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16 settembre
SANTI CORNELIO e CIPRIANO martiri pastori
1
Dal trattato "Sulla mortalità" di san Cipriano di Cartagine.
De mortalitate, 1‑2.21‑24.26. PL 4,583‑584.596‑602.
Fratelli carissimi, la maggior parte di voi possiede sentimenti irremovibili, una fede sicura e un animo fervente, che non si lascia smuovere dalle lusinghe terrene. Piuttosto, senza abbattervi, come roccia forte e stabile, voi siete in grado di spezzare i turbinosi assalti e i violenti vortici del mondo. Le tentazioni non riescono a vincere il vostro animo, lo mettono solo alla prova. Vedo però alcuni di voi che resistono con meno coraggio e non mettono in atto quella forza divina e invincibile che hanno nel cuore. Un tale comportamento è dovuto a debolezza d'animo oppure a scarsa fede? All'amore della vita del mondo oppure alla fragilità dovuta al sesso o, ciò che è peggio, all'errore lontano dal vero? Non potevo nascondere o tacere questo. Non potevo rinunziare nella mia pochezza a colpire l'apatia degli spiriti deboli con un discorso vibrante ed energico, impregnato di sacra Scrittura, affinché sia stimato degno di Dio e di Cristo chi ha già cominciato a essere di Dio e di Cristo.
2
Carissimi, chi milita al servizio di Dio, chi si trova nell'esercito celeste e spera ormai nei beni divini, deve conoscere sé stesso per non temere né turbarsi al sorgere delle tempeste e delle bufere del mondo. Ricordiamo che il Signore ha predetto l'arrivo di questi avvenimenti e ci ha esortato con la sua previdente parola. Egli profetizzò guerre, carestie, terremoti e pestilenze, nell'intenzione di fortificare i fedeli, preparandoli e ammonendoli in modo che fossero in grado di affrontare l'avvenire. Perché non fossimo sconvolti da una paura improvvisa, provocata da fatti dolorosi, il Signore preannunzio che negli ultimi tempi sarebbero aumentate le sciagure. Ecco che le predizioni si avverano; poiché avviene ciò che è stato rivelato, farà seguito anche quello che è stato promesso. Il Signore stesso ce lo assicura: Quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio e vicino.1.( Lc 21,31 )
3
Carissimi, il regno di Dio si sta avvicinando. Il passare di questo mondo annunzia già la ricompensa della vita eterna, la felicità della salvezza definitiva, la gioia senza fine, il possesso del paradiso, un tempo perduto. Già sottentrano i beni celesti a quelli terreni e le grandi realtà a quelle piccole, le verità eterne alle caduche. Che motivo c'è di stare in ansia e di preoccuparsi? Affonda nell'angoscia e nella tristezza soltanto chi non ha ne speranza ne fede. Infatti solo chi non vuole andare a Cristo, teme la morte. Ma se uno non vuole camminare verso Cristo, significa che non crede di star già cominciando a regnare con lui.
4
Noi viviamo di speranza e crediamo in Dio, certi che Cristo ha patito per noi ed è risorto. Noi viviamo in Cristo, e sappiamo che per opera sua risorgeremo: perché mai non vogliamo uscire noi stessi da questo mondo? Perché affranti piangiamo i nostri che ne sono usciti, come se li avessimo perduti? Lo stesso Cristo, Signore e Dio nostro, ci ammonisce: lo sono la risurrezione e la vita; chi crede in me. Anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me non morrà in eterno. 2.( Gv 11,25‑26 ) Se crediamo in Cristo, prestiamo fede alle sue parole e alle sue promesse, certi che non morremo in eterno. Andiamo con lieta sicurezza a unirci a Cristo col quale vivremo e regneremo per sempre.
5
Se dobbiamo soggiacere alla morte, non dimentichiamo che attraverso la morte noi passiamo all'immortalità. Non può cominciare per noi la vita eterna, se non usciamo dalla vita presente. Ne si tratta di un'uscita, ma di un passaggio, di un viaggio nel tempo per raggiungere l'eternità. Chi non si affretterebbe a raggiungere una sorte migliore? Chi non desidererebbe di cambiare e trasformare al più presto il proprio essere a immagine di Cristo, per vedersi conforme alla dignità della grazia celeste? L'apostolo Paolo c'insegna: La nostra patria è nei cieli e di la aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso. 3.( Fil 3,20‑21 )Anche Cristo Signore promette che tali saremo, quando chiede al Padre che noi ci troviamo con lui a godere nel regno celeste: Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.4.( Gv 17,24 )
6
Chi è destinato a entrare nella dimora di Cristo, alla gloria del regno dei cieli, non deve rattristarsi e piangere; ma piuttosto, sempre ricordando la promessa del Signore e la verità della propria fede, deve rallegrarsi della sua partenza e del suo trasferimento nell'aldilà. Sappiamo che Enoch fu portato in cielo, perché piacque a Dio. Lo dice la Scrittura nel libro della Genesi: Enoch cammino con Dio e non fu più perché Dio l'aveva preso.5.( Gn 5,24 ) L'essere stato gradito a Dio gli procurò di venir sottratto all'influsso del mondo. Per tramite di Salomone, lo Spirito Santo insegna che Dio toglie e libera prematuramente da quaggiù quelli che gli sono cari, perché un soggiorno prolungato sulla terra non giunga a corromperli. Sta scritto infatti nel libro della Sapienza: Fu rapito, perché la malizia non ne mutasse i sentimenti. La sua anima fu gradita al Signore; perciò egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio.6.( Sap 4,11.14 )
7
Voler dimorare a lungo sulla terra connota l'uomo sedotto dalle attrattive menzognere di quaggiù. Se il mondo detesta chi è cristiano, perché ami uno che ti odia? Perché piuttosto non segui Cristo che ti redime e ti ama? Nella sua prima lettera, Giovanni ci esorta a non amare il mondo e a non seguire i desideri della carne. Egli scrive: Non amate né il mondo. né le cose del mondo! Se uno ama il mondo e, l'amore del Padre non in lui; perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre. ma dal mondo. E il mondo passa con la suo concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno! 7.(1 Gv 2.15‑17 ) Fratelli carissimi, obbediamo prontamente a ogni desiderio di Dio, con tutto il cuore, con fede incrollabile e forte coraggio. Cacciamo la paura della morte, pensando all'immortalità che ne segue.
8
Fratelli, occorre non perdere mai di vista che abbiamo rinunziato al mondo e ora vi abitiamo da stranieri e da ospiti. Accogliamo con gioia il giorno che trasferirà ognuno alla sua propria dimora, ci strapperà di qui, ci scioglierà dai legami di questo mondo e ci condurrà al paradiso e al regno. Quale viaggiatore lontano non avrebbe fretta di rientrare in patria? Quale navigatore desideroso di rivedere la famiglia non si augurerebbe ardentemente un vento favorevole per abbracciare al più presto i suoi cari? La nostra patria è il paradiso. I nostri padri sono i patriarchi. Perché non ci affretteremmo per vedere la patria e ritrovare la nostra vera famiglia? La ci aspetta un gran numero di persone a noi care: una folta schiera di parenti, di fratelli e di amici ci attende con desiderio; essi sono già sicuri della propria salvezza e hanno a cuore la nostra. Quale grande gioia, comune a loro e a noi, sarà il vederci e l'abbracciarci. Quale gaudio lassù nel regno celeste, senza più timore della morte!
9
Dal vangelo secondo Giovanni. 10,11-16 Gesù diceva ai Giudei:"lo sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore".
Omelia dai Trattati di sant'Agostino su questo vangelo. In Io,tr.46,5.7;tr.47,1‑2.5. PL 35,1729.1730.1731.1733.1735.
Il mercenario non e pastore e non gli importa delle pecore. Chi è il mercenario? Potremmo forse vederlo in alcuni prelati ecclesiastici, dei quali san Paolo dice: Cercano i propri interessi,, non quelli di Gesù Cristo.1.( Fil 2,21 ) Ciò vuol dire che non amano Cristo di un amore disinteressato. non cercano Dio per se stesso. Passano il tempo correndo dietro a vantaggi materiali, sono avidi di denaro, ambiscono onori terreni. Chiunque, fosse anche un prelato, se ama queste cose e per esse serve Dio, è un mercenario; costui non ha il diritto di essere annoverato tra i figli di Dio. Di tale genteil Signore dice: Hanno già ricevuto la loro ricompensa. 2.( Mt 6,5 ) Sappiamo che ci sono dei mercenari, ma chi siano lo sa soltanto il Signore che scruta i cuori. Qualche volta tuttavia li identifichiamo anche noi. Non per nulla Cristo disse: Dai loro frutti li riconoscerete3.( Mt 7,16 ) Le prove della vita costringono molti a manifestare le loro vere intenzioni; quelle di tanti altri invece rimangono nascoste. Si, l'ovile di Cristo ha come responsabili dei figli e dei mercenari. Solo a patto che siano figli, i prelati sono pastori. Se vi sono molti pastori nella Chiesa, come può esserci un solo pastore? Ebbene, tutti sono le pecore dell'unico pastore, il Cristo. Anch'essi sono membra di quell'unica pecora di cui è scritto: Come una pecora fu condotto al macello.4.( At 8,32 )
10
Che dice il Signore del mercenario? Il mercenario, al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo e fugge; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. Forse che faceva cosi l'apostolo Paolo? Certamente no 0 forse Pietro? Neppure. Forse gli altri apostoli, eccettuato Giuda, il figlio della perdizione? No, davvero. Essi erano tutti pastori, come ho gia detto, perché membra del pastore in assoluto. Andavano fieri di averlo per capo, vivevano in pieno accordo sotto di lui, vivevano del medesimo Spirito nella compagine del medesimo corpo; e perciò appartenevano tutti all'unico pastore. Ma se sono pastori e non mercenari, come spiegherai, Signore, che fuggivano quando erano perseguitati? In una sua lettera Paolo racconta che scappò, calato da un muro dentro una cesta, 5( At 9,25 ) per sfuggire alle mani del persecutore. Non gli importava dunque delle pecore, che egli abbandonava al sopraggiungere del lupo? Certo che gl'importava, ma le affidava, pregando, al pastore celeste. Egli scappava, mettendosi in salvo, per il bene stesso del gregge. In un altro passo, infatti, dice: E' più necessario per voi che io rimanga nella carne. 6.( Fil 1,24 ) Con l'aiuto del Signore, cercherà di dirvi in che modo Gesù Cristo, il buon pastore, entra nell'ovile attraverso se stesso. Il vero pastore entra per la porta e Gesù ha detto di essere sia il pastore, sia la porta. Dobbiamo quindi concludere che Cristo passa per la porta, cioè attraverso se stesso, per entrare dalle pecore, per dar loro la voce in modo che lo seguano. Allora egli le fa uscire verso i pascoli della vita eterna. Vi dirò subito che vi predico Cristo con l'intento di entrare in voi, nel vostro cuore. Se altro vi predicassi, tenterei di entrare in voi per altra via. E' Cristo la porta per cui entro in voi: entro per Cristo non nelle vostre pareti domestiche ma nei vostri cuori. Entro per Cristo, e volentieri voi ascoltate Cristo in me. Perché vi piace ascoltarlo mediante la mia voce? Perché siete sue pecore, perché siete stati redenti con il suo sangue. Ecco il gran valore che avete ai suoi occhi. Questo valore non ve l'ho dato io, io soltanto ve lo annunzio. Cristo vi ha redenti, versando il suo sangue; prezioso il sangue di colui che è senza peccato. Egli stesso tuttavia ha reso prezioso anche il sangue dei suoi, per i quali ha dato la vita. Se Cristo non avesse comunicato un tale valore alla vita dei suoi discepoli, non sarebbe scritto: Preziosa agli occhi del Signore e la morte dei suoi fedeli. 7.( Sal 115,15 ) Vi furono discepoli che non esitarono a seguire e a mettere in pratica questa parola: Il buon pastore offre la vita per le pecore. Se quelli che hanno attuato ciò sono sue membra, in realtà soltanto Cristo ha offerto la vita. Egli infatti potè farlo senza di loro, ma quelli non avrebbero potuto senza di lui, come Cristo stesso aveva affermato: Senza di me non potete far nulla.8.( Gv 15,5 )
12
Siccome Cristo non è venuto a noi di persona, ma ha mandato altri, forse qualcuno pensa che noi non abbiamo ascoltato la sua voce, ma quella dei suoi inviati. Per carità, allontanate dai vostri cuori un simile pensiero: è Cristo che parla in coloro che ha mandato. Prendiamo il caso di Paolo, che aveva ricevuto la missione di evangelizzare i pagani; per ispirare il timore non di sé stesso, ma di Cristo, egli dice: Volete una prova che Cristo parla in me. 9( 2 Cor 13.3 ) Quando Gesù afferma: Ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre, allude ai gentili che non appartengono al popolo d'Israele. Anche queste io devo condurre e ascolteranno la mia voce. Dunque è lui, non altri che le raduna, anche se lo fa per mezzo dei suoi. E aggiunge: Ascolteranno la mia voce. Ecco, anche per mezzo dei suoi è lui che parla e per mezzo di coloro che egli manda è la sua voce che si ascolta. E diventeranno un solo gregge e un solo pastore. Di questi due greggi, come di due muri, Cristo è diventato la pietra angolare. Cristo è quindi pastore, porta, pietra angolare: tutti nomi simbolici, che ovviamente non vanno presi in senso proprio. |
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