Home

Letture della preghiera notturna dei certosini

[Anno A] [Anno C]

[cenni biografici]

 

 

Anno A

 

 

16 dicembre

Beato Guglielmo Fenoglio

monaco

 

1

Dalle Omelie di Filòsseno di Màbboug.

Homélie IV sur la foi. Homélie V sur la simplicité.  SC 44, 93-97. 129-131. 151-152.

 

Nostro Signore ci ha indicato nel Vangelo un punto di partenza agevole e piano: la fede solida e vera che nasce naturalmente dal cuore semplice. Mediante tale fede potremo obbedirgli e osservare i suoi comandamenti, come i primi giusti chiamati da Dio accolsero la sua parola con semplicità e nella fede stimarono veridiche le sue promesse.

Non parlo della semplicità che s'incontra nel mondo ed è considerata stoltezza, ma intendo la caratteristica di un cuore semplice e unificato; esso ascolta la parola di Dio senza giudicarla e la riceve senza ricerche sofisticate, così come il bambino accoglie le parole della nutrice o come il ragazzo riceve dal maestro l'insegnamento dei libri senza giudicare e verificare ciò che gli viene detto. L'intelletto del bambino è troppo piccolo per fare ricerche sui libri scritti dai grandi; allo stesso modo la nostra mente è troppo limitata per saper spiegare i misteri divini. Perciò l'uomo può ascoltarli e accoglierli soltanto con la fede e nella semplicità. Queste furono le disposizioni di Abramo quando ricevette la chiamata di Dio e partì per seguirla, senza giudicare la parola che gli era stata rivolta.

 

2

 

Tu che sei discepolo di Cristo, considera come Abramo uscì dalla sua terra e comportati in modo simile. Non indugiare a rispondere alla voce viva di Cristo che ti chiama. Un tempo il Signore chiamò solo Abramo: nel Vangelo invece chiama e invita a uscire dietro di lui tutti quelli che lo vogliono. In generale a tutti gli uomini sono rivolte queste sue parole: Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.

La scelta originaria caduta soltanto su Abramo, adesso si estende a tutti.

Ai santi apostoli il Signore ha infatti rinnovato l'invito rivolto al Patriarca. Nota che la loro fede fu simile a quella di Abramo: come infatti questi obbedisce immediatamente appena chiamato, così gli apostoli seguono Gesù appena egli li invita.

 

3

 

Non fu un lungo insegnamento a rendere discepoli di Cristo gli apostoli, ma solo l'avere ascoltato la parola della fede. Siccome la loro fede era viva, appena essa accolse la voce della Vita, obbedì alla Vita. Essi corsero immediatamente dietro il Maestro senza il minimo indugio; tale prontezza manifestò che erano già discepoli prima ancora di essere chiamati.

Così si comporta la fede unita alla semplicità; non accoglie il messaggio in virtù della forza degli argomenti, ma è come l'occhio sano e puro che riceve il raggio di luce senza ragionamenti e senza lavoro. Appena apre le palpebre, capta la luce grazie alla sua sanità intrinseca. Lo stesso, l'occhio della fede, la cui pupilla è la semplicità, riconosce la voce di Dio appena la percepisce. La luce della Parola divina sorge in lui ed egli si slancia lietamente verso di essa, ricevendola con l'atteggiamento che Nostro Signore descrive nel vangelo: Le mie pecore ascoltano la mia voce e mi seguono. Ogni uomo, infatti, che conserva semplice e integra la sua fede, è la pecora del Pastore.

 

4

 

I primi discepoli di Gesù avevano percepito Dio in lui e vivevano di fede. In tali anime non c'è nulla al mondo che valga la parola di Dio. Questa invece è debole nelle anime morte, perché a causa della morte spirituale la parola di Dio da potente si fa debole e l'insegnamento divino da vigoroso si illanguidisce. Tutte le energie dell'uomo non convergono forse dove è la sua vita? Chi vive per il mondo offre al mondo il servizio dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti; chi vive per Dio, si volge con tutte le sue facoltà verso i potenti precetti del Signore.

Tutti coloro che furono chiamati da Cristo, obbedirono all'istante alla voce che li invitava quando il peso dell'amore per le realtà terrene non gravava sulla loro anima. I legami del mondo sono un peso per la mente e per il cuore: chi ne è avvinto difficilmente riesce a sentire l'invito di Dio. Ma gli apostoli e, prima di loro, i giusti e i patriarchi, non erano così. Essi obbedirono da uomini vivi e partirono liberi e sciolti, perché nulla li legava al mondo.

Nulla può inceppare l'anima che percepisce Dio; essa è aperta e disponibile, sicché ogni volta che giunge la luce divina la trova pronta a ricevere il suo messaggio.

 

5

 

Nel discorso precedente abbiamo trattato della semplicità e della purezza della fede. Desidero però ancora parlarvi su questo utile argomento.

La semplicità è la virtù fatta per noi, è la nostra virtù. Senza di essa non ci è possibile praticare il bene. Come il corpo non vede senza l'occhio, così la vita non opera il bene senza la semplicità. Tutto il corpo, se perde la vista, è immerso nelle tenebre; analogamente, ogni azione di bene si blocca quando scompare la semplicità.

Soprattutto alla nostra vita solitaria conviene la semplicità, perché a chi ha lasciato il mondo e ne vive ai margini, è assolutamente necessaria la purezza del cuore. Le astuzie del secolo non hanno nulla a che fare qui, dove non vi è più niente di mondano. Non esistono da noi acquisti, vendite, commerci per effimeri profitti. Nell'eremo nessuno diventa più grande o più potente dei fratelli; qui nessuno supera o è superato, perché non esistono motivi per prevalere. Non vi sono campi o vigneti da spartire, né terreni da delimitare; nessuno vuole essere più ricco del fratello o abbondare di beni materiali più del compagno. Qui non c’è nessuno che voglia far mostra di abiti splendidi, dato che tutti abbiamo una veste sola: quella dell'austerità e dell'umiltà.

 

6

 

Nell'eremo non c'è nessuno che voglia ghermire l'onore al fratello, perché a tutti è comandato di stimarsi a vicenda. Nessuno intenta processo al compagno, perché ognuno sostiene la causa degli altri. Non c'è chi voglia costruire o anche solo progettare palazzi, perché abbiamo tutti un'unica dimora, la stretta clausura. Nessuno tra di noi vuole ampliare la sua abitazione o coricarsi su lussuosi giacigli, poiché ci stendiamo per terra, occupando umilmente il posto che basta al nostro corpo.

Nell'eremo, dove sono sconosciuti i vantaggi che offre il mondo, non ci devono essere nemmeno i suoi stratagemmi; bandite le norme del secolo, vanno esclusi anche gli atteggiamenti ricercati. Se disdegniamo i beni corporali, sprezziamo anche la malizia che lotta per possederli; abbiamo crocifisso l'uomo vecchio con tutte le sue azioni, crocifiggiamo anche la duplicità che dell'uomo vecchio è l'avvocato.

 

7

 

Il cuore semplice è un luogo tranquillo, dove non infuriano tempeste. Quando non soffia il vento, le onde non gonfiano la superficie del mare che resta calma; così è della mente semplice che rimane nella quiete, libera dai marosi della paura. La semplicità è come un porto in cui riparano le navi in fuga dalla bufera della malizia; tutti quelli che entrano nella sua baia dimorano nella quiete. L'agitazione cede alla pace.

La semplicità è contagiosa, per cui semplifica tutto. Obbediente com’è, non giudica gli ordini ricevuti, non critica chi li dà.

 

8

 

La presenza del monaco semplice è gradita ai fratelli e tutti coloro che lo avvicinano ne rimangono allietati. Da lui non si odono alterchi e dispute, non nascono discussioni; egli obbedisce con docilità senza obiettare quanto gli viene comandato.

Tutti lo cercano e molti lo vorrebbero per coprire qualche incarico, tanto che si considera molto fortunato chi ottiene che lavori con lui. Le conoscenze di questo monaco sono infatti al servizio del bene: egli si ingegna di soddisfare chi lo comanda e cerca di non imporsi ai suoi voleri.

La semplicità, dunque, conviene ai solitari, l'innocenza sposa la vita del deserto e la purezza la condizione del monaco. La letizia si allea con la professione di castità e il digiuno con l'astenersi da ogni ricercatezza.

 

9

 

Dal Vangelo secondo Matteo.                                  

In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.»

 

Dai Discorsi di Isacco di Ninive.

Discorso LXXXII, How much honour humility possesses and how high its rank is. Mystic treatises, Wensinck, 1923, pp. 384-385. 387-388.

 

Voglio aprire la mia bocca, fratelli miei, per parlare dell'origine eccelsa dell'umiltà; ma sono pieno di paura, come uno che è cosciente che sta per trattare di Dio con il racconto della sua propria parola. Infatti l'umiltà è il vestito di Dio: tramite la Parola che si è fatta uomo, essa l'ha rivestito e con noi parla per mezzo di essa, attraverso il nostro corpo. Chiunque ne è ricoperto, assomiglia davvero, tramite l'umiltà, a colui che è disceso dalla sua altezza, ha nascosto lo splendore della sua grandezza e ha velato la sua gloria, perché la creazione vedendolo non perisse.

La creatura non poteva vederlo, se non nella parte che viene da se stessa e che egli aveva assunto, e nella quale egli le parlava così che questa poteva ascoltare la parola della sua bocca a faccia a faccia.

Abbiamo potuto guardarlo direttamente in volto e udire le sue parole. Ricordate? Quando Dio parlava dalla nube ai figli di Israele, questi non potevano sopportare il suono terribile della sua voce; come le creature avrebbero potuto contemplarlo a faccia a faccia? Gli Ebrei furono colpiti da un terrore così grande che dissero a Mosè: Parla tu a noi e noi ascolteremo, ma non ci parli Dio, altrimenti moriremo!

 

10

 

Quando Dio ha riversato la sua grazia sul mondo mediante la sua venuta, questa non fu in un terremoto, né in mezzo a una voce terribile e violenta, ma egli stesso è disceso come la pioggia sul vello dell'agnello e come soffici gocce che discendono leggermente sulla terra. Gli è parso bene, infatti, parlare con noi in altro modo, raccogliendo cioè la sua grandezza nel velo della carne; parlò con noi in noi, nel vestito che gli aveva intessuto la volontà divina dal seno della Vergine, così che, vedendolo parlare con noi come un figlio della nostra razza, non fossimo spaventati alla sua vista.

Perciò chiunque riveste questo mantello nel quale il nostro Creatore si è rivelato, per mezzo di questo corpo pieno di santità, riveste lo stesso Cristo. Perché costui desidera rivestire il suo uomo interiore di quella somiglianza nella quale Cristo si è rivelato alla sua creatura ed è entrato in relazione con noi, rivelandosi ai suoi compagni sotto quella forma; lui che, in luogo del vestito di onore e di gloria proprio del Figlio, si è adornato di questo corpo di carne.

 

11

 

Non chiameremo umile colui che si umilia al ricordo delle sue miserie o delle sue cadute, che egli ricorda perché il suo cuore si spezzi e il suo pensiero si abbassi dai moti dell'orgoglio, anche se questo è lodevole. Costui, infatti, ha ancora pensieri di orgoglio e non possiede l'umiltà, ma per varie vie la avvicina a sé. E anche se questo, come ho detto, è lodevole, egli non possiede ancora l'umiltà. Semmai la cerca davvero, ma essa non gli appartiene.

Invece, è un perfetto umile colui che non ha bisogno di escogitare un'occasione per umiliare la sua intelligenza; ma ne è pieno e la possiede in modo quasi naturale, senza fatica. Così che, pur avendo ricevuto dentro di sé il grande dono di cui l'intera creazione non è capace, ai propri occhi egli si ritiene misero e peccatore. Mentre è entrato nei misteri di tutte le nature spirituali ed è forte della sapienza di tutte le creature, sa con assoluta certezza di non sapere nulla. E questo non con stratagemmi, ma senza sforzo, come se fosse nel suo cuore.

 

12

 

L'uomo umile riceverà la rivelazione dei misteri; gli umili infatti meritano di ricevere in sé lo Spirito di rivelazione che introduce negli arcani della verità. Alcuni uomini di Dio affermano che l'umiltà è la perfezione dell'anima, giacché la apre alla manifestazione di Dio. Quindi, nessuno può osar credere di aver raggiunto lo stato eminente dell'umiltà solo per avere sperimentato in cuor suo qualche pensiero di pentimento o per avere versato due lacrime di compunzione, o anche perché si fa forte di qualche virtù naturale o acquisita con i propri sforzi.

Diventare umile davvero è raggiungere il vertice dell’iniziazione mistica, è la perfezione consumata. Come si può credere di esservi arrivato con i propri piccoli sforzi e considerare quello che si è acquistato come il dono perfetto?

State piuttosto a sentire quello che si richiede per avere la perfezione dell'umiltà: bisogna aver trionfato definitivamente su tutte le ispirazioni contrarie; al termine del lavoro ascetico non deve mancare più nessuna delle opere della perfezione; dobbiamo avere sgominato tutte le roccaforti del male che ci occupano l'anima. Allora, nella cima della propria mente si percepisce la venuta di questo dono soprannaturale; è la testimonianza che lo Spirito Santo rende al nostro spirito, come dice l'Apostolo.

Ecco l'uomo perfettamente umile. Egli è beato, perché riposa continuamente sul petto di Gesù.

 

 

Letture della preghiera notturna dei certosini

[Anno A] [Anno C]

[cenni biografici]

 

 

 

 

Anno C

 

16 dicembre

Beato Guglielmo Fenoglio

monaco

 

1

 

Dai Discorsi di san Cesario di Arles. Sermo 233. CCL 104,925‑931.

 

Che potrei dirvi, cari fratelli, che voi non stiate già mettendo in atto con gloriosa testimonianza? Come potrei dire: Non amate il mondo 1( 1 Gv 2,15 ) a voi che lo sdegnate e ne fuggite i desideri con forza e impegno?

Mi metterò a predicarvi di sprezzare i gingilli quando con la grazia di Dio li avete già rigettati come vani e inutili? Oserò proporvi di dare le vostre sostanze in elemosina, se avete offerto fedelmente al Signore non solo le vostre possibilità finanziarie, ma anche le vostre persone? Bisognerà ammonirvi di rinunziare alla golosità e al bere sfrenato, quando vi consumate in veglie e digiuni?

Devo predicarvi di fuggire processi e scandali mentre vi vedo ancorati nel porto tranquillo del monastero, vivendo lieti e fedeli, fuori dai marosi torbidi e pericolosi del secolo?

 

2

 

Mi congratulo, fratelli, per tutti i doni che Dio vi concede e non posso rivolgervi nessun ammonimento, perché con la grazia di Dio i vostri atti mi hanno preceduto. Permettetemi tuttavia di suggerire alla vostra carità una cosa utile che non sarà fuori posto: camminate virilmente sotto la guida dello Spirito e portate a glorioso termine l'ispirazione che avete seguita. Non basta infatti iniziare, ma occorre essere perseveranti sino alla fine per venir salvati.

Con l'aiuto di Cristo, avete iniziato l'edificio spirituale. Fondate la vostra vita sulla roccia dell'umiltà, perché una costruzione, anche monumentale, cadrà presto in rovina se non ha solide fondamenta. Lo stesso vale, fratelli, per l'edificio dello spirito.

 

3

 

La stabilità della costruzione spirituale non può venir garantita dal cumulo dei beni, ma dalla base dell'umiltà. L'apostolo Paolo ci avverte che non si può mettere nessun altro fondamento se non Gesù Cristo. 2( 1 Cor 3,11 )

Fin dalle origini del mondo si stanno costruendo due città: quella di Cristo e quella del demonio. Si edifica l'una con l'umiltà, l'altra con l'orgoglio; l'una è umiliata, perché si elevi solida; l'altra è esaltata per sprofondare nella rovina. Chi appartiene alla città di Cristo progredisce dal più basso al più alto, ma gli abitanti della città demoniaca sono precipitati dal più alto al più basso.

Vegliate sulle vostre coscienze, carissimi. Se vi accorgete che vi domina l'orgoglio, potete star certi di appartenere alla città di satana per vostra disgrazia, e cadrete giù a, capofitto. Ma se in voi regna l'umiltà, rallegratevi di essere edificati con Cristo e di aderire a lui nella gioia.

 

4

 

Il crinale che separa i figli di Dio dai figli del diavolo sta tra l'umiltà e l'orgoglio. Vedete un orgoglioso? Siate certi che è figlio di satana. Notate uno umile? Sicuramente è un vero figlio di Dio.

Basta ascoltare la Scrittura per convincersene: Principio della superbia umana e allontanarsi dal Signore.3( Sir 10.12 )

E anche:Chi si innalzerà sarà abbassato e chi si abbassera sara innalzato.4. ( Mt 23,12 )

 Cristo rialza con l'umiltà ciò che il diavolo abbassa mediante l'orgoglio; il Signore arreca la medicina dell'umiltà alla piaga dell'orgoglio.

Se vogliamo fuggire il veleno della superbia, prendiamo senza posa l'antidoto dell'umiltà. Ascoltiamo il Signore che afferma: Imparate da me., che sono mite e umile di cuore. 5( Mt 11,29 )

 

5

 

Il Signore non dice: "Diventate miei discepoli, imparate a creare il mondo, a risuscitare i morti,a compiere miracoli ma: Imparate da me, che sono mite e umile di cuore. 5( Mt 11,29 )

Cerchiamo perciò di acquisire innanzi tutto l'umiltà, cari fratelli: non quella che si manifesta di tanto in tanto all'esterno, ma quella celata nell'intimo della coscienza. Quando spira la bonaccia, taluni sfoggiano una sedicente umiltà nelle parole e nei lineamenti del volto; ma se infuria la tormenta della prova o dello scandalo, vedrete come sono sferzanti le loro parole, come alzano il capo e come sale alle labbra l'orgoglio annidato in fondo al cuore.

Perché questo, fratelli? Perché mancava il fondamento dell'autentica umiltà, perché l'umiltà non veniva dal fondo del cuore. Sta scritto infatti: La bocca parla dalla pienezza del cuore.6( Mt 12,34 )

Invano cercheremo in fondo all'animo quello che, pur potendolo, non volemmo metterci.

 

6

 

Vediamo di essere sempre umili, carissimi, non soltanto riguardo agli anziani, ma anche verso chi è come noi, per tema che Dio resista ai superbi e abbassi chi si innalza. Allora colui che si sarà gonfiato d'orgoglio, non riuscirà a passare per la via stretta. Ricevete qualsiasi ordine dagli anziani come se venisse dal cielo, dalla bocca di Dio.

Sopprimi in te i dissapori, le critiche, le mormorazioni presuntuose, giacché venisti in convento per servire e obbedire, non per comandare e dar ordini a destra e sinistra.

Reputa giusto, utile e santo tutto ciò che stabilisce il superiore. Sforzati non solo d'interdire alla tua lingua ogni pestifera mormorazione, ma di non provare gusto ad ascoltare il fratello che critica: anzi, per quanto sta in te, cerca di calmare la sua animosità con un consiglio buono e fecondo.

 

7

 

Certi fratelli sono veri strumenti di Dio. Quando notano che il veleno della superbia s'infiltra nel cuore di un altro, lavorano a neutralizzarlo al più presto col rimedio dell'umiltà autentica.

Invece ci sono fratelli che accendono negli altri gli incendi del male. Costoro si attirano un cumulo di pene a causa della perdita e della sovversione altrui.

Gli uni corrono in perdizione, gli altri umili e buoni raddoppiano la loro gloria. I primi, con i propri cattivi consigli, lavorano a uccidere Cristo in se stessi e negli altri; i secondi invece, santi e umili, danno la caccia al diavolo in se e nel prossimo.

Fratelli carissimi, dobbiamo avere l'audacia della vera umiltà, come vi ho suggerito, e non di quella falsa. Mostriamoci a tutti come rimedio salutifero, come luce smagliante, affinché si compia la parola del Signore: Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che e nei cieli. 7( Mt 5,16 )

 

8

 

Il profeta dice che il consiglio del diavolo è più viscido

dell'olio, ma ciò che segue è amaro come assenzio.8( Prv 5,3-4 ) Con grande velocità, il demonio porta alla morte i superbi e i lussuriosi, per una via comoda e larga.

Al contrario, Cristo conduce alla vita gli umili e gli obbedienti, per una via stretta e impervia.

Queste due strade: la larga e la stretta terminano alla svelta. Si fatica per poco tempo sulla via disagevole, cosi come breve è il piacere sulla via spaziosa.

Compiacersi per una strada larga e dissoluta procura un godimento effimero e un supplizio senza fine; ma seguire Cristo per la via stretta merita una ricompensa eterna, dopo prove fugaci.

La superbia è un peccato per chi vive nel mondo; ma per il monaco è un sacrilegio. Comportatevi santamente, fratelli; abbiate una condotta retta e buona, non solo per la vostra salvezza, ma per implorare il perdono in favore di tutti i peccatori.

 

Dal vangelo secondo Matteo.

11,25-30

In quel tempo Gesù disse:Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli".

 

Dalla "Scala del Paradiso" di san Giovanni Climaco.

Grado 24. PG 88,979-985.

 

La mitezza precede l'umiltà, come il chiarore dell'aurora corre avanti allo splendore del sole.

Ascoltiamo il Signore che ci illumina sull'ordine con

cui queste virtù entrano nell'animo:

Imparate da me, che sono mite e umile di cuore. Prima di essere illuminati dal sole, è giusto che ci rischiari una luce più mite; poi solleveremo lo sguardo verso l'astro fulgente.

Come s'è detto, non sarebbe, non è affatto possibile poter contemplare la luce del giorno, prima di aver visto l'aurora. Parleremo quindi prima della mitezza e termineremo con l'umiltà.

La mitezza è lo stato costante dello spirito sempre uguale a se stesso dinanzi agli onori come dinanzi agli insulti.

Mitezza vuol dire pregare per il prossimo che ti turba, in perfetta quiete e serenità.

La mitezza è come una roccia irremovibile all'assalto dei flutti dell'ira. Essa infrange i marosi, perché non cede mai alla loro veemenza.

Mitezza è perciò anche solidità nella pazienza e porta o madre di carità e base del discernimento, perché il Signore insegna ai poveri le sue vie.1 ( Sal 24,9 )

La mansuetudine procura il perdono dei peccati, è la nostra fiducia nella preghiera.

La mitezza è come terra disponibile all'azione dello

Spirito Santo, che ha detto per bocca d'Isaia: Su chi volgerò lo sguardo? Sull'umile e su chi ha lo spirito contrito. 2 ( Is 66,2 )

 

10

 

La mansuetudine corrobora l'obbedienza, guida alla carità fraterna, frena l'impulsività, placa l'ira; è fonte di gioia, è imitazione di Cristo.

La mitezza è caratteristica degli angeli, immobilizza i demoni, è scudo contro il dolore.

Nel cuore del mite abiterà il Signore, mentre l'anima violenta è sede del diavolo.

Secondo il vangelo, i miti erediteranno la terra, 3 ( Mt 5,4 )o

piuttosto ne otterranno il dominio, mentre gli uomini presi da insano furore ne saranno depredati e scacciati.

L'anima mite è la sede della semplicità, mentre lo

spirito schiavo dell'ira opera il male.

Chi è mansueto comprenderà le parole della Sapienza,

perché il Signore guida gli umili secondo giustizia, cioè secondo prudenza.

L'anima umile coabita con l'umiltà, l'anima torbida è la schiava della superbia.

L'anima del mite sarà ricolmata di sapienza mentre quella dell'iracondo diverrà sede delle tenebre dell'ignoranza.

 

11

 

Coloro che vogliono essere amati da Dio devono aderire a lui in semplicità e senza malizia, con purezza d'intenzione e cuore retto. Dobbiamo andare a lui come al maestro che educa i suo discepoli senza raggiri.

Egli infatti, che è semplice e puro per natura, , vuole che le anime vicine a lui siano anch'esse in qualche modo semplici e senza falsità.

Del resto non è possibile vedere la semplicita separata dall'umiltà. Solo il maligno congettura il falso, perché s'immagina d'indovinare i pensieri degli altri, contorcendone le parole; pensa d'intuire i segreti del cuore, interpretando a modo suo le apparenze esterne.

Ho visto persone semplici imparare a malignare dai malvagi; ne avrei mai creduto che essi cosi presto avrebbero perduto il loro naturale privilegio. Quanto facilmente si storcono i retti, tanto è difficile a chi non è retto cambiare in meglio. Molte volte, tuttavia, il ritiro effettivo dal mondo, per una vita di obbedienza e di silenzio, opera questo miracolo di guarigione su piaghe che sembravano incurabili.

 

12

 

Per lo più la scienza gonfia, mentre per natura la mancanza di istruzione e l'ignoranza contribuiscono all'umiltà.

Ce ne ha dato prova luminosa quel grande santo, modello di semplicità che fu Paolo il Semplice . Nessuno infatti in nessun luogo raggiunse come lui la virtù della semplicità. Nessun altro progredì tanto in cosi poco tempo, e nessuno ha mai sentito o veduto modello simile.

Il monaco semplice è come un animale intelligente che consegna la sua libertà affidandosi in pieno a chi lo conduce. L'anima semplice non si oppone al suo superiore, come l'animale non si oppone a colui che lo lega. Perciò esegue i suoi ordini e ne fa la volontà senza contraddirlo fino all'estremo sacrificio per Dio.

Difficilmente i ricchi entreranno nel regno dei cieli; ma è altrettanto difficile che entrino nella semplicità i falsi sapienti.

Talora, però, una caduta può far rinsavire i superbi e procurare la grazia che cancella la malizia.

Tu lotta per annullare la tua propria sapienza e cosi troverai onestà cristallina e salvezza in Cristo Gesù nostro Signore. Amen.

 

 

Send this page to a friend -
 
Manda questa pagina ad un amico