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Letture della preghiera notturna dei certosini

14 settembre

 

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

 

 
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1

 

Dai Discorsi di san Leone Magno.

 

Sermones 57,64,59; De passione Domini VI,4.XIII,3.VIII,6-7. PL 54,330.360.340-341.

 

Prima di essere tradito, il Signore aveva detto: lo, quando sarò elevato da terra, attirerò

tutti a me. 1.( Gv 12,32 ) Assumerò integralmente la causa del genere umano e reintegrerò perfettamente la natura andata, in precedenza, perduta. In me ogni languore sarà distrutto e ogni ferita troverà la guarigione.

Quando Gesù subì la sua orrenda passione nella nostra natura, lo sconvolgimento dell'universo manifestò che il Signore, una volta innalzato, aveva davvero attirato tutto a se. Mentre il Creatore pendeva dal patibolo, la creazione intera gemette, sperimentando con lui la trafittura dei chiodi della croce.

Nulla rimase estraneo a quel supplizio: il cielo e la terra si unirono alle sofferenze dei Salvatore, infrangendo le pietre, spalancando i sepolcri, liberando i prigionieri dagli inferi, nascondendo i raggi del sole sotto l'orrore di fitte tenebre.

Il mondo doveva rendere questa testimonianza al suo Creatore, quasi che nella morte del suo Autore, anche il cosmo volesse finire di esistere.

 

2

 

Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me.

La vera fede, che giustifica l'empio e crea il giusto, è attratta verso colui che è l'uomo per eccellenza. In lui, la fede acquista la salvezza, perché solo in lui l'umanità si è ritrovata innocente.

Ormai tutti gli uomini rientrano in pace con Dio, giacché Gesù Cristo è divenuto solidale con la loro stirpe ed è l'unico mediatore tra Dio e gli uomini.

Ormai, tutti gli uomini possono gloriarsi della potenza di Cristo, che nell'infermità della nostra carne ha affrontato il nemico superbo e ha donato la vittoria a coloro da cui ha preso il suo corpo vincitore.

In Cristo sulla croce il nostro sguardo interiore non deve soltanto contemplare il corpo che potevano vedere anche gli empi. Mosè aveva loro predetto: La tua vita ti sarà  dinanzi come sospesa a un filo; temerai notte e giorno e non sarai sicuro della tua vita ( Dt 28,66 )

1 giudei non potevano scorgere nel Signore crocifisso altro che il proprio crimine; non li angosciava quel timore che giustifica il vero credente, ma quello che tormenta la cattiva coscienza.

Noi invece, illuminati dallo Spirito di verità, spalanchiamo un cuore puro e libero alla gloria della Croce, raggiante in cielo e in terra. Penetriamo con lo sguardo interiore il senso delle parole che Cristo disse nell'imminenza della passione: "E' giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. Ora l'anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome". Venne allora una voce dal cielo: L 'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò. Gesù rispose ai presenti: Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora e il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. lo, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me. ( Gv 12,23.27-28.30-32 )

 

3

 

O mirabile potenza della croce!

O ineffabile gloria della passione, che racchiude in se il tribunale del Signore, il giudizio del mondo e la potenza del Crocifisso.

Hai attirato davvero ogni cosa a te, Signore, e mentre stendevi tutto il giorno le mani verso il popolo che non credeva e ti scherniva, donavi a tutto il mondo di intendere e proclamare la tua maestà.

Hai attirato ogni cosa a te, Signore, quando nell'esecrazione per il delitto commesso dai giudei, tutti gli elementi del creato pronunciarono un'unica sentenza: si oscurarono i luminari del cielo, il giorno divenne notte, la terra fu scossa da un insolito terremoto, e ogni creatura negò agli empi il suo servizio.

Hai attirato ogni cosa a te, Signore, perché il velo del tempio si è squarciato, sottraendo il Santo dei santi agli sguardi degli indegni pontefici. Cosi il simbolo che prefigurava la presenza di Dio fu sostituito dalla verità di quella presenza, la profezia fece posto alla manifestazione reale e la legge ha trovato compimento nel vangelo.

 

4

 

Hai attirato ogni cosa a te, Signore, perché quello che si compiva nell'unico tempio di Gerusalemme, sotto il velo dei segni, fosse celebrato dovunque, nella pienezza e nell'evidenza del sacramento, dalla devozione di tutte le genti.

Ora infatti è più nobile l'ordine dei leviti, più alta la dignità dei presbiteri, più sacra l'unzione dei vescovi; poiché la tua croce è la fonte di ogni benedizione, la causa di ogni grazia. Per suo mezzo vien data ai fedeli la forza

nella sofferenza, la gloria nell'umiliazione, la vita nella morte.

Ora poi, essendo venuta meno la verità dei sacrifici materiali, l'unica oblazione del tuo Corpo e del tuo Sangue sostituisce con pienezza l'offerta molteplice delle vittime: poiché tu sei il vero Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo. ( Gv 1,29 )

E cosi, in te porti a compimento tutti i misteri e le celebrazioni rituali, perché, come uno solo è il sacrificio per ogni vittima, cosi pure uno sia il regno formato da tutti i popoli.

 

 

5

 

Dalla omelia "Sulla Pasqua" di Melitone di Sardi.

 

De Pasca,4-9.39-44.100-105. S C 123,60ss.

 

La legge di Mosè è antica, ma nuova è la parola evangelica.

Temporanea è la figura, eterna la grazia.

Corruttibile l'agnello, incorruttibile il Signore.

che fu immolato come un agnello, ma risorse come Dio. Era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. ( Is 53,7 )

Il simbolo è scomparso ed è venuta la realtà:

invece di un agnello, Dio, l'uomo-Cristo, che tutto compendia.

L'immolazione dell'agnello, la celebrazione della Pasqua

e le prescrizioni della legge hanno trovato compimento in Cristo Gesù. Nell'antica legge tutto avveniva in vista di Cristo.

Nell'ordine nuovo tutto converge a Cristo in una forma assai superiore. La legge è divenuta parola da antica si è fatta nuova,

ma ambedue, legge e parola, uscirono da Sion e da Gerusalemme.

Il precetto si mutò in grazia, la figura in verità, l'agnello nel Figlio, la pecora nell'uomo, e l'uomo in Dio.

Come Figlio infatti fu generato, come agnello fu condotto via

e come pecora fu immolato.Come uomo fu sepolto, ed è risorto dai morti come Dio, essendo per  natura Dio e uomo.

Egli è tutto:

quando giudica, è legge;

quando insegna, è parola;

quando salva, è grazia;

quando da la vita, è Padre;

quando viene generato, è Figlio;

quando patisce, è pecora;

quando è sepolto, è uomo;

quando risorge, è Dio.

Questi è Gesù Cristo.

 

6

 

La salvezza e la verità del Signore furono prefigurate nel popolo di Israele, e le affermazioni del vangelo furono preannunziate dalla legge di Mosè.

Era dunque il popolo l'immagine della Chiesa e la legge una scrittura simbolica.

Il vangelo invece è pienezza e spiegazione della legge, e la Chiesa è il luogo della verità.

I simboli erano preziosi prima della verità e la parabola mirabile prima dell'interpretazione.

Il popolo d'Israele fu valido prima che la Chiesa sorgesse, e la legge stupenda prima che manifestasse la sua luce il vangelo.

Ma quando fu fondata la Chiesa e annunziato il vangelo,

il simbolo scomparve, perché aveva trasmesso alla realtà la sua forza.

Le antiche parabole si compirono, quando furono illuminate dalla spiegazione.

Cosi anche la legge ebbe compimento, quando brillò il vangelo;

e il popolo d'Israele divenne vano, quando fu fondata la Chiesa;

e fu cancellata l'immagine, quando il Signore si manifestò.

Una volta era preziosa l'immolazione dell'agnello ma ora è senza pregio, perché il vero bene è apparso nel sacrificio salvifico del Signore.

 

7

 

Il Signore, pur essendo Dio, si fece uomo e soffri per chi soffre, fu prigioniero per il prigioniero, condannato per il colpevole

e, sepolto per chi è sepolto, risuscitò dai morti e gridò queste grandi parole: ( Is 50,8 ) Chi mi accusa? Si avvicini a me. Io sono Cristo che ho distrutto la morte, che ho vinto il nemico, che ho messo sotto i piedi l'inferno, che ho imbrigliato il forte e ho elevato l'uomo alle sublimità del cielo; io, egli dice, sono il Cristo. Venite, dunque, o genti tutte, oppresse dai peccati, e ricevete il perdono. Sono io, infatti, il vostro perdono, lo la Pasqua della redenzione, io l'Agnello immolato per voi, io il vostro lavacro, io la vostra vita, io la vostra risurrezione, la vostra luce, la vostra salvezza, io il vostro re. lo vi porto in alto nei cieli. lo vi risusciterò e vi farò vedere il Padre che è nei cieli. lo vi innalzerò con la mia destra.

 

8

 

Il Signore è colui che ha fatto il cielo e la terra ha plasmato l'uomo a sua immagine e si annunziò per mezzo della legge e dei profeti.

Si è incarnato nella Vergine, a un legno fu appeso, fu deposto in terra, dai morti è risuscitato ed è salito vittorioso verso l'alto dei cieli.

Siede alla destra del Padre, con il potere di giudicare e salvare ogni cosa.

Per mezzo di lui il Padre ha fatto tutte le cose dal principio fino all'eternità.

Egli è l'alfa e l'omega, il principio e la fine, inizio ineffabile e fine inenarrabile.

Egli è il Cristo, il re. E' Gesù, il capo, il Signore.

Egli è il risorto, assiso alla destra del Padre. Egli rivela il Padre e dal Padre è rivelato.

A lui sia gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen.

 

9

 

Dal vangelo secondo Giovanni.

3,13-17

In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna".

 

Dai Discorri di san Bernardo.

Sermones de diversis, 60,1-4. PL 183,683-685.

 

Nessuno e mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo.

Il Signore e salvatore nostro, Gesù Cristo, per insegnarci a salire al cielo, mise in pratica ciò che insegnò, per cui salì lui stesso al cielo. Tuttavia non poteva salirvi senza prima discenderne.

La semplicità della natura divina non consentiva a Dio ne di scendere ne di salire, giacché non ammette ne crescita ne ediminuzione o mutamenti di sorta. Il Figlio di Dio ha assunto allora la natura umana nell'unità della sua persona; in tal modo gli fu possibile scendere e poi risalire al cielo per indicarci la via da percorrere per ascendere a nostra volta.

La frase dei vangelo: Nessuno e mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo indica che il Verbo ha assunto la nostra natura mortale, mentre il seguito del testo che è disceso dal cielo sottolinea l'immutabilità della natura divina.

( Is 5,4 ) due membri della frase significano tanto che Cristo è la via per cui bisogna salire quanto che è la patria dove dobbiamo rimanere, specificando che il cielo è la patria di quanti sono arrivati.

Notiamo che il testo dice "è sceso" e non "è caduto". Difatti chi cade precipita in terra senza nessuna progressione o misura, mentre chi scende procede misuratamente, mettendo il piede su un gradino dopo l'altro.

 

10

 

Esaminiamo i vari gradi della discesa e dell'ascesa di Cristo. Ve ne sono tre per parte.

Il primo grado discendente conduce dall'alto dei cieli fino alla carne; il secondo conduce alla croce, il terzo alla morte.

Ecco fin dove è sceso Cristo. Poteva abbassarsi di più? Certo no, poiché il nostro re diceva affettuosamente a proposito della sua opera: Che cosa dovevo fare ancora al la mia vigna che io non abbia fatto? ( Is 5,4 )

Nessuno ha un amore piùgrande di questo: dare la vita per i propri amici. ( Gv 15,13 )

Abbiamo esaminato i vari gradi della discesa di Cristo. Vediamo ora quelli della sua ascesa, tre anch'essi. Il primo è la gloria della risurrezione, il secondo conduce al potere di giudicare, l'ultimo a sedersi alla destra del Padre.

Con la sua morte, Cristo meritò di risorgere. Con la croce meritò il potere di giudicare; condannato ingiustamente alla croce, il Signore doveva ottenere grazie ad essa una giusta contropartita, che egli conferma una volta risorto, dicendo: Mi e stato dato ogni potere in cielo e in terra. ( Mt 28,18 )

Infine, a motivo della condizione di schiavo che aveva assunto, ha meritato di sedersi alla destra di Dio. La carne mortale in cui soffrì e morì, egli l'ha risuscitata e innalzata sopra tutti i cieli, sopra tutti i cori angelici fino alla destra del Padre.

 

11

 

Che c'è di più bello di questa disposizione di Dio, grazie a cui la morte è inghiottita dalla vittoria e l'ignominia della croce si muta in gloria splendente? Questo mirabile disegno divino fa dire ai giusti: Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo. ( Gal 6,14 ) Che cosa di più bello di questo piano dove l'umiltà della carne passa da questo mondo al Padre?

Che dire, che pensare di più sublime di questa ascensione? Potremo mai trovare un onore più glorioso? Nostro Signore è sceso, poi è risalito grazie al mistero della sua incarnazione, lasciandoci un esempio, perché camminassimo sulle sue orme.

Attingiamo perciò nel mistero di Cristo il modello della nostra condotta, giacché chi dice di dimorare in Cristo. deve comportarsi come lui si e comportato. ( 1 Gv 2,6 )

Scendiamo con Gesù per il sentiero dell'umiltà: il nostro primo gradino sarà di non voler mai dominare sugli altri;

il secondo di starcene sottomessi a tutti, il terzo di sopportare senza scomporci ogni ingiuria e ogni villania in questo stato di sottomissione.

 

12

 

Dopo essere discesi, occorrerà risalire. Domandiamo al profeta: Chi salirà il monte del Signore, chi starà nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non pronunzia menzogna, chi non giura a danno del suo prossimo. ( Sal 23,3-4 )

Notiamo qui tre gradi successivi per la salita: dapprima è chiesta l'innocenza nelle opere, poi la purezza del cuore e infine il frutto dell' edificazione. Questa progressione nella salita corrisponde mirabilmente a quella della discesa. Il primo grado del salmista, l'innocenza nelle opere, si prova mediante la tollerante sopportazione delle ingiurie. Il secondo grado, la purezza del cuore, corrisponde alla sottomissione paziente, perché questo atteggiamento ci purifica il cuore, come afferma Gesù stesso: Voi siete già mondi per la parola che vi ho annunziato.( Gv 15,3 )

Il terzo grado, quello del frutto della buona edificazione, corrisponde al primo grado della discesa: non pretendere di essere superiori agli altri. Chi infatti non ambisce di dominare, certamente può comandare agli altri con risultati soddisfacenti.

 

 

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