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Letture della preghiera notturna dei certosini
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1
Dai
Discorsi di san Leone Magno.
Sermones
57,64,59; De passione Domini VI,4.XIII,3.VIII,6-7. PL 54,330.360.340-341.
Prima
di essere tradito, il Signore aveva detto: lo, quando
sarò elevato da terra, attirerò
tutti
a me.
1.( Gv 12,32 ) Assumerò integralmente la causa del genere umano e
reintegrerò perfettamente la natura andata, in precedenza, perduta. In me
ogni languore sarà distrutto e ogni ferita troverà la guarigione.
Quando
Gesù subì la sua orrenda passione nella nostra natura, lo sconvolgimento
dell'universo manifestò che il Signore, una volta innalzato, aveva
davvero attirato tutto a se. Mentre il Creatore pendeva dal patibolo, la
creazione intera gemette, sperimentando con lui la trafittura dei chiodi
della croce.
Nulla
rimase estraneo a quel supplizio: il cielo e la terra si unirono alle
sofferenze dei Salvatore, infrangendo le pietre, spalancando i sepolcri,
liberando i prigionieri dagli inferi, nascondendo i raggi del sole sotto
l'orrore di fitte tenebre.
Il
mondo doveva rendere questa testimonianza al suo Creatore, quasi che nella
morte del suo Autore, anche il cosmo volesse finire di esistere.
2
Io,
quando sarò elevato da terra,
attirerò tutti a me.
La
vera fede, che giustifica l'empio e crea il giusto, è
attratta verso colui che è l'uomo per eccellenza. In lui, la fede
acquista la salvezza, perché solo in lui l'umanità si è ritrovata
innocente.
Ormai
tutti gli uomini rientrano in pace con Dio, giacché Gesù Cristo è divenuto solidale con la loro stirpe ed è l'unico mediatore tra Dio e gli uomini.
Ormai,
tutti gli uomini possono gloriarsi della potenza di Cristo, che
nell'infermità della nostra carne ha affrontato il nemico superbo e ha
donato la vittoria a coloro da cui ha preso il suo corpo vincitore.
In
Cristo sulla croce il nostro sguardo interiore non deve soltanto
contemplare il corpo che potevano vedere anche gli empi. Mosè aveva loro
predetto: La tua vita ti sarà dinanzi
come sospesa a un filo; temerai notte e giorno e non sarai sicuro della
tua vita
(
Dt 28,66 ) 1
giudei
non potevano scorgere nel Signore crocifisso altro che il proprio crimine;
non li angosciava quel timore che giustifica il vero credente, ma quello
che tormenta la cattiva coscienza.
Noi
invece, illuminati dallo Spirito di verità, spalanchiamo un cuore puro e
libero alla gloria della Croce, raggiante in cielo e in terra. Penetriamo
con lo sguardo interiore il senso delle parole che Cristo disse
nell'imminenza della passione: "E'
giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. Ora l'anima mia è
turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono
giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome". Venne allora una
voce dal cielo: L 'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò. Gesù
rispose ai presenti: Questa voce non
è venuta per me, ma per voi. Ora e il giudizio di questo mondo; ora il
principe di questo mondo sarà gettato fuori. lo, quando sarò elevato da
terra, attirerò tutti a me.
(
Gv 12,23.27-28.30-32 )
3
O
mirabile potenza della croce!
O
ineffabile gloria della passione, che racchiude in se il tribunale del
Signore, il giudizio del mondo e la potenza del Crocifisso.
Hai
attirato davvero ogni cosa a te, Signore, e mentre stendevi tutto il
giorno le mani verso il popolo che non credeva e ti scherniva, donavi a
tutto il mondo di intendere e proclamare la tua maestà.
Hai
attirato ogni cosa a te, Signore, quando nell'esecrazione per il delitto
commesso dai giudei, tutti gli elementi del creato pronunciarono un'unica
sentenza: si oscurarono i luminari del cielo, il giorno divenne notte, la
terra fu scossa da un insolito terremoto, e ogni creatura negò agli empi
il suo servizio.
Hai
attirato ogni cosa a te, Signore, perché il velo del tempio si è
squarciato, sottraendo il Santo dei santi agli sguardi degli indegni
pontefici. Cosi il simbolo che prefigurava la presenza di Dio fu
sostituito dalla verità di quella presenza, la profezia fece posto alla
manifestazione reale e la legge ha trovato compimento nel vangelo.
4
Hai
attirato ogni cosa a te, Signore, perché quello che si compiva nell'unico
tempio di Gerusalemme, sotto il velo dei segni, fosse celebrato dovunque,
nella pienezza e nell'evidenza del sacramento, dalla devozione di tutte le
genti.
Ora
infatti è più nobile l'ordine dei leviti, più alta la dignità dei
presbiteri, più sacra l'unzione dei vescovi; poiché la tua croce è la
fonte di ogni benedizione, la causa di ogni grazia. Per suo mezzo vien
data ai fedeli la forza
nella
sofferenza, la gloria nell'umiliazione, la vita nella morte.
Ora
poi, essendo venuta meno la verità dei sacrifici materiali, l'unica
oblazione del tuo Corpo e del tuo Sangue sostituisce con pienezza
l'offerta molteplice delle vittime: poiché tu sei il vero Agnello
di Dio, che toglie i peccati del mondo. (
Gv 1,29 )
E
cosi, in te porti a compimento tutti i misteri e le celebrazioni rituali,
perché, come uno solo è il sacrificio per ogni vittima, cosi pure uno
sia il regno formato da tutti i popoli.
5
Dalla
omelia "Sulla Pasqua" di Melitone di Sardi.
De
Pasca,4-9.39-44.100-105. S C 123,60ss.
La
legge di Mosè è antica, ma nuova è la parola evangelica.
Temporanea
è la figura, eterna la grazia.
Corruttibile
l'agnello, incorruttibile il Signore.
che
fu immolato come un agnello, ma risorse come Dio. Era
come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi
tosatori, e non aprì la sua bocca. (
Is 53,7 )
Il
simbolo è scomparso ed è venuta la realtà:
invece
di un agnello, Dio, l'uomo-Cristo, che tutto compendia.
L'immolazione
dell'agnello, la celebrazione della Pasqua
e
le prescrizioni della legge hanno trovato compimento in Cristo Gesù.
Nell'antica legge tutto avveniva in vista di Cristo.
Nell'ordine
nuovo tutto converge a Cristo in una forma assai superiore. La legge è
divenuta parola da antica si è fatta nuova,
ma
ambedue, legge e parola, uscirono da Sion e da Gerusalemme.
Il
precetto si mutò in grazia, la figura in verità, l'agnello nel Figlio,
la pecora nell'uomo, e l'uomo in Dio.
Come
Figlio infatti fu generato, come agnello fu condotto via
e
come pecora fu immolato.Come uomo fu sepolto, ed è risorto dai morti come
Dio, essendo per natura Dio e
uomo.
Egli
è tutto:
quando
giudica, è legge;
quando
insegna, è parola;
quando
salva, è grazia;
quando
da la vita, è Padre;
quando
viene generato, è Figlio;
quando
patisce, è pecora;
quando
è sepolto, è uomo;
quando
risorge, è Dio.
Questi
è Gesù Cristo.
6
La
salvezza e la verità del Signore furono prefigurate nel popolo di
Israele, e le affermazioni del vangelo furono preannunziate dalla legge di
Mosè.
Era
dunque il popolo l'immagine della Chiesa e la legge una scrittura
simbolica.
Il
vangelo invece è pienezza e spiegazione della legge, e la Chiesa è il
luogo della verità.
I
simboli erano preziosi prima della verità e la parabola mirabile prima
dell'interpretazione.
Il
popolo d'Israele fu valido prima che la Chiesa sorgesse, e la legge
stupenda prima che manifestasse la sua luce il vangelo.
Ma
quando fu fondata la Chiesa e annunziato il vangelo,
il
simbolo scomparve, perché aveva trasmesso alla realtà la sua forza.
Le
antiche parabole si compirono, quando furono illuminate dalla spiegazione.
Cosi
anche la legge ebbe compimento, quando brillò il vangelo;
e
il popolo d'Israele divenne vano, quando fu fondata la Chiesa;
e
fu cancellata l'immagine, quando il Signore si manifestò.
Una
volta era preziosa l'immolazione dell'agnello ma ora è senza pregio,
perché il vero bene è apparso nel sacrificio salvifico del Signore.
7
Il
Signore, pur essendo Dio, si fece uomo e soffri per chi soffre, fu
prigioniero per il prigioniero, condannato per il colpevole
e,
sepolto per chi è sepolto, risuscitò dai morti e gridò queste grandi
parole: (
Is 50,8 ) Chi mi accusa? Si
avvicini a me. Io sono Cristo che ho distrutto la morte, che ho vinto
il nemico, che ho messo sotto i piedi l'inferno, che ho imbrigliato il
forte e ho elevato l'uomo alle sublimità del cielo; io, egli dice, sono
il Cristo. Venite, dunque, o genti tutte, oppresse dai peccati, e ricevete
il perdono. Sono io, infatti, il vostro perdono, lo la Pasqua della
redenzione, io l'Agnello immolato per voi, io il vostro lavacro, io la
vostra vita, io la vostra risurrezione, la vostra luce, la vostra
salvezza, io il vostro re. lo vi porto in alto nei cieli. lo vi risusciterò
e vi farò vedere il Padre che è nei cieli. lo vi innalzerò con la mia
destra.
8
Il
Signore è colui che ha fatto il cielo e la terra ha plasmato l'uomo a sua
immagine e si annunziò per mezzo della legge e dei profeti.
Si
è incarnato nella Vergine, a un legno fu appeso, fu deposto in terra, dai
morti è risuscitato ed è salito vittorioso verso l'alto dei cieli.
Siede
alla destra del Padre, con il potere di giudicare e salvare ogni cosa.
Per
mezzo di lui il Padre ha fatto tutte le cose dal principio fino
all'eternità.
Egli
è l'alfa e l'omega, il principio e la fine, inizio ineffabile e fine
inenarrabile.
Egli
è il Cristo, il re. E' Gesù, il capo, il Signore.
Egli
è il risorto, assiso alla destra del Padre. Egli rivela il Padre e dal
Padre è rivelato.
A
lui sia gloria e potenza nei secoli dei secoli.
Amen.
9
Dal
vangelo secondo Giovanni.
3,13-17
In
quel tempo Gesù disse a Nicodemo: "Dio ha tanto amato il mondo da
dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma
abbia la vita eterna".
Dai
Discorri di san Bernardo.
Sermones
de diversis, 60,1-4. PL
183,683-685.
Nessuno
e mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal
cielo.
Il
Signore e salvatore nostro, Gesù Cristo, per insegnarci a salire al
cielo, mise in pratica ciò che insegnò, per cui salì lui stesso al
cielo. Tuttavia non poteva salirvi senza prima discenderne.
La
semplicità della natura divina non consentiva a Dio ne di scendere ne di
salire, giacché non ammette ne crescita ne ediminuzione o mutamenti di
sorta. Il Figlio di Dio ha assunto allora la natura umana nell'unità
della sua persona; in tal modo gli fu possibile scendere e poi risalire al
cielo per indicarci la via da percorrere per ascendere a nostra volta.
La
frase dei vangelo: Nessuno e mai
salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo indica che il Verbo ha
assunto la nostra natura mortale, mentre il seguito del testo che
è disceso dal cielo sottolinea l'immutabilità della natura divina.
(
Is 5,4 )
due
membri della frase significano tanto che Cristo è la via per cui bisogna
salire quanto che è la patria dove dobbiamo rimanere, specificando che il
cielo è la patria di quanti sono arrivati.
Notiamo
che il testo dice "è sceso" e non "è caduto".
Difatti chi cade precipita in terra senza nessuna progressione o misura,
mentre chi scende procede misuratamente, mettendo il piede su un gradino
dopo l'altro.
10
Esaminiamo
i vari gradi della discesa e dell'ascesa di Cristo. Ve ne sono tre per
parte.
Il
primo grado discendente conduce dall'alto dei cieli fino alla carne; il
secondo conduce alla croce, il terzo alla morte.
Ecco
fin dove è sceso Cristo. Poteva abbassarsi di più? Certo no, poiché il
nostro re diceva affettuosamente a proposito della sua opera: Che cosa dovevo fare ancora al la
mia vigna che io non abbia fatto?
(
Is 5,4 )
Nessuno ha
un amore piùgrande
di questo: dare la vita per i propri amici.
(
Gv 15,13 )
Abbiamo
esaminato i vari gradi della discesa di Cristo. Vediamo ora quelli della
sua ascesa, tre anch'essi. Il primo è la gloria della risurrezione, il
secondo conduce al potere di giudicare, l'ultimo a sedersi alla destra del
Padre.
Con
la sua morte, Cristo meritò di risorgere. Con la croce meritò il potere
di giudicare; condannato ingiustamente alla croce, il Signore doveva
ottenere grazie ad essa una giusta contropartita, che egli conferma una
volta risorto, dicendo: Mi e stato
dato ogni potere in cielo e in terra.
(
Mt 28,18 )
Infine,
a motivo della condizione di schiavo che aveva assunto, ha meritato di
sedersi alla destra di Dio. La carne mortale in cui soffrì e morì, egli
l'ha risuscitata e innalzata sopra tutti i cieli, sopra tutti i cori
angelici fino alla destra del Padre.
11
Che
c'è di più bello di questa disposizione di Dio, grazie a cui la morte è
inghiottita dalla vittoria e l'ignominia della croce si muta in gloria
splendente? Questo mirabile disegno divino fa dire ai giusti:
Quanto a me non ci sia altro vanto
che nella croce del
Signore nostro Gesù Cristo.
( Gal 6,14 )
Che
cosa di più bello di questo piano dove l'umiltà della carne passa da
questo mondo al Padre?
Che
dire, che pensare di più sublime di questa ascensione? Potremo mai
trovare un onore più glorioso? Nostro Signore è sceso, poi è risalito
grazie al mistero della sua incarnazione, lasciandoci un esempio, perché
camminassimo sulle sue orme.
Attingiamo
perciò nel mistero di Cristo il modello della nostra condotta, giacché chi
dice di dimorare in Cristo. deve comportarsi come lui si e comportato.
(
1 Gv 2,6 )
Scendiamo
con Gesù per il sentiero dell'umiltà: il nostro primo gradino sarà di
non voler mai dominare sugli altri;
il
secondo di starcene sottomessi a tutti, il terzo di sopportare senza
scomporci ogni ingiuria e ogni villania in questo stato di sottomissione.
12
Dopo
essere discesi, occorrerà risalire. Domandiamo al profeta: Chi
salirà il monte del Signore, chi starà nel suo luogo santo? Chi ha mani
innocenti e cuore puro, chi non pronunzia menzogna, chi non giura a danno
del suo prossimo.
(
Sal 23,3-4 )
Notiamo
qui tre gradi successivi per la salita: dapprima è chiesta l'innocenza
nelle opere, poi la purezza del cuore e infine il frutto dell'
edificazione. Questa progressione nella salita corrisponde mirabilmente a
quella della discesa. Il primo grado del salmista, l'innocenza nelle
opere, si prova mediante la tollerante sopportazione delle ingiurie. Il
secondo grado, la purezza del cuore, corrisponde alla sottomissione
paziente, perché questo atteggiamento ci purifica il cuore, come afferma
Gesù stesso: Voi siete già mondi per la parola che vi ho annunziato.(
Gv 15,3 )
Il
terzo grado, quello del frutto della buona edificazione, corrisponde al
primo grado della discesa: non pretendere di essere superiori agli altri.
Chi infatti non ambisce di dominare, certamente può comandare agli altri
con risultati soddisfacenti. |
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