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SAN
GIUSEPPE, SPOSO DELLA B.V.MARIA
1 Dalle
Conversazioni spirituali di san Francesco di Sales. Des vertus de saint Joseph.
Entretiens spirituels,19. Oeuvres,
Annecy,1895,t.VI,353-355.359-360.362.368.370. Che santo
magnifico, il glorioso san Giuseppe! Non soltanto è patriarca, ma il
corifeo di tutti i patriarchi; non fa semplicemente parte dei confessori
della fede, ma ha qualcosa di più, giacché la sua santità abbraccia la
dignità dei vescovi, la generosità dei martiri e quella di tutti gli
altri santi. Giustamente
san Giuseppe è paragonato alla palma, la regina degli alberi, che
simboleggia la verginità, l'umiltà, la tenacia coraggiosa: tre virtù in
cui san Giuseppe si è distinto particolarmente. A voler rischiare dei
confronti, non pochi sosterrebbero che Giuseppe eccelle fra tutti i santi
nelle tre virtù menzionate. 2 Nella sua
divina provvidenza, da sempre Dio stabilì che una Vergine avrebbe
concepito un Figlio, il quale sarebbe stato insieme Dio e uomo; tuttavia
ella avrebbe avuto marito. Ma per quale
motivo, si domandano i santi dottori, Dio comandò due cose tanto
incompatibili: l'essere vergine e sposata ad un tempo? La maggioranza dei
Padri spiegano che ciò fu per evitare alla Madonna le calunnie dai
Giudei; costoro, infatti, l'avrebbero coperta d'insulti e d'ingiurie, e si
sarebbero messi a indagare sulla sua storia. Allora la divina Provvidenza,
per salvare la purezza e la verginità di Maria, la affidò alla custodia
dì un uomo casto, perché, all'ombra del santo sposalizio, ella
concepisse e desse alla luce il dolce frutto di vita, Nostro Signore Gesù
Cristo. 3 L'unione tra
Maria e il glorioso san Giuseppe era per così dire divina. Grazie ad
essa, il bene dei beni eterni, cioè Nostro Signore, appartenne a san
Giuseppe così come, secondo la grazia e non secondo la natura,
apparteneva a Maria. Infatti Cristo ricevette la carne dal seno della
Vergine santissima per opera dello Spirito Santo, mentre la grazia rese
Giuseppe partecipe di tutti i beni della sua diletta sposa. Ciò spiega
il suo progredire costante di virtù in virtù. Avvicinarsi alla
perfezione di Maria, ornata di ogni virtù al massimo grado, è un vertice
irrealizzabile per qualsiasi creatura umana; eppure san Giuseppe vi riuscì
più di ogni altro, grazie all'intimità continua che aveva con la Vergine
santissima. 4 L'albero
della palma non mostra i fiori finché la vampa del sole non fa scoppiare
le scorze da cui sono rivestiti, allora, d'un tratto, quella pianta offre
il suo frutto. Capita lo stesso all'anima del giusto: egli conserva celati
i suoi fiori, cioè le virtù, sotto il velo della santa umiltà fino alla
morte, momento in cui Nostro Signore fa che si schiudano subito seguiti
dai frutti. Questo
processo si verificò alla lettera per san Giuseppe, al punto che non ci
sono parole per esprimerlo. Quanto grandi furono la sua dignità e le sue
virtù, altrettanto nascoste rimasero sotto il velo di una povertà e
semplicità totali. Eppure
pensiamo quale fu la dignità di san Giuseppe: era lui a prendersi cura di
Nostro Signore, anzi gli era padre putativo oltre che sposo della sua
santissima madre. Non posso dubitare che gli angeli, stupefatti,
venissero, - un coro dietro l'altro ‑a contemplare estasiati l'umiltà
di Giuseppe mentre egli custodiva quell'adorabile Bambino nella povera
bottega, dove si affaticava per nutrire il Figlio e la Madre, a lui
affidati. 5 Nessuno
dubita che san Giuseppe fu più valoroso di Davide e più sapiente di
Salomone. Eppure, vedendolo ridotto a modesto carpentiere, chi avrebbe
potuto immaginarlo senza un'illuminazione dall'alto, talmente Giuseppe
celava i doni eccezionali ricevuti da Dio? Ma quale sapienza poteva
mancargli, dato che Dio gli aveva affidato il Figlio suo gloriosissimo, e
se l'era scelto come suo reggitore? Se i principi della terra si
preoccupano con tanta sollecitudine di porre a fianco dei propri fanciulli
un precettore valente e provato, non avrà fatto lo stesso il Padre dei
cieli? Dio poteva scegliersi l'uomo più dotato al mondo quanto a
perfezione; e si trattava del Figlio suo, il principe universale del cielo
e della terra. 6 San Giuseppe
badava con cura a tenere le sue virtù celate sotto l'ombra della santa
umiltà, ma soprattutto ci teneva a occultare la perla preziosa della sua
verginità. Accettò di
sposarsi, perché nessuno la conoscesse e sotto il velo sacro del
matrimonio egli potesse vivere più nascosto. Questo
insegna a chi è vergine o vuole vivere castamente che la verginità non
basta se non si è umili e non si custodisce la propria virtù entro lo
scrigno prezioso dell'umiltà. Altrimenti si rischia di finire come le
vergini stolte, le quali, prive di umiltà e di carità misericordiosa,
furono respinte dalle nozze dello Sposo e costrette ad andare alle nozze
di questo mondo. Là non si osserva il monito dello Sposo celeste, il
quale suggerisce di essere umili se vogliamo partecipare al suo banchetto.
Nel vangelo Gesù dice infatti: Quando
sei invitato a nozze da qualcuno, va' a metterti all'ultimo posto. (Lc
14,8.10) Vedete come
l'umiltà è necessaria per conservarsi vergini? Senza questa virtù, non
si prende parte al banchetto del cielo, al festino nuziale che Dio
imbandisce nel Regno per chi è vergine. 7 In ogni
occasione san Giuseppe fu interamente sottomesso alla volontà divina. Chi
può dubitarne? Fate attenzione: l'angelo lo gira e rigira, gli dice di
andare in Egitto e Giuseppe ci va; gli ordina di tornare e lui torna. Dio lo vuole
sempre povero, ciò che è una delle prove più pesanti da assumere. Ma
Giuseppe sa accettare la povertà con amore e non per un certo tempo,
giacché fu povero tutta la vita. Ma quale, la
sua povertà? La più vile, cioè quella oscura ed esposta all'incertezza
del domani, cioè davvero indigente. La povertà volontaria, di cui i
religiosi fanno professione, è ben sopportabile, perché non vieta l'uso
del necessario; solo il superfluo è interdetto. Ma la povertà di
Giuseppe, di Gesù e di Maria non fu tale. Benché volontaria e amata, fu
oscura e penosa. 8 Saremo
davvero fortunati se potremo godere dell'intercessione di san Giuseppe. Certamente né
la Vergine Maria né il Figlio glorioso gli rifiuteranno qualcosa. Basterà
aver fiducia in lui ed egli ci otterrà di crescere efficacemente in tutte
le virtù, ma specialmente in quelle che lo connotarono: la purezza del
corpo e dello spirito, l'amabilissima umiltà, la costanza e il coraggio
perseverante. Assumiamo
tali atteggiamenti e saremo in terra vincitori sui nostri nemici, per
godere poi nell'eternità le ricompense preparate agli imitatori di san
Giuseppe. Si tratta di una ricompensa enorme, della felicità di
contemplare a faccia a faccia il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo per
sempre. 9 Dal
vangelo secondo Matteo. 1,16.18-21.24a Un angelo
apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria,
tua sposa, perché quel
che è generato in lei viene dallo Spirito Santo". Discorso di papa Pio XI. Discorso per
la proclamazione delle virtù
eroiche della ven.serva di Dio, Emilia de Vialar, in ''L'osservatore
Romano",20-21 marzo 1935,n.67,pag.1,col.2-6. San Giuseppe
che cosa era, è stato ed è nel concetto della santissima Trinità,
Padre, Figlio e Spirito Santo? In che luce era veduto, di quale fiducia
onorato, reputato degno e fatto degno? Fu l'uomo
privilegiato di Dio e fu fatto degno a forza di grazie, di tutti i doni
necessari appunto per ricevere tale fiducia. San Giuseppe fu l'oggetto
della grande liberalità di Dio: Si tratta di uno di quei casi in cui
Iddio commisura le sue grazie ai grandi favori che vuol fare. Il Santo, il
Figlio di Dio, il Redentore del genere umano è affidato a Giuseppe. Il
Figlio di Dio! Dopo avergli affidato la verginità di Maria, ecco l'altra
fiducia, l'altro tesoro confidato alla custodia, alla cura, al governo di
san Giuseppe. Proprio con
l'annuncio di questa patria potestà, per la quale egli sarebbe stato
l'impositore di quel nome, Tu lo chiamerai Gesù, gli aveva detto l'angelo
‑ Giuseppe custodirà il tesoro della divinità di Gesù Cristo
stesso. Era già
immensamente grande il tesoro della verginità di Maria, e sembrava che
nulla di più prezioso si potesse affidare ad un uomo. Eppure – è la
semplice, divina, gloriosa verità ‑ un ancor più ricco e vistoso
tesoro viene ad aggiungersi alla verginità di Maria ed è la divinità
stessa di Gesù. 10 Alla duplice
fiducia fatta da Dio a san Giuseppe, affidandogli la verginità della
sposa e la divinità del Figlio, a questi due depositi di valore infinito,
che cosa si può aggiungere? Eppure sì, si può aggiungere ancora
qualcosa ed essa è costituita dall'insieme dell'uno e dell'altro tesoro.
Si tratta della fiducia che affida un segreto. In tutti i rapporti umani
non c'è nulla che possa paragonarsi alla fiducia, alla prova di un
segreto, specialmente quando si tratta di un segreto intimo che sta
proprio in fondo al cuore e all'animo, e ne esprime le più alte
ispirazioni. Nessun tesoro può essere posto a confronto di quella
ricchezza morale che è costituita dal segreto. Un segreto ha
tanto maggiormente valore quanto più indica un'anima che passa in
un'altra anima, un cuore che si trasfonde in un altro cuore, svelando ciò
che vi può essere di più custodito e di più intimo. Quale dunque è il
valore del segreto che viene confidato da una parte altissima? Qui il
segreto è comunicato dalla santissima Trinità, qui si contiene il
segreto di Dio nascosto nella profondità della divinità del Dio trino,
negli infiniti, negli impenetrabili misteri del Padre; del Figlio e dello
Spirito Santo. 11 Il segreto
affidato a Giuseppe è il mistero della divina incarnazione, della
redenzione, che la divina Trinità rivela all'uomo. Veramente più alto
non si può andare. Siamo nell'ordine della redenzione, dell'incarnazione,
dell'unione personale di Dio con l'uomo. E' in
quest'attimo che il cenno di Dio ci invita a considerare l'umile e grande
Santo, è in quest'attimo che egli detta la parola che spiega tutto nei
rapporti tra san Giuseppe e tutti i grandi profeti e tutti gli altri
grandi santi, anche quelli che hanno avuto elevati uffici pubblici come
gli apostoli. Nessun'altra celebrità può superare quella di aver avuto
la rivelazione dell'unione ipostatica del Verbo divino. Per noi gli
angeli custodi sono i protettori speciali e ad essi noi dobbiamo onore e
devozione. Per Gesù e per Maria, invece, sono gli angeli che hanno
rispetto e venerazione. A loro volta,
poi, Gesù e Maria stessi ubbidiscono e porgono ossequio a Giuseppe: sono
essi a riverire quello che la mano di Dio aveva in lui costituito:
l'autorità di sposo, l'autorità di padre. Grandissima,
dunque, deve essere la fiducia che dobbiamo verso il Santo che è in così
prolungati, anzi unici rapporti con le sorgenti stesse della grazia e
della vita, la santissima Trinità. Sorgente di
ogni grazia è il Redentore divino: accanto a lui è Maria santissima,
dispensatrice dei divini favori. Ma se c'è qualche cosa che deve
suscitare ancor più grande fiducia da parte nostra, è, in un certo qual
modo, il riflettere che è san Giuseppe colui che "comanda"
all'uno e all'altra; colui che tutto può presso il Redentore divino e
presso la Madre divina in una forma e in un potere che non sono soltanto
quelli di chi serve e custodisce. |
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