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Letture della preghiera notturna dei certosini
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| [Ciclo A][Ciclo B] [Ciclo C] | |||||||
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15 agostoAssunzione della B. V. Maria1 Dal
Cantico dei Cantici.
1,1-5,1
La
sposa Mi baci con i baci della sua bocca!
La sposa Bruna sono ma bella, 2 1,7-14 Dimmi, o amore dell'anima mia,
Il coro Se non lo sai, o bellissima tra le donne,
Lo
sposo Alla cavalla del cocchio del faraone
Duetto Mentre il re è nel suo recinto,
3
1,15-2,7 Come sei bella, amica mia, come sei bella! Io sono un narciso di Saron,
4
2,8-17
La sposa Una voce! Il mio diletto! 5 3,1-5 Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
Lo sposo Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, 6 3,6-11
Il poeta Che cos'è che sale dal deserto 7 4,1-7
Lo
sposo Come sei bella, amica mia, come sei bella! 8 4,8-5,1 Vieni con me dal Libano, o sposa,
La sposa Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
Lo sposo Son venuto nel mio giardino, sorella mia,
sposa,
Mangiate,
amici, bevete; 9 Dal
vangelo secondo Luca.
1,46-55 Maria
disse: “L'anima mia magnifica il Signore”. Dalle
Omelie di san Giovanni Damasceno.
In
Dormitione Mariæ
, I, 8. 10-12. SC
80, 100-102. 106-114.
Ecco che tutte le generazioni ti chiamano beata, come tu hai
detto, o Maria. Le figlie di Gerusalemme, cioè della Chiesa, ti
hanno visto e ti hanno proclamata beata; le regine, ossia le anime
dei giusti, ti loderanno nei secoli.[1]
Tu sei il trono regale, presso cui si erano disposti gli
angeli, contemplando il loro Signore e Creatore seduto su quel
trono.[2]
Tu hai assunto il ruolo di Eden spirituale, più sacro e più
divino di quello antico: mentre in quello abitava l'Adamo tratto
dalla
terra,
in te il Signore che viene
dal
cielo.[3]
L'arca ti ha prefigurato, quado salvò il seme della nuova
creazione; tu hai generato Cristo, salvezza del mondo, che ha
sommerso il peccato e placato i suoi flutti.
Il roveto ti ha prefigurato, le tavole scritte da Dio ti
hanno predeterminato, l'arca della legge ti ha preannunciato;
chiaramente ti hanno prefigurata l'urna d'oro, il candelabro, la
tavola e la verga di Aronne che era fiorita. 10
Come mai colei che nel parto ha oltrepassato i limiti della
natura ora si piega alle sue leggi e il corpo immacolato è
sottomesso alla morte? È necessario, infatti, deporre ciò che è
mortale per rivestire l'incorruttibilità, poiché il Signore della
natura non si è sottratto all'esperienza della morte.
In che modo, o Maria, chiameremo il mistero che ti coinvolge?
Morte? Ma anche se, come richiede la natura, la tua anima tutta
santa e beata è separata dal tuo corpo beatissimo e immacolato e se
il corpo è consegnato alla tomba seguendo la legge comune, tuttavia
non rimane nella morte e non è distrutto dalla corruzione. Il corpo
di colei la cui verginità rimase intatta durante il parto, dopo la
morte fu custodito intatto e trasportato in una dimora migliore e più
divina, non colpita dalla morte e destinata a durare per i secoli
infiniti. 11
Non sei salita al cielo come Elia[4],
né come Paolo sei stata trasportata al terzo cielo,[5]
ma sei giunta fino al trono regale di tuo Figlio, dove contempli con
i tuoi stessi occhi e stai alla sua presenza nella gioia, con grande
e indicibile confidenza.
Per gli angeli e per tutte le potenze sovracosmiche sei
giubilo indicibile, per i patriarchi letizia senza fine, per i
giusti gioia inesprimibile, per i profeti motivo di incessante
esultanza.
Benedici il mondo, santifichi l'universo, sei sollievo per
chi patisce, consolazione per chi piange, guarigione per chi è
malato; sei porto nelle tempeste, perdono dei peccati, benevolo
conforto per chi è afflitto. Tu sei pronto aiuto per tutti quelli
che ti invocano. 12
Quando dichiariamo beata la morte dei servi di Dio, soltanto
la conclusione della loro vita dà la sicurezza definitiva di essere
graditi al Signore; per questo la loro morte è proclamata beata,
perché sigilla la loro perfezione e ne manifesta la beatitudine,
donando la solidità della virtù, come afferma la Scrittura: Prima
della
fine
non
chiamare
nessuno
beato.[6]
Ma non a te, o Maria, riferiremo ciò. La tua beatitudine non
deriva dalla morte e il trapasso non è stato un perfezionamento.
Non è neppure il tuo emigrare da questa vita a confermarti nella
grazia. Il principio, il mezzo e la fine di tutti i tuoi
incomprensibili privilegi, la loro stabilità e l'autentica conferma
furono il concepimento verginale, l'inabitazione divina e il prato
rimanendo integra. Perciò, l'hai detto con verità, non
dalla morte, ma fin dal concepimento stesso sei
chiamata beata da tutte le generazioni. Non la morte ti ha
beatificata, ma tu stessa hai glorificato la morte, liberandola
dalla tristezza e facendola apparire una gioia. [1]Cf Ct 6,9 e Pro 31,28 [2]Cf Dn 6.9 e Pro 31,28 [3]1 Cor 15,47 [4]Cf 2 Re 2,11 [5]2 Cor 12,2 [6]Sir 11,28
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15 agosto Assunzione della B. V. Maria 1 Inizio
del Cantico dei Cantici.
1, 1-6
La
sposa Mi
baci con i baci della sua bocca!
La sposa Bruna sono ma bella, 2 Dimmi,
o amore dell'anima mia,
Il coro Se non lo sai, o bellissima tra le donne,
Lo
sposo Alla cavalla del cocchio del faraone
Duetto Mentre il re è nel suo recinto, 3 Come sei bella, amica mia, come sei bella! Io sono un narciso di Saron, 4
La
sposa Una voce! Il mio diletto! 5 Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
Lo
sposo Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, 6
Il
poeta Che cos'è che sale dal deserto 7
Lo
sposo Come sei bella, amica mia, come sei bella! 8 Vieni con me dal Libano, o sposa,
La
sposa Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
Lo
sposo Son venuto nel mio giardino, sorella mia,
sposa,
Mangiate,
amici, bevete; 9 Dal
vangelo secondo Luca.
1,46-55
Maria disse: “L’anima mia
magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio
salvatore”. Dalle Lettere di Adamo di Perseigne.Epist.
II, 12-15, ad Andrea di Tours.
SC 66, 62-66.
La Madre di Dio, all’udire Elisabetta che le predice l’avvenire,
ripensa all’annuncio dell’angelo da parte del Signore. Considera la
purità della sua coscienza esente da ogni macchia, per cui si vede portata
in alto per opera divina, ben sopra il mondo e ogni creatura, per la
prerogativa di una grazia singolare corrisposta con la vita. Allora
nel giubilo di una gioia immensa canta al Signore un cantico nuovo,
esclamando: L’anima mia magnifica il Signore.
L’anima di Maria magnifica il Signore, perché prima è
stata magnificata da lui. Senza l’iniziativa divina che l’ha
preceduta, Maria non avrebbe potuto magnificare a sua volta il
Signore. Maria magnifica dunque colui dal quale è stata
magnificata. E non solo con la lode della bocca lo magnifica, non
solo con l’integrità del corpo, ma per il carattere unico del
suo amore. 10
Molti lodano con le labbra, ma si smentiscono con la vita. Il
loro cuore orgoglioso li rende autori di scelleratezza, invece che capaci
di adorazione. Di costoro sta scritto: Dichiarano di conoscere
Dio, ma lo rinnegano con i fatti.[1]
Questa
razza di gente non esalta Dio, al contrario minimizza il nome del Signore,
per quanto è in suo potere. A costoro si riferisce l’Apostolo
affermando: Il nome di Dio è bestemmiato per causa vostra
tra i pagani.[2]
In Maria, invece, magnifica il Signore la lingua, la vita, l’anima:
la lingua, che loda la meravigliosa santità della divina gloria; la
vita, che merita con le opere la gloria stessa; l’anima, che ama in
modo singolare, raggiungendolo sulle ali della contemplazione, mentre
lo spirito e il seno ne contengono l’incomprensibile magnificenza.
L’anima mia —
ella dice — magnifica il Signore.Come lo magnifichi? Puoi forse
rendere più grande la grandezza infinita? Grande è il Signore -
dice il salmista - e degno di ogni lode.[3]
E’
tanto grande che la sua grandezza non si può paragonare né misurare.
Come dunque lo magnifichi se non lo rendi da piccolo grande, né da
grande più grande? Eppure lo magnifichi perché gli dài lode. 11
Tu magnifichi il Signore, o Maria, perché fra le tenebre
di questo mondo, tu più luminosa del sole, tu più bella della
luna, tu più fragrante della rosa, tu più candida della neve, lo
fai conoscere irradiandone lo splendore. Lo magnifichi, dunque,
non aumentando la sua grandezza infinita, ma portando fra le
tenebre di questo mondo la luce sconosciuta della vera Divinità.
Il Signore, come non viene mai meno essendo eterno, così non
può progredire essendo perfetto; è eterno, perché non ha inizio né fine,
è perfetto perché nulla manca alla sua pienezza. E
tuttavia tu lo magnifichi, quando per l’eccellenza dei tuoi meriti
t’innalzi fino a ricevere la pienezza della grazia. Infatti lo Spirito
Santo, che sopravviene in te pur lasciandoti vergine intatta, ti rende
Madre di Dio, perché al mondo perduto tu generi il Salvatore. 12
Quali le cause di tali prodigi? Ciò proviene dal motivo
che il Signore è con te, lui che ha fatto dei suoi doni i
tuoi meriti; ecco perché affermo che tanto più tu magnifichi il
Signore, quanto maggiormente in lui e da lui sei magnificata.
Che significa che l’anima tua magnifica il Signore, se
non che tu stessa sei da lui talmente elevata da ricevere tutta la
pienezza della grazia? Le tue gloriose e singolari virtù ti
dilatano sino a raggiungere la magnificenza di una gloria senza
pari. Ti dilatano, dico, perché tutta rorida dalla rugiada dello
Spirito Santo, tutta impregnata dall’unione celeste, la tua
anima si dilata col desiderio dell’amore come una pelle intrisa
d’olio, fino a raggiungere lo stesso Verbo di Dio.
Tu sei il cestello di Mosè, tu il ricettacolo del Verbo,
tu la cella del vino nuovo che inebria la sobrietà dei credenti.
Tu sei la Madre di Dio.
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Letture della preghiera notturna dei certosini |
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1 Omelia
di papa Paolo VI. 15
agosto 1969. "Insegnamenti di Paolo VI Poliglotta vaticana,
Roma, 1970, t.VII,1292-1297.
Allorché
celebriamo le feste della Madonna, notiamo come le pagine del vangelo
ci fanno vedere e sentire Maria più vicina a noi. Si tratta di
incontri familiari: ad esempio l'annunciazione, la nascita del
Signore, la visita a Elisabetta, che rendono facile la nostra
conversazione con la Madre di Dio, una conversazione che si svolge con
linguaggio umano. Ne è conferma l'Ave Maria, poiché ella è nostra, nostra sorella nell'umanità. I
vari misteri della Madonna, anche quelli dolorosi, sono quadri di
vita, ai quali ci è facile accedere almeno in parte, pure rimanendo
noi sempre attoniti di fronte alla loro grandezza e sublimità. Ma il ricordo degli ultimi punti del santo rosario: l'assunzione e la gloria di Maria, invece, ce la portano lontano. La Madonna esce dalla sfera della nostra vita umana; sale, scompare, entra in quell'aldilà che conosciamo solo per fede e anche per una certa intuizione in fondo al nostro spirito, predisposto a tale avvenire meraviglioso. 2 Noi
intuiamo qualche cosa di questo aldilà, ma ci manca ogni esperienza.
Allora bisogna affidarsi alla immaginazione; bisogna rendere
superlativi e assoluti i termini da noi usati nel linguaggio terreno,
temporale, per figurarci in piccola dimensione l'eterno. Oggi
noi celebriamo proprio l'aldilà di Maria, e possiamo considerarlo in
due momenti: l'istante della sua risurrezione e quello della sua
"entrata" e dimora nel Paradiso, che durerà per tutti i
secoli nella gloria del Signore. Che cosa stiamo guardando? L'epilogo della storia di Maria. Ci sarebbe più facile trovarne le ragioni che dirne l'essenza: Maria era senza macchia di peccato. Il peccato è la causa della morte e quindi è chiaro che la Madonna non doveva subire la pena della morte anche se ella ne ha subito la sorte, la dormitio Virginis, come si dice nell'antica liturgia, specie quella orientale. 3 Appena
addormentate, quelle membra santissime, innocenti, si sono rianimate;
hanno ripreso una vita nuova, leggera, trasparente, trasfigurante.
Maria è passata da questo nostro piano di vita temporale, terrena, a
quell'altro per cui restiamo senza parole. Guardiamo,
però, e restiamo abbagliati, come quando si guarda il sole e si vede
che è sorgente di luce e vince la forza della nostra capacità
visiva. Restiamo confusi a tanta luce e allora avviene il fatto comune
di quando si guarda la luce. Si accende un lume: il primo sguardo è
al lume, il secondo alle cose circostanti che ne sono illuminate. Cosi avviene nel mistero dell'assunzione: vediamo Maria diventare una stella del cielo: la stella più bella; diventare, dice sempre la Scrittura, adattata alla figura della Vergine, bella come la luna, fulgida come il sole (Ct 6,10) cioè un astro che illumina l'universo, il nostro panorama terreno. 4 Quale
luce ci da in modo speciale questo mistero odierno di Maria? Ce ne da
molte, di luci. Ma quella che ci sembra specifica, essenziale,
caratteristica, è che ci ricorda che la sorte di Maria sarà la
nostra: anche noi siamo dei futuri risorti, siamo vite che il Signore
cosi ha creato da rendere immortali, da destinare a una vita che
trapassa i confini del tempo e gli anni trascorsi quaggiù, cosi
labili, cosi fugaci, cosi logoranti, per darci invece, una vita piena,
perfetta, santa e soprattutto, fuori del tempo. Essa non ha orologio,
limiti, non ha calendario, non si
esaurisce nella sua durata, ma resta assorbita nella sempre
fresca, viva, nuova visione di Dio; è la vita eterna. Maria ha avuto il privilegio di anticipare questa sorte e di goderla in una pienezza, in una perfezione che noi non raggiungeremo, sia pure se noi avremo la stessa sorte, cioè di riprendere dopo la lunga stagione del nostro sonno nel sepolcro questa nostra stessa carne, queste stesse nostre membra, la nostra stessa persona fisica nel tempo. 5 Vorremmo
domandare alla luce di tali verità, che il Credo
ci fa ripetere ogni giorno, se siamo veramente convinti che sarà
cosi; se siamo sicuri, se crediamo e avvertiamo la meraviglia stupenda
che tale verità colloca nella nostra maniera di valutare l'esistenza
presente. Essa ha si una importanza grandissima ma è fugace,
effimera, destinata all'altra esistenza, quella garantita dalla parola
del Signore e della quale, nell'odierna festa, abbiamo splendida
conferma. Vogliamo
domandarci, oggi, se tale realtà è presente sia per la indicibile
consolazione che offre, sia per la dignità altissima e l'importanza
senza paragone che essa imprime all'esistenza umana. Per siffatta
realtà la Chiesa è cosi gelosa nella difesa della vita che nasce,
della vita sofferente, della vita che muore. Tutto concorre ad un atto che Iddio compie per l'eternità, e perciò la dignità della vita umana diviene qualificata con statura incommensurabile, bellissima, grandissima. E' la sorte di beatitudine che esige da tutti vicendevole amore. 6 Una
seconda domanda, più pratica ma non meno importante: che rapporto c'è
tra la vita presente e quella futura? Le cose avvengono
automaticamente? Si nasce, cioè, si muore e un giorno si risorgerà
tranquillamente, siccome fatti naturali, insopprimibili? No.
Esistono condizioni precise. La risurrezione esige il presupposto, da
parte nostra, di essere buoni, veri cristiani, di conoscere la sorte
d'essere veramente inseriti nella sorgente della vita che è Cristo,
di essere sin d'ora attratti e compaginati nella sua misteriosa
esistenza. Cristo è la vita: non vi sono su ciò dubbi o riserve. Noi
dobbiamo essere cristiani, dobbiamo essere uniti a Cristo, giacché se
vogliamo davvero che il prodigio della sua vita risorta sia pure
nostro, dobbiamo agire in modo da credere e operare secondo l'unione
indispensabile con lui. E' la cosa più importante del nostro tempo presente: o cristiani, o falliti; e il fallimento sarebbe di una portata incalcolabile, Dio mio, perché eterno. 7 Con
la sua assunzione al cielo Maria ci garantisce la possibilità di ascendere
anche noi, se siamo, come lei, uniti a Cristo. Con tanta madre, la distanza
fra noi e Cristo è abbreviata, annullata; e il Signore ci viene incontro
e ci ripete: “Mangia di questo pane e vivrai in eterno” (Gv
6,58). In
tal modo si raggiunge l'immortalità, cioè l'inserimento della vita
nuova nella nostra povera giornata terrena, che da se sarebbe
enigmatica e forse tormentata e inghiottita dal dubbio. Siamo
esseri mortali, che devono rinunziare al grande sogno della vita
perfetta e della vita eterna? No, di certo. Il Signore ci dice:
"Io ti prometto, se tu credi, se rimani unito a me, se
accetti di vivere cosi, che la tua vita sarà un giorno come quella di
Maria". Cosi
nell'unione eterna con Cristo formeremo con lui quella luminosa società
e unità del Corpo mistico che è il segreto dell'intera creazione e
di ogni opera di bontà del genio cristiano. Celebriamo, perciò, l'odierna festa nella fede della vita eterna, cercando di raggiungere le supreme conseguenze di tale fede. 8 La Vergine Maria, dall'alto del suo seggio di gloria, ci tende le braccia perché sentiamo ancora meglio l'invito e la certezza della sua protezione, l'esempio e il flusso della sua intercessione. Ella viene sempre in nostro soccorso. E' bello vivere, con questa agilità e levitazione spirituale, la vita presente: i dolori, le fatiche, le delusioni, i pesi, le responsabilità cambiano di gravità; e invece di essere ostacoli diventano i gradini per raggiungere il traguardo, la vetta a cui siamo indirizzati. Che Maria ci aiuti: confidiamo in lei. La visione, la realtà del suo mistero illumini la nostra vita di speranza, di gaudio anticipato, di forza morale, di gioia cristiana; e ripetiamo cosi con lei: Quanto è grande il Signore! L'anima mia magnifica il Signore (Lc 1,46). Si, egli ha fatto cose grandi a Maria, e anche a noi che siamo, per divina adozione, fratelli di Cristo e fratelli, nella umanità, di Maria santissima.
9 Dal
vangelo secondo Luca. 1,46-55
Maria
disse: "Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il
suo nome". Dalle
Meditazioni di Guigo II, certosino.
Meditatio VIII. SC 163,164-170. O casa d'avorio, palazzo reale, costruito con tavole di cedro e rivolto verso spazi infiniti, o Maria, quante ricchezze sono in te racchiuse! Tu sei veramente il grande trono d'avorio di Salomone, opera tale che non ne esistettero di simili in nessun regno; sei rivestita con l'oro purissimo della sapienza, i tuoi fianchi hanno la perfezione dell'intatta verginità. Tu sei ascesa per i sei gradini dell'azione, e ora innalzi sul settimo il seggio della quiete contemplativa. E' il seggio del re di pace: di qua e di la, da una parte e dall'altra, si ergono sui gradini dodici leoni, i profeti e gli apostoli, i padri più grandi dei due testamenti, sostenuti dai tuoi meriti, quali fanciullini ricolmi di stupefatta meraviglia innanzi alla tua elevazione. Chi è costei essi dicono che sorge come l'aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati? (Ct 6, 10).
10 Tutta la corte celeste s'innalza nello stupore di fronte a te e ammira in te l'opera delle dita di Dio. O piena di grazia, che è ciò che porti nel tuo seno? E' il Signore, Sono la serva del Signore. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente (Lc 1,38.49). Cose da guardarsi con meraviglia, perché sono grandi,e chi ha fatto in me queste cose grandi è il potente.Egli è il Signore, io sono la serva;egli è la rugiada, io la terra,e da questo viene il frumento.Egli è la manna, io il vaso,e da questo viene il verme, poiché è detto:lo sono verme, non uomo (Sal 21,7). L'uomo è come l'erba, ma quest'Uomo è frumento (Sal 102,15). Dalla rugiada del cielo e dalla terra vergine è spuntato il frumento. Sono grandi cose colui che le ha fatte è il potente. Un sol chicco di frumento nasce da me, e della grande abbondanza di questo frumento vien detto: Se muore, produce molto frutto (Gv 12,24). E' vero: morendo egli ha versato una grande abbondanza di vino; risorgendo e ascendendo ha effuso olio, e l'ha effuso su di noi abbondantemente, come dice l'Apostolo (Tt 3,6). Ecco l'abbondanza di frumento, di vino e di olio con rugiada del cielo e terre grasse. 11 Dio
ha fatto di te, o Maria, una terra fertile. Ti ha colmato di grazia e
separata dalla massa peccatrice, come il grasso nel sacrificio è
separato dalla carne. Tu sei piena di grazia, piena di frumento, piena
di vino, piena di olio, piena e debordante di tutti i doni dello
Spirito Santo. Il
Signore è
con te: (Lc
1.28) con te nell'intimità del cuore, con te nel talamo del seno;
con te egli dimora, con te rimane, mai si allontana da te. Il
Signore è
con te. Che significa "con te"? Il Signore è con te una
sola natura destinata ad essere innalzata
ben sopra gli angeli. Dio abita in mezzo agli angeli, ma non
con gli angeli; invece abita in mezzo a te e anche con te. Dio
siede sopra gli angeli, siede sul trono, siede sui cherubini e i
serafini, siede e regna sopra tutti costoro. Ma in nessun regno esiste
opera alcuna simile a questo grande trono d'avorio. 12 Benedetta
tu fra le donne (Lc
1.42).
La
pienezza della grazia che è in te si riversa sulla terra e la disseta
moltiplicandone i frutti;sotto questo stillicidio essa germinerà
nella gioia, e tutte le generazioni ti chiameranno beata. Benedetta
tu fra le donne. Sarebbe poco per te essere benedetta sopra gli
uomini; le donne partoriscono con dolore, gli uomini con il sudore del
volto mangiano il loro pane. Tu invece partorisci senza dolore, mangi
senza fatica. Sarebbe poco per te anche essere benedetta sopra gli
angeli: gli angeli sono nutriti da Dio, non vien detto che nutrano
essi Dio. Tu invece, o benedetta, nutri colui che nutre sia te che gli
angeli. E
benedetto il frutto del tuo grembo, (Lc
1.42) il frutto per il quale le donne, gli uomini e gli angeli sono benedetti e tu sei benedetta sopra di tutti: perché molte figlie hanno radunato ricchezze,ma tu le hai superate tutte. Dio
ha consacrato il frutto del tuo grembo con olio di letizia a
preferenza dei suoi compagni,e dalla sua pienezza noi tutti abbiamo
ricevuto:ma tu hai ricevuto con più abbondanza di tutti.
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