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Letture della preghiera notturna dei certosini

 

 

DEDICAZIONE DELLA CHIESA DEL MONASTERO

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Dalle Lettere di Barsanufio.

 

Lettere 208.71.119.137e.130. Correspondance,Solesmes,1971, 169. 71. 106.124.130.

 

Se vuoi edificarti una casa, innanzi tutto prepara i materiali e quanto è necessario. Spetterà al muratore di venire a costruire.

I materiali occorrenti per la costruzione di un tale edificio sono la fede ferma per innalzare i muri e delle intelaiature di legno luminose, quali finestre che consentano ai raggi del sole di penetrare in casa e rischiararla, fugando ogni oscurità. Queste intelaiature sono i cinque sensi, rafforzati dalla croce preziosa di Cristo. Cosi viene introdotta la luce del sole spirituale di giustizia e le tenebre del nemico che odia il bene non possono in alcun modo ottenebrare la dimora.

Devi poi ricoprire l'edificio con il tetto, e di giorno non ti colpirà il sole, ne la luna di notte 1( Sal 120.6 )

Il tetto simboleggia la carità verso Dio, che non avrà mai fine;2( 1 Cor 13.8 ) essa investe tutta la casa e non lascia che il sole tramonti sulla nostra ira; altrimenti lo vedremmo sorgere nel giorno del giudizio a condannarci nel fuoco della Geenna. L'amore di Dio nemmeno lascia che la luna attesti la nostra fiacchezza e indolenza notturna, per cui finiremmo con l'ardere nel castigo eterno.

Bisogna infine che la casa abbia una porta per introdurre e custodire chi abita dentro. Quando parlo di porta, tu, fratello, pensa alla porta spirituale, al Figlio di Dio che ha detto: Io sono la porta.3( Gv 10.9 )

Se sistemerai cosi la tua abitazione, non vi sarà nulla che gli dispiaccia ed egli verrà con il Padre benedetto e lo Spirito Santo a prendere dimora presso di te; ti insegnerà che cosa sia il ritiro interiore e ti illuminerà l'animo di gioia indicibile.

 

2

 

Affrettiamoci allora a purificare il cuore dalle passioni dell'uomo vecchio, che Dio odia, poiché noi siamo suoi templi e la divinità non abita nel tempio contaminato dalle passioni.

Entriamo e adempiamo alla nostra piccola vita di ritiro, senza rimuginare il passato. E preghiamo che la nostra vita sia secondo la divina volontà, glorificando la Trinità santa e immacolata.

Entra, dunque, poiché l'operazione interiore compiuta con fatica del cuore porta con se la purificazione, e la purificazione porta la vera pace del cuore. La pace porta l'umiltà e l'umiltà rende l'uomo abitazione di Dio.

Da questa abitazione vengono cacciati i demoni maligni e il loro principe, il diavolo, con le loro turpi passioni. L'uomo allora è trovato tempio santo del Signore, luminoso, purificato, pieno di grazia, intriso di ogni profumo, bontà ed. esultanza. L'uomo diventa teoforo, anzi, ancora di più, dio lui stesso, come sta scritto: Voi siete dei, siete tutti figli dellIAltissimo.4( Sal 91.6 )

 

3

 

Esaminiamo per vedere se Dio è davvero con noi. Se saremo distanti dai vizi ed estranei al loro diabolico autore, davvero Dio sarà con noi. Si, Dio è con noi, quando i nostri atteggiamenti gli consentono di regnare dentro il nostro cuore dilatato di gioia per il desiderio delle opere buone e per la consuetudine di sentirci a casa nostra nei cieli.

Se consideriamo tutti gli uomini come uno solo e tutti i giorni come uguali per noi, davvero siamo con Dio. Se amiamo chi ci odia, chi ci insulta, ci violenta, ci disprezza, ci maltratta, ci affligge, alla medesima stregua di quanti ci amano, lodano, ci offrono beni e riposo, credi pure che allora Dio è con noi.

Il segno che uno è pervenuto a un tal grado di perfezione consiste nell'aver sempre Dio con se dal momento che Dio è sempre con lui e nell'essere consapevole dell'unione divina.

Si rallegri nel Signore chi ha già raggiunto tale traguardo, chi sta per toccarlo e chi ne ha la speranza!

 

4

 

Se hai con te l'Onnipotente, chi potrai temere e chi ti potrà atterrire? Fammi il piacere di prendere un poco del fuoco celeste che il Maestro divino è venuto a portare sulla terra, affinché ogni volta che il nemico seminerà la zizzania, il fuoco l'attacchi e la divori.

Prendi e offri a Dio un po' di questo fuoco, perché il Maestro aspiri l'aroma soave del tuo sacrificio e lo faccia salire fino al Padre suo con lo Spirito vivificatore. Allora porrà la sua dimora presso di te, nel tuo tempio, dove ti presenterai a lui come ostia viva, santa e gradita. Infiammato da questo fuoco, aspirerai a divenire compagno di via, concittadino e coerede dei santi che hanno saputo bellamente pervenire la dove occhio non vide, ne orecchio udì, ne mai entrarono in cuore di uomo quelle cose che ha preparato Dio per coloro che lo amano.5( 1 Cor 2,9 )

 

 

5

 

Dai Discorsi di san Cesario di Arles.

 

Sermo 228,1‑3.6. CCL 104,901‑904.

 

Con gioia celebriamo oggi il giorno in cui fu benedetta e unta la pietra su cui si consuma per noi il santo sacrificio. Festeggiando questo giorno, cari fratelli, dobbiamo coinvolgerci in pieno nel compimento interiore ed invisibile di ciò che si attua visibilmente nella chiesa o sull'altare.

in effetti, se questo tempio di legno e di pietra è santo, quanto più lo sono agli occhi di Dio i templi dei nostri cuori e dei nostri corpi, giacché il primo è l'opera dell'uomo di carne, i secondi sono l'opera del Creatore del mondo.

L'ingegno umano fabbrica templi di legno e di pietra, ma l'artefice divino ha edificato lui stesso il tempio dei corpi e delle anime.

La Scrittura dice appunto: Le tue mani mi hanno plasmato e mi hanno fatto.1.( Gb 10,8 ) E anche: Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo. 2.( Ger 1,5 )

Per san Paolo e ovvio che siamo i templi di Dio, poiché egli scrive: Santo è il tempio di Dio, che siete voi.3.( 1 Cor 3,17 )D'altronde il Signore aveva già annunziato per bocca del profeta: Camminerò in mezzo a voi, sarò vostro Dio e voi sarete il Mio popolo.4.( Lv 26,12)

Come vedete, fratelli, Dio desidera dentro di noi spazio per potervi abitare e camminare. Sforziamoci con il suo aiuto. di tener sempre occupato il cuore in buoni pensieri, di conservare il corpo casto e puro da ogni vizio, perché Dio. si compiaccia di prendere dimora in noi.

 

6

 

Nel tempio costruito da Salomone sappiamo che erano stati eretti due altari, uno di fuori e l'altro all'interno.

Leggiamo nella Scrittura che sull'altare esterno si celebravano sacrifici di animali, mentre su quello interno si offriva l'incenso.

Cerchiamo in noi questi due altari, fratelli, per offrire a Dio il duplice sacrificio che egli si aspetta dall'uomo. Questi due altari sono il nostro corpo e il nostro cuore, su cui offriamo un duplice sacrificio: la castità del corpo e la purezza del cuore.

Offriamo dunque sull'altare esteriore, che è il corpo, le buone opere e sull'altare interno, che è il cuore. il profumo di santi pensieri. Celebriamo sull'altare dei cuore un sacrificio perpetuo che sia gradito al Signore.

Allora festeggeremo degnamente e nell'allegrezza la consacrazione dell'altare, offrendo alla presenza della maestà divina i sacrifici del cuore e del corpo, con una coscienza pura e immacolata.

 

7

 

Abbiamo letto, fratelli, che sull'altare‑ consacrato da Salomone vi era un fuoco che ardeva ininterrotto. Come sarebbe bello se l'amore di Dio ardesse cosi sull'altare del nostro cuore! Per invocare l'Altissimo e intercedere presso di lui, non basta la preghiera soltanto; occorre coniugarla con le buone opere, perché Dio possa innescare senza posa in noi quel fuoco di cui ha detto: Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! 5.( Lc 12,49  

Vi sono però due fuochi: il fuoco della cupidigia e quello della carità.

L'uno viene dal diavolo, l'altro da Dio; l'uno

consuma tutti i beni, l'altro divora tutti i mali. Ognuno esamini la propria coscienza, e se la vede in preda a cupide fiamme, con l'aiuto di Dio corra a estinguere quel fuoco, poiché le brame peccaminose divorano tutto quello che vi è di buono. Al contrario, nulla di cattivo può resistere

all'incendio della carità.

La fiamma della cupidigia arde nel cuore peccatore come sopra un altare sacrilego, divorando tutti I beni ed esalando per il diavolo un profumo soavissimo. Invece, nell'anima santa arde il fuoco della carità, come su un altare sacro. Quella fiamma pura consuma ogni genere di male che esista, e brucia ad onore di Dio l'incenso odoroso della compunzione.

 

8

 

Capita spesso, fratelli, che il peccato ci sorprenda.

Perciò lavoriamo, sorretti dal Signore, a purificarci dalla colpa mediante il digiuno, le veglie, le preghiere e le elemosine. Per quanto ci è possibile, ripariamo le perdite, rialziamoci dalle cadute e ricostruiamo il tempio del Dio vivo.

Cosi il Signore non troverà in noi nulla che offenda lo sguardo della sua maestà, poiché di lui è scritto: Ecco sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre.la porta, io verrò da lu. cenerò con lui ed egli con me. E altrove: Il Padre e lo verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.7.( Gv 14.23 )

Beata l'anima in cui il Padre e il Figlio non solo vengono a, dimorare, ma si e degnano mangiare con lei! Cenerò con lui ed egli con me6.( Ap 3,20 ) vuol dire: Se ristoriamo il Signore Gesù quaggiù con le nostre buone opere, egli ci ristorerà con i suoi benefici nel secolo futuro.

 

 

9

 

Dal vangelo secondo Luca.

 19,1‑10

Un uomo, di nome Zaccheo,

capo dei pubblicani e ricco,

cercava di vedere quale fosse Gesù.

 

 

Da "Lo splendore delle nozze spirituali" di Giovanni Ruusbroec.

 

L'Ornement des noces spirituelles,I,26. Oeuvres,Bruxelles 1920,t.I,

78‑81. "Lo splendore delle nozze spirituali". Città Nuova,Roma,1992 79‑80.

 

Di solito uno che ha raggiunto la perfezione di vita e indirizza verso Dio tutto sé stesso e tutte le sue azioni, viene preso da una sottile ansia di vedere in faccia, com'è, lo sposo Cristo Gesù.

Per noi il Signore si è fatto uomo, per nostro amore ha portato avanti la sua fatica fino al punto da morirne, ha sconfitto il peccato e il demonio. Nella grazia e nei sacramenti il Signore dona sé stesso all'uomo promettendogli il suo Regno in ricompensa eterna, ed è sempre pronto a dargli quanto gli serve, per il suo corpo, per allietare il suo spirito e per ogni altro bisogno.

Ogni volta che l'anima si ferma su questi pensieri, sente un forte desiderio di conoscere Cristo suo sposo e di vederlo cosi com'è in se stesso.

 Certo, lo conosce attraverso le sue opere, ma non si contenta più di questa conoscenza. E fa ciò che fece Zaccheo il pubblicano, quando non seppe resistere più al desiderio di vedere Gesù Cristo.

 

10

 

Se uno vuole conoscere Cristo deve fare come Zaccheo. Si porterà anche lui innanzi alla folla ‑ dovrà cioè oltrepassare le molte cose che ci rendono troppo piccoli per vedereGesù Cristo ‑. Dovrà poi salire sull'albero della fede, che cresce con la punta all'ingiù, perché la sua radice è abbarbicata alla divinità. Quest'albero ha dodici rami, quanti sono gli articoli del Credo: i più bassi di questi rami parlano dell'umanità di Cristo e di quanto riguarda la nostra salvezza; i più alti invece riguardano la divinità, le tre persone e l'unità della natura divina.

L'uomo desideroso di vedere Gesù si porterà dunque sulla parte più alta dell'albero, standosene sul ramo dell'unità divina. Di là egli vedrà passare Cristo con tutti i suoi doni.

Dal mistero dell'unità divina, Gesù infatti si avvicina all'uomo e gli parla nella luce della fede. Gli fa capire che egli, quanto a divinità, è decisamente immenso, incomprensibile e inarrivabile, molto al di là di ogni umana intelligenza, una specie di abisso senza fondo.

 

11

 

Questa è la più alta conoscenza di Dio che si possa raggiungere: intravedere tramite la luce della fede che

Dio non può essere compreso; ma in quella stessa luce Cristo dice a chi brama vederlo: Scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua.

La rapida discesa comandata da Dio non è altro che l'immersione d'amore di se stesso nell'abisso della divinità; immersione che nessun intelletto umano può ottenere con la sola sua luce; ma se l'intelletto rimane fuori dalla porta, la forza dell'amore riesce a farsi strada ed entra. Infatti, quando l'anima si spinge verso Dio con tutte le forze dell'amore, al di la di tutte le potenze dell'intelligenza, l'anima, dico, s'inchina scende, si ferma e dimora in Dio e Dio, a sua volta, dimora in essa.

 

12

 

Quando, grazie al desiderio, l'anima si eleva, oltrepassando la molteplicità delle creature, superando il lavoro dei sensi e il lume naturale dell'intelletto, allora va incontro a Cristo nella luce della fede; cosi illuminata, si rende conto che Dio non può essere ne conosciuto ne contenuto da un intelletto umano.

Cosi dunque, con il suo amore, l'anima si spinge. verso Dio inafferrabile e si ripiega; le viene incontro Cristo, e la ricopre dei suoi doni. E quando l'anima lo ama più dei suoi doni, più di se stessa, più di tutte le creature e s'acquieta in lui, lei dimora in Dio e Dio dimora in lei..

In breve, se giustizia, carità e umiltà sono messe a fondamento e vi edifichiamo sopra le virtù che abbiamo elencato; se andiamo incontro a Cristo con fede, decisione e amore, senza dubbio, noi dimoriamo in lui e lui dimora in noi.

 

 

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