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Letture della preghiera notturna dei certosini

    11 luglio

 

SAN BENEDETTO monaco

 

1

 

 

Vita di San Benedetto, tratta dai Dialoghi di san Gregorio Magno.

Vita S.Benedicti ex libris Dialogorum excerpta,capp.1.3.4.8.20.34. PL 66,128-129.134-135.140-142.152.170-172.198-200.

 

Benedetto bramava sottoporsi a disagi e fatiche per amore di Dio piuttosto che farsi grande negli onori di questa vita. Risolse perciò di abbandonare la famiglia e nascostamente fuggì verso una località chiamata Subiaco. Questo posto solitario, distante da Roma circa quaranta miglia, era ricco di chiare e fresche acque raccolte in un vasto lago, prima di trasformarsi in fiume.

Mentre Benedetto in fuga passava di la, incontrò un monaco di nome Romano, che gli chiese che cosa cercasse. Conosciuto il desiderio di Benedetto, mantenne il segreto e gli offri aiuto. Lo rivesti dell'abito monastico e lo servì in quanto pote.

In quel deserto l'uomo di Dio si ritirò in una spelonca stretta e impervia. Vi rimase tre anni ignoto a tutti, tranne che a Romano. Questo monaco abitava in un monastero non lontano, retto dall'abate Adeodato.

Con pie industrie, studiando il momento opportuno, Romano sottraeva una parte del suo cibo e nei giorni stabiliti lo portava a Benedetto. Tuttavia, dal monastero di Romano non era possibile arrivare allo speco, perché sopra di esso si stagliava un'altissima rupe. Dall'alto di essa Romano calava abilmente il pane con una lunghissima fune.

 

2

 

Non molto distante dallo speco viveva una piccola comunità, il cui abate era morto da poco. Quei religiosi si presentarono da Benedetto, pregandolo con insistenza perché si mettesse a loro capo.

Il santo uomo rifiutò a lungo con fermezza, convinto soprattutto che i loro costumi non si sarebbero potuti mai conciliare con le sue convizioni. Alla fine, vinto dalle loro suppliche, acconsenti.

Quando Benedetto fu insediato nel monastero, con fermezza tenne all'osservanza regolare, per cui a nessuno era lecito come prima deviare a destra o a sinistra dalla regola.

Quei fratelli cominciarono a dolersi di aver chiesto a un uomo simile di governarli e, stolti com'erano, se ne accusavano a vicenda. La loro condotta tortuosa cozzava infatti contro la ferma rettitudine di Benedetto.

Quei fratelli si resero conto che l'illecito non era assolutamente permesso e, d'altro canto, non si sentivano di abbandonare le loro inveterate abitudini. E' difficile impegnare a nuovi sistemi gente dalla mentalità incallita e chi si comporta male trova sempre fastidiosa la vita dei buoni. Cosi quei malvagi si accordarono di cercare qualche mezzo per far perire Benedetto.

 

3

 

Dopo aver tenuto consiglio, quei fratelli prepararono una mistura di vino e veleno. A mensa, secondo una loro usanza, presentarono all'abate per la benedizione il recipiente di vetro che conteneva la bevanda avvelenata.

Benedetto alzò la mano e tracciò il segno di croce a una certa distanza: quel vaso di morte andò in frantumi come se invece di una benedizione fosse stata scagliata una pietra. L'uomo di Dio comprese subito che il vaso conteneva una bevanda mortifera, poiché non aveva potuto resistere al segno della vita.

Benedetto si alzò all'istante, senza alterare minimamente la mitezza del volto e la serenità della mente, e disse semplicemente cosi: "Chiedo al Signore che vi perdoni, fratelli. Ma come vi è venuto in mente di macchinare questa trama contro di me? Non vi avevo detto che i nostri costumi non potevano andare d'accordo? Cercatevi un padre che condivida la vostra condotta e non trattenetemi più con voi

Benedetto tornò alla grotta solitaria che tanto amava; e abitava la, solo con se stesso, sotto gli occhi del Testimone supremo.

 

4

 

Nella sua solitudine, Benedetto progrediva senza posa nella virtù e compiva miracoli. Attorno a lui si radunarono molti per il servizio di Dio, tanto che con l'aiuto dei Signore Gesù costruirono dodici monasteri di dodici monaci ognuno, a cui era preposto un abate.

Benedetto trattenne con se alcuni pochi, ai quali credette opportuno dare personalmente una formazione più compiuta. Alcuni romani nobili e devoti cominciarono ad accorre da lui per affidargli i figli da educare al servizio di Dio. Vi furono tra questi Mauro, figlio di Equizio, e Placido, figlio del patrizio Tertullio, due ragazzi di belle speranze.

Mauro, già adolescente e dagli atteggiamenti maturi, divenne subito l'aiutante del maestro. Placido invece era ancora un bambino, con tutte le connotazioni di quell'età.

 

5

 

In uno dei monasteri costruiti all'intorno vi era un monaco incapace di perseverare nella preghiera. Tutte le volte che i fratelli si radunavano per l'orazione, quello usciva fuori e con la mente svagata si occupava in faccenduole di nessuna

importanza.

Un giorno Benedetto giunse in quel monastero e quando, al termine della salmodia, i monaci attesero all'orazione, osservò una specie di ragazzino piccolo e tenebroso che traeva fuori quel monaco incapace di stare in preghiera, tirandolo per il lembo della veste.

Benedetto domandò discretamente all'abate del monastero e a Mauro: "Vi siete accorti chi è colui che tira fuori questo monaco?". Alla risposta negativa dei due, Benedetto soggiunse: "Preghiamo che anche voi possiate vedere a chi egli va dietro". Dopo due giorni di preghiera, Mauro lo vide, l'abate invece non scorse nulla. Passati alcuni giorni, all'uscita dall'oratorio dopo la preghiera, il servo di Dio incontrò il monaco che stava fuori e lo percosse con una verga, perché aveva il cuore indurito. Da allora il monaco non subi più l'influsso del piccolo tenebroso, ma perseverò raccolto in orazione.

 

6

 

Il paese di Cassino è situato sul fianco di un alto monte, che aprendosi accoglie questa rocca come in una conca, e poi svetta ancora per tre miglia, slanciando un'alta cima verso il cielo. Lassù c'era un antichissimo tempio, dove la gente contadina, seguendo usi pagani, compiva riti superstiziosi in onore di Apollo. Attorno crescevano boschetti sacri ai demoni, a cui ancora a quel tempo infedeli fanatici empiamente sacrificavano.

Appena l'uomo di Dio vi giunse, infranse l'idolo ribaltò l'altare, incendiò i boschetti. Dove sorgeva il tempio di Apollo eresse un oratorio in onore di san Martino e sul posto dell'altare costrui una cappella dedicata a san Giovanni Battista.

Si rivolse poi alla gente dei dintorni e con assidua predicazione andava invitandola alla fede.

 

7

 

Un giorno, dopo l'ora di vespro, il venerabile Padre prendeva un po' di cibo e un suo monaco, figlio di un avvocato, gli reggeva la lucerna davanti alla tavola.

Mentre l'uomo di Dio mangiava e l'altro in piedi lo serviva facendogli lume, questi, taciturno com'era, cominciò a ruminare dentro pensieri di superbia, dicendo in cuor suo: "Chi è costui, perché io lo debba assistere mentre mangia, reggergli la lucerna e prestargli servizio? Sono proprio uno che deve fare il servo?".

Voltatosi di scatto verso di lui, Benedetto cominciò a rimproverarlo vivamente: 'Fatti un segno di croce sul cuore, fratello! Che vai rimuginando nella mente? Fatti un segno di croce!".

Chiamò altri monaci, ordinò che gli togliessero di mano il lume, perché costui desistesse dal servizio e si sedesse placidamente al suo posto. Interrogato dai fratelli in merito a che cosa avesse avuto in cuore, il monaco raccontò umilmente tutto ciò che in silenzio aveva formulato contro il servo di Dio.

Apparve allora evidente che nulla si poteva nascondere al santo abate, perché ai suoi orecchi giungeva persino il suono di parole unicamente pensate.

 

8

 

Mentre i discepoli dormivano ancora, l'uomo di Dio già vegliava, anticipando l'ora della preghiera notturna. In piedi davanti alla sua finestra, nel cuore della notte, pregava Iddio onnipotente, quando a un tratto vide sorgere a dissipare le tenebre una luce talmente fulgida da far impallidire lo splendore del giorno. Mentre Benedetto la fissava, successe qualcosa di straordinario: come egli raccontò più tardi, il mondo intero si raccolse davanti ai suoi occhi quasi racchiuso in un raggio di sole.

Scrutando con occhio penetrante nell'abisso fulgente di quella luce, Benedetto vide l'anima di Germano, il vescovo di Capua, trasportata dagli angeli in cielo in un globo di fuoco.

Appena infatti si intravede la luce di Dio, tutto ciò che è creato appare estremamente angusto. La luce della contemplazione interiore ingrandisce Fanima e questa, man mano che si dilata in Dio, travalica il mondo. Debbo dirlo? L'anima del contemplativo si eleva anche sopra di sé: rapita nella luce di Dio, si espande sopra di sé e guardando allora verso il basso, comprende quanto sia limitato ciò che sulla terra le sembrava senza confini.

L'uomo di Dio, dunque, fissando lo sguardo sul globo di fuoco, vide gli angeli che risalivano al cielo. E' incontestabile che non potè avere quella visione se non nella luce di Dio.

 

9

 

Dal vangelo secondo Marco.

4,26-32

Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il serie germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa.

 

Dal Commento di san Beda Il Veneralbile a questo vangelo.

In Marci evangelium expositio,I,4 PL 92,172-174.

 

L'uomo getta il chicco nel terreno, quando affida al suo cuore generose risoluzioni. Poi dorme, perché riposa già nella speranza di un'opera buona. Tuttavia, egli si alza di notte e di giorno, perché deve procedere in mezzo a circostanze felici o avverse.

Il seme germoglia e viene su senza che egli sappia come, giacché la virtù, una volta concepita, progredisce senza che sia possibile misurarne l'avanzamento.

La terra da se porta frutto, perché la grazia preveniente di Dio aiuta l'uomo a far spuntare buone opere.

La terra dapprima produce erba, poi la spiga, e infine il grano pieno nella spiga. L'erba rappresenta i teneri inizi del bene; la spiga significa che la virtù concepita nell'animo sta facendo progressi; il grano maturo vuoi dire che l'impianto della virtù è abbastanza robusto per compiere un lavoro consistente e accurato.

 

10

 

Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura.

Allorché l'Onnipotente ha fatto maturare il grano, vale a dire quando dirige ognuno verso la sua perfezione, da mano alla falce, pronunziando il suo giudizio e mettendo termine alla vita mortale; poi miete per ammassare il frumento nei granai del cielo.

Quando concepiamo buoni desideri, gettiamo in terra il chicco; dando inizio al bene, siamo erba; crescendo nelle buone opere diventiamo spiga, e consolidandoci nella perfezione arriviamo ad essere la spiga turgida di chicchi.

Se dunque noti qualcuno ancora incerto nel bene, come grano in erba, non lo canzonare, perché in lui sta spuntando il frumento di Dio.Gesù dice ancora: A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso e come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra. e il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra.

Il regno di Dio rappresenta la predicazione del vangelo e la conoscenza delle Scritture, che sono la via verso la vita. Gesù parlava di questo allorché affermò ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo: Vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.1( Mt 21,43 ) Il Regno è perciò davvero simile a un granellino di senapa che il seminatore getta nel suo campo.

 

11

 

Solitamente si dice che il seminatore della parabola raffigura Cristo Salvatore, perché egli semina la salvezza nell'anima dei fedeli. Un'altra interpretazione vede nel seminatore l'uomo stesso che getta il chicco nel terreno del suo cuore.

La nostra anima riceve il grano della predicazione, lo semina nel cuore, lo conserva in vita e lo fa moltiplicare grazie al calore della fede.

Questo seme è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra.

La predicazione del vangelo è la più modesta di tutte le dottrine filosofiche. Essa annunzia lo scandalo della croce, e in priorità insegna la fede nella morte e nella risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, uomo e Dio.

Se paragoni questa dottrina a quella dei filosofi, ai loro sistemi, al loro volumi, allo splendore dell'eloquenza e allo sfoggio di cultura dei loro discorsi, vedrai subito come il vangelo sia il più piccolo fra tutti i semi.

Eppure tutte quelle dottrine non hanno nulla di vivo, di concreto o di essenziale, ma si esauriscono facilmente, diventando flaccide e marce come ortaggi e verdure che avvizziscono e sono gettati via.

La predicazione evangelica, al contrario, pur sembrando minuscola in apertura, spuntando contemporaneamente nell'anima del fedele e nel mondo intero, non secca come l'erba ma cresce a misura di albero.

 

12

 

Il chicco di senape, seminato in terra o nel campo del Signore, non da un ortaggio ma cresce e si trasforma in albero. Il suo sviluppo supera in altezza, dimensione e longevità tutte le piante ortofruttifere.

Lalbero della predicazione evangelica si pianta, elevando gli spiriti degli ascoltatori e facendo loro desiderare le realtà suprerme. Quest'albero stende lunghi rami, perché i predicatori annunziano il vangelo nel mondo intero. Esso eccelle per durata di vita, dato che la verità che i predicatori annunziano non avrà mai fine.

Sotto la sua ombra nidificano gli uccelli del cielo, perché le anime dei fedeli sono avvezze a volare verso l'alto con il desiderio e a fissare lassù il cuore, dimentiche di quello che passa, secondo questa parola del salmista: Sotto le sue ali troverai rifug io. 2 ( Sal 90,4 )

Lo stesso la sposa del Cantico dei cantici cioè la Chiesa, composta dalle anime dei santi proclama con fierezza: Alla sua ombra., cui anelavo mi siedo e dolce e il suo frutto al mio palato. 3 ( Ct 2,3 ) Cio significa in altri termini:

Abbandonando ogni consolazione, mi sono posta sotto la protezione di Dio che desideravo vedere. E' tale l'allegrezza di vederlo e la sua presenza è cosi dolce al mio cuore che forzatamente devo disprezzare, anzi rigettare, tutto quello che non è l'amato.

 

 

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