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20 agostoSan Bernardodottore monaco 1
Dai
Discorsi di san Bernardo sul Cantico dei cantici.
Se l'anima ama il Verbo in modo perfetto, allora si concludono
le nozze. Che c'è di più bello di questa unione? Che cosa è più
auspicabile dell'amore, grazie al quale accade che l'anima, non paga
della scienza umana, si avvicini piena di fiducia nel Verbo: si tenga
costantemente vicina a lui, lo interroghi con familiarità e lo
consulti per ogni dubbio, mostrandosi tanto ardente nel desiderio
quanto è capace di concepirlo nella mente? Questo è davvero come il
contratto di un matrimonio santo e spirituale. Non basta: è più di
un contratto, è un fondersi insieme, è un fondersi dove il volere le
medesime cose, e ugualmente il dissentire sulle medesime cose, formano
un solo spirito di due che erano.
E non bisogna temere che il diverso livello dei due contraenti
possa in qualche modo incrinare l'armonia delle due volontà, perché
l'amore non conosce la soggezione. Amore deriva dal verbo amare, non
dal verbo onorare. La soggezione è un sentimento che nutre chi ha
provato orrore, stupore, timore o ammirazione, sensazioni queste del
tutto sconosciute a chi ama. L'amore basta sempre a se stesso; quando
esso si mostra, trascina e ingloba in sé tutti gli altri sentimenti.
La sposa ama ciò che ama e non sa altro.
2
Dio vuole essere temuto in quanto Signore, onorato in quanto
Padre, amato in quanto sposo. Timore, onore, amore. Quale dei tre è
superiore agli altri? L'amore, naturalmente. Senza l'amore il timore
genera angoscia e l'onore non porta con sé alcuna riconoscenza, Il
timore è servile, finché non viene affrancato dall'amore. E l'onore
che non nasce dall'amore, non è vero onore, bensì adulazione. Certo all'unico
Dio
onore
e
gloria;[1]
ma Dio non gradirà nessuno dei due, se non saranno conditi con il
miele dell'amore. L'amore basta a sé stesso, piace per sé e a causa
di sé. È compenso e premio di sé. L'amore non ha una causa e non
produce frutti al di fuori di sé. Lui stesso è il suo frutto. Amo
perché amo, amo per amore. Grande cosa è l'amore, se soltanto si
rivolge indietro verso il suo principio, se ritorna alla sua origine,
se si riversa nella sua sorgente, se attinge sempre alla fonte da cui
sgorga continuamente. 3
Fra tutti gli affetti, i moti e le sensazioni dell'anima,
l'amore è il solo in cui la creatura, anche se non alla pari, può
corrispondere il suo Creatore e contraccambiarlo a sua volta. Ad
esempio, se Dio è adirato con me, potrò forse anch'io adirarmi con
lui? Certamente no, anzi avrò paura, terrore, scongiurerò il suo
perdono. Così se mi rimprovererà, io non lo rimprovererò certo,
piuttosto cercherò di giustificarmi. E se mi giudicherà, io non lo
giudicherò a mia volta, bensì lo adorerò: se mi salverà, non
chiederò certo che sia io a salvare lui e analogamente non ha bisogno
di qualcuno che lo liberi, perché è lui che libera tutti.
Siccome egli è il Signore, è giusto che io sia il suo servo;
è Dio che comanda, ed è giusto che sia io a obbedire; viceversa, io
non posso pretendere che Dio sia al mio servizio o ai miei ordini.
Le cose vanno ben diversamente per quanto riguarda l’amore:
quando Dio ama, non vuole altro se non essere amato, anzi non ama per
nessun altro motivo se non per essere amato, sapendo che chi lo amerà,
riceverà beatitudine da quello stesso amore. 4
L'amore dello sposo, anzi, lo sposo che è amore, chiede
soltanto di essere corrisposto con sincerità in questo suo amore. La
sposa può dunque corrispondere al suo amore. E la sposa come potrebbe
non amare, visto che è la sposa dell’amore? Come potrebbe non amare
l'amore?
Giustamente la sposa rinunzia a tutti gli altri sentimenti, per
votarsi interamente ed esclusivamente all'amore, perché ha la
possibilità di corrispondere all'amore con un amore vicendevole. Ma
anche se si profonderà interamente nell'amore, che cosa sarà il suo
amore, se confrontato con il fiume eterno che scaturisce dall'altra
sorgente? Certo non si possono paragonare per fecondità l'amante e
l'amore, l'anima e il Verbo, la sposa e lo sposo, la creatura e il
Creatore, non più, almeno, che l'assetato e la sorgente.
E allora? Forse per questo si perderanno o cadranno nel vuoto
le speranza della sposa, che sospira per il desiderio, arde d'amore e
osa agire, piena di ardimento? È impossibile vincere nella corsa un
gigante, o contendere con il miele in dolcezza, in mitezza con
l'agnello, in candore con il giglio, in splendore con il sole, in
amore con colui che è l'amore. No, non è così. 5
Anche se la creatura ama meno, perché inferiore, tuttavia, se
ama con tutta se stessa, nulla manca dove c'è il tutto. Inoltre, come
ho detto, questo amore corrisponde a un matrimonio, perché non è
possibile che, amando così intensamente, l'anima non sia riamata in
egual misura, dal momento che nel consenso dei due contraenti sta un
matrimonio completo e perfetto.
E a nessuno nasca il dubbio che l'anima non sia amata prima e
di più dal Verbo: il Verbo la previene e la supera nell'amore. Felice
l'anima che ha meritato di essere prevenuta in quella benedizione
tanto dolce! Felice l'anima cui è stato concesso di provare un
abbraccio tanto soave! Questo è l'amore santo e casto, dolce e soave,
infinitamente sereno e sincero, reciproco, intimo e forte: esso
congiunge i due amanti non in un solo
corpo,
ma in
un solo spirito, e li rende non più due, ma una sola cosa; come dice
Paolo:
Chi
si
unisce
al
Signore
forma
con
lui
un
solo
spirito.[2] 6
Lo confesso, da insensato, che il Verbo è venuto più volte in
me. Abbastanza sovente mi si è avvicinato e non l'ho avvertito.
Sentii che era là; mi ricordo che c'era. Talora potei presentirlo,
mai però mi accorsi della sua entrata in me e neppure della sua
presenza. Confesso pure di ignorare donde mai partisse per introdursi
nella mia anima; dove si raccogliesse dopo avermi lasciato; da quale
parte fosse entrato e quale via scegliesse per uscirne. Esploratore curioso, sono sceso nelle profondità del mio essere e tuttavia l'ho trovato ancor più profondo; l'ho cercato nel mio intimo, ma egli è più intimo di me stesso. E ho compreso la verità che dice: In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo.[3] Beato colui che è nel Verbo, vive per lui e da lui è mosso. 7
Mi domanderai allora: Perché non possono scoprirsi le tracce
della sua venuta, se ho potuto sapere
che egli era presente? Infatti è vivo ed efficace e,
penetrando in me, ha svegliato il mio animo che sonnecchiava; l'ha
smosso, l'ha intenerito e ha ferito il mio cuore duro come pietra e
malsano. Ha cominciato a sradicare e distruggere, a edificare e
piantare, a irrigare quello che era arido, a illuminare quello che era
tenebroso, ad aprire ciò che era chiuso, a infiammare ciò che era
freddo. Ha raddrizzato quanto era storto e spianato quello che era
scosceso, sicché l'anima mia benediceva il Signore e tutto il mio
intimo dava lode al suo santo nome. 8
Il Verbo, lo Sposo, entrando qualche volta in me, non mi si è
rivelato con qualche suo segno: non con la voce, non con l'aspetto,
non con il passo. Nessun movimento da parte sua mi ha indicato il suo
arrivo, nessuna mia sensazione me lo ha fatto percepire nell'intimo:
solo dal movimento del cuore, come ho detto, ho compreso la sua
presenza.
Ho riconosciuto la sua forza potente perché i vizi erano messi
in fuga e le passioni represse. Il porre in discussione e sotto accusa
i miei sentimenti più nascosti mi ha portato ad ammirare la profondità
della sua sapienza. Ho sperimentato la sua mite bontà da un certo
miglioramento del mio modo di vivere. E dal rinnovarsi dello spirito,
ossia del mio uomo interiore, ho scoperto qualcosa della sua bellezza.
Infine, abbracciando con uno sguardo l'insieme di queste esperienze ho
tremato davanti alla sua grandezza immensa. 9
Dal
vangelo secondo Luca.
6,43-49 Gesù
disse ai suoi discepoli: “Chi viene a me e ascolta le mie parole e
le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo
che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le
fondamenta sopra la roccia”. Dai
Discorsi di san Bernardo.
Sermo
XXIV,2-3 De Diversis. Sermo
LXXVII,7 in Cantica Canticorum. PL
183, 603-604. 1053.
All'inizio quando la voce di Dio risuona negli orecchi
dell'anima, suscita turbamento, fa paura e pronuncia giudizi: ma
subito dopo, se non distogli l’orecchio, ravviva, addolcisce,
riscalda, illumina, purifica. In effetti essa è per noi cibo, spada,
medicina, rassicurazione, riposo, risurrezione, compimento.
Non stupirti che la parola di Dio si trovi a essere già fin
d'ora tutta in tutti per quanto riguarda la giustificazione, dato che
in futuro essa sarà tutto in tutti per quanto riguarda la
glorificazione. La ascolti il peccatore e si turberanno le sue
viscere: davanti a quella voce un'anima carnale trema. Quella parola,
infatti, viva ed efficace, che scruta intensamente le menti e i cuori,
mette a nudo e sotto giudizio tutti i segreti dei cuori. 10
Anche se tu fossi morto nel peccato, se ascolterai la voce di
Dio, vivrai. La parola che dice è infatti spirito e vita. Se il tuo
cuore si è indurito, ricordati della Scrittura che dice: Manda
una
sua
parola
ed
ecco
tutto
si
scioglie,[4]
e ancora: La
mia
anima
si
è
liquefatta
all’udire
la
voce
del
mio
diletto.[5]
Se sei tiepido e hai paura di essere vomitato, non allontanarti
dalla parola del Signore ed egli ti infiammerà, perché la sua parola
è tutta fuoco. Se ti lamenti perché sei immerso nelle tenebre
dell'ignoranza, ascolta con attenzione cosa ti dice il Signore Dio, e
la parola del Signore sarà come lucerna per i tuoi passi e una luce
sul tuo cammino.
Forse però la tua sofferenza è tanto maggiore quanto più
arrivi a riconoscere in questa luce anche i tuoi peccati più piccoli;
ma il Padre ti farà santo nella verità, che è evidentemente la sua
parola, e insieme agli Apostoli anche tu potrai sentirti dire da lui: Voi
siete
già
mondi,
per
la
parola
che
vi
ho
annunziato.[6] 11
Quando avrai lavato tra gli innocenti le tue mani, egli
preparerà davanti a te una mensa, perché tu possa vivere non di solo
pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio, e con la forza di
questo cibo tu possa correre sulla via dei suoi comandamenti. E qui,
se contro di te si accampa un esercito, e se ti si avventa contro la
tentazione, afferra la spada dello spirito, che è la parola di Dio, e
avrai un facile trionfo.
Se poi, come accade in battaglia, ti capiterà di essere
ferito, egli manderà la sua parola e ti guarirà; ti strapperà dalla
morte, e pure in te si compirà quello che dice il centurione, di cui
il Signore ha magnificato la fede: Signore,
di’
soltanto
una
parola
e
il
mio
servo
sarà
guarito.[7]
Ma
se ancora sei titubante, abbi fiducia e gridagli: Per poco
non
inciampavano
i
miei
piedi,
per
un
nulla
vacillavano
i
miei
passi,[8]
e con le sue parole ti renderà saldo; così potrai imparare con la
tua esperienza personale che dalla
parola
del
Signore
i
cieli
sono
stati
resi
saldi,
e
con
il
soffio
della
sua
bocca
ogni
loro
schiera.[9] 12
Se la Parola non ti stimola soltanto al pentimento, ma ti
converte in totalità al Signore e ti ispira la ferma risoluzione di
osservare la sua legge, sappi che lui stesso è lì vicino a te,
specie se avverti di avvampare d’amore per lui. La Scrittura ci dice da una parte che il fuoco lo precede,[10] ma dall'altra che lui stesso è fuoco; Mosè infatti lo chiama fuoco divoratore.[11] Ora, c'è questa differenza: il fuoco che precede il Signore arde ma senza amore; riscalda ma non trasforma; mette in moto senza
far progredire. È mandato in avanguardia
solamente per risvegliare e preparare l'anima
e anche perché tu riconosca il tuo stato attuale ai fini di
farti meglio apprezzare quello che diverrai poi per la grazia di Dio.
L'altro fuoco che è Dio stesso, consuma senza far male, arde con
dolcezza, ci spoglia gradevolmente. È davvero brace distruttrice, ma
esercita la sua forza incandescente contro i vizi colmando l'anima di
dolcezza.
In questa potenza che ti trasforma e in questo amore che ti
infiamma sappi riconoscere la presenza di Dio. |
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| 20 agosto SAN BERNARDO dottore
monaco
1 Letttera di san Bernardo ai monaci della Certosa e al priore Guigo.Epistola XI, ad Guigonem priorem et caeteros Cartusiae Major. religiosos. 1, 3-4. 5-8. PL 182, 108-114.
Ho ricevuto con profonda gioia la lettera di vostra santità, che
da tempo desideravo ardentemente. L’ho letta e quante erano le sillabe
che avvicendavo sulle labbra, altrettante scintille avvertivo nel cuore;
con esse s’è riscaldato entro di me il mio cuore, come con quel fuoco
che il Signore ha mandato sulla terra. O quanto arde in quelle meditazioni
un fuoco da cui sprizzano siffatte scintille.
Il vostro saluto infiammato e infiammante mi è stato, a dir la
verità, così gradito e lo è tuttora, come se non provenisse da
un uomo, ma proprio da colui che manda il saluto a Giacobbe, come dice il
salmista. Ritengo, infatti, di non aver ricevuto uno di quei saluti che si
è soliti ricevere per via, di passaggio, occasionalmente; mi
sono vista venire incontro una benedizione cosi gradita e imprevista che
pareva uscire dalle viscere della carità. Benedetti dal Signore, voi che
avete avuto cura di prevenirmi con benedizioni di una tale dolcezza e che,
scrivendo per primi, avete infuso al vostro figlio la fiducia per
rispondere; già da tempo vi anelavo, ma non avevo il coraggio di
scrivervi. In realtà temevo di scomodare con importuni scrittarelli la
quiete santa che godete nel Signore, di interrompere anche per un momento
quel costante e sacro vostro silenzio riguardo alle cose del secolo. 2
Godo per me, godo per voi, per l’utilità che ne ricavo, per la
sincerità che voi manifestate. Infatti, è vera e sincera carità quella
che certamente sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da
una fede sincera;[1]
è
la carità che ci fa amare il bene del prossimo come il nostro. Perché
chi ama di più o addirittura in esclusiva il proprio bene, si espone ad
essere giudicato di non amare il bene a modo, perché lo ama per la
propria utilità, non per la sua natura. E un uomo siffatto non sa
obbedire al Profeta, che dice: Celebrate il Signore, perché è buono.[2]
Dunque
c’è chi loda il Signore perché è buono con lui, non perché è buono
in sé. Perciò apprenderà che è diretto a lui il rilievo disonorevole
che parte dal medesimo Profeta: Ti loderei quando gli avrai fatto
del bene.[3]
Vi è chi loda il Signore, perché è potente, vi è chi lo
loda perché è buono con lui, e v’è infine chi lo loda perché
semplicemente è buono. Il primo è un servo e teme per sé; il secondo è
un mercenario, e brama per sé; il terzo è un figlio e s’affida
al padre. 3
Sia chi teme sia chi brama, entrambi agiscono per se stessi; solo
la carità che risiede nel figlio non cerca il suo interesse.[4]
Perciò
credo che di essa sia stato detto: La legge del Signore è
perfetta,
rinfranca l’anima,[5]
perché
è la sola che può allontanare l’anima dall’amore di sé e del mondo
e dirigerla verso Dio. Non sono né il timore né l’interessato amore
personale a convertire l’anima. Chi li sente muta volto o comportamento,
ma non muta mai il sentimento intimo.
Un’azione gradita a Dio la fa talvolta anche il servo, ma poiché
non la fa volontariamente, si rivela dimorare ancora nella sua durezza di
cuore. La fa anche il mercenario; ma poiché non la fa se non in vista di
un compenso, si rivela guidato dalla bramosia personale.
Insomma dove c’è riguardo alla proprietà personale, là c’è
tendenza all’egoismo; dove c’è tendenza all’egoismo, lì c’è
isolamento; ma dove c’è l’isolamento, lì indubbiamente ci sono
sporcizia e corruzione.
Rimanga perciò al servo come sua legge propria il timore, dal
quale è incatenato; rimanga al mercenario la sua cupidigia, da cui è
inceppato quando ne subisce l’assalto e la seduzione. Ma di questi
sentimenti nessuno è senza macchia o riesce a convertire le anime. È la
carità a convertirle, perché dà loro la libera volontà. 4
Direi
che l’amore è immacolato in chi si abitua a non conservare nulla del
suo. Per chi non ha nulla di suo, tutto quello che ha è di Dio; e poiché
è di Dio, non può essere impuro. Dunque la legge immacolata di Dio è la
carità che cerca non ciò che sia utile al singolo, ma ciò che lo è di
molti. Ed è chiamata legge di Dio, sia perché ne vive egli stesso, sia
perché nessuno può possederla se non per dono di lui.
Non sembri paradossale ciò che ho detto, che anche Dio vive sotto
una legge, perché essa altra non è che quella dell’amore. Infatti,
nella somma e beata Trinità, che cosa conserva quella somma e ineffabile
unità se non l’amore? L’amore è legge dunque, è legge del Signore,
legge che lega e tiene stretta in unità la Trinità nel vincolo della
pace.
Ma nessuno pensi che a questo punto io consideri la carità come
una qualità o un qualche accidente — altrimenti direi, e non se ne
parli neppure — che in Dio vi è qualcosa che non è Dio. Invece, la
carità è la sostanza stessa divina, il che non è né nuovo né
insolito, dato che Giovanni dice: Dio è amore.[6] 5
Che
io sia spinto dal tuo Spirito, o Signore Dio mio, sì che possa rendere
testimonianza al mio spirito di essere uno dei figli di Dio, dato che per
me la legge è la stessa che per te, e come tu sei, così sono anch’io
in questo mondo. Quelli che fanno come dice l’Apostolo, ossia che non
hanno alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole,[7]
costoro
stanno indubbiamente in questo mondo nella stessa maniera come vi è Dio,
e non sono servi o mercenari, ma figli.
Eppure non sono figli senza legge, tranne che qualcuno non la pensi
diversamente perché è scritto: La legge non è fatta per
il giusto.[8]
Ma
bisogna sapere che altra è la legge promulgata dallo spirito di servitù
nel timore, altra è la legge concessa dallo spirito di libertà nella
dolcezza. A quella non sono sottoposti i figli, ma senza questa
soffrirebbero. 6
Buona
legge e soave è la carità, che non solo è lieve e dolce da portare, ma
rende sopportabili e leggere anche le leggi dei servi e dei mercenari.
Queste, peraltro, non le distrugge ma fa in modo che si completino, come
dice il Signore: Non son venuto per abolire, ma per dare compimento[9]
alla
legge. La carità addolcisce quella, regola questa, leviga l’una e
l’altra.
La carità non sarà mai senza timore, ma sarà un timore santo;
mai senza desideri, ma ben regolati. La carità dà compimento alla legge
del servo, quando infonde la devozione; e porta a compimento la carità
del mercenario, quando regola la bramosia.
Perciò la devozione frammista al timore non lo annulla, ma lo
santifica. Viene soltanto tolta l’idea del castigo, senza la quale la
legge non poteva sussistere finché riguardava esclusivamente i servi;
ma il timore rimane nei secoli dei secoli, però casto e filiale. Perciò,
nella frase: L’amore perfetto scaccia il timore.[10]
bisogna
intendere che la causa è presa al posto dell’effetto; si allude alla
pena, la cui idea non manca mai al timore servile, come ho detto. 7
Così
la bramosia è regolata a dovere dalla sopraggiungente carità, in
quanto il male viene eliminato in assoluto, e al bene è preferito il
meglio; anzi il bene non è desiderato se non in vista del meglio.
Quando per grazia di Dio questo risultato sarà pienamente
raggiunto, sarà amato il corpo e ogni bene del corpo, ma solo in vista
dell’anima, l’anima in vista di Dio, Dio infine per se stesso. Ma
siccome siamo fatti di carne e nasciamo dalla concupiscenza della carne,
è necessario che in noi tale bramosia — o l’amore incipiente —
nasca dalla carne. Se questa è diretta nel giusto ordine, avanzando per
gradi sotto la guida della grazia, alla fine sarà assimilata allo
spirito. Infatti, non vi fu prima ciò che è spirituale, ma quello che è
animale, e poi lo spirituale, ed è necessario che prima rechiamo
l’immagine dell’essere terrestre e poi quella del celeste.[11]
Da principio quindi l’uomo ama se stesso per se stesso. Egli è
carne e non è capace di intendere nulla fuori di sé. Quando vede che con
le sole sue forze non può sussistere, per mezzo della fede comincia a
ricercare e ad amare Dio, in quanto a lui necessario. Perciò in un
secondo momento ama Dio, ma in vista di sé, non in vista di lui. 8
Quando, sotto la spinta della propria necessità, l’uomo comincia
ad onorare il Signore e a frequentarlo con la meditazione, la lettura, la
preghiera, l’obbedienza, ecco che, in conseguenza di tale familiarità,
Dio a poco a poco insensibilmente gli si rivela e gli comunica la sua
dolcezza. Allora, dopo aver gustato quanto è dolce il Signore, l’uomo
passa al terzo grado, cioè ama Dio non in vista di sé, ma in vista di
lui.
Per lo più si rimane a questo grado, e non so se in questa vita
sia possibile realizzare pienamente il quarto grado, dove l’uomo ama se
stesso solo in vista di Dio. Se qualcuno lo ha sperimentato, ce lo dica; a
me, lo confesso, ciò sembra impossibile.
Ma questo accadrà sicuramente quando il servo buono e fedele sarà
introdotto nella gioia del suo Signore e saziato dell’abbondanza della
casa di Dio. Allora, come ebbro, meravigliosamente dimentico di sé, quasi
cessando di appartenersi, si sprofonderà tutto in Dio e aderendo a lui,
sarà con lui un solo spirito. 9 Dal
vangelo secondo Luca. 6, 43-49
Gesù
disse ai suoi discepoli: “Chi viene a me e ascolta le mie parole e le
mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che,
costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta
sopra la roccia”. Dalla
“Vita prima” di san Bernardo scritta da Guglielmo di Saint-Thierry.
S.
Bernardi Vita prima,
I, 19. 24. 61. 71.
PL 185, 238. 241. 260. 266.
Bernardo entrò nella
casa di Cistello, contrassegnata dalla povertà spirituale; in
quell’epoca era una comunità del tutto irrilevante. Lo animavano
l’intenzione di morirvi alla memoria e al cuore degli uomini, e la
speranza di tenersi celato in disparte, come un utensile buono a nulla.
Ma Dio aveva un altro progetto su di lui e se lo andava preparando
come vaso di elezione: Bernardo non solo avrebbe consolidato ed esteso la
vita monastica, ma diffuso il nome di Dio in mezzo a popoli e re fino alle
estremità della terra.
Bernardo, non supponendo nulla di ciò e tanto meno stimandolo per
sé, badava piuttosto a custodire il cuore e a perseverare con fermezza
nel suo proposito. Aveva sempre nell’animo, spesso anche sul labbro,
questa domanda: “Bernardo, Bernardo, perché sei venuto qui?”.
Come leggiamo del Signore Gesù che fece e insegnò,[12]
dal
primo giorno del suo ingresso nella cella di novizio, cominciò a
praticare lui stesso quello che avrebbe poi insegnato agli altri. Di
fatto, quando fu nominato abate di Chiaravalle, eravamo soliti udirlo
ripetere ai novizi che si presentavano, sollecitando la propria
ammissione: “Se hai premura di raggiungere le realtà interiori,
lascia fuori la carne che hai portato dal mondo; solo lo spirito entra
qui, la carne non serve a nulla”. 10
Negli
intervalli in cui riposava dal lavoro dei campi, Bernardo pregava
continuamente, oppure leggeva e meditava. Per pregare, si valeva della
solitudine, se poteva trovarla. Altrimenti, sia in privato sia in
pubblico, egli stesso costruiva la sua solitudine nel cuore. Così
dappertutto egli dimorava solitario.
Con speciale diletto leggeva di continuo le Sacre Scritture
attraverso una lettura diretta e in ordine successivo, perché diceva che
nulla gliele faceva capire meglio del testo stesso. “Qualsiasi mistero o
verità divina esse presentino in quelle pagine — egli testimoniava — io le gusto molto meglio nella fonte originaria che
nei ruscelli derivati dai commenti”. Perciò, pieno dello Spirito che
divinamente ispirò le Sacre Scritture, si valeva di esse, secondo la
parola dell’Apostolo, per insegnare, convincere, correggere,[13]
animato
da una totale fiducia. Infatti, poté riportare un successo che non si è
smentito neppure ai nostri giorni.
Quando annunciava la parola di Dio, la veniva esponendo agli
ascoltatori in modo così chiaro e piacevole (e di conseguenza così
efficace a smuovere i cuori), che tutti — dotti secolari o ecclesiastici — erano ammirati per le parole di
grazia che scorrevano dalle sue labbra. 11
Le
virtù e i miracoli di Bernardo, questo mortale amato da Dio e dagli
uomini, brillavano fulgidi nella sua valle e nelle regioni vicine ogni
volta che era obbligato a recarvisi per gli affari del suo monastero. Poi
cominciò anche a percorrere i paesi più lontani, sia chiamato dalle
necessità della Chiesa, sia in obbedienza ai superiori. Ricorrevano a lui
per ristabilire accordi insperati tra Chiesa e potenze secolari; oppure,
con l’aiuto di Dio, riusciva a concludere pacificamente i conflitti
che a giudizio umano apparivano insanabili. Egli puntava sulla potenza
della fede e non sull’ingegnosità di questo mondo, per cui questa sua
fede tante volte rendeva possibile l’impossibile, come se trasportasse
le montagne. E la sua fama andava facendosi altissima fino alla
venerazione di tutti.
Soprattutto in Bernardo cominciò a brillare con successo crescente
la sua forza evangelizzatrice: egli riusciva a risvegliare e convertire
anche i cuori duri dell’uditorio ed era raro che tornasse in monastero
privo di frutti spirituali. 12
Dubito che oggi ci sia qualcuno più ricco di Bernardo in prudenza
efficace e insieme affettuosa, tale da promuovere la carità già in atto
o suscitarla dove ancora non c’era. Chi fu come lui facitore di bene,
cordiale verso tutti, pieno di affetto con gli amici, paziente con i
nemici? Ma Bernardo potrà mai aver avuto un nemico, lui che non volle mai
essere ostile a qualcuno?
Non esiste amicizia senza un rapporto interpersonale, anzi è
possibile soltanto fra due che sono amici. E l’inimicizia nasce solo fra
due che si avversano. Chi odia o comunque non ama colui che gli vuol bene,
merita d’esser chiamato malvagio piuttosto che nemico. Ma colui che vuol
bene a ogni uomo, non potrà mai, in forza sua, inimicarsi qualcuno. Ciò
non toglie che a volte dovrà patire la cattiveria altrui, gratuitamente
malevola. La carità, quando pervade totalmente un cuore, è paziente, è
benevola. Grazie alla sapienza de bella la malizia, con la sopportazione
vince l’impazienza, con l’umiltà vince la superbia. Tale fu Bernardo. [1] Tm 1,5 [2] 117,1 [3] 48,19 Volgata [4] 1 Cor 13, 5 [5] Sal 18, 8 [6] 1 Gv 4, 8 [7] Rm 13, 8 [8] 1 Tm 1, 9 [9] Mt 5, 17 [10] 1 Gv 4, 18 [11] Cf 1 Cor 15,46-49 [12] At 1, 1 [13] 2 Tm 3, 16
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20 agosto SAN BERNARDO dottore monaco
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Dai Discorsi sul Cantico dei Cantici di san Bernardo. Sermones In Cantica LVIX,2.6-8;XLV,7-9. PL 183,1113.1115-1116.1102-1003.
Quale è l'azione del Verbo quando viene nell'anima? Quella di istruirla nella sapienza. Quale è l'azione del Padre quando viene nell'anima? Quella di infonderle l'amore della sapienza, sicché ella possa dire di essersi innamorata della bellezza di Lui. E' proprio del Padre amare, per cui si riconosce la venuta del Padre dall'amore infuso. Che cosa gioverebbe l'istruzione senza l'amore? Gonfierebbe. Che sarebbe l'amore senza istruzione? Cadrebbe nell'errore. Errano infatti coloro, di cui san Paolo dice: Rendo loro testimonianza che hanno zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza (Rm 10,2). Non è bene che la sposa del Verbo devii, e il Padre non la sopporterebbe gonfia di superbia. Il Padre, infatti, ama il Figlio e senz'altro demolisce e distrugge quanto si erge contro la scienza del Verbo, sia ravvivando nell'anima lo zelo, sia colpendola mosso da sollecitudine verso di lei. L'uno è l'effetto della sua misericordia, l'altro della sua giustizia. Dio si degni di abbassare in me, anzi d'annientare alla radice ogni forma di orgoglio, non mediante la vampa della sua ira, ma con l'infusione del suo amore.
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Me ne andrò in un luogo di rifugio per nascondermi dal furore del Signore. Mi ritirerà cioè in quello zelo buono, che soavemente arde ed efficacemente espia. Non espia forse la carità? Tantissimo. Ho letto appunto che essa copre una moltitudine di peccati (1 Pt 4,8). Ma la carità non è ugualmente capace di abbattere e umiliare ogni arroganza degli occhi e del cuore? Certamente, perché la carità non s'innalza ne si gonfia. Se dunque il Signore si degnerà di venire a me, o piuttosto in me, non nello zelo del suo furore, e nemmeno nella sua ira, ma in uno spirito d'amore e di mitezza, geloso di me della gelosia di Dio, da questo conoscerò che non è solo, ma anche il Padre è venuto con lui. Quanta tenerezza in questo amore del Padre! Per questo è chiamato non solo Padre del Verbo, ma anche Padre delle misericordie (2 Cor 1,3), a perché gli è innato avere sempre pietà e perdonare.
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Mi accorgo che mi viene aperta l'intelligenza per comprendere le Scritture? Sento un discorso sapiente quasi traboccare fuori dal fondo del cuore? Mi succede che mi siano rivelati i misteri perché mi è infusa una luce dall'alto? Oppure mi sembrerà che si spalanchino per me le profondità del cielo, riversando nell'animo le piogge feconde della meditazione? In tutte queste esperienze non dubito che lo Sposo sia presente. Sono infatti queste le ricchezze del Verbo e noi le riceviamo dalla sua pienezza. Se poi anche mi sento pervaso dalla rugiada di uno zelo umile e devoto, sicché l'amore della verità conosciuta generi in me l'odio e il disprezzo per la vanità, e la scienza non mi gonfi o la frequenza delle visite divine non mi faccia insuperbire, allora riconosco in me l'effetto della tenerezza paterna e non dubito che lui, il Padre, sia presente. Se poi, per quanto sta in me, persevero nel corrispondere a questa bontà cosi grande con moti e azioni adeguate, perché la grazia di Dio non sia vana in me, allora il Padre e il Verbo prenderanno dimora presso di me, l'uno dandomi il nutrimento l'altro offrendomi la dottrina.
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Pensa quante grazie derivano all'anima da questa familiarità costante con il Verbo e dalla familiarità quanta fiducia proviene. L'anima può dire senza timori: Il mio diletto è per me (Ct 2,16). Sentendo tutta la veemenza del proprio amore, ella non dubita di essere amata con la medesima intensità. Mediante una straordinaria attenzione, la costante sollecitudine, la cura operosa, il fervore sempre vigile. il desiderio tenace di piacere a Dio, l'anima riconosce tutto ciò in lui riguardo a sé, rammentandosi della promessa: Con la misura con la quale misurate sarete misurati (Mt 7,2). La sposa prudente, tuttavia, baderà bene di non attribuirsi il merito di quest'amore reciproco, sapendo invece che il diletto l'ha prevenuta. Perciò pone al primo posto l'opera del diletto:Il mio diletto e per me e io per lui (Ct 2,16). Ella deduce i sentimenti divini da quelli che prova lei stessa, e dal fatto che ama, non dubita di essere amata. L'amore di Dio verso l'anima genera l'amore dell'anima verso Dio, e l'attenzione che lui porta all'anima previene l'attenzione che quella rivolge a lui.
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Non so per quale vicinanza di natura, allorché l'anima a faccia scoperta possa contemplare la gloria di Dio, subito per forza diviene conforme al suo Signore e si trasforma in una medesima immagine con lui. Pertanto, quale ti preparerai per Dio, tale Dio ti apparirà: sarà santo con il santo, innocente con l'innocente. Perché Dio non sarebbe amante con chi lo ama, disponibile con chi lo accoglie? Perché non si rivolgerà a chi gli è attento e non dovrebbe prendersi cura di chi è sollecito verso di lui? La stessa Sapienza dice nel libro dei Proverbi: Io amo coloro che mi amano e quelli che mi cercano mi troveranno (Prv 8,17). Lo vedi? Dio non solo ti assicura del suo amore se tu lo ami, ma anche ti garantisce cura e sollecitudine, se tu lo circonderai con le tue premure. Se tu vegli, veglia anche lui. Alzati nel cuore della notte, anticipa la veglia quanto vuoi, troverai sempre che ti ha preceduto. Sbagli, se in questo pensi di fare tu qualcosa prima o più di lui: Dio ti ama più di quanto tu non lo ami, e ben prima di quando ha inizio il tuo affetto.
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Ogni volta che senti o leggi che il Verbo e l'anima parlano tra loro o si guardano, non immaginare che ciò avvenga mediante il suono della voce o attraverso immagini sensibili. Ascolta piuttosto che cosa devi pensare al riguardo. Il Verbo è Spirito, cosi come l'anima, ed essi hanno un loro linguaggio per parlarsi e manifestare la propria presenza. La lingua del Verbo è il favore della sua benevolenza, quella dell'anima è il fervore della devozione. L'anima che ne è priva, non sa parlare, come un bambino senza l'uso della parola, e non può intessere nessun colloquio con il Verbo. Quando il Verbo vuole parlare all'anima, impiega il linguaggio che gli è proprio, che l'anima non può far a meno di percepire: La parola di Dio e viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito (Eb 4,12). Allo stesso modo, quando l'anima vuol parlare al Verbo, egli non lo può ignorare, non solo perché è presente in ogni luogo, ma soprattutto perché la lingua dell'amore non può entrare in azione, se la grazia stessa non la stimola.
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Quando il Verbo dice all'anima:Come sei bella, amica mia, come sei bella! (Ct 1, 15) egli infonde in lei la grazia di amare e di essere amata. E quando l'anima a sua volta esclama: Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso! (Ct 1,16) ella confessa senza fingere o mentire che dal Verbo le viene la duplice grazia di amarlo e di essere amata da lui. L'anima ammira cosi la bontà dello sposo ed è piena di stupore di fronte alla sua generosità. La bellezza dello sposo raffigura l'amore che egli ha per l'anima, amore tanto più grande in quanto previene sempre. Perciò dall'intimo del cuore, con, l'espressione dei suoi più segreti e vivi affetti, la sposa esclama che deve amarlo con tanto più ardore quanto più senti che lui per primo l'amò. Cosi la parola del Verbo è l'infusione del dono, la risposta dell'anima è lo stupore della gratitudine. L'anima tanto più stupefatta si slancia ad amare, quando sa che il diletto in questo la vince. Non contenta di dire che lo sposo è bello, deve ripeterlo, indicando cosi la bellezza singolare di lui.
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Continuando a sottolineare che il suo amico è bello, l'anima esprime la mirabile bellezza delle due nature di Cristo: quella della natura e quella della grazia. Come sei bello sotto lo sguardo degli angeli, Signore Gesù! Sei bello nella tua sostanza divina, nel giorno della tua eternità, generato prima dell'aurora, nello splendore dei tuoi santi, fulgida immagine della sostanza del Padre, luce perenne della vita eterna, che mai si offusca. Come mi appari bello, Signore, quando ti contemplo nel tuo stato glorioso. Ma quando annientasti te stesso, spogliandoti de la luce indefettibile e a tua natura, allora la tua bontà maggiormente rifulse, il tuo amore fu più sfavillante, più radiosa splendette la tua grazia. Questa stella che sorge in Giacobbe come mi pare brillante! Come esci splendido virgulto dalla radice di Iesse! Come mi allieta la luce di questo astro che sorge e viene a visitarmi nelle mie tenebre! Alla vista di tante meraviglie tutte le potenze della mia anima non potranno non esclamare: Chi è come te, Signore? (Sal 34,10).
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Dal vangelo secondo Luca. 6,43-49
Gesù disse ai suoi discepoli: "Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: e simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia".
Dalle Omelie di san Giovanni Crisostomo su questo vangelo. In Mt.,hom.24,2-3. PG 57,323-324.
In precedenza, ai discepoli Gesù aveva sempre parlato di realtà future, ricordando il regno eterno, una ricompensa ineffabile o consolazioni celesti. Ora egli vuole loro mostrare la forza della virtù e i frutti che essa porta nella vita terrena. Qual è dunque il profitto della virtù? Molteplice: fa vivere nella sicurezza, senza soccombere a nessuna sciagura, e rende superiore ai maltrattamenti di chiunque ci colpisca. Quale felicità può eguagliare questo? Neppure chi cinge la corona potrebbe procurarsela; la incontra soltanto chi è impegnato nel bene. Il giusto, infatti, possiede in abbondanza i frutti della virtù e lui solo gode di inalterabile quiete in mezzo ai marosi che agitano la nostra esistenza. Si rimane sbalorditi a vederlo imperturbabile, mentre intorno infuria la tempesta; prove e gravi rivolgimenti si accavallano e non esiste serenità, ma lui è in pace.
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Cadde la pioggia.. strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella i casa. ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia (Mt 7,25). Le parole "pioggia, fiumi, venti" sono metafore per indicare i mali e le sciagure di questo mondo: la persecuzione dell'uomo sull'uomo, lutti, morte, perdita dei congiunti, guai da parte del prossimo, e tutti gli altri mali che nella vita piombano addosso. Ma l'anima del giusto non cede a nessuna di queste prove, perché è fondata sulla roccia. Per "roccia" Cristo intende la stabilità dei suoi insegnamenti. I suoi precetti infatti sono più solidi di una rupe e innalzano l'uomo sopra tutte le bufere di questo mondo. Chi è fedele nel seguire il vangelo, resterà inaccessibile non solo agli attacchi degli uomini, ma più ancora alle insidie demoniache.
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Non è millanteria quanto siamo venuti dicendo. Ce lo testimonia Giobbe, che subì tutti gli assalti del demonio, ma persistette imbattibile. Lo conferma anche l'esempio degli apostoli. Essi furono assaliti da ogni violenza di questo mondo, scatenata contro di loro dai popoli, dai tiranni, dai vicini e dai lontani, da tutta la malizia di Satana e dei suoi demoni, ma se la cavarono sempre e rimasero più saldi di una rupe. Può esserci una condizione di vita più felice di questa? Né la ricchezza. né la prestanza fisica, né la gloria, né il potere e null'altro di ciò che esiste possono procurare all'uomo una simile fermezza interiore. Unicamente il possesso della virtù è capace di tanto.
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Che male potrà farti colui che trama di nascosto a tuo danno? Ti getterà in carcere? Ma anche prima che ti arrestino, Gesù ti chiede di essere crocifisso per il mondo. L'avversario dirà male di te? Ma Cristo ti ha già liberato da questo dolore. Al di là della pena, egli ti ha promesso di ricompensare molto la tua pazienza. Ti vuole poi cosi |