Home

 

Letture della preghiera notturna dei certosini

 

19 marzo

 

SAN GIUSEPPE, SPOSO DELLA B.V.MARIA  

 

 

1

 

Dalle Conversazioni spirituali di san Francesco di Sales.

Des vertus de saint Joseph. Entretiens spirituels,19.

Oeuvres, Annecy,1895,t.VI,353-355.359-360.362.368.370.

 

 

 

Che santo magnifico, il glorioso san Giuseppe! Non soltanto è patriarca, ma il corifeo di tutti i patriarchi; non fa semplicemente parte dei confessori della fede, ma ha qualcosa di più, giacché la sua santità abbraccia la dignità dei vescovi, la generosità dei martiri e quella di tutti gli altri santi.

Giustamente san Giuseppe è paragonato alla palma, la regina degli alberi, che simboleggia la verginità, l'umiltà, la tenacia coraggiosa: tre virtù in cui san Giuseppe si è distinto particolarmente. A voler rischiare dei confronti, non pochi sosterrebbero che Giuseppe eccelle fra tutti i santi nelle tre virtù menzionate.

 

2

 

Nella sua divina provvidenza, da sempre Dio stabilì che una Vergine avrebbe concepito un Figlio, il quale sarebbe stato insieme Dio e uomo; tuttavia ella avrebbe avuto marito.

Ma per quale motivo, si domandano i santi dottori, Dio comandò due cose tanto incompatibili: l'essere vergine e sposata ad un tempo? La maggioranza dei Padri spiegano che ciò fu per evitare alla Madonna le calunnie dai Giudei; costoro, infatti, l'avrebbero coperta d'insulti e d'ingiurie, e si sarebbero messi a indagare sulla sua storia. Allora la divina Provvidenza, per salvare la purezza e la verginità di Maria, la affidò alla custodia dì un uomo casto, perché, all'ombra del santo sposalizio, ella concepisse e desse alla luce il dolce frutto di vita, Nostro Signore Gesù Cristo.

 

3

 

 

L'unione tra Maria e il glorioso san Giuseppe era per così dire divina. Grazie ad essa, il bene dei beni eterni, cioè Nostro Signore, appartenne a san Giuseppe così come, secondo la grazia e non secondo la natura, apparteneva a Maria. Infatti Cristo ricevette la carne dal seno della Vergine santissima per opera dello Spirito Santo, mentre la grazia rese Giuseppe partecipe di tutti i beni della sua diletta sposa.

Ciò spiega il suo progredire costante di virtù in virtù. Avvicinarsi alla perfezione di Maria, ornata di ogni virtù al massimo grado, è un vertice irrealizzabile per qualsiasi creatura umana; eppure san Giuseppe vi riuscì più di ogni altro, grazie all'intimità continua che aveva con la Vergine santissima.

 

4

 

L'albero della palma non mostra i fiori finché la vampa del sole non fa scoppiare le scorze da cui sono rivestiti, allora, d'un tratto, quella pianta offre il suo frutto. Capita lo stesso all'anima del giusto: egli conserva celati i suoi fiori, cioè le virtù, sotto il velo della santa umiltà fino alla morte, momento in cui Nostro Signore fa che si schiudano subito seguiti dai frutti.

Questo processo si verificò alla lettera per san Giuseppe, al punto che non ci sono parole per esprimerlo. Quanto grandi furono la sua dignità e le sue virtù, altrettanto nascoste rimasero sotto il velo di una povertà e semplicità totali.

Eppure pensiamo quale fu la dignità di san Giuseppe: era lui a prendersi cura di Nostro Signore, anzi gli era padre putativo oltre che sposo della sua santissima madre. Non posso dubitare che gli angeli, stupefatti, venissero, - un coro dietro l'altro ‑a contemplare estasiati l'umiltà di Giuseppe mentre egli custodiva quell'adorabile Bambino nella povera bottega, dove si affaticava per nutrire il Figlio e la Madre, a lui affidati.

 

5

 

Nessuno dubita che san Giuseppe fu più valoroso di Davide e più sapiente di Salomone. Eppure, vedendolo ridotto a modesto carpentiere, chi avrebbe potuto immaginarlo senza un'illuminazione dall'alto, talmente Giuseppe celava i doni eccezionali ricevuti da Dio? Ma quale sapienza poteva mancargli, dato che Dio gli aveva affidato il Figlio suo gloriosissimo, e se l'era scelto come suo reggitore? Se i principi della terra si preoccupano con tanta sollecitudine di porre a fianco dei propri fanciulli un precettore valente e provato, non avrà fatto lo stesso il Padre dei cieli? Dio poteva scegliersi l'uomo più dotato al mondo quanto a perfezione; e si trattava del Figlio suo, il principe universale del cielo e della terra.

 

6

 

San Giuseppe badava con cura a tenere le sue virtù celate sotto l'ombra della santa umiltà, ma soprattutto ci teneva a occultare la perla preziosa della sua verginità.

Accettò di sposarsi, perché nessuno la conoscesse e sotto il velo sacro del matrimonio egli potesse vivere più nascosto.

Questo insegna a chi è vergine o vuole vivere castamente che la verginità non basta se non si è umili e non si custodisce la propria virtù entro lo scrigno prezioso dell'umiltà. Altrimenti si rischia di finire come le vergini stolte, le quali, prive di umiltà e di carità misericordiosa, furono respinte dalle nozze dello Sposo e costrette ad andare alle nozze di questo mondo. Là non si osserva il monito dello Sposo celeste, il quale suggerisce di essere umili se vogliamo partecipare al suo banchetto. Nel vangelo Gesù dice infatti: Quando sei invitato a nozze da qualcuno, va' a metterti all'ultimo posto. (Lc 14,8.10)

Vedete come l'umiltà è necessaria per conservarsi vergini? Senza questa virtù, non si prende parte al banchetto del cielo, al festino nuziale che Dio imbandisce nel Regno per chi è vergine.

 

7

 

In ogni occasione san Giuseppe fu interamente sottomesso alla volontà divina. Chi può dubitarne? Fate attenzione: l'angelo lo gira e rigira, gli dice di andare in Egitto e Giuseppe ci va; gli ordina di tornare e lui torna.

Dio lo vuole sempre povero, ciò che è una delle prove più pesanti da assumere. Ma Giuseppe sa accettare la povertà con amore e non per un certo tempo, giacché fu povero tutta la vita.

Ma quale, la sua povertà? La più vile, cioè quella oscura ed esposta all'incertezza del domani, cioè davvero indigente. La povertà volontaria, di cui i religiosi fanno professione, è ben sopportabile, perché non vieta l'uso del necessario; solo il superfluo è interdetto. Ma la povertà di Giuseppe, di Gesù e di Maria non fu tale. Benché volontaria e amata, fu oscura e penosa.

 

8

 

Saremo davvero fortunati se potremo godere dell'intercessione di san Giuseppe.

Certamente né la Vergine Maria né il Figlio glorioso gli rifiuteranno qualcosa. Basterà aver fiducia in lui ed egli ci otterrà di crescere efficacemente in tutte le virtù, ma specialmente in quelle che lo connotarono: la purezza del corpo e dello spirito, l'amabilissima umiltà, la costanza e il coraggio perseverante.

Assumiamo tali atteggiamenti e saremo in terra vincitori sui nostri nemici, per godere poi nell'eternità le ricompense preparate agli imitatori di san Giuseppe. Si tratta di una ricompensa enorme, della felicità di contemplare a faccia a faccia il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo per sempre.

 

9

 

Dal vangelo secondo Matteo.

1,16.18-21.24a

 

Un angelo apparve in sogno a Giuseppe e gli disse:

"Giuseppe, figlio di Davide,

non temere di prendere con te Maria, tua sposa,

perché quel che è generato in lei

viene dallo Spirito Santo".

 

Discorso di papa Pio XI.

Discorso per la proclamazione delle  virtù eroiche della ven.serva di Dio, Emilia de Vialar, in ''L'osservatore Romano",20-21 marzo 1935,n.67,pag.1,col.2-6.

 

San Giuseppe che cosa era, è stato ed è nel concetto della santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo? In che luce era veduto, di quale fiducia onorato, reputato degno e fatto degno?

Fu l'uomo privilegiato di Dio e fu fatto degno a forza di grazie, di tutti i doni necessari appunto per ricevere tale fiducia. San Giuseppe fu l'oggetto della grande liberalità di Dio: Si tratta di uno di quei casi in cui Iddio commisura le sue grazie ai grandi favori che vuol fare.

Il Santo, il Figlio di Dio, il Redentore del genere umano è affidato a Giuseppe. Il Figlio di Dio! Dopo avergli affidato la verginità di Maria, ecco l'altra fiducia, l'altro tesoro confidato alla custodia, alla cura, al governo di san Giuseppe.

Proprio con l'annuncio di questa patria potestà, per la quale egli sarebbe stato l'impositore di quel nome, Tu lo chiamerai Gesù, gli aveva detto l'angelo ‑ Giuseppe custodirà il tesoro della divinità di Gesù Cristo stesso.

Era già immensamente grande il tesoro della verginità di Maria, e sembrava che nulla di più prezioso si potesse affidare ad un uomo. Eppure – è la semplice, divina, gloriosa verità ‑ un ancor più ricco e vistoso tesoro viene ad aggiungersi alla verginità di Maria ed è la divinità stessa di Gesù.

 

10

 

Alla duplice fiducia fatta da Dio a san Giuseppe, affidandogli la verginità della sposa e la divinità del Figlio, a questi due depositi di valore infinito, che cosa si può aggiungere? Eppure sì, si può aggiungere ancora qualcosa ed essa è costituita dall'insieme dell'uno e dell'altro tesoro. Si tratta della fiducia che affida un segreto. In tutti i rapporti umani non c'è nulla che possa paragonarsi alla fiducia, alla prova di un segreto, specialmente quando si tratta di un segreto intimo che sta proprio in fondo al cuore e all'animo, e ne esprime le più alte ispirazioni. Nessun tesoro può essere posto a confronto di quella ricchezza morale che è costituita dal segreto.

Un segreto ha tanto maggiormente valore quanto più indica un'anima che passa in un'altra anima, un cuore che si trasfonde in un altro cuore, svelando ciò che vi può essere di più custodito e di più intimo. Quale dunque è il valore del segreto che viene confidato da una parte altissima? Qui il segreto è comunicato dalla santissima Trinità, qui si contiene il segreto di Dio nascosto nella profondità della divinità del Dio trino, negli infiniti, negli impenetrabili misteri del Padre; del Figlio e dello Spirito Santo.

 

11

 

Il segreto affidato a Giuseppe è il mistero della divina incarnazione, della redenzione, che la divina Trinità rivela all'uomo. Veramente più alto non si può andare. Siamo nell'ordine della redenzione, dell'incarnazione, dell'unione personale di Dio con l'uomo.

E' in quest'attimo che il cenno di Dio ci invita a considerare l'umile e grande Santo, è in quest'attimo che egli detta la parola che spiega tutto nei rapporti tra san Giuseppe e tutti i grandi profeti e tutti gli altri grandi santi, anche quelli che hanno avuto elevati uffici pubblici come gli apostoli. Nessun'altra celebrità può superare quella di aver avuto la rivelazione dell'unione ipostatica del Verbo divino.

Per noi gli angeli custodi sono i protettori speciali e ad essi noi dobbiamo onore e devozione. Per Gesù e per Maria, invece, sono gli angeli che hanno rispetto e venerazione.

A loro volta, poi, Gesù e Maria stessi ubbidiscono e porgono ossequio a Giuseppe: sono essi a riverire quello che la mano di Dio aveva in lui costituito: l'autorità di sposo, l'autorità di padre.

Grandissima, dunque, deve essere la fiducia che dobbiamo verso il Santo che è in così prolungati, anzi unici rapporti con le sorgenti stesse della grazia e della vita, la santissima Trinità.

Sorgente di ogni grazia è il Redentore divino: accanto a lui è Maria santissima, dispensatrice dei divini favori. Ma se c'è qualche cosa che deve suscitare ancor più grande fiducia da parte nostra, è, in un certo qual modo, il riflettere che è san Giuseppe colui che "comanda" all'uno e all'altra; colui che tutto può presso il Redentore divino e presso la Madre divina in una forma e in un potere che non sono soltanto quelli di chi serve e custodisce.

 

 

Send this page to a friend -
 
Manda questa pagina ad un amico