui il vangelo ci riferisce la
guarigione prima della conversione di Matteo. Questi era paralizzato nel
corpo, l'altro nell'anima. Uno aveva le membra sconquassate, nell'altro
tutto l'ordine della sensibilità era sconvolto. Il paralitico giaceva
prigioniero nella carne; il pubblicano stava seduto, ma con anima e corpo
legati.
Gesù esorta il paralitico
dicendogli: Coraggio figliolo ti sono rimessi i tuoi peccati.2.(
Mt 9,2 )
Infatti l'infermo soffriva
causa delle sue colpe. Invece al pubblicano Gesù ingiunge: Seguimi,
come a dire: "Espierai i tuoi peccati seguendomi".
6
Mentre Gesù è a mensa in casa
di Matteo, i farisei interpellano i discepoli: Perché il vostro maestro
mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori ?
3.(
Mt 9,11 )
Dio
è accusato di chinarsi
sull'uomo, di accostarsi al peccatore, di aver fame della sua conversione
e sete dei suo ritorno. Si mette sotto accusa il Signore perché prende il
piatto della misericordia e il calice della pietà.
Fratelli, Cristo è venuto a
questa cena, la Vita è scesa tra questi convitati, perché i condannati a
morire vivano con la Vita. La Risurrezione si è chinata, perché coloro che
giacciono si levino dalle tombe. La Bontà si è abbassata, per elevare i
peccatori fino al perdono. Dio è venuto all'uomo,
perché l'uomo giunga a Dio.
Il Giudice si è seduto alla
mensa dei colpevoli, per sottrarre l'umanità alla sentenza di condanna. Il
Medico è venuto dai malati, per guarirli mangiando con loro. Il buon
Pastore ha chinato le spalle per riportare la
pecora smarrita all'ovile di salvezza.
7
Perché il vostro maestro
mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori
?
3.(
Mt 9,11 )
Ma chi è peccatore, se non
colui che rifiuta di riconoscersi tale? Non voler ammettere di essere un
peccatore non significa forse affondare nelle proprie colpe e
identificarsi con esse? Chi è ingiusto, se non colui che si stima giusto?
Eppure, fariseo, hai ben letto la parola del salmo:
Nessun vivente davanti a te
e giusto.4.(
Sal 142,2 )
Fintantoché siamo rivestiti
del corpo mortale, la fragilità domina in noi; anche non peccando con le
azioni, non possiamo vincere i peccati in pensieri, ne sfuggire a ogni
ingiustizia.
Possiamo, si, evitare le colpe
materiali e vincere il male nella nostra coscienza, ma come potremo
distruggere le negligenze e i peccati d'ignoranza?
Fariseo, confessa il tuo
peccato e potrai sedere alla mensa del Signore. Cristo si farà pane per
te, quel pane che sarà spezzato per il perdono dei tuoi peccati. Cristo
diventerà per te il calice che sarà versato per la remissione dei tuoi
peccati.
8
Suvvia, fariseo, mangia alla
mensa dei peccatori, e Cristo la dividerà con te.
Entra con i peccatori al
banchetto del tuo Signore e potrai non essere più peccatore. Entra col
perdono di Cristo nella casa della misericordia, in modo che la tua
propria giustizia non ti escluda da questa dimora. Riconosci Cristo,
ascolta Cristo. Ascolta il tuo Signore, ascolta il medico celeste. Non
sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.5.(
Mt 9,12 )
Se vuoi essere guarito,
riconosci la tua malattia e ascolta Cristo che ti dice: Non sono venuto
per i giusti, ma per i peccatori.6
.( Mt 9,13 )Cristo non
rifiuta i giusti, ma senza di lui nessuno sulla terra è immune da peccato.
Il Signore non trascura i giusti, ma quaggiù ha trovato soltanto
peccatori. Ascolta la Scrittura: Il Signore dal cielo si china sugli
uomini per vedere se esista un saggio: se c'è uno che cerchi Dio. Tutti
hanno traviato., sono tutti corrotti; più' nessuno fa il bene,
neppure uno.
7
.( Sal 13.2‑3 ).Fratelli,
confessiamoci peccatori, per non esserlo più grazie al perdono di Cristo.
9
Dal
vangelo secondo Matteo.
9,9-13
Gesù, uscendo da Cafarnao, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco
delle imposte, e gli disse: "Seguimi".
Dai Discorsi di Dionigi il Certosino.
Sermo II in hoc festo. Opera amnia,Tornaci,1906,t.32,408‑409.
Nel vangelo di questo giorno
abbondano sante dottrine e misteri divini. Già in apertura traluce
l'infinita misericordia del Salvatore, quando Gesù chiama il pubblicano a
divenire discepolo e poi apostolo.
Infatti lo Spirito soffia dove
vuole e la grazia di Dio non conosce frontiere. Anzi, capita spesso che li
laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.1.(
Rm 5, 20 )
Ecco perché Cristo chiama il
pubblicano Matteo al discepolato e poi al ministero apostolico, per aprire
la speranza del perdono a qualsiasi peccatore.
Nel medesimo intento, Cristo
chiama Paolo, allorché questi stava compiendo un'impresa scellerata, allo
scopo di perseguitare i fedeli. D'altronde Paolo confessa a Timoteo:
Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il
primo sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Gesù
Cristo ha voluto dimostrare
in me per primo. tutta la sua
longanimità, a esempio di quanti avrebbero creduto in lui per avere la
vita eterna.2.(
1 Tm 1,15‑16 )
Per tale motivo, il vangelo di Matteo, i salmi del profeta Davide, le
lettere di Paolo sono particolarmente lette e celebrate nella Chiesa.
10
Il vangelo di questo giorno ci
mostra il potere immenso delle parole di Gesù Cristo, specialmente delle
parole interiori proferite dalla sua divinità eterna.
Infatti la parola del nostro
salvatore Gesù Cristo: Seguimi basta per trafiggere il cuore di
Matteo e produce un tale ribaltamento da trasformare quest'uomo avaro e
mondano in qualcuno che disprezza le cose terrene, ama le realtà
spirituali e si converte radicalmente a Dio.
Una simile potenza nelle parole
del Signore non stupisce. Egli è infatti l'unica ed eterna parola di Dio
Padre, colui che la Scrittura presenta cosi: In principio ere il Verbo,3.(
Gv 1,1 )
cioè la Parola di Dio.
D'altro canto, le parole di un uomo sono
tanto più cariche di forza quanto più ardente è l'amore, più luminosa la
santità e più benefica la sapienza da cui provengono. Ora Cristo, nella
sua natura umana, è pieno di incomparabile santità, di amore incandescente
e di perfetta sapienza. Egli è l'unico capace di cogliere l'essenza della
deità nella luce più chiara e di goderne sino in fondo. nelle potenze
superiori della
sua anima.
11
Quando vuole, Cristo può far
brillare sul suo volto lo splendore della propria santità. Da qui nasce la
forza speciale di cui si caricano le sue parole, capaci di smuovere gli
uditori.
Ad esempio, quando durante la
passione egli domandò ai pagani e ai giudei: Chi cercate? essi gli
risposero: Gesù il Nazareno. Egli disse loro: Sono IO .4.(
Gv 18,4‑6 ) Quella sola
parola li fece stramazzare al suolo, certamente perché il fulgore di un
fuoco divino balenò sul suo volto e il potere della sua divinità era
all'opera. Accadde lo stesso quando egli represse e atterri i cuori di
quelli che scacciò dal tempio.
D'altra parte, le parole di
nostro Signore erano tanto
più efficaci quanto più
cresceva la sua fama e i suoi miracoli diventavano strepitosi.
A questo punto, nessuno, per
debole o malvagio che sia, venga a dire: "Non posso convertirmi, non posso
lasciare questo o quel peccato, non posso fare questo o quel bene". Si
lanci invece nell'attenta meditazione dell'infinita misericordia e
onnipotenza del nostro Dio, perché nella mano del Signore stanno i cuori
dei figli degli uomini ed egli li guida come e dove vuole.
Esclamiamo perciò con
l'apostolo Paolo: Tutto posso in colui che mi da la forza.5.(
Fil 4,13 ) Ognuno
faccia
dunque quanto è in suo potere, restando disponibile alla grazia di Dio e
invocando senza posa il suo aiuto.
12
Il vangelo di oggi ci mostra
poi come pronta scattò l'obbedienza di Matteo nel seguire all'istante il
nostro Salvatore. Bastò un comando solo, una paroletta; anzi, san Luca
specifica: Egli, lasciando tutto. si alzo e lo seguì.6.(
Lc 5,28 )
Matteo ci insegni perciò a rispondere a Dio
conobbedienza risoluta e immediata; il suo esempio ci sproni a
sottometterci alle sollecitazioni divine, ad ascoltare le ispirazioni
angeliche, a seguire le parole della Scrittura, a mettere in atto
gl'inviti dei superiori, come se venissero da Dio.
Samuele afferma infatti:
Ecco, l'obbedire e meglio del sacrificio. Poiché peccatodi divinazione è
la ribellione, e iniquiàa e terafim l'insubordinazione.7.(
1 Sam 15.22‑23 )
E' certo gravissimo opporsi
ai comandamenti di Dio. Lo attesta Davide, dicendo al Signore: Tu minacci
gli orgogliosi; maledetto chi devia dai tuoi decreti.8.(
Sal 118.21 ) |