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Letture della preghiera notturna dei certosini

 

 

14 maggio

 

SAN MATTIA apostolo

 

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Udienza generale di papa Paolo VI, il 17 novembre 1971.

 

Insegnamenti di Paolo VI,Tipografia poliglotta vaticana, 1972,t.IX, 982‑986.

 

La nostra attenzione è rivolta all'inesauribile tema, la Chiesa. Chiesa, che cosa significa? La domanda fa ora risalire la sua curiosità al significato etimologico della parola. Chiesa, nel linguaggio biblico, significa un'assemblea convocata di carattere religioso. Cosi fin dall'Antico Testamento, Cristo fece proprio questo vocabolo e vi attribuì un senso suo proprio: La mia Chiesa. 1.( Mt 16,18 )

Il nucleo etimologico centrale del termine "Chiesa che è quello di convocazione, di chiamata, ci aiuta a comprendere il suo valore espressivo, che manifesta un'intenzione ne, un pensiero, indicativo d'un fatto, qualificativo d'una realtà. La Chiesa è una convocazione. Questo senso intimo e originario del nome e dell'essere della Chiesa dice molte cose, istruttive non solo per un'esatta teologia della Chiesa, ma altresì per una sua feconda e corretta comprensione spirituale.

 

2

 

La Chiesa suppone una chiamata; facciamo attenzione: una chiamata divina. Questa osservazione offre subito un canone di ortodossia, che non dovremo mai dimenticare: la voce che convoca l'assemblea, insignita del nome di Chiesa, non è voce umana, se non per via di mistero trasmittente, è voce trascendente, voce che viene dalle profondità divine, e che subito ci dirà che la Chiesa è un mistero;

un mistero nel duplice significato della parola, la quale vuoi dire verità nascosta, e vuoi dire realtà soprannaturale; ci porta cosi in una sfera, che solo la rivelazione rende accessibile.2( Col 2,2 )

È il mistero del disegno divino relativo al nuovo rapporto che Dio si degna offrire all'umanità, nell'ambito di Cristo mediatore, in ordine alla salvezza dell'umanità.

La vita e la storia della Chiesa sono vincolate a questa prima interpretazione dei suo nome, cioè della sua origine e della sua realtà; ella non è fondazione umana; ella nasce da un'iniziativa divina.

 

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Qui subito profittiamo di questa fondamentale dottrina per cogliere da essa una prima ed esuberante consolazione: l'ortodossia circa la Chiesa, cioè la fedeltà alla chiamata di cui è ministra, alla sua verità, è al tempo stesso esigente, perché non ammette arbitri, equivoci, surrogati, incertezze; ed è beatificante, perché apre la porta all'immenso regno di Dio, alla scoperta della verità e dell'amore, alla conversazione con Dio, alla fortuna della vera vita.

Ma l'attenzione ora si concentra sul fatto che la Chiesa nasce da una vocazione. Dicevamo, una vocazione divina. La Parola di Dio che è a noi rivolta. Il Verbo di Dio, ch'è venuto a parlarci; il che importa da parte nostra un ascolto.

La prima generazione cristiana, quella registrata nel Nuovo Testamento, ha vivissima coscienza di essere stata chiamata. A cominciare dagli apostoli, il loro gruppo risulta dalla chiamata che a ciascuno di loro rivolse Gesù: Vieni e seguimi . 3( Mt 4,19‑22.9,9; Gv 21,19 ) Ma non si sono messi insieme da se gli apostoli; sono stati scelti da Cristo stesso, che loro dirà: Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi. 4.( Gv 15,16 )

E san Paolo userà senza fine questo concetto di vocazione come costitutivo della Chiesa primitiva; 5( Rm 8,30. Gal 1,6 ) e san e Pietro farà ugualmente. 6( 1 Pt 1,15.2,9.5,10; 2 Pt 1,3 )

 

4

 

La vocazione segna la traiettoria della parola invitante di Dio, la quale si libra sul mondo e ferisce le singole coscienze: quelle che la ricevono sono convocate con le altre, egualmente fedeli, e formano subito comunità, la Chiesa, la società dei chiamati da Gesù Cristo. 7.( Rm 1,6 )

Colui che è chiamato non rimane solo, a se, autonomo, ma è immediatamente inserito come membro di un corpo, il Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa.8( Col 2,19.3,15; Ef 4,16 )

Questo aspetto della Chiesa, come assemblea, divinamente pensata e voluta, di esseri umani, chiamati a comporla in ordine a un disegno organico e soprannaturale, ci fa scoprire che nella Chiesa gli uomini, i quali hanno la fortuna di appartenervi, trovano in essa il proprio destino; trovano la loro ragion d'essere, trovano un invito che li valorizza ad una missione, li impegna alla coscienza di un dovere e di una speranza, che sovente manca all'uomo rimasto senza la chiamata misteriosa.

 

5

 

L'uomo. da sé, non ha una chiara e sicura consapevolezza della propria ragione di vivere; avviene cosi che quanto più egli si fa riflessivo tanto più si sente invaso da un dubbio sul perché della propria esistenza, e diviene facilmente vittima dell'aristocratica tentazione dello scetticismo (a che serve vivere?), o di quella empirica del pragmatismo (fare per fare, ma perché?), o di quella, peggiore, dell'edonismo (godere la vita, ecco tutto); è questo un tormento che cresce col crescere della cultura e del possesso temporale della civiltà: il senso del non‑senso, dell'inutilità della vita.

Ecco che la letteratura ha assai spesso uno sbocco pessimista; ecco perché la disperazione sembra il traguardo obbligato dell'uomo: Nessuno ci ha chiamati? 9 ( Col 2,19.3,15; Ef 4,16 )

Ricordate la parabola evangelica dei disoccupati, che sono poi reclutati a lavorare nella vigna del padre di famiglia? 9( Col 2,19.3,15; Ef 4,16 )

 

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La Chiesa invece è il risultato del reclutamento a un lavoro adeguato ed entusiasmante, che dà scopo e merito alla vita: il regno dei cieli. E la Chiesa è perciò stesso la matrice delle vocazioni, l'ufficio di reclutamento, potremmo dire, per gli uomini in cerca d'uno scopo per cui valga la pena di vivere, di cercare, di amare, di operare, di soffrire, di morire.

Nessuno nella Chiesa è ozioso, nessuno è inutile, nessuno è disoccupato, nessuno senza la sua vocazione; nessuno ha davanti a sé un vuoto di ideali, una vanità di fatica; nessuno è sperduto, nessuno è disperato.

E avviene che spesso le esistenze più misere diventano mediante la vocazione cristiana le più degne e le più preziose: i piccoli, i poveri, i sofferenti. La Chiesa offre a ciascuno un "qualcosa da fare che conferisce senso, valore, dignità, speranza all'umana esistenza.

Ciascuno è chiamato, ciascuno è valorizzato anche per la vita presente, se questa lo è per quella futura. Quale ricchezza di ideali e di energie è cosi profusa nel mondo!

 

7

 

Noi che cerchiamo di vedere l'aspetto positivo della Chiesa, quel suo volto illuminato dal sole divino, dobbiamo dare grande importanza al fatto ch'ella rappresenta per noi la grande chiamata, l'invito autentico al regno di Dio; è lei, la Chiesa, che trasmette a noi la parola di Dio, ella la custodisce, la insegna, la interpreta, sempre con gelosa obiettività; è lei che stimola ad ascoltare e approfondire la parola di Dio, che per tutti deve sonare vocazione alla sequela di Cristo, e che per alcuni diventa carisma, cioè quel dono dello Spirito che reclama in risposta il dono dell'uditore stesso; ed è lei che decide di questa vocazione intima e psicologica, se possa trarne un ministero o un'oblazione per la propria edificazione comunitaria.

Se ne parla assai oggi; e si nota che le vocazioni, sia quelle comuni a una semplice integrità cosciente e operante di vita cristiana, sia quelle speciali al sacerdozio e allo stato religioso, sono in diminuzione.

 

8

 

L'orecchio dell'uomo moderno, assordato dal fragore del progresso esteriore o incantato dalla magia della nostra loquace cultura, non sente, non ascolta la voce arcana di Cristo.

E se qualche cosa questo orecchio profano percepisce dell'eco evangelica, spesso da se la vuole interpretare; cioè più vi ascolta se stesso, che non l'autentico richiamo dello Spirito. Cosi, quante ricchezze sciupate, quanti destini umani, anche nell'ambito del fatto religioso, non giungono a maturazione!

Fra i più gravi avvenimenti della storia rimane doloroso e tremendo quello presagito da Cristo in lacrime, sotto le mura di Gerusalemme, rimasta sorda alla sua chiamata profetica e cieca davanti alla sua venuta messianica: Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace! Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi.10.( Lc 19,42 )

Ma la Chiesa, l'umanità chiamata da Cristo, è ancora qui e continua la sua missione; e a sua volta, nel nome

di Cristo, chiama con lo stesso dolce e fatidico invito: Vieni! Cosi possiamo noi intenderlo e capire dove esso conduce.

 

 

9

 

Dal vangelo secondo Giovanni

15,9‑17

 

Prima di passare da questo mondo al Padre, Gesù disse ai suoi discepoli: "Come il Padre ha amato me, cosi anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato".

 

Dalle Omelie di san Carlo Borromeo.

Homilia VII. Mediolani, 1747,t. 1, 57‑60­

 

Siamo tenuti ad amare i buoni, perché sono le membra vive del medesimo Corpo mistico; ma ciò non significa che dobbiamo disprezzare i malvagi o disinteressarci della loro salvezza, perché sono anch'essi creature di Dio.

Non bisognerà tuttavia aver compassione di un uomo al punto da non correggerne i vizi. In lui ameremo il bene compiuto e daremo la caccia al male, per non correre il rischio che, perdonando alla leggera le sue colpe. invece di essere caritatevoli, lo uccidiamo per negligenza.

D'altra parte, non dobbiamo escludere nessuno dalla nostra carità cristiana, e cercheremo di offrire aiuto a ogni fratello, servendolo in tutto quanto ha bisogno per la salvezza dell'anima e del corpo.

Nostro Signore ce l'ha insegnato con la parola e con l'esempio. Ci ammonì infatti: Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, 1 .( Mt 5,44 )

Lui che fa splendere il sole e cadere la pioggia sui buoni e sui malvagi, volle soffrire per noi quando gli eravamo nemici, e ci accoglie come figli ed eredi, a condizione che ripercorriamo la sua medesima traiettoria d'amore.

 

10

 

Tanti motivi ci spingono ad amare gli uomini: siamo tutti fratelli, usciti da un medesimo Padre; insieme siamo stati creati e poi redenti e adottati come figli dall'unico e medesimo Iddio.

In ognuno di noi è impressa l'immagine e la somiglianza divina; perciò il disprezzo verso un fratello denota quanto scarsamente amiamo il Creatore di cui nostro fratello è l'immagine.

Per di più, siamo stati destinati alla medesima beatitudine, pur di obbedire al precetto dell'amore. Non è dunque possibile che siamo separati quaggiù quando saremo uniti nella patria dell'alto.

Fratelli carissimi, amiamo ciascuno secondo quello che è: amiamo i buoni a motivo della loro virtù, perché fanno parte. del medesimo corpo e sono figli del medesimo Padre. Amiamo i malvagi, perché ci sono fratelli per creazione, e impegniamoci ad attirarli verso la virtù, perché diventino nostri fratelli d'adozione.

Nella carità che abbiamo verso il prossimo è racchiuso l'amore che portiamo a Dio. Non, è forse vero che dobbiamo amare il prossimo a causa di Dio?

Per Paolo era lampante questa superiorità dell'amore di Dio. Dopo aver enumerato quasi tutti i carismi che Dio concede agli uomini, egli continua: Vi mostrerò una via migliore di tutte. Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.2.( 1 Cor 12,31‑13,1 )

Il cembalo non suona per il proprio godimento, ma per quello degli altri; analogamente, i doni di profezia, di scienza, la conoscenza dei misteri, le elemosine e tanti altri atti, buoni in sé stessi, non servono per ottenere la vita eterna se vi manca la carità.

L'amore è quell'unico comandamento che condisce e rende accetta a Dio tutta la nostra osservanza.

Come il fogliame lussureggiante di un albero proviene dall'unica radice, cosi le fronde di tutte le virtù non verdeggiano se non nascono dalla radice della carità.

Se consideriamo questa radice, diremo che esiste un unico precetto di Dio: quello della carità.

Se invece consideriamo le foglie e i frutti che coprono l'albero, allora diremo che i comandamenti. di Dio sono numerosi quanto il fogliame.

 

12

 

 

La carità infiammò Abramo ed egli pregò con insistenza Dio perché risparmiasse i cittadini di Sodoma.

La carità avvampò in Mosè al punto da fargli dire a Dio: Se tu perdonassi il loro peccato.

E se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto! 3.( Es 32,32 )

La carità fece piangere Davide, quando il suo nemico, Saulo, mori.

Questa medesima carità arse in cuore a Paolo fino a fargli desiderare di essere maledetto e separato da Cristo per la salvezza dei fratelli. Per quale motivo, infatti, egli accettò di subire tante fatiche, di affrontare tanti pericoli, di per percorrere tanti paesi per condurre tutti alla fede e alla salvezza, se non perché un amore straordinario per gli uomini gli urgeva dentro?

Per mietere in cielo, seminiamo in terra mediante la carità. Essa è la veste nuziale senza di cui nessuno può entrare lassù; è il vincolo della pace, lo sfacelo dei vizi e l'armatura dei forti.

Ma il banco di prova della carità sono le opere concrete. Voi siete miei amici. se farete ciò che io vi comando, 4.( Gv 15.14 ) ci ha garantito Gesù, quasi a dire:

"Se ambite il massimo onore, non tiratevi indietro di fronte ai sudori della fatica".

 

 

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