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Letture della preghiera notturna dei certosini

21 settembre

 

SAN MATTEO

 

apostolo evangelista

 

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I

 

Dai Discorsi di Giovanni Taulero.

 

Semon 64, sur st.Matthieu, Sermons de Tauler,trad.Hugueny, Théry, Corin,

'La viespirituelle",Parigi,1935,t.III,IOS‑108.

 

Gesù uscendo da Cafarnao, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: "Seguimi". Ed egli si alzo e lo seguì. 1(.Mt 9,9 )

Questo Apostolo ed Evangelista cosi amabile, di cui oggi celebriamo la festa, serve da esempio inesauribile per tutti gli uomini. Come lui stesso racconta nel suo vangelo, egli divenne uno dei più insigni amici di Dio, dopo essere stato dapprima un emerito peccatore. Non appena il Signore parla al cuore di Matteo, questi all'istante abbandona tutto per seguire il Signore.Ce è qui condensato quanto anche noi dobbiamo fare se vogliamo seguire Cristo: mettere in atto l'abbandono autentico e radicale da ogni cosa che non sia Dio. Dobbiamo tagliar corto con tutto quanto possediamo nel nostro fondo, si tratti di ciò che concerne il realizzarsi della nostra personalità o di quello che ci tocca sul vivo.

 

2

 

La via che seguono gli amici di Dio è totalmente buia e sconosciuta. Le si addicono bene le parole di Giobbe che fanno riferimento a un uomo, la cui via è nascosta e che Dio da ogni parte ha sbarrato.2(.Gb 3,23 ) Quando uno si e messo per questo cammino lungo e ignoto, deve perseverare in una intera abnegazione; staccandosi da tutti gli oggetti che possono presentarsi a lui interiormente.

Quest'uomo udrà Dio che gli dice continuamente: "Seguimi, oltrepassa ogni cosa, perché io non sono nulla di tutto ciò. Cammina, avanza e seguimi".

Se l'uomo domanda: "Chi sei, Signore, perché io debba seguirti per una via cosi profonda, solitaria e desolata?", il Signore potrà rispondergli: "Sono Dio e uomo ad un tempo

 

3

 

Colui che tende verso la trasformazione nell'Essere sovressenziale, deve rigettare tutte le immagini ricevute nelle sue facoltà. Deve smettere di sapere, di conoscere, di sentire quello che fa, quello che tocca, quello che egli è.

Paolo vide Dio quando non vide più nulla.3 ( At 9,3‑8 )Elia si tirò il mantello sugli occhi al passaggio del Signore.4( 1 Re 19,11.13 ) Allora si infransero le rocce, cioè a questo punto tutto quello su cui la mente umana può riposare deve scomparire. E quando in un uomo queste forme si dileguano completamente, allora egli comincia a trasformarsi e dovrà perseverare in questo distacco.

Il Signore ce lo insegna attraverso Geremia, quando esclama: Voi mi direte: Padre mio e non tralascerete di seguirmi.5.( Ger 3,19 ) Ciò significa: "Tu penetrerai sempre più in avanti; ti immergerai maggiormente nelle profondità dell'abisso sconosciuto e innominato che io sono. Ti perderai oltre tutti i modi, le immagini, le forme e le facoltà. Farai astrazione da tutto, spogliandoti di tutti codesti fantasmi".

 

4

 

In questa perdita totale all'uomo non resta che il suo fondo sostanzialmente sussistente, la sua vita, cioè la sua essenza una e semplice. In questo stato, si può dire ch'egli sia privo di conoscenza, di amore, di attività, di mente. Simile trasformazione non avviene certo in virtù di una disposizione naturale, ma sotto l'effetto della grazia. Lo spirito creato dell'uomo è allora plasmato dalla bontà dello Spirito increato, ma anche dallo sconfinato abbandono dell'uomo e dalla sua consegna senza riserve.

Di queste persone si può dire che Dio si conosca, si ami e si goda in loro, perché ormai c'è soltanto un'unica vita, un unico essere e una sola operazione, benché l'anima rimanga creatura. Se però uno si mettesse per questa strada con un'erronea libertà o esaminandosi sotto una falsa luce, finirebbe nello stato più pericoloso che si possa concepire qui in terra.

Per raggiungere la meta descritta, unico è l'itinerario da percorrere: quello tracciato dalla vita e dalla passione di nostro Signore Gesù Cristo. E' lui la via, e per lui dobbiamo camminare.

 

 

5

 

Dai Discorsi di san Pietro Crisologo. Sermo 30. PL 52,284‑286.

 

Uscendo da Cafarnao, Gesù vide un uomo.1.( Mt 9,9 ) Lo vede con i suoi occhi divini più che con i suoi occhi umani. Vede l'uomo per non scorgere i peccati di quest'uomo, vede in lui la propria opera, per distogliere lo sguardo dalle opere del peccatore.

Dio vede quest'uomo, perché l'uomo veda Dio. Cristo fissa il pubblicano, perché costui non veda più dove ha nascosto il denaro. Cristo vede quest'uomo seduto, incapace di rialzarsi tanto è oppresso dal peso della sua cupidigia.

Questo disgraziato pubblicano, seduto al banco delle imposte, giace in una situazione peggiore di quella dei paralitico steso sulla barella e di cui il vangelo ci riferisce la guarigione prima della conversione di Matteo. Questi era paralizzato nel corpo, l'altro nell'anima. Uno aveva le membra sconquassate, nell'altro tutto l'ordine della sensibilità era sconvolto. Il paralitico giaceva prigioniero nella carne; il pubblicano stava seduto, ma con anima e corpo legati.

Gesù esorta il paralitico dicendogli: Coraggio figliolo ti sono rimessi i tuoi peccati.2.( Mt 9,2 ) Infatti l'infermo soffriva causa delle sue colpe. Invece al pubblicano Gesù ingiunge: Seguimi, come a dire: "Espierai i tuoi peccati seguendomi".

 

6

 

Mentre Gesù è a mensa in casa di Matteo, i farisei interpellano i discepoli: Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori ? 3.( Mt 9,11 )

Dio è accusato di chinarsi sull'uomo, di accostarsi al peccatore, di aver fame della sua conversione e sete dei suo ritorno. Si mette sotto accusa il Signore perché prende il piatto della misericordia e il calice della pietà.

Fratelli, Cristo è venuto a questa cena, la Vita è scesa tra questi convitati, perché i condannati a morire vivano con la Vita. La Risurrezione si è chinata, perché coloro che giacciono si levino dalle tombe. La Bontà si è abbassata, per elevare i peccatori fino al perdono. Dio è venuto all'uomo,

perché l'uomo giunga a Dio.

Il Giudice si è seduto alla mensa dei colpevoli, per sottrarre l'umanità alla sentenza di condanna. Il Medico è venuto dai malati, per guarirli mangiando con loro. Il buon Pastore ha chinato le spalle per riportare la pecora smarrita all'ovile di salvezza.

 

7

 

Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori ? 3.( Mt 9,11 )

Ma chi è peccatore, se non colui che rifiuta di riconoscersi tale? Non voler ammettere di essere un peccatore non significa forse affondare nelle proprie colpe e identificarsi con esse? Chi è ingiusto, se non colui che si stima giusto? Eppure, fariseo, hai ben letto la parola del salmo:

Nessun vivente davanti a te e giusto.4.( Sal 142,2 ) Fintantoché siamo rivestiti del corpo mortale, la fragilità domina in noi; anche non peccando con le azioni, non possiamo vincere i peccati in pensieri, ne sfuggire a ogni ingiustizia.

Possiamo, si, evitare le colpe materiali e vincere il male nella nostra coscienza, ma come potremo distruggere le negligenze e i peccati d'ignoranza?

Fariseo, confessa il tuo peccato e potrai sedere alla mensa del Signore. Cristo si farà pane per te, quel pane che sarà spezzato per il perdono dei tuoi peccati. Cristo diventerà per te il calice che sarà versato per la remissione dei tuoi peccati.

 

8

 

Suvvia, fariseo, mangia alla mensa dei peccatori, e Cristo la dividerà con te.

Entra con i peccatori al banchetto del tuo Signore e potrai non essere più peccatore. Entra col perdono di Cristo nella casa della misericordia, in modo che la tua propria giustizia non ti escluda da questa dimora. Riconosci Cristo, ascolta Cristo. Ascolta il tuo Signore, ascolta il medico celeste. Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.5.( Mt 9,12 ) Se vuoi essere guarito, riconosci la tua malattia e ascolta Cristo che ti dice: Non sono venuto per i giusti, ma per i peccatori.6 .( Mt 9,13 )Cristo non rifiuta i giusti, ma senza di lui nessuno sulla terra è immune da peccato. Il Signore non trascura i giusti, ma quaggiù ha trovato soltanto peccatori. Ascolta la Scrittura: Il Signore dal cielo si china sugli uomini per vedere se esista un saggio: se c'è uno che cerchi Dio. Tutti hanno traviato., sono tutti corrotti; più' nessuno fa il bene, neppure uno. 7 .( Sal 13.2‑3 ).Fratelli, confessiamoci peccatori, per non esserlo più grazie al perdono di Cristo.

 

9

 

Dal vangelo secondo Matteo.

9,9-13

Gesù, uscendo da Cafarnao, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: "Seguimi".

 

Dai Discorsi di Dionigi il Certosino.

Sermo II in hoc festo. Opera amnia,Tornaci,1906,t.32,408‑409.

 

Nel vangelo di questo giorno abbondano sante dottrine e misteri divini. Già in apertura traluce l'infinita misericordia del Salvatore, quando Gesù chiama il pubblicano a divenire discepolo e poi apostolo.

Infatti lo Spirito soffia dove vuole e la grazia di Dio non conosce frontiere. Anzi, capita spesso che li laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.1.( Rm 5, 20 )

Ecco perché Cristo chiama il pubblicano Matteo al discepolato e poi al ministero apostolico, per aprire la speranza del perdono a qualsiasi peccatore.

Nel medesimo intento, Cristo chiama Paolo, allorché questi stava compiendo un'impresa scellerata, allo scopo di perseguitare i fedeli. D'altronde Paolo confessa a Timoteo: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Gesù Cristo ha voluto dimostrare

in me per primo. tutta la sua longanimità, a esempio di quanti avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.2.( 1 Tm 1,15‑16 )

Per tale motivo, il vangelo di Matteo, i salmi del profeta Davide, le lettere di Paolo sono particolarmente lette e celebrate nella Chiesa.

 

10

 

Il vangelo di questo giorno ci mostra il potere immenso delle parole di Gesù Cristo, specialmente delle parole interiori proferite dalla sua divinità eterna.

Infatti la parola del nostro salvatore Gesù Cristo: Seguimi basta per trafiggere il cuore di Matteo e produce un tale ribaltamento da trasformare quest'uomo avaro e mondano in qualcuno che disprezza le cose terrene, ama le realtà spirituali e si converte radicalmente a Dio.

Una simile potenza nelle parole del Signore non stupisce. Egli è infatti l'unica ed eterna parola di Dio Padre, colui che la Scrittura presenta cosi: In principio ere il Verbo,3.( Gv 1,1 ) cioè la Parola di Dio.

D'altro canto, le parole di un uomo sono tanto più cariche di forza quanto più ardente è l'amore, più luminosa la santità e più benefica la sapienza da cui provengono. Ora Cristo, nella sua natura umana, è pieno di incomparabile santità, di amore incandescente e di perfetta sapienza. Egli è l'unico capace di cogliere l'essenza della deità nella luce più chiara e di goderne sino in fondo. nelle potenze superiori della sua anima.

 

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Quando vuole, Cristo può far brillare sul suo volto lo splendore della propria santità. Da qui nasce la forza speciale di cui si caricano le sue parole, capaci di smuovere gli uditori.

Ad esempio, quando durante la passione egli domandò ai pagani e ai giudei: Chi cercate? essi gli risposero: Gesù il Nazareno. Egli disse loro: Sono IO .4.( Gv 18,4‑6 ) Quella sola parola li fece stramazzare al suolo, certamente perché il fulgore di un fuoco divino balenò sul suo volto e il potere della sua divinità era all'opera. Accadde lo stesso quando egli represse e atterri i cuori di quelli che scacciò dal tempio.

D'altra parte, le parole di nostro Signore erano tanto

più efficaci quanto più cresceva la sua fama e i suoi miracoli diventavano strepitosi.

A questo punto, nessuno, per debole o malvagio che sia, venga a dire: "Non posso convertirmi, non posso lasciare questo o quel peccato, non posso fare questo o quel bene". Si lanci invece nell'attenta meditazione dell'infinita misericordia e onnipotenza del nostro Dio, perché nella mano del Signore stanno i cuori dei figli degli uomini ed egli li guida come e dove vuole.

Esclamiamo perciò con l'apostolo Paolo: Tutto posso in colui che mi da la forza.5.( Fil 4,13 ) Ognuno faccia dunque quanto è in suo potere, restando disponibile alla grazia di Dio e invocando senza posa il suo aiuto.

 

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Il vangelo di oggi ci mostra poi come pronta scattò l'obbedienza di Matteo nel seguire all'istante il nostro Salvatore. Bastò un comando solo, una paroletta; anzi, san Luca specifica: Egli, lasciando tutto. si alzo e lo seguì.6.( Lc 5,28 )

Matteo ci insegni perciò a rispondere a Dio conobbedienza risoluta e immediata; il suo esempio ci sproni a sottometterci alle sollecitazioni divine, ad ascoltare le ispirazioni angeliche, a seguire le parole della Scrittura, a mettere in atto gl'inviti dei superiori, come se venissero da Dio.

Samuele afferma infatti: Ecco, l'obbedire e meglio del sacrificio. Poiché peccatodi divinazione è la ribellione, e iniquiàa e terafim l'insubordinazione.7.( 1 Sam 15.22‑23 )

E' certo gravissimo opporsi ai comandamenti di Dio. Lo attesta Davide, dicendo al Signore: Tu minacci gli orgogliosi; maledetto chi devia dai tuoi decreti.8.( Sal 118.21 )

 

 

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