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Letture della preghiera notturna dei certosini

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Anno A

 

21 gennaio

 

Sant’Agnese

 

vergine  martire

 

1

Dal Trattato sulla verginità di san Gregorio di Nissa.

De virginitate I, 1-3; XI, 4-21. XII, 1.  SC 119, 257-259. 271. 387-397. 399.

 

     Tutti coloro che fanno consistere la bellezza nella purezza, onorano la nobile perfezione della verginità; la possiede però soltanto chi è benevolmente assistito dalla grazia di Dio nella sua lotta tesa ad attuare questo bel desiderio.

     La verginità riceve una lode adeguata dall’aggettivo che l'accompagna. Infatti, si suole caratterizzare la verginità come incorruttibile; così si indica il grado di purezza che essa racchiude e la dignità eccellente di questa grazia, poiché fra i tanti modi in cui la virtù si realizza, solo la verginità è onorata con l'appellativo "incorruttibile".

     Se poi bisogna glorificare con elogi questo gran dono di Dio, ci basta il divino Apostolo, che sotto poche parole ha nascosto tutti i più alti encomi, chiamando santa e immacolata [Ef 5,27] colei che è adornata di una tale grazia. Se la nobile verginità si realizza quando si diventa irreprensibili e santi (a ragione questi appellativi si applicano in primo luogo al Dio incorruttibile), quale lode della verginità è più grande di quella che, servendosi proprio di tali aggettivi, la mostra nell'atto di deificare in certo senso coloro che sono partecipi dei suoi puri misteri? Questi partecipano della gloria di Dio, il solo davvero immacolato e santo, e mediante la purezza e l’incorruttibilità acquistano una certa parentela con lui.

 

2

 

     L'unica lode adeguata della verginità consiste nel mostrare come questa virtù sia superiore agli elogi, manifestando la propria ammirazione per la purezza più con il proprio modo di vivere che con le parole. C'è chi per ambizione la prende come argomento dei suoi encomi, convinto che si possa magnificare con discorsi umani una grazia così grande; si direbbe che veda nella goccia prodotta dai suoi sudori un'aggiunta considerevole al mare infinito: costui o sopravvaluta le sue possibilità o non conosce ciò che loda.

     Ci occorre grande intelligenza per comprendere la sovrabbondanza della grazia che possiamo immaginare nel Padre incorruttibile; ma la cosa straordinaria è che la verginità si trova nel Padre, il quale ha un Figlio, generato senza passione. La si riconosce poi nell'unigenito Dio, dispensatore  di incorruttibilità, nel momento stesso in cui risplende nella sua nascita pura e priva di passione. Altro fatto straordinario è pensare che il Figlio è generato dalla verginità.

     Allo stesso modo si può contemplare la verginità nella purezza naturale e incorruttibile dello Spirito Santo: quando si parla d'incorruttibilità e di purezza, con questi due termini non si allude ad altro che alla verginità.

 

3

 

     La verginità è concittadina dell'universo degli spiriti; libera com'è da ogni passione, prende posto tra le potenze superiori. Essa è inseparabile da tutto ciò che è divino, né ha alcuna comunanza con le opposte realtà. Tutti gli esseri, infatti, che tendono verso il bene, sia per natura, sia per libera scelta, hanno il fascino della purezza e dell'incorruttibilità; e tutti gli esseri relegati nel campo avverso sono tali perché hanno perso la purezza.

     Quale discorso sarà dunque così potente da eguagliare una grazia così grande? C'è piuttosto da temere che lodi maldestre pregiudichino lo splendore di una cosa così sublime, ispirando in chi le ascolta una stima inferiore all'idea che se ne era fatto.

     Poiché è impossibile elevare il discorso all’altezza dell'argomento, lasciamo da parte ogni encomio della verginità. Piuttosto cerchiamo di ricordare sempre questa grazia divina parlando del bene che, pur essendo una proprietà e un privilegio della natura incorporea, è stato elargito dall'amore di Dio a coloro che sono nati dalla carne e dal sangue: è proprio quest'amore di Dio che, offrendo la partecipazione alla purezza come una mano soccorritrice, corregge la natura umana assoggettata alle passioni e la guida alla contemplazione delle realtà superiori.

 

4

 

     A mio parere, nostro Signore Gesù Cristo, la fonte dell'incorruttibilità, è venuto al mondo senza aver bisogno dell'atto coniugale per farci conoscere, con il carattere della sua incarnazione, questo grande mistero: la presenza e la venuta di Dio nel mondo possono trovare degna accoglienza solo in quella purezza che non si può realizzare in misura adeguata se non ci si estranea totalmente dalle passioni della carne.

     Quello che nell'immacolata Maria si realizzò fisicamente quando la pienezza della divinità risplendette in Cristo, attraverso la Vergine si realizza in ogni anima che si conforma al Verbo restando vergine; anche se il Signore non si fa più presente fisicamente, - l'Apostolo dice che  non conosciamo più Cristo secondo la carne [2 Cor 5,16] - egli prende dimora spiritualmente nell'anima vergine e conduce con sé anche il Padre, come è scritto da qualche parte nel vangelo [Cf Gv 14,23].

     La potenza della verginità è tale da rimanere nei cieli presso il Padre degli spiriti, danza nel coro delle potenze celesti, pur attendendo a salvare gli uomini. Grazie a lei, infatti, Dio scende a condividere la vita dell'uomo e l'uomo si eleva col desiderio verso le realtà del cielo. La verginità diviene come il legame di parentela tra l'uomo e Dio e rende concordi, grazie alla sua mediazione, le cose che per natura sono distanti tra loro: quale discorso risulterà capace di adeguarsi alla sublimità di questa meraviglia?

 

5

 

     L'anima che sale in alto e lascia dietro di sé tutto ciò che è percepibile, in quanto inferiore all'oggetto cercato, può giungere a concepire la magnificenza che si innalza sopra i cieli [Cf Sal 8,2]. Ma chi si preoccupa delle cose meschine, come può raggiungere quelle più alte? Come si può volare verso il cielo se non si è muniti di ali adeguate e se non ci si solleva verso le regioni superiori con l’aiuto di una condotta di vita più alta?

     Nessuno è così estraneo ai misteri evangelici da ignorare che esiste per l'anima umana un solo veicolo capace di farla viaggiare verso i cieli. Esso consiste nel rendersi simili nell'aspetto alla colomba che scese giù, e le cui ali furono desiderate anche dal profeta Davide [Sal 54,7]. In questo modo misterioso la Scrittura è solita alludere alla potenza dello Spirito, per cui chi si eleva sopra tutte le cose meschine e basse, o meglio, s'innalza sopra tutto il mondo grazie all'ala di cui si è detto, è in grado di trovare l'unico oggetto degno di desiderio; avvicinandosi al Bello, diverrà bello egli stesso; divenuto risplendente e luminoso in questa bellezza, continuerà a rimanere partecipe della vera luce.

 

6

 

     Quando la mente umana abbandona questa vita sudicia e squallida, diventa pura e luminosa grazie alla potenza dello Spirito e si unisce alla purezza vera e sublime. Risplende in certo senso in quella, si riempie di raggi e diventa luce secondo la promessa del Signore: I giusti splenderanno come il sole [Mt 13,43].

     Vediamo che ciò si verifica anche sulla terra in presenza di uno specchio d'acqua o d’altra superficie capace di risplendere per la sua levigatezza. Una superficie di tal genere, quando riceve il raggio solare, produce e fa uscire da sé un altro raggio; non potrebbe farlo, se la sua purezza e il suo splendore fossero offuscati dalla sporcizia. Allo stesso modo, se noi ci eleviamo lasciando la tenebra terrestre e ci avviciniamo alla vera luce di Cristo, possiamo diventare luminosi in queste regioni superiori: e se la vera Luce che risplende anche nelle tenebre giunge a noi, pure noi siamo luce, come dice il Signore ai suoi discepoli [Cf Mt 5,14; 6,22]. C'è solo il rischio che la sporcizia prodotta dal vizio, crescendo nel cuore, indebolisca la grazia della nostra luce.

 

7

 

     Mediante gli esempi addotti, il nostro discorso ci ha forse messo in grado piano piano di pensare a come trasformarci in ciò che è superiore a noi. Abbiamo mostrato che l'anima non si può unire al Dio incorruttibile se non diventa il più possibile pura mediante l’incorruttibilità in modo da comprendere il simile con il simile. Non può unirsi a Dio se non si offre come uno specchio che riflette la purezza divina e se non forma la propria bellezza partecipando alla bellezza originaria e riflettendola.

     Chi è capace di abbandonare tutte le cose umane, siano esse corpi, ricchezze, tecniche, conoscenze e persino ciò che i costumi e le leggi ritengono buono (il giudizio sul bello erra quando si prende come criterio la sensazione), proverà amore e desiderio solo nei confronti di quell'oggetto che non ha ricevuto da altri la propria bellezza; esso è bello non in rapporto ad altra cosa, ma di per sé, grazie a sé e in sé, sempre bello senza mai divenirlo o cessare di esserlo; sempre identico a sé, sopra di qualsiasi aggiunta e accrescimento, e non è mai soggetto a cambiamenti e alterazioni.

 

8

 

     Oso dire che a colui il quale ha purificato da ogni specie di vizio tutte le facoltà della propria anima, si rivela l’oggetto che è bello unicamente grazie alla sua natura e che è la causa di ogni bellezza e di ogni bene. Come l'occhio non più cisposo vede risplendere ciò che si trova nell’aria, così l'anima, grazie alla purezza, possiede la facoltà di pensare a quella luce: la vera verginità e la ricerca dell’incorruttibilità perseguono lo scopo della visione di Dio, che è resa possibile proprio da esse. Nessuno ha la mente così cieca da non capire da sé che l'oggetto bello, buono, davvero puro, originario ed unico, è il Dio di tutte le cose.

     Certo, nessuno ignora tutto questo; ma vi sono alcuni che cercano di sapere se è possibile trovare una specie di metodo e di via capaci di condurci a questa mèta. I Libri sacri sono pieni di tali istruzioni, e le vite di molti santi brillano come lampade davanti a chi desidera camminare secondo Dio. Ciascuno può attingere in abbondanza da entrambi i Testamenti le relative norme della Scrittura ispirata da Dio: molto infatti si può prendere sia dai profeti e dalla legge, sia dalle tradizioni evangeliche e apostoliche.

 

9

 

Dal vangelo secondo Matteo. 

                              

Gesù disse alla folla questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose».

 

Discorso sullo Spirito Santo, un tempo attribuito a san Giovanni Crisostomo.

 

Divi Joannis Chrysostomi Operum, Lyon, 1687, t. III,  pp. 367-368.

     Lo Spirito Santo invita l'anima alla conversione, la stimola ad innalzarsi per passare in Dio. Infiamma la mente di desideri divini insegnando a pensare di giorno e di notte ai beni di lassù: al dono della grazia, al possesso dell'eredità, alla luce inaccessibile. A questi tesori invita lo Spirito quando è invocato, dicendo: Vieni al Padre, alla patria suprema, al regno eterno, al talamo incorruttibile dello Sposo.

     Chi crede e ama davvero Cristo e ha in sé lo Spirito può comprendere tale invito. Queste e altre simili sono le esortazioni dello Spirito Consolatore nei cuori dei fedeli. Così spinti e incoraggiati, uomini e donne del popolo cristiano, con animo appassionato, disprezzarono la morte, vinsero la carne, spezzarono la schiavitù dei piaceri. Trascurarono come illusioni le cose vane di quaggiù: quattrini, affari, possedimenti, case, suppellettili, e anche - secondo il precetto di Cristo - padre, madre, figli, parenti, ceto sociale. Furono profondamente convinti delle parole dello Spirito Santo: Non abbiamo quaggiù una città stabile [Eb 13,14], ma cerchiamo la Gerusalemme celeste.

 

10

 

     Siamo ospiti e pellegrini in terra: non abbiamo un padre, ma ci volgiamo al Padre dei cieli, desiderosi di morire per stare con lui. Di tutto cuore tendiamo a colui, che ci ha prescelti e ha posto in noi la sua dimora; egli si è degnato di entrare in comunione con noi miserabili peccatori; ci ha mandato lo Spirito Santo, rendendoci suoi figli ed eredi. Sì, noi siamo i figli di Dio. Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida. Abbà, Padre! [Gal 4,6]. Perciò non siamo servi, ma figli.

     Questo è il privilegio riservato a noi che crediamo in Cristo. È il tesoro di cui parla san Paolo: Abbiamo questo tesoro in vasi di creta [2 Cor 4,7], questi nostri corpi di fango. È il grano di senape che Cristo ha seminato e nascosto nel nostro cuore: la perla preziosa, il fuoco santissimo, a cui accenna il Signore: Sono venuto a portare il fuoco sulla terra [Lc 12,49].

 

11

 

     Tra noi, quanti sono puri di cuore, vedono Dio non davanti agli occhi ma in una contemplazione interiore, possibile a chi è figlio di Dio e coerede di Cristo. I giusti della prima Alleanza ricevettero lo Spirito di profezia, non però l'adozione a figli, perché lo Spirito non era ancora disceso sugli uomini. Essi non avevano potuto ascoltare le parole di Cristo: Il regno di Dio è in mezzo a voi [Lc 17,21],e anche: Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui [Gv 14,23]. Perciò il Signore ha detto a voi che credete in lui: Molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l'udirono! [Mt 13,17].

     Nella pienezza dei tempi solo ai cristiani Dio ha mandato il suo Spirito ed è venuto ad abitare in noi. Nessun infedele, nessun ebreo conosce e ha conosciuto questo dono e, pur facendo innumerevoli opere buone, non arriverà a scoprire il tesoro inestimabile che è lo Spirito Santo. I Giudei avevano la legge, celebravano la pasqua, possedevano un tempio, ma non come oggi i fedeli. Sei tu il tempio di Dio, sei tu la vera tenda dell'Alleanza, sei tu il luogo ove abita lo Spirito Santo, la dimora che sempre egli copre con la sua ombra.

 

12

 

     La venuta dello Spirito Santo ha fatto promulgare la nuova legge, sicché fiduciosi in Dio noi paragoniamo le opere dello Spirito con quelle della legge, perché tu conosca il dono che non ha il popolo ebreo e il valore eminente del Nuovo Testamento rispetto all'Antico. Qual è dunque questa legge nuova venuta dal cielo? La grazia dello Spirito. Quali sono le tavole sulle quali è scolpita? La tua anima e il tuo corpo. La tua circoncisione interiore consiste nella distruzione del principio del male. Ormai il sacrificio, il fuoco dell'altare, il tempio fondato da Dio sono le opere buone, l'ardore della compunzione, il cuore puro, questa dimora che Dio si è prescelta. Ecco quanto forma in te lo Spirito Santo.

     Custodisci il prezioso deposito con memoria continua; circonda dell'attenzione più delicata la fiamma che lo Spirito ti ha acceso in cuore, difendi il tesoro nascosto in te, perché i ladri non te lo rapiscano: sarebbe una perdita irrimediabile.

 

 

 

Letture della preghiera notturna dei certosini

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Anno C

 

21 gennaio

 

SANT'AGNESE

 

 vergine martire

 

 

Dal Trattato sulla verginità di sant'Agostino.

De virginitate, 2.27.53-55. PL 40,397.410.427-428.

 

San Paolo scrive ai Corinzi dicendo che li ha promessi a un unico sposo. per presentarli quale vergine casta a Cristo (Cf 2 Cor 11,2). La maternità e la verginità, realizzate nella fede dalla Chiesa universale, vengono poi vissute anche nella carne da diverse persone. Queste membra di Cristo imitano la Chiesa che ha il suo modello nella Madre e nella Sposa del Signore. Se la Chiesa non fosse vergine, donde verrebbe l'integrità che onoriamo? Se non fosse madre, di chi sarebbero i figli della Parola?

Maria mise al mondo fisicamente il Capo del corpo della Chiesa, e questa genera spiritualmente le membra di quel Capo. In ambedue i casi la verginità non impedisce la fecondità e la fecondità non toglie la verginità.

La Chiesa è tutt'intera santa nel corpo e nello spirito, ma nella maggioranza delle sue membra è vergine nello spirito e non nel corpo. Di quale gloria e di quale santità non sarà colmata a motivo delle membra che concretizzano la sua verginità nel corpo e nello spirito?

 

2

 

Coraggio, perciò, figli di Dio, ragazzi e giovanette, uomini e donne consacrati alla verginità, e perseverate sino alla fine nel vostro proposito. Lodate il Signore con tanta maggior dolcezza quanto più di frequente pensate a lui. Speratelo con tanta più felicità quanto maggiore è la cura con cui lo servite. Amatelo con tanto più ardore quanto più a fondo cercate di piacergli.

Con la cintura ai fianchi e le lucerne accese. siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze (Lc 12,35-36). Il canto nuovo che sonerete sulle arpe del vostro cuore, quando saranno le nozze dell'Agnello, non sarà quello che intona la terra intera: Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore da tutta la terra? (Sal 95,1).

Sarà però un canto che nessuno conoscerà se non voi. Il discepolo prediletto del Signore vi ha veduti nell'Apocalisse, lui che posò il capo sul petto di Cristo e, forte di quell'esperienza, poté celebrare le meraviglie di Dio. Giovanni vi scorse in numero incalcolabile che cantavate sulle vostre arpe la verginità pura del corpo e la fedeltà inviolata del cuore.

 

3

 

Prima di seguire Cristo, accorri a lui e diventa suo discepolo, perché egli è mite e umile di cuore (Cf Mt 11,29). Se tu lo ami, avvicinati umilmente a lui, l'umile per eccellenza; e se temi di cadere, non separarti mai da lui. L'uomo che ha paura di deviare lontano da Cristo, deve pregare con il salmista: Non mi raggiunga il piede dei superbi (Sal 35,12).

Impegnati con passo umile per questa via altissima, giacché colui che non arrossì di scendere fino a noi esalta gli umili che si mettono alla sua sequela. Affidagli la custodia dei beni che ti ha offerto, mettiti al riparo presso di lui. Il Signore ti protegge dal commettere il male quando ti rifugi sotto la sua protezione.

Considera allora perdonato da lui tutto il male che hai potuto evitare solo per sua grazia; altrimenti rischi di illuderti sulla tua giustizia e di comportarti come un fariseo senza amore, pieno d'orgoglio mortale e di spregio per il pubblicano che si batte il petto umilmente.

 

4

 

Quando Dio ti sostiene, diffida delle tue forze, non inorgoglirti di 'essere stato capace di virtù. Prega Dio che ti custodisca dal gettarti in qualche impresa che va oltre le tue forze, e pensa sempre che hanno una segreta superiorità su di te quegli uomini di cui esteriormente sei migliore.

Quando accogli di buon grado la virtù del fratello, che forse non ti è nota, mentre fin troppo nota risulta a te la tua, non esci sminuito dal raffronto, ma ti fortifichi e cresci nell'amore. E le virtù che ti mancano, chiedile con umiltà e le otterrai.

 

5

 

Se vedi attorno a te elementi positivi, prendili come punti di riferimento, e i fallimenti possibili servano a renderti più cauto. Ama le virtù che perdurano, e cammina su quelle tracce; piangi però le defezioni, perché non ti seduca l'orgoglio. Non basarti sulla tua giustizia personale, ma sta' sottomesso a Dio, l'unico che può giustificare. Perdona le colpe del fratello e supplica per le tue. Previeni il peccato con la vigilanza, e se vi inciampi, cancellalo confessandolo.

Così sgombro da qualsiasi vizio, persino dalle mancanze più lievi, adeguerai la tua vita alla professione di verginità.

 

6

 

Quando la verginità si adorna delle altre virtù, la tua vita appare angelica agli occhi degli uomini, i tuoi costumi sembrano quelli del cielo: il tuo volto non si accalora più per l'ira, i tuoi sguardi non divagano più, la lingua si frena, e tu trattieni le risa e i modi da buffone, mentre sai vestirti e camminare con modestia, senza affettazione. Non rendi più male per male, né ingiuria per ingiuria, e il tuo amore tocca il vertice, dando la vita per i fratelli.

Ecco quello che sei nel pensiero di Dio e perciò tale devi essere d'ora in poi. Quanto più ti innalzi sulle vie della perfezione, tanto più devi umiliarti per trovare grazia davanti a Dio: lui resiste ai superbi, abbassa chi si eleva, e abbandona quelli che sono gonfi d'orgoglio sulla soglia della porta stretta.

D'altronde, dove arde l'amore è superfluo verificare se c'è l'umiltà.

 

7

 

Poiché hai rinunciato al matrimonio, alla paternità o alla maternità, ama con tutto il cuore colui che è il più bello tra i figli dell'uomo (Sal 44,3). Puoi dedicarti a lui in pieno, libero come sei dai vincoli del matrimonio.

Contempla la bellezza del tuo amato: Creatore e creatura, re del cielo e servo in terra, eguale al Padre e sottomesso a sua Madre. Saziati di quella bellezza derisa dai superbi, posa lo sguardo interiore sulle piaghe del Crocifisso, sulle cicatrici del Risorto, sul sangue dell'Agnello, sul prezzo del Redentore e sulla ricchezza della fede. Pesa questi tesori sulla bilancia della carità e metti sull'altro piatto tutto l'amore che avresti potuto spendere nel matrimonio.

 

8

 

Colui che ti ha dato il potere di diventare figlia di Dio, o anima cristiana, cerca la bellezza interiore e non il luccichio esterno. Egli aspetta da te atteggiamenti puri che frenino le passioni. Il tuo Sposo non è uno che può ingannarsi, non è crudele o geloso; puoi amarlo sentendoti sicura, senza paura di spiacergli o magari di destare in lui falsi sospetti.

Marito e moglie amano quel che vedono nell'altro e temono quel che sospettano senza vederlo; la loro gioia non può essere perfetta neppure in quel che hanno sotto gli occhi, perché frattanto sospettano ciò che non è. Ma tu non puoi rimproverare nulla allo Sposo che hai nella fede, né egli può offendersi per ciò che non è. Hai preferito Cristo a tutti gli sposi: come non dovrai amarlo! Tienti attaccata al suo cuore, come lui si attaccò alla croce per te.

 

 

9

 

Dal vangelo secondo Matteo.         

13,44-46

Gesù disse alla folla queste parabole:

           "Il regno dei cieli è simile

           a un tesoro nascosto in un campo:

           un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo,

           poi va, pieno di gioia,

           vende tutti i suoi averi e compra quel campo".

 

Discorso di un autore anonimo renano-fiammingo.

Oeuvres de Tauler, Sermon pour la féte de s.te Catherine,

Trad.Noél, Tralin,1911,t.V,319-321.323.326-327.

 

Cari amici, le parole del vangelo che avete ascoltato si prestano a una duplice interpretazione.

Le possiamo applicare alla vergine di Cristo che ha lasciato tutto per conservare integra la perla della sua castità. Oppure possono indicare la meditazione e l'imitazione della passione di Cristo, paragonate ad una perla per la quale la vergine abdica ad ogni piacere di quaggiù per testimoniare la sua riconoscenza.

Ci sono infatti due vie molto brevi ed efficaci per servire Dio.

Il primo itinerario consiste nell'osservare le leggi e le pratiche ordinarie che raccomanda la santa Chiesa; in senso più specifico, si tratta di seguire i consigli dati da Cristo nel vangelo, ossia i voti di castità, povertà e obbedienza, e altre sante consuetudini. Tutte le regole, che derivano dai consigli evangelici e dalle costituzioni dei nostri santi Padri, offrono la meravigliosa possibilità di dominare il comportamento esteriore e di applicarsi alle virtù.

Quanto al secondo itinerario, esso consiste nell'imitare la passione di Cristo Gesù, meditandola assiduamente.

 

10

 

L'immagine della perla preziosa conviene per eccellenza alla passione del Salvatore. La vergine di Cristo penserà ogni giorno a quella perla, per custodirla e agghindarsene. Si rappresenterà Cristo dall'ultima cena fino all'ascensione in cielo, cercherà di adeguarsi a lui senza mettere fra parentesi nessuna circostanza, con immensa riconoscenza e amore infuocato.

Una simile meditazione trionfa con facilità sulle tendenze della natura corrotta e sulle immaginazioni cattive. Mediante questo esercizio, si acquista quella profonda umiltà, che nasce dal trovarsi affrontato con i propri limiti e con i propri difetti interiori. Di lì poi ci è possibile elevarci rapidamente alla compassione intima e affettuosa per nostro Signore e per tutti gli uomini.

Se invece uno tralascia di meditare i dolori e la morte di Gesù, rimane accalappiato dalle attività esterne, e difficilmente troverà la via del cuore. Avrà un bell'attendere ad atti ed esercizi esterni: se non si applica con tutte le forze alla memoria della passione di nostro Signore, non potrà gustare nessuna intima dolcezza.

Le vergini di Cristo non smettono mai di meditare la vita e la passione del Signore, e Dio concede loro, per i meriti di quel mistero di dolore, la capacità di rimanere raccolte nel fondo di sé stesse. Questa singolare pietà spesso viene loro rimproverata, persino volta in ridicolo, giacché gli uomini interpretano il timore e la riserbatezza nei confronti di Dio come ipocrisia o scempiaggine. Ma Dio stesso è testimone dell'onestà delle loro intenzioni, e quelle vergini non badano ai giudizi altrui, inondate come si sentono di gratitudine e di conforto.

Persino il demonio fatica a iniettare nel loro cuore una perniciosa tristezza, dal momento che quelle anime sono costantemente rivolte verso il proprio intimo. Esse non si aspettano nulla dai lumi naturali, dalla conversazione con gli uomini o dalle realtà esteriori, per sfolgoranti che siano. Neppure dipendono dalle consolazioni sensibili o da intime dolcezze che talvolta provano.

 

12

 

Come si e detto, la perla che l'uomo trova dapprima nella dolcezza, nella conoscenza e nell'amore, dovrà poi farla fruttificare applicandosi in ogni esercizio anche a vantaggio dei fratelli.

Poi egli passerà dalla soavità all'amarezza, in quell'abbandono che accetta per amore ogni sofferenza e l'amputazione della volontà propria.

Una volta che si sia affrancato dall'io e sia nudo da ogni diletto, l'uomo diventa libero dalle tentazioni e dalle insidie del demonio, non conosce più quaggiù nessuna perniciosa depressione, e si premunisce contro l'inferno e il purgatorio della vita futura.

Il primo grado della vita spirituale consiste nell'impegnarsi ad atti di virtù, intrisi di consolazione; l'ultimo grado compie quei medesimi atti, ma nello sforzo, nel dolore, nei rimorsi e nei duri rimbrotti della coscienza. L'uomo spirituale deve sopportarli con fede semplice, abbandonarsi totalmente a Dio fidandosi di lui con una speranza tenace. Egli si consegna nelle mani di Dio per il tempo presente e per l'eternità.

Vedete, carissimi, fin dove ci conduce la meditazione sui patimenti di Cristo: perveniamo al vertice della perfezione e all'unione perfetta nell'unico Spirito. Davvero il nostro amabilissimo Creatore ci venga in aiuto per trovare la perla preziosa! Amen.

 

 

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